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Piccoli contrattempi del vivere

Tutti i racconti

Di

Editore: Einaudi

3.8
(132)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 366 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806163973 | Isbn-13: 9788806163976 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: S. Basso , M. Caramella , Laura Noulian , S. Poli

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Il volume raccoglie i racconti pubblicati dalla narratice ebraico-americanafra il 1959 e il 1985, che hanno valso a Grace Paley il National BookAward nel 1994. Riuniti insieme offrono uno spaccato intenso della vita dellacomunità yiddish nella New York del XX secolo. Protagoniste delle brevi tramesono quasi sempre figure femminili.
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  • 4

    "C'erano due mariti delusi dalle uova"

    Questo volume, purtroppo fuori catalogo, raccoglie tutte e tre le raccolte di racconti della Paley, in pratica tutto ciò che scrisse nella sua vita (a parte alcune poesie e un pugno di articoli e saggi):
    Piccoli contrattempi del vivere (1959), Enormi cambiamenti all’ultimo momento ...continua

    Questo volume, purtroppo fuori catalogo, raccoglie tutte e tre le raccolte di racconti della Paley, in pratica tutto ciò che scrisse nella sua vita (a parte alcune poesie e un pugno di articoli e saggi):
    Piccoli contrattempi del vivere (1959), Enormi cambiamenti all’ultimo momento (1974), Più tardi nel pomeriggio (1985). In tutto una cinquantina di storie, alcune brevissime.
    Le ultime due raccolte sono state ripubblicate separatamente, la prima (la migliore secondo me) inspiegabilmente no. Non ancora, ma si spera nel prossimo futuro.
    Durante tutta la lettura di questo libro ho avuto davanti agli occhi la sua foto con il berretto di lana, quando, già anziana, partecipava alle manifestazioni contro la guerra. Ecco, i suoi racconti sono come la sua faccia birichina e ironica: sembrano farsi beffe della vita. Perché "oltre a cose come queste... ai piccoli contrattempi del vivere... c'è la sofferenza. Tornado, vite spazzate via dalle inondazioni... tutte le catastrofi di Dio, Virginia."
    (e le cavallette, naturalmente)
    Quindi, sembrano dirci tutte le donne protagoniste dei suoi racconti, ARRIVEDERCI E TANTI AUGURI.

    ha scritto il 

  • 3

    "Allora tra i ditini grassi di mio figlio, sotterrato per sempre, come un re bianco e nero sbarrato ad Alcatraz, il mio cuore si accese a strisce"

    Il logoro sipario del teatro della Paley si apre, di racconto in racconto, su ambienti ogni volta uguali e su personaggi che, seppure battezzati con nomi o nomignoli diversi, risultano simili al punto che non è difficile credere siano sempre gli stessi: uomini insoddisfatti, in fuga perenne da ca ...continua

    Il logoro sipario del teatro della Paley si apre, di racconto in racconto, su ambienti ogni volta uguali e su personaggi che, seppure battezzati con nomi o nomignoli diversi, risultano simili al punto che non è difficile credere siano sempre gli stessi: uomini insoddisfatti, in fuga perenne da case nelle quali sanno di poter rientrare con la stessa facilità con la quale ne sono usciti, che si credono padroni, non solo delle cose, ma pure delle donne alle quali si sono legati, che ricevono senza dire grazie e che, se non ricevono, prendono con violenta prepotenza; donne che chinano il capo e subiscono, incapaci persino di difendere i propri figli; ragazze che si concedono per noia e ribellione.
    La compassione della Paley per queste sue eroine male in arnese, emerge, accidentalmente, da qualche frase ironica e pungente con la quale loro stesse cercano di rendere più sopportabili esistenze quasi bestiali.

