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Piccoli suicidi tra amici

Di

Editore: Iperborea

3.6
(2046)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 259 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Finlandese , Sloveno , Chi tradizionale , Portoghese , Norvegese

Isbn-10: 887091139X | Isbn-13: 9788870911398 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Antonietta Iannella , Nicola Rainò

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Humor , Travel

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Descrizione del libro
Un bel mattino Onni Rellonen, piccolo imprenditore in crisi, e il colonnello Hermanni Kemppainen, vedovo inconsolabile, decidono di suicidarsi. Il caso vuole che i due uomini scelgano lo stesso granaio per mettere fine ai loro giorni. Importunati dall'incontro fortuito, rinunciano al comune proposito e si mettono a parlare dei motivi che li hanno spinti alla tragica decisione. Pensano allora di fondare un'associazione dove gli aspiranti suicidi potranno conoscersi e discutere dei loro problemi. Pubblicano un annuncio sul giornale. Il successo non si fa attendere, le adesioni sono più di seicento. Dopo un incontro al ristorante, decidono di noleggiare un autobus e di partire insieme. Inizia così un folle viaggio attraverso la Finlandia...
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  • 3

    Mi aspettavo qualcosa di più. Carino, ma ho trovato che in alcuni punti si perdeva la scorrevolezza, alcuni fatti sono stati tirati troppo per le lunghe, altri sbrigati in poche righe. Il finale è stato deludente e banale...

    ha scritto il 

  • 3

    non mi ha convinto tanto.


    eppure gli ingredienti ci sono tutti.
    ap e' ironico, spiritoso, dotato di una grandissima fantasia e di una faccia paciosa che ti fa ridere solo a guardarla.
    il libro si legge bene, scorre veloce nonostante nomi e toponimi che sembrano il catalogo ikea (che pure e ...continua

    non mi ha convinto tanto.

    eppure gli ingredienti ci sono tutti. ap e' ironico, spiritoso, dotato di una grandissima fantasia e di una faccia paciosa che ti fa ridere solo a guardarla. il libro si legge bene, scorre veloce nonostante nomi e toponimi che sembrano il catalogo ikea (che pure e' scandinavo e non finnico) (ma non sono cosi' colto da notare enormi diversita').

    morte e suicidio sono trattati con cosi' tanta ironia che ti sembrano non appartenere a questo universo. ti fanno ridere.

    eppure non mi e' mai capitato di pensare tanto al suicidio come leggendo questo libro.

    e il mio shrink non ne e' stato per nulla, ma proprio per nulla contento.

    ha scritto il 

  • 3

    Una volta ho letto, non ricordo dove, che la Finlandia è il paese con la più alta percentuale di suicidi nel mondo.
    Paasilinna decide di affrontare questa piaga sociale del suo paese con una elegante commedia : "Piccoli suicidi tra amici".
    Elegante è proprio il termine adatto, sia per il modo in ...continua

    Una volta ho letto, non ricordo dove, che la Finlandia è il paese con la più alta percentuale di suicidi nel mondo. Paasilinna decide di affrontare questa piaga sociale del suo paese con una elegante commedia : "Piccoli suicidi tra amici". Elegante è proprio il termine adatto, sia per il modo in cui è scritta, sia per quell'umorismo che pervade il romanzo, per niente volgare, straordinariamente soft se si pensa alla tematica principale del romanzo. La mia recensione completa sul mio blog : http://capitolonero.blogspot.it/2014/09/arto-paasilinna-piccoli-suicidi-tra.html

    ha scritto il 

  • 4

    Il suicidio è senza dubbio un argomento serio, ma Paasilinna lo ha seriamente raccontato con grande ironia

    Perchè non radunare tutti gli aspiranti suicidi e non chiudere il sipario della vita tutti insieme? E' così che nasce la Libera Associazione dei Morituri Anonimi, sgangherata e allegra (si, avete capito bene) compagnia ed è così che inizia il viaggio folle sul pullman di lusso Saetta della Morte. ...continua

    Perchè non radunare tutti gli aspiranti suicidi e non chiudere il sipario della vita tutti insieme? E' così che nasce la Libera Associazione dei Morituri Anonimi, sgangherata e allegra (si, avete capito bene) compagnia ed è così che inizia il viaggio folle sul pullman di lusso Saetta della Morte. Un lungo e divertente viaggio attraverso l'Europa per questa strampalata combriccola che cerca il modo più giusto di morire, si, ma in quale modo? Si, ma in quale oceano? Un lungo e divertente viaggio per trovare, insieme, nuovi orizzonti.

