Piazza San Sepolcro

Di

Editore: TEA (Narrativa tea)

3.5
(191)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8850227132 | Isbn-13: 9788850227136 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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  • 2

    Simoni e le altre - 01 mag 16

    L’ex magistrato Gianni Simoni, dopo aver condotto un po’ il gioco sui due investigatori che si danno man forte l’uno l’altro (della serie, appunto, i casi di Petri e Miceli, di cui ho parlato già), in ...continua

    L’ex magistrato Gianni Simoni, dopo aver condotto un po’ il gioco sui due investigatori che si danno man forte l’uno l’altro (della serie, appunto, i casi di Petri e Miceli, di cui ho parlato già), incomincia una nuova serie imperniata su un ispettore di polizia. L’idea di partenza è buona, così come l’ambientazione ed il contorno, elementi di cui andremo a parlare tra breve. Meno riuscita è la trama o le trame giallo – poliziesche, che sembrano soltanto un pretesto per parlare della natura umana. Dicevo dell’idea di base. Al centro delle vicende un ispettore di polizia, Andrea Lucchesi, che non la manda a dire a nessuno, tant’è che pare abbi diversi procedimenti alle spalle, e che nel contempo ha una buona capacità investigativa. Deve solo trovare un commissario meno becero di Lo Bue (un nome, un fatto) per poter sviluppare meglio il suo talento. La zeppa che Simoni pone sotto i piedi di Andrea e dell’ambiente in cui si muove, sono le origini del nostro ispettore (che dovrebbe aver superato, anche se di poco, la quarantina): figlio di padre toscano e madre eritrea, mostra un bel colorito nerastro. Niente di meglio che indagare sull’umana risposta ad un ispettore di colore, eppur italianissimo. Con tanto di ex-moglie scassapalle, figlia quattordicenne che frequenta poco e nuovo marito della moglie (che tuttavia sembra il più simpatico del trio). Per il suo carattere poco socievole, il nostro viene spostato dalla questura centrale al commissariato di Piazza San Sepolcro (da cui il titolo). Dove lo seguiamo in alcune indagini: furti di quadri in appartamenti poco controllati, ma con elementi pittorici degni (un macchiaiolo come Silvestro Lega, un Corcos, di cui ancora ricordo il bellissimo “Sogni” dello GNAM, un Cabianca, tanto per dirne qualcuno), incidenti vari, tra cui aggressioni sessuali a signore e signorine. Con poche mosse, e ben studiate, Lucchesi risolve brillantemente il problema dei furti di quadri. Mistero talmente ovvio che non si capisce perché la polizia non l’avesse risolto prima, se non, come sembra adombrare Simoni, per troppo lavoro e poco personale. L’orizzonte del commissariato si scurisce quando ai furti e scippi, si aggiunge il morto. Ma qui neanche c’è mistero, che il morto è il tristo attentatore delle virtù muliebri, di cui ci si narra la triste storia, adombrando abusi alla radice delle perversioni. Sappiamo anche che è stata una delle sue ultime vittime a farlo fuori con un colpo di rivoltella in fronte. Quindi, niente da segnalare sulle vicende giudiziarie, a parte il problema morale finale, che ricorda le decisioni prese da Maigret nei suoi primi casi giudiziari, anche se lì si parlava di anni Trenta e non della giustizia del 2000. Ciò che imbastisce Simoni è invece la vicenda umana, e la vita di un tipico commissariato (con annessa Questura) italiano. Come detto c’è il nostro Lucchesi, arrabbiato con il mondo per la sua pelle nera, che non ne lascia passare una, ma che non riesce a ragionare con la dovuta calma, tant’è che al più si butta sugli alcolici (ricordando da vicino l’Harry Hole di Nesbo). Provano a smuoverne i caratteri sia la giovane collega Lucia sia la meno giovane, seppur piacente, vedova Elena Urbinati (quella del furto dei quadri). E lui si comporta ovviamente ed in tutti e due i casi, come uno stronzo: abbandona subito il ring dell’incontro con Elena, signora di classe, che Andrea pensa di non essere all’altezza, e che lei voglia solo trastullarsi con lui. Frustrato da questo smacco, che però vede solo lui, se la prende con Lucia, andandoci a letto, ma trattandola talmente male prima, durante e dopo, che noi e lei ci accorgiamo che ha fatto tutto per altri motivi (sfoghi verso Elena, verso l’ex-moglie, verso la Questura e l’universo mondo). Così si ritrova solo, ubriaco, e con il solito paio di pacchetti di sigarette da fumare. In tutto ciò, risolve il caso dell’omicidio, ma non denuncia la signora Francesca, anzi le dà consigli per rendere minime le possibilità che sia rintracciata. Qui, appunto, si erge a giudice in un caso dove non può farlo. Ritengo che la signora abbia tutte le attenuanti del caso (aggressione, marito imbecille, e via elencando), ma è sempre una persona che ha messo mano ad un’arma, che ha occultato un cadavere, e via con altri reati di maggior o minor entità. Comunque, Simoni fa la sua scelta, ed io ripeto quello che ho detto in altre trame: belle situazioni generali, poca condivisione (mia) delle decisioni operative che Simoni fa prendere a molti dei suoi personaggi. È pur vero che dopo la decisione ed i consigli all’omicida, Lucchesi si prende un infarto quasi mortale, da cui è salvato per il rotto della cuffia. Finiamo questa prima puntata con l’invito alle nozze della collega Lucia, che sposa un ispettore della Questura meno fumino di Lucchesi, e la bella Elena che ha accudito Andrea durante la malattia. Come si evolverà la situazione? Avremmo una seconda puntata da analizzare insieme prima o poi? È probabile, per ora questa l’abbiamo letta, in modo discretamente veloce, che non pone particolari problemi di lettura e di concentrazione. Per ora diciamo solo ai revisori dei testi che sarebbe il caso di chiarire i nomi delle collaboratrici domestiche. Perché sia la filippina della signora Elena sia la badante della madre del morto si chiamano Iniza. Peccato però che poche pagine prima la filippina di casa Urbinati sia indicata come thailandese e chiamata familiarmente Titta.

