Piccoli suicidi tra amici

Di

Editore: Iperborea (Iperborea, 139)

3.6
(2327)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 259 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Finlandese , Sloveno , Chi tradizionale , Portoghese , Islandese , Norvegese