    ha scritto il 

  • 4

    Senza ombra di dubbio i romanzi di Pasilinna non sono per tutti, perché sono convinto che per poterli apprezzare bisogna conoscere almeno un po' quello che sono la Finlandia e i finlandesi. In caso contrario non solo non si possono apprezzare i numerosi riferimenti alla cultura e alla storia finl ...continua

    Senza ombra di dubbio i romanzi di Pasilinna non sono per tutti, perché sono convinto che per poterli apprezzare bisogna conoscere almeno un po' quello che sono la Finlandia e i finlandesi. In caso contrario non solo non si possono apprezzare i numerosi riferimenti alla cultura e alla storia finlandese (vedi ad esempio i riferimenti alla guerra, in un modo o nell'altro sempre presenti nelle opere di Pasilinna), ma l'umorismo dell'opera rischia di diventare ben poco "umoristico". La mia personale sensazione è quella di aver letto un bel libro, ma non faccio fatica a capire perché in molti possano non averlo apprezzato.

    ha scritto il 

  • 3

    Misticanza con yogurt - 06 lug 14

    Me ne aveva a lungo parlato il mio amico Emilio come di un delizioso ed ironico romanzo. Mi capitò inoltre di parlarne con uno studente finnico in una libreria, studente che considerava Paasilinna il miglior scrittore finlandese. Approfittando di una visita alla mostra della Piccola Editoria, non ...continua