    ha scritto il 

  • 2

    "Le otto di sera quando Andrea Lucchesi, ispettore della Sezione furti e rapine, uscì dal palazzo di via Fatebenefratelli. Quarantasei anni, ma no aveva fatto carriera. Dopo un paio di concorsi fallit ...continua

    "Le otto di sera quando Andrea Lucchesi, ispettore della Sezione furti e rapine, uscì dal palazzo di via Fatebenefratelli. Quarantasei anni, ma no aveva fatto carriera. Dopo un paio di concorsi falliti aveva lasciato perdere. Sul suo stato di servizio pesavano due procedimenti disciplinari e due penali, per lesioni e oltraggio, da cui era uscito per il rotto della cuffia. Si avviò verso via Manzoni, incamminandosi verso il centro, a quell'ora semideserto per il gelo precoce e per quella cappa caliginosa che da settimane schiacciava la città. C'era anche un velo di nebbia, che creava un alone lattiginoso attorno ai lampioni e alle prime luminarie natalizie che con largo anticipo cominciavano ad apparire".

    C'era tutto, un sottotitolo accattivante "La prima indagine dell'ispettore Lucchesi", un inizio preciso e chiaro ... ma poi, in corso, Gianni Simoni dirige il libro, quello che io credevo un giallo, in un noir erotico che mi ha lasciato non poco perplesso.

