Piccoli contrattempi del vivere

Tutti i racconti

Di

Editore: Einaudi

3.8
(142)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 366 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806163973 | Isbn-13: 9788806163976 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: S. Basso , M. Caramella , Laura Noulian , S. Poli

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Il volume raccoglie i racconti pubblicati dalla narratice ebraico-americanafra il 1959 e il 1985, che hanno valso a Grace Paley il National BookAward nel 1994. Riuniti insieme offrono uno spaccato intenso della vita dellacomunità yiddish nella New York del XX secolo. Protagoniste delle brevi tramesono quasi sempre figure femminili.
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  • 4

    "Fino all’ ultimo momento, un uomo affascinante. E come tutti gli uomini, anche lui, fino all’ ultimo, a cercare di mettersi in salvo tutto intero"
    "Quando ero giovane ti ho scaldato la schiena fredda ...continua

    "Fino all’ ultimo momento, un uomo affascinante. E come tutti gli uomini, anche lui, fino all’ ultimo, a cercare di mettersi in salvo tutto intero"
    "Quando ero giovane ti ho scaldato la schiena fredda per molte notti, senza fare domande. Ammettilo, non ho fatto domande. Ero buona, non volevo essere chiamata la distruttrice di famiglie. Ma ora, sei un uomo libero. Come puoi chiedermi di venire con te sui treni per andare in alberghi sconosciuti, fra americani, senza essere tua moglie? Vergognati"

    "Senti Virginia, disse, non ce la faccio più. Vedo un muro nero davanti a me. Che diavolo devo fare? Ho una vita sola. Dovrei mettermi sdraiato a morire? Non so più cosa fare. Non so più cosa fare, te lo dico chiaro Virginia, se resto qui, mi odieresti …."
    "Ti odio già, puoi fare quello che vuoi"

    "Non so se potrò più venire. Te lo volevo dire. Proprio non lo so. Non riesco a capire niente d tutto questo"
    "Dobbiamo stare attenti per noi stessi poiché quando mio marito farà ritorno e si renderà conto che i bambini sono a scuola e che tutto è diventato più facile, non mi perdonerà se avrò ricominciato daccapo: segni evidenti di vita danno fastidio agli uomini"

    Le donne della Paley sono determinate , sincere e appassionate, abbandonate da uomini vili e confusi, sole con bambini a carico, senza lavoro e senza soldi eppure mai lagnose.
    Donne che non si piangono addosso, che fanno tutto per amore anche se non vengono comprese, riescono ad essere mogli, madri, amiche, amanti, sempre pratiche e disincantate, dotate della giusta dose di coraggio che permette loro di affrontare le piccole e grandi difficoltà di tutti i giorni, di considerare la solitudine e l’umano bisogno di appoggiarsi a qualcuno solo come piccoli contrattempi della vita, nulla rispetto agli uragani e alle inondazioni che causano sofferenza, quella vera.

    Ha scritto poco Grace Paley ma l’ha scritto benissimo, i suoi racconti sono frammenti di vite, delle istantanee che fissano pezzi di esistenze, leggerli è come entrare all’ improvviso in una stanza dove c’è qualcuno che parla, ascoltare il discorso già iniziato e poi uscire prima che questo sia terminato.
    Come entrare in una storia senza sapere come è cominciata, uscirne senza sapere come andrà a finire e nonostante questo non avvertire alcun senso di incompiutezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Rilettura. Questo volume (prezioso regalo di un amico), ed. Giunti, comprende solo la prima raccolta dei racconti della Paley. Per qualche strana ragione anobii lo ha unito al libro pubblicato da Eina ...continua

    Rilettura. Questo volume (prezioso regalo di un amico), ed. Giunti, comprende solo la prima raccolta dei racconti della Paley. Per qualche strana ragione anobii lo ha unito al libro pubblicato da Einaudi che comprende ben tre raccolte, tutte quelle che Grace Paley scrisse nella sua vita. Probabilmente perché ha il medesimo titolo.

    ha scritto il 

  • 4

    "C'erano due mariti delusi dalle uova"

    Questo volume, purtroppo fuori catalogo, comprende tutte e tre le raccolte di racconti della Paley, in pratica tutto ciò che scrisse nella sua vita (a parte alcune poesie e un pugno di articoli e sagg ...continua