    Me ne aveva a lungo parlato il mio amico Emilio come di un delizioso ed ironico romanzo. Mi capitò inoltre di parlarne con uno studente finnico in una libreria, studente che considerava Paasilinna il miglior scrittore finlandese. Approfittando di una visita alla mostra della Piccola Editoria, nonché di una super-offerta, ecco che nelle nostre trame entra il primo libro finnico. Poiché questa è una di quelle lingue che forse mai riuscirò ad imparare, devo in ogni caso rendere omaggio ai traduttori che hanno fatto un esimio sforzo di rendere la spumeggiante lingua di Arto, in un miscuglio di serietà ed ironia che ben rende lo spirito del romanzo. Devo però rilevare che, ad onta del titolo italiano, decisamente accattivante, il testo originale (come rilevo da una ricerca sul web) porta all’altrettanto affascinante titolo di “Un incantevole suicidio di massa”. E come rileva l’ottima postfazione di Diego Marani da quel titolo, da quell’idea parte tutta la costruzione della trama di Arto. Che si innesca, episodio dopo episodio, come una bomba ad orologeria che sta sempre per esplodere, di cui ci aspettiamo l’esplosione, ma che quando esplode ne fa comprendere tutti i meccanismi, uno dopo l’altro accumulati. E funzionali alla deflagrazione finale. Sebbene non così noto come il suo maggior successo (“L’anno della lepre”) questo romanzo è un vero campionario dei temi e della scrittura dell’autore. Si notano l’amore per la natura, l’astio per le situazioni di costrizione, una sana ironia verso i poteri costituiti, una passione per la parola ed i rapporti umani, che spesso risolvono situazioni difficili meglio di aiuti esterni. Il romanzo è poi un doppio campionario: di persone e di luoghi. Nelle 250 pagine, Arto inserisce persone e nomi e fatti, costruendo decine di vite immaginarie ma reali, come in un campionario di mini-biografie. Rendendoci reali (ed amici, come dice il titolo italiano) questa trentina di personaggi che ad un certo punto si ritrovano su di un pullman di lusso a girare per l’Europa. Il tutto partendo da un numero: 30 suicidi ogni 100.000 abitanti (siamo nel 1990; ora la percentuale è scesa a 16, e la Finlandia, dal podio è scesa al 15° posto). Arto allora comincia a seguire un suicidando: ce ne narra la storia, e seguiamo Olli mentre va a spararsi in un fienile. Dove trova il colonnello Hermanni che cerca di impiccarsi. I due, sentendosi un po’ ridicoli, soprassiedono. E da qui comincia la folle escalation. Olli non ha fatto altro che bancarotte nella vita, ma le saune con Hermanni gli danno una folle idea. Mettere un’inserzione per radunare un po’ di suicidi, in modo di inscenare un suicidio di massa. Il colonnello, con la sua mentalità militare, inizia a fare piani. All’inserzione rispondono centinaia di possibili suicidi. Con la tipica mentalità finlandese, ecco che Olli organizza un meeting, riunisce i suicidi, il colonnello ingaggia Helena, un’aspirante sucida e segretaria di bella presenza. Fanno un convegno con una relazione di una psicologa che aveva tentato il suicidio (le rutilanti invenzioni di Arto cominciano ad ingranare). Alla fine si ritrovano in una trentina di persone decise a suicidarsi ad ogni costo. Ma bisogna organizzare bene le cose. Ai tre capi della nascente organizzazione “Morituri Anonimi”, si associano un furfantello di mezza tacca, Uula, che si aggrega per sfuggire alla cattura avendo rubato soldi ad una troupe cinematografica americana, il cameriere Seppo, che non vuole suicidarsi, ma che “rallegra” la compagnia con macabre storielle, e l’autotrasportatore Korpalo, che mette a disposizione un pullman di lusso. Perché hanno deciso: si va a morire saltando dalle scogliere di Capo Nord. Da qui cominciano una nuova serie (praticamente infinita) di storie di riporto. Per strada si accolgono altri adepti, raccontandocene la storia. Si devono affrontare problemi, ed ogni volta un nuovo morituro viene alla ribalta, ed Arto ci illustra perché deve morire. Ma mentre stanno filando a tutta velocità verso la scogliera, c’è il primo ripensamento: qualcuno tira il freno d’emergenza. Riunione, discussione, altra meta. Buttiamoci dalle Alpi svizzere. Ed allora scorribanda per l’Europa, con una stupenda battaglia a suon di frustini di betulla con degli hooligan tedeschi. Ma gli Svizzeri hanno leggi contro il suicidio di massa. Qualche morituro si innamora delle Alpi, ed abbandona il pullman, ribattezzato “Saetta della Morte”, per passare gli ultimi anni nei cantoni tedeschi. Al colonnello viene allora l’idea di un nuovo punto fondante per la morte: il Cabo Sao Vicente in Portogallo. Nuove scorribande, avventure e schermaglie varie tra l’Alsazia e l’Algarve (e qui, Arto rende in modo magistrale lo scontro tra la mentalità finnica ed il resto dell’Europa). Ma arrivati alla “Finis Terrae” (anche se quella sarebbe al Nord del Portogallo, ma va bene uguale), dopo tanto tempo passato insieme e solidali, i trenta morituri decidono che hanno tanta voglia di vivere, ed abbandono l’incantevole progetto. C’è chi si sposa (come Hermanni e la segretaria), chi apre nuove strade alle sue attività, chi fa finta di suicidarsi per sfuggire alla giustizia (il buon Uula, che decide di rimanere in Portogallo, tanto il sami ed il lusitano hanno affinità sorprendenti, come cito sotto). E non manca in tutto ciò il contraltare dell’ironia verso i poliziotti, che per tutto il romanzo inseguono sempre in ritardo la Saetta della Morte, fino a perderne le tracce. Ed il questore ci rimane tanto male che muore d’infarto. Bravo Arto, che colpo magistrale. L’altro campionario, sarebbe quello geografico, che farebbe la gioia di noi viaggiatori vedere il percorso che effettua tra la Scandinavia e la Lusitania, la nostra Saetta. Un ottimo libro, allora. Che come una vodka finlandese prende sapore a poco a poco. Certo, tutti quei nomi fanno perdere il lume della ragione (e della regione). E qualche accenno di artrite lo denuncia i 25 anni dalla scrittura. Però credo che insisterò con altri nordici, prima o poi. “Il viaggio più folle della mia vita… Perché siamo ancora vivi o perché non siamo ancora riusciti a morire?” (231) “La pronuncia del portoghese e del sami presenta affinità sorprendenti. Il portoghese deriva dal tardo latino, e il sami dal bramito delle renne.” (249) “Quello che è imperdonabile è credersi vivi quando invece si è morti da un pezzo.” (259)

    ha scritto il 

  • 4

    Sulla scia positiva de L’anno della lepre, ho deciso di leggere immediatamente anche questo altro libro di Arto Paasilinna che avevo acquistato subito dopo, e sono contento di averlo fatto perchè anche in questo caso, il libro mi è piaciuto tantissimo, forse più ancora della storia di Vatanen e d ...continua

    Sulla scia positiva de L’anno della lepre, ho deciso di leggere immediatamente anche questo altro libro di Arto Paasilinna che avevo acquistato subito dopo, e sono contento di averlo fatto perchè anche in questo caso, il libro mi è piaciuto tantissimo, forse più ancora della storia di Vatanen e della sua lepre. Nei Piccoli suicidi tra amici Paasilinna tratta il tema tragico del suicidio in Finlandia, a quanto pare ad altissimi livelli, in maniera ovviamente pungente e provocatoria, lasciando al lettore la storia tragicomica di un gruppo di individui depressi, vinti, sfiniti e sfiancati che decidono di porre termine alla loro vita.

