Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Piazza Washington

Di

Editore: Garzanti (I Grandi Libri 58)

3.9
(642)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Olandese

Isbn-10: A000024510 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Carla Miggiano

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

Ti piace Piazza Washington?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 3

    Una triste storia

    Racconta la vita di Catherine, orfana di madre e unica figlia del dottor Sloper, brillante medico che non si è mai perdonato la morte della moglie avvenuta pochi giorni dopo il parto.
    E’ una ragazza sana e robusta, e possiede davvero molto: un padre benestante che l’ama, zia Lavinia che seppur sv ...continua

    Racconta la vita di Catherine, orfana di madre e unica figlia del dottor Sloper, brillante medico che non si è mai perdonato la morte della moglie avvenuta pochi giorni dopo il parto. E’ una ragazza sana e robusta, e possiede davvero molto: un padre benestante che l’ama, zia Lavinia che seppur svampita l’accudisce come una madre, una notevole dote. Non è bellissima ma neppure un mostro, non è Einstein ma neanche totalmente ottusa, c’è perfino un uomo di cui s’innamora e che la chiede in moglie, anche se a dirla tutta più che da lei si sospetta sia attratto dalla sua rendita e dalla futura eredità.

    E allora, direte voi, perché questa è una triste storia?

    Perché Catherine ha un carattere di merda, è timidissima, trema davanti al suo furbo e interessato pretendente e ha un sacro terrore del padre, mai oserebbe ribellarsi alle sue decisioni, per lunghi anni non si azzarda ad esprimere un’opinione o idea personale. Poi parzialmente matura e si sveglia, ma la sua ribellione è passiva, non combatte, si limita a non fare nulla visto che non ha potuto fare ciò che più desiderava a causa dell’intransigente opposizione di suo padre. E’ una ragazza Stoner.

    Mi ha fatto venire in mente le mucche, quelle che si incontrano andando a camminare sui sentieri fra gli alpeggi. Anche loro sono timide e riservate, ti guardano da lontano con gli occhi un po’ ottusi, se rivolgi loro la parola non ti rispondono. Però poi, ogni tanto, una di loro si piazza di traverso su qualche sentiero stretto, dove l’unica alternativa per passare è rischiare di sfracellarsi nel dirupo da un lato oppure strisciare contro la roccia dalla parte opposta, col pericolo che la vacca si sposti repentinamente e ti riduca come un hamburger di nonno Amadori. Dovendo tassativamente passare dal sentiero fai di tutto per convincerla a spostarsi, provi gentilmente, alzi la voce, le dai una sberla sul culone... niente da fare, non si sposta di un millimetro. Al massimo borbotta scocciata muuuuu muuuu, che in mucchese probabilmente sta per andate affanculo, cittadini del cazzo! Insomma, fa resistenza passiva, come la Catherine di Washington Square.

    Una triste storia, appunto.

    ☆☆☆ e 1/2 col fazzolettino in mano

    ha scritto il 

  • 2

    Washington square è un romanzo ottocentesco e il periodo, sia a livello sociale che letterario, si sente tutto. Può sembrare strano, visto che il suo autore è il rinomato Henry James (si, lo ammetto: prendendo in mano il libro mi aspettavo altro), ma è anche vero che si tratta di uno dei p ...continua