    Il pensiero è corso subito a Dorothy Parker (per l'incisività della scrittura, per l'effetto - piacevolmente - straniante ci certe frasi, per le storie di crisi e d'abbandoni).

    ha scritto il 

  • 4

    Di fronte ad una lista di disgrazie “che avrebbe spinto alle lacrime anche Dio, posto che avesse il tempo per piangere” (come essere una donna sola con due figli piccoli, senza lavoro e senza soldi), lui, John, amico, vicino di casa, padre putativo, le dice: “Oltre a cose come queste…. ai piccoli ...continua

    Di fronte ad una lista di disgrazie “che avrebbe spinto alle lacrime anche Dio, posto che avesse il tempo per piangere” (come essere una donna sola con due figli piccoli, senza lavoro e senza soldi), lui, John, amico, vicino di casa, padre putativo, le dice: “Oltre a cose come queste…. ai piccoli contrattempi del vivere, c’è la sofferenza. Tornado, vite spazzate via dalle inondazioni… tutte le catastrofi di Dio, Virginia”.
    Si può riassumere con queste parole, contenute nel racconto “Un interesse nella vita”, contenuto nella raccolta del 1959 “Piccoli contrattempi del vivere”il tema dei racconti di Grace Paley: raccontare le piccole cose che costituiscono la vita di tutti i giorni, che rappresentano le fonti da cui attingere coraggio ed energia, nelle case di donne –soprattutto- , eventi drammatici ma anche divertenti che emergono dalle confidenze intorno a un tavolo di cucina, di madri e mogli, spesso abbandonate da compagni deboli e irresponsabili, che da sole crescono i figli, donne ebree di New York, come Virginia, come Faith, la protagonista di alcuni racconti contenuti nelle raccolte “Enormi cambiamenti all’ultimo minuto” e “Più tardi nel pomeriggio” , madre in affanno, figlia sgangherata, moglie fallita, amica amorevole, una donna in cerca di un appoggio solido, ed anche attivista antimilitarista, intellettuale o aspirante tale, femminista e pacifista, come la Paley stessa. I racconti sono scritti in modo superlativo: un linguaggio asciutto, minimalista, con parecchi dialoghi, uno stile originale che si esprime con ironia cinica di derivazione yiddish, senza sentimentalismi o piagnistei. I miei racconti preferiti sono: Un interesse nella vita, La voce più forte, Il Riduttore di Guerra contenuti nella raccolta Piccoli contrattempi del vivere; Faith nel pomeriggio, Samuel, La bambina in Enormi cambiamenti all’ultimo minuto e Sognatore in una lingua morta in Più tardi nel pomeriggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Grace Paley (1922-2007) ha scritto solo racconti - pochi, tra l'altro. Questa è la sua prima e più nota raccolta, del 1959: apprezzabile tuttora, lo fu particolarmente all'epoca, per lo stile singolare e innovativo - con Saul Bellow e Philip Roth tra i principali estimatori.
    (Grace Paley fu ...continua

    Grace Paley (1922-2007) ha scritto solo racconti - pochi, tra l'altro. Questa è la sua prima e più nota raccolta, del 1959: apprezzabile tuttora, lo fu particolarmente all'epoca, per lo stile singolare e innovativo - con Saul Bellow e Philip Roth tra i principali estimatori.
    (Grace Paley fu inoltre una pacifista... molto "battagliera", soprattutto ai tempi del Vietnam.)

    ha scritto il 

  • 4

    Figli e vecchi(aia) i temi dominanti. Non volendo, magari, ché forse è la cultura propria di questo popolo storicamente sventurato.
    Questa donna ebrea che gioca a fare la scrittrice americana - con ottimi risultati e sapiente miscela di slang style e biblica dedizione - si nasconde dietro u ...continua