    Questo volume, purtroppo fuori catalogo, comprende tutte e tre le raccolte di racconti della Paley, in pratica tutto ciò che scrisse nella sua vita (a parte alcune poesie e un pugno di articoli e saggi):
    Piccoli contrattempi del vivere (1959), Enormi cambiamenti all’ultimo momento (1974), Più tardi nel pomeriggio (1985). In tutto una cinquantina di storie, alcune brevissime.
    Le ultime due raccolte sono state ripubblicate separatamente, la prima (la migliore secondo me) inspiegabilmente no. Non ancora, ma si spera nel prossimo futuro.
    Durante tutta la lettura di questo libro ho avuto davanti agli occhi la sua foto con il berretto di lana, quando, già anziana, partecipava alle manifestazioni contro la guerra. Ecco, i suoi racconti sono come la sua faccia birichina e ironica: sembrano farsi beffe della vita. Perché "oltre a cose come queste... ai piccoli contrattempi del vivere... c'è la sofferenza. Tornado, vite spazzate via dalle inondazioni... tutte le catastrofi di Dio, Virginia."
    (e le cavallette, naturalmente)
    Quindi, sembrano dirci tutte le donne protagoniste dei suoi racconti, ARRIVEDERCI E TANTI AUGURI.

    ha scritto il 

  • 3

    "Allora tra i ditini grassi di mio figlio, sotterrato per sempre, come un re bianco e nero sbarrato ad Alcatraz, il mio cuore si accese a strisce"

    Il logoro sipario del teatro della Paley si apre, di racconto in racconto, su ambienti ogni volta uguali e su personaggi che, seppure battezzati con nomi o nomignoli diversi, risultano simili al punto ...continua

    Il logoro sipario del teatro della Paley si apre, di racconto in racconto, su ambienti ogni volta uguali e su personaggi che, seppure battezzati con nomi o nomignoli diversi, risultano simili al punto che non è difficile credere siano sempre gli stessi: uomini insoddisfatti, in fuga perenne da case nelle quali sanno di poter rientrare con la stessa facilità con la quale ne sono usciti, che si credono padroni, non solo delle cose, ma pure delle donne alle quali si sono legati, che ricevono senza dire grazie e che, se non ricevono, prendono con violenta prepotenza; donne che chinano il capo e subiscono, incapaci persino di difendere i propri figli; ragazze che si concedono per noia e ribellione.
    La compassione della Paley per queste sue eroine male in arnese, emerge, accidentalmente, da qualche frase ironica e pungente con la quale loro stesse cercano di rendere più sopportabili esistenze quasi bestiali.

    Il pensiero è corso subito a Dorothy Parker (per l'incisività della scrittura, per l'effetto - piacevolmente - straniante ci certe frasi, per le storie di crisi e d'abbandoni).

    ha scritto il 

  • 4

    Di fronte ad una lista di disgrazie “che avrebbe spinto alle lacrime anche Dio, posto che avesse il tempo per piangere” (come essere una donna sola con due figli piccoli, senza lavoro e senza soldi), ...continua

    Di fronte ad una lista di disgrazie “che avrebbe spinto alle lacrime anche Dio, posto che avesse il tempo per piangere” (come essere una donna sola con due figli piccoli, senza lavoro e senza soldi), lui, John, amico, vicino di casa, padre putativo, le dice: “Oltre a cose come queste…. ai piccoli contrattempi del vivere, c’è la sofferenza. Tornado, vite spazzate via dalle inondazioni… tutte le catastrofi di Dio, Virginia”.
    Si può riassumere con queste parole, contenute nel racconto “Un interesse nella vita”, contenuto nella raccolta del 1959 “Piccoli contrattempi del vivere”il tema dei racconti di Grace Paley: raccontare le piccole cose che costituiscono la vita di tutti i giorni, che rappresentano le fonti da cui attingere coraggio ed energia, nelle case di donne –soprattutto- , eventi drammatici ma anche divertenti che emergono dalle confidenze intorno a un tavolo di cucina, di madri e mogli, spesso abbandonate da compagni deboli e irresponsabili, che da sole crescono i figli, donne ebree di New York, come Virginia, come Faith, la protagonista di alcuni racconti contenuti nelle raccolte “Enormi cambiamenti all’ultimo minuto” e “Più tardi nel pomeriggio” , madre in affanno, figlia sgangherata, moglie fallita, amica amorevole, una donna in cerca di un appoggio solido, ed anche attivista antimilitarista, intellettuale o aspirante tale, femminista e pacifista, come la Paley stessa. I racconti sono scritti in modo superlativo: un linguaggio asciutto, minimalista, con parecchi dialoghi, uno stile originale che si esprime con ironia cinica di derivazione yiddish, senza sentimentalismi o piagnistei. I miei racconti preferiti sono: Un interesse nella vita, La voce più forte, Il Riduttore di Guerra contenuti nella raccolta Piccoli contrattempi del vivere; Faith nel pomeriggio, Samuel, La bambina in Enormi cambiamenti all’ultimo minuto e Sognatore in una lingua morta in Più tardi nel pomeriggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Grace Paley (1922-2007) ha scritto solo racconti - pochi, tra l'altro. Questa è la sua prima e più nota raccolta, del 1959: apprezzabile tuttora, lo fu particolarmente all'epoca, per lo stile singolar ...continua