    Washington square è un romanzo ottocentesco e il periodo, sia a livello sociale che letterario, si sente tutto. Può sembrare strano, visto che il suo autore è il rinomato Henry James (si, lo ammetto: prendendo in mano il libro mi aspettavo altro), ma è anche vero che si tratta di uno dei primi lavori. E poi se lo stile ottocentesco è arrivato fino a noi senza cadere nel dimenticatoio significa che qualcuno doveva pur scriverlo. È un romanzo breve, ben lontano dai tomi dell’epoca tipo Orgoglio e pregiudizio o Jane Eyre. Tutta la storia ruota attorno all’amore tra una giovane ragazza, magari non bellissima ma pur sempre interessante, e un giovane ragazzo bello e intrigante. Al centro delle vicende c’è la ragazza, tanto per chiarire le varie dinamiche, la quale si troverà sballottata a destra e a manca da sentimenti contrastanti e da personaggi che cercheranno di portarla verso di loro. C’è il giovane di cui la ragazza è innamorata, con il suo desiderio di mettersi insieme a lei; c’è il padre della ragazza, al quale quest’ultima è legata particolarmente in quanto è il solo genitore che le è rimasto (la madre è morta dandola alla luce), e il suo ostinato voler negare l’amore tra i due ragazzi (principalmente per il presunto intento finale del giovane di arrivare alla ricca eredità della ragazza); e c’è la zia della ragazza, che cerca in tutti i modi agevolare l’unione dei ragazzi forse per evitare alla nipote la sua fine lontana dall’amore in quanto vedova già da molto tempo. Tutto questo viene narrato in modo asciutto, forse in alcuni punti fin troppo asciutto. James si limita a riportare quanto succede senza prolungarsi troppo in descrizioni e/o analisi comportamentali. Nonostante questo arrivi alla fine e ti guardi indietro, cerchi di tirare un po’ le fila, e ti domandi come diavolo abbia fatto James ha tirare fuori da una storia così semplice e corta qualcosa come duecento pagine e passa. D’accordo, il font utilizzato dalla casa editrice non è minuscolo ma si ha pur sempre la sensazione che nascosta da qualche parte tra una parola e l’altra ci sia dell’aria e dello spazio vuoto per l’imballaggio, solo che non te ne rendi conto e non riesci a capire dove sia questa misteriosa botola nascosta dove spariscono tutte le parole in più per arrivare a duecento pagine.

    ha scritto il 

  • 4

    Excelente novela, con apariencias de una trama trivial, pero con gran calidad narrativa y descripción psicológica de los personajes, logra una intensidad literaria de alta calidad.

    ha scritto il 

  • 3

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/17/washington-square-henry-james/


    “Quando Catherine lo aveva preso in parola consentendo a rinunciare al tentativo di ammorbidire suo padre, Morris aveva fatto un passo indietro, come ho detto, e aveva lasciato aperto il problema di fissare il gio ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/17/washington-square-henry-james/

    “Quando Catherine lo aveva preso in parola consentendo a rinunciare al tentativo di ammorbidire suo padre, Morris aveva fatto un passo indietro, come ho detto, e aveva lasciato aperto il problema di fissare il giorno del matrimonio. Fiduciosa com’era nella sua sincerità, non la sfiorava il sospetto che si prendesse gioco di lei; in quel momento le sue preoccupazioni erano di altro tipo. La poverina aveva un ammirevole senso dell’onore e, dal momento che era arrivata a trasgredire i desideri di suo padre, le sembrava di non aver più diritto alla sua protezione. La coscienza le diceva che era suo dovere vivere sotto il tetto paterno soltanto fino a quando si fosse conformata alla sua saggezza. C’era in quella posizione un grande splendore, ma la povera Catherine sentiva di avere perduto ogni diritto. Aveva tentato la sorte con un giovane contro il quale suo padre l’aveva messa solennemente in guardia e aveva infranto il contratto che le assicurava una vita domestica felice. Poiché non poteva rinunciare al giovane, doveva lasciare il focolare e, prima l’oggetto della sua predilezione gliene avesse fornito un altro, prima la sua situazione avrebbe perso quella piega bizzarra. Era un ragionamento serrato, ma frammisto a un’infinita contrizione meramente istintiva”. (Henry James, “Washington Square”, ed. Oscar classici Mondadori)