    La storia è chiara: un ispettore, Lucchesi Andrea, nero in un commissariato e una città alquanto stupita dal fatto che possa un nero ricoprire un incarico di questo tipo, viene trasferito nel commissariato di piazza San Sepolcro dove sembra finalmente trovare un equipe adatta alle sue tecniche non consuete. Una serie di furti lo tengono impegnato, mentre in un altro quartiere della città un uomo stupra delle donne nei garage condominiali.
    Continua su:

    http://www.labottegadelgiallo.com/#!Piazza-San-Sepolcro-di-Gianni-Simoni-Anno-2012/cmbz/5505c8370cf27b8ab28f9eab

    ha scritto il 

  • 4

    L'ispettore Lucchesi mi piace decisamente di più rispetto alla (improbabile) coppia Petri/Miceli.
    Di questo non-giallo la parte più interessante è proprio lui. Scorrevole la scrittura, ben descritti i ...continua

    L'ispettore Lucchesi mi piace decisamente di più rispetto alla (improbabile) coppia Petri/Miceli.
    Di questo non-giallo la parte più interessante è proprio lui. Scorrevole la scrittura, ben descritti i personaggi, e l'atmosfera triste di Milano conferma tutti i pregiudizi di noi romani.

    ha scritto il 

  • 2

    Nell'immenso panorama di poliziotti, carabinieri, ispettori, commissari, detective e compagnia bella questa volta tocca ad un ispettore tabagista, alcolizzato, colto, depresso, anticonformista e ne ...continua

    Nell'immenso panorama di poliziotti, carabinieri, ispettori, commissari, detective e compagnia bella questa volta tocca ad un ispettore tabagista, alcolizzato, colto, depresso, anticonformista e nero.... Tutto sommato una figura simpatica che spicca nella piattezza di una trama troppo esile per appassionare un giallista.

    ha scritto il 

  • 4

    Intrigante questo Andrea Lucchesi

    E' il primo libro che leggo di Simoni dietro consiglio di una mia
    amica e non sarà l'ultimo, scrittura scorrevole, bella trama,
    intrigante ambientazione la Milano invernale, fredda e uggiosa.
    Il libro ...continua

    E' il primo libro che leggo di Simoni dietro consiglio di una mia
    amica e non sarà l'ultimo, scrittura scorrevole, bella trama,
    intrigante ambientazione la Milano invernale, fredda e uggiosa.
    Il libro racconta la storia di Andrea Lucchesi: un uomo torvo,
    scostante, con il vizio del fumo e del bere il resto lo lascio a voi
    è vero le donne corrono dietro a lui ma forse è affascinante davvero come la lettura di questo libro che ho terminato in meno di 3 giorni.

    ha scritto il 

  • 3

    Per la prima metà, il romanzo fila via abbastanza liscio. Certo, una dose maggiore di suspance avrebbe giovato, in quanto è già intuibile dove voglia andare a parare l'autore. Il resto del romanzo - a ...continua

    Per la prima metà, il romanzo fila via abbastanza liscio. Certo, una dose maggiore di suspance avrebbe giovato, in quanto è già intuibile dove voglia andare a parare l'autore. Il resto del romanzo - a mio parere - annoia un po', con alcuni cliché pressoché inutili (per quale motivo un poliziotto ubriaco e tabagista debba: 1. abitare forzatamente in una stamberga; 2. vestire con stracci che non vedono/vedranno mai l'oblò di una lavatrice; 3. avere la dispensa vuota; ancora non mi è chiaro). Sul finale si riprende un pochino (pregevole e non scontato un certo colpo di scena). Letto in una giornata. In ogni caso consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro subito dopo aver finito il secondo della serie non sapendo che facesse parte di una serie prima di averlo iniziato e perchè pensavo fosse fondamentale seguire l'ordine di uscita ...continua

    Ho letto questo libro subito dopo aver finito il secondo della serie non sapendo che facesse parte di una serie prima di averlo iniziato e perchè pensavo fosse fondamentale seguire l'ordine di uscita dal momento che nell'altro libro c'erano vari riferimenti a questo.
    Beh, una volta finito questo ho capito che in realtà non era così fondamentale. Sì, si capisce qualcosa di più, ma poca roba.
    Comunque piacevole anche questa prima storia.

    ha scritto il