    Tutto ha inizio quando il direttore Rellonen, reduce da 5 fallimenti, decide di suicidarsi e, pistola alla mano, si reca in un capanno dietro alla sua villa sul lago per perpetrare l’insano gesto. Ma all’interno del capanno incontrerà un altro disperato, il colonnello Kemppainen, che sta tentando di fare la stessa cosa ma con una corda al collo. Rellonen “salverà” Kemppainen e da questo evento inizierà una storia davvero incredibile. I due non abbandonano l’idea di suicidarsi, ma semplicemente la posticipano, decidendo di creare un gruppo di aspiranti suicidi provenienti da tutto il paese, mettendo addirittura un’inserzione sul giornale! Ovviamente le risposte all’improbabile annuncio fioccheranno (oltre 600) e a causa di questo i due decidono di trovare una “segretaria” poter poter rispondere adeguatamente a tutti. Lo faranno cercando la candidata proprio tra le lettere arrivate. Si unirà alla coppia quindi la vice preside Puusaari, che li aiuterà nell’impresa di rispondere ai disperati e organizzare un evento per poterli incontrare personalmente, un vero e proprio raduno di aspiranti suicidi. Naturalmente saranno centinaia le persone che si presenteranno al raduno, organizzato con tanto di pranzo, catering, relatori e tutto il resto. Qui si creerà un gruppo di circa 30 persone che rimarranno fino alla fine e saranno le persone che avranno ancora “voglia” di suicidarsi, nonostante durante la giornata la maggior parte di questi disperati abbia cambiato idea.

    L’avventura “vera” parte essenzialmente qui, e non voglio spoilerare niente come al solito, vi basti sapere che inizieranno una serie di peripezie in giro per la Finlandia, a bordo di un pullman guidato da uno degli aspiranti suicidi, verso l’obiettivo ultimo, ovvero il suicidio di gruppo. Ci saranno siparietti divertenti, equivoci, violazione della legge, incontri e situazioni surreali, drammi familiari e chi più ne ha più ne metta, sempre con sullo sfondo una Finlandia rurale che ci accompagna per tutto il viaggio. Verranno raccontate alcune delle vite di questi personaggi disperati e le loro disavventure, ma soprattutto emergerà che alla fine, forse vivere non è poi così tanto male… Il vero senso di questo bel libro è proprio questo: meditare su un tema si drammatico ma farlo in modo da mettere le persone di fronte alla domanda più importante: ma ne vale davvero la pena?

    Se conoscete o no Paasilinna, questo libro ve lo consiglio vivamente. Divertente e profondo come al solito. Pungente, a volte ironico, pur nel dramma e nella disperazione riesce a creare l’usuale carosello di personaggi surreali e situazioni al limite della realtà. Consigliato, si, consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 5

    Un adorabile scroscio lieve di cascata che accompagna il lettore per tutta la durata del libro - lasciandogli il cuore pieno di dolcezza e voglia di vivere (e di viaggiare...) e una vaga punta di malinconia perché la storia è già giunta al termine.

    ha scritto il 

  • 1

    Mi sono imposta di finirlo, annoiandomi "a morte", per riuscire a capire quale fosse lo scopo dell'autore. Le opzioni sono:
    1) portarmi al suicidio? (c'è quasi riuscito, non ce la facevo più a reggerlo);
    2) voleva farmi ridere? (non c'è riuscito);
    3) dimostrare l'esattezza del detto "mal comune m ...continua

    Mi sono imposta di finirlo, annoiandomi "a morte", per riuscire a capire quale fosse lo scopo dell'autore. Le opzioni sono: 1) portarmi al suicidio? (c'è quasi riuscito, non ce la facevo più a reggerlo); 2) voleva farmi ridere? (non c'è riuscito); 3) dimostrare l'esattezza del detto "mal comune mezzo gaudio"? 4) dimostrare che mollare tutto e vivere in eterna vacanza è terapeutico? Alla fine ho capito che l'opzione esatta è la 2)... Bene, mi capita sempre più spesso di pensare che io non ho senso dell'umorismo!

    ha scritto il 

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