    Henry James, stando a quanto ho letto nella prefazione, non aveva una grande opinione di “Washington Square”, romanzo pubblicato nel 1881 e ambientato nella New York della prima metà dell’Ottocento. Per conto mio, devo dargli solo parzialmente ragione, perché se è vero che questo libro mi ha convinto meno rispetto ad altri, è anche vero che leggerlo non mi ha stancato e mi ha dato conferma della bravura di James, scrittore a cavallo tra due mondi, Europa e America, e anticipatore, con il suo “realismo psicologico”, di alcune tendenze della letteratura novecentesca, specie per ciò che riguarda l’analisi introspettiva dei personaggi. L’abilità di uno scrittore sta anche nel riuscire a rendere accattivante una trama che è, nei fatti, inconsistente. La vicenda narrata in “Washington Square” si può riassumere, infatti, in poche parole. Una giovane ragazza appartenente a una famiglia benestante, Catherine, figlia dello stimato dottor Sloper, conosce Morris Townsend, spigliato, intraprendente e disoccupato giovanotto; il padre della ragazza non ha piacere e comincia la più classica delle saghe familiari. Messa così, almeno per me, potrebbe essere una noia mortale, e invece l’abilità di James sta proprio nel rendere leggibile anche una storia comune e priva di colpi di scena memorabili. A parte qualche passaggio a vuoto, che pure c’è e che impedisce allo stesso di elevarsi, ai miei occhi, alle altezze di altri romanzi di James, il romanzo convince perché James è maestro nel mostrarci le sottili battaglie psicologiche dei protagonisti, le prese di posizione fittizie, le tattiche, comprese quella di Mrs. Penniman, zitellona, sorella del dottore e zia di Catherine, che s’interessa al matrimonio possibile quasi più dei due ragazzi, spinta com’è dalla sua sete di romanticismo estremo. Catherine è il personaggio al centro della vicenda, all’inizio sembra essere solo una banale e remissiva ragazza, succube della finta libertà che le concede il padre e del fascino intrigante di Morris; alla lunga, però, si rivelerà fatta di altra pasta. C’è poco di consolatorio nella vicenda d’amore tra Catherine e Morris, mentre invece abbonda il cinismo, l’egoismo e il disprezzo reciproco, anche tra familiari. In ultima sintesi, non consiglio questo romanzo a chi non avesse mai letto nulla di James, o meglio, lo consiglio con l’avvertenza che non si tratta di una delle sue vette, almeno a mio parere, sebbene sia un libro leggibile, ben scritto e attraversato da un’ironia-comicità che rende appetibile anche una banale storia d’amore o disamore che dir si voglia.

    ha scritto il 

  • 0

    La scrittura e' molto elegante e piacevole. Il personaggio centrale e' Catherine, una ragazza (poi una donna) descritta come insignificante e di intelligenza limitata. La storia dira' tutto altro.

    ha scritto il 

  • 0

    L’unico dato negativo – rispetto alle aspettative – è l’ambientazione ridotta all’osso. Il titolo mi aveva prospettato una maggiore immersione nella New York della seconda metà dell’Ottocento che, in definitiva, rimane un po’ troppo sullo sfondo – per non parlare di una descrizione piuttosto di m ...continua

    L’unico dato negativo – rispetto alle aspettative – è l’ambientazione ridotta all’osso. Il titolo mi aveva prospettato una maggiore immersione nella New York della seconda metà dell’Ottocento che, in definitiva, rimane un po’ troppo sullo sfondo – per non parlare di una descrizione piuttosto di maniera del grand tour in Europa, in particolare dei paesaggi italiani e alpini.

    Per il resto, si tratta di un romanzo piacevole, che si legge agevolmente pur presentando bene le psicologie dei vari personaggi. Di fatto è una sorta di commedia trasformata in narrazione: sulle scene, abbastanza limitate, si muovono quattro personaggi principale e qualcuno minore – è incredibile pensare che nella stessa epoca scrivevano Dostojevskij e Tolstoij con i loro eserciti di protagonisti e comprimari, tutti con nome patronimico e cognome.