    Figli e vecchi(aia) i temi dominanti. Non volendo, magari, ché forse è la cultura propria di questo popolo storicamente sventurato.
    Questa donna ebrea che gioca a fare la scrittrice americana - con ottimi risultati e sapiente miscela di slang style e biblica dedizione - si nasconde dietro un cinico umorismo per sfuggire all'incapacità di un popolo di sentirsi a casa in qualunque (fuori) luogo si trovi.
    L'intelligenza vivida ebraicamente tipica trasuda così bene da ogni pagina che finisci inevitabilmente per sentirti stupido; ma è anche analitica freddezza che paralizza quanto di tiepido sentimento faccia capolino da quelle parti. Fanno da contraltare (perché ovvia conseguenza) accoppiamenti animaleschi risultanti da scelte istintive e quasi casuali, finalizzati a quello che sembra più un doveroso piacere che altro; e alla riproduzione. In merito a questo (al sesso, non alla riproduzione), c'è di bello da dire che già mezzo secolo fa le donne ebree non avevano remore a reclamare, placide e pudiche, il loro diritto a tale doveroso piacere (immagino che noi, fangocoperti dal puritanesimo castrante cattolico, dovremmo sentirci imbarazzati e benpensanti…).
    Tutto il libro, nel generale di una visione da distanza sufficiente, dà l'idea di un quadro astratto. Guardi una volta, e catturi solo particolari; guardi una seconda volta, e vedi una cornice che li contiene tutti. La terza volta che guardi capisci che c'è un legame di fil di ferro a tenere unito il tutto. Però è una comprensione intuitiva che non vuol farsi inquadrare da espressioni dialettiche difettose.
    Ultimamente, sono inciampato in modi di scrivere che assomigliano (troppo?) a caratteri umani. Credo che mi toccherà chiedermi quant'altri caratteri uman-letterari mi siano sfuggiti nel frattempo; e anche cominciare a riflettere su come mai scrivere somigli tanto alla vita. Strapparsi dall'anima propria e tuffarsi nell'universo della Storia Indimenticabile, è forse peculiarità solo di coloro che sono destinati all'immortalità della memoria perenne; per molti geniali, ma attualizzabili, altri resta solo il fuoco di paglia della gloria dei giorni nostri.
    Dopo questo ameno stacchetto pubblicitar-fliosofico, che si ritorni alle notizie di cronaca. Il libro somiglia molto, nel modo di presentarsi e tutto, all'idea di carattere ebraico che già da lungi vegetava nella mia conoscenza: tensione a una ricerca perennemente insoddisfatta. Esiste la figura dell'Ebreo Errante apposta, no?!? E perché gli ebrei sono soliti rispondere ad una domanda con un'altra domanda? Credono sempre a una verità che è puntualmente altra rispetto a quella offerta. "A questo punto il macellaio disse, Cosa le servo, signorina? Mi rifiutai di dirglielo. Jack, al, quale, se ricordate, stavo raccontando la mia lunga giornata, mormorò, Oh Dio, no! Non l'avrai fatto di nuovo? Si, dissi. È un insulto. Tu non dici a una donna della mia età che dimostra la sua età, Cosa le servo, signorina. Non gli ho risposto. Se ti rivolgi con queste parole, in realtà intendi, Cosa vuoi, vecchia strega patetica?". Anche la cultura, compagna inseparabile di tutta la vita, e l'intelligenza sagace e mordace, sembrano strumenti votati esclusivamente a questa ricerca (forse volutamente?) insaziabile. Come dicevo, non c'è traccia evidente di pulsioni e sentimento (se non nell'atto riproduttivo e nell'allevamento proletario) e quando si parla di desiderio, altro non è che impellenza sessuale (tutto questo spiega anche perché i racconti sono pieni di donne che vengono puntualmente abbandonate - ma sono sempre le stesse, alla fine - e hanno figli e storie che non sanno gestire e amare).
    Sarà mai completa una ricerca fatta solo con metà di noi?

    ha scritto il 

  • 4

    Ho ascoltato una serie di racconti della Paley in audiolibro e mi sono piaciuti molto, soprattutto "Arrivederci e tante grazie": ho apprezzato il suo stile sarcastico, nei suoi racconti compaiono figure femminili molto particolari.

    ha scritto il 

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