    Grace Paley (1922-2007) ha scritto solo racconti - pochi, tra l'altro. Questa è la sua prima e più nota raccolta, del 1959: apprezzabile tuttora, lo fu particolarmente all'epoca, per lo stile singolare e innovativo - con Saul Bellow e Philip Roth tra i principali estimatori.
    (Grace Paley fu inoltre una pacifista... molto "battagliera", soprattutto ai tempi del Vietnam.)

    ha scritto il 

  • 4

    Figli e vecchi(aia) i temi dominanti. Non volendo, magari, ché forse è la cultura propria di questo popolo storicamente sventurato.
    Questa donna ebrea che gioca a fare la scrittrice americana - con ot ...continua

    Figli e vecchi(aia) i temi dominanti. Non volendo, magari, ché forse è la cultura propria di questo popolo storicamente sventurato.
    Questa donna ebrea che gioca a fare la scrittrice americana - con ottimi risultati e sapiente miscela di slang style e biblica dedizione - si nasconde dietro un cinico umorismo per sfuggire all'incapacità di un popolo di sentirsi a casa in qualunque (fuori) luogo si trovi.
    L'intelligenza vivida ebraicamente tipica trasuda così bene da ogni pagina che finisci inevitabilmente per sentirti stupido; ma è anche analitica freddezza che paralizza quanto di tiepido sentimento faccia capolino da quelle parti. Fanno da contraltare (perché ovvia conseguenza) accoppiamenti animaleschi risultanti da scelte istintive e quasi casuali, finalizzati a quello che sembra più un doveroso piacere che altro; e alla riproduzione. In merito a questo (al sesso, non alla riproduzione), c'è di bello da dire che già mezzo secolo fa le donne ebree non avevano remore a reclamare, placide e pudiche, il loro diritto a tale doveroso piacere (immagino che noi, fangocoperti dal puritanesimo castrante cattolico, dovremmo sentirci imbarazzati e benpensanti…).
    Tutto il libro, nel generale di una visione da distanza sufficiente, dà l'idea di un quadro astratto. Guardi una volta, e catturi solo particolari; guardi una seconda volta, e vedi una cornice che li contiene tutti. La terza volta che guardi capisci che c'è un legame di fil di ferro a tenere unito il tutto. Però è una comprensione intuitiva che non vuol farsi inquadrare da espressioni dialettiche difettose.
    Ultimamente, sono inciampato in modi di scrivere che assomigliano (troppo?) a caratteri umani. Credo che mi toccherà chiedermi quant'altri caratteri uman-letterari mi siano sfuggiti nel frattempo; e anche cominciare a riflettere su come mai scrivere somigli tanto alla vita. Strapparsi dall'anima propria e tuffarsi nell'universo della Storia Indimenticabile, è forse peculiarità solo di coloro che sono destinati all'immortalità della memoria perenne; per molti geniali, ma attualizzabili, altri resta solo il fuoco di paglia della gloria dei giorni nostri.
    Dopo questo ameno stacchetto pubblicitar-fliosofico, che si ritorni alle notizie di cronaca. Il libro somiglia molto, nel modo di presentarsi e tutto, all'idea di carattere ebraico che già da lungi vegetava nella mia conoscenza: tensione a una ricerca perennemente insoddisfatta. Esiste la figura dell'Ebreo Errante apposta, no?!? E perché gli ebrei sono soliti rispondere ad una domanda con un'altra domanda? Credono sempre a una verità che è puntualmente altra rispetto a quella offerta. "A questo punto il macellaio disse, Cosa le servo, signorina? Mi rifiutai di dirglielo. Jack, al, quale, se ricordate, stavo raccontando la mia lunga giornata, mormorò, Oh Dio, no! Non l'avrai fatto di nuovo? Si, dissi. È un insulto. Tu non dici a una donna della mia età che dimostra la sua età, Cosa le servo, signorina. Non gli ho risposto. Se ti rivolgi con queste parole, in realtà intendi, Cosa vuoi, vecchia strega patetica?". Anche la cultura, compagna inseparabile di tutta la vita, e l'intelligenza sagace e mordace, sembrano strumenti votati esclusivamente a questa ricerca (forse volutamente?) insaziabile. Come dicevo, non c'è traccia evidente di pulsioni e sentimento (se non nell'atto riproduttivo e nell'allevamento proletario) e quando si parla di desiderio, altro non è che impellenza sessuale (tutto questo spiega anche perché i racconti sono pieni di donne che vengono puntualmente abbandonate - ma sono sempre le stesse, alla fine - e hanno figli e storie che non sanno gestire e amare).
    Sarà mai completa una ricerca fatta solo con metà di noi?

    ha scritto il 

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