    È abbastanza facile provare moti di antipatia per Morris, zia Lavinia o il dottor Sloper – quest’ultimo in realtà rischia di essere antipatico solo perché appartiene alla categoria di quelli che hanno [quasi] sempre ragione.

    Per Catherine è invece naturale provare simpatia – è capitato anche a me, che in genere non amo questi personaggi femminili troppo caratterizzati. Si può discutere sul fatto che il suo sentire ed agire sia eccessivamente rigido arrivando a conseguenze estreme, ma sempre nella contemplazione della sua calma e delle risorse di arguzia e forza d’animo che saltano fuori quando il lettore si era ormai fatto un’idea opposta. Arrivando a concludere che la ragazza non era affatto mediocre come volevano farci credere.

    ha scritto il 

  • 3

    Catherine Sloper è una ragazza timida e sensibile, non ha né bellezza né particolari doti. E' stata cresciuta da un padre che la reputa sciocca e goffa e da una zia infantile e frivola; quando conosce Morris Townsend il suo mondo cambia improvvisamente, il ragazzo prova subito interesse e presto, ...continua

    Catherine Sloper è una ragazza timida e sensibile, non ha né bellezza né particolari doti. E' stata cresciuta da un padre che la reputa sciocca e goffa e da una zia infantile e frivola; quando conosce Morris Townsend il suo mondo cambia improvvisamente, il ragazzo prova subito interesse e presto, aiutati dalla zia di lei, si innamorano ma dovranno fare i conti con l'opinione decisamente non favorevole del dott. Sloper.

    Assistiamo alla crescita dei vari personaggi in modo graduale, il dottore all'inizio sembra solo un padre freddo e distante che non prende mai sul serio la figlia mentre si rivelerà attento alla sua sicurezza e alla sua felicità; Catherine all'inizio è una ragazzina impaurita, rispettosa e ubbidiente mentre piano piano prende coscienza dei suoi sentimenti e fa di tutto per amore andando contro il volere del padre, fino a quando alla fine sarà una donna matura e sveglia, mai più intenzionata a farsi prendere in giro. Per quanto riguarda la zia Lavinia resterà la stessa creatura stupida e frivola per tutto il corso della sua vita, aggrappata a quelle storie romantiche che lei stessa non ha potuto vivere e che cercherà fino alla fine di “romanzare” la vita della nipote; mentre Morris è un personaggio insipido, sin dall'inizio si capisce che il suo amore non è sincero, è un personaggio egoista e calcolatore.

    Il mio primo Henry James, non è che mi sia dispiaciuto ma mi aspettavo qualcosina di più, non mi sono legata particolarmente a nessun personaggio e per aspetti diversi li ho trovati un po' esagerati e troppo poco realistici (soprattutto il comportamento del dottor Sloper verso la figlia, ma dai!!!)

    ha scritto il 

  • 4

    Non so perchè, ma ricordavo che in molti mi avevano detto che era un romanzo noioso. Per molto tempo infatti non l'ho letto, anche se ho visto il film molti anni fa.
    Il libro, al contrario, mi è piaciuto molto, ho apprezzato la narrazione elegante, ironica, a tratti caustica, e i personaggi delin ...continua

    Non so perchè, ma ricordavo che in molti mi avevano detto che era un romanzo noioso. Per molto tempo infatti non l'ho letto, anche se ho visto il film molti anni fa. Il libro, al contrario, mi è piaciuto molto, ho apprezzato la narrazione elegante, ironica, a tratti caustica, e i personaggi delineati tratteggiati in modo asciutto, ma efficace. Il medico è certamente il personaggio per cui ho fatto il tifo, per molto tempo ho voluto scuotere Catherine dal suo torpore, ma alla fine è venuta fuori la sua tempra inossidabile. Memorabile finale. Della zia e dell'avventuriero avremmo fatto tutti volentieri a meno!

    ha scritto il 

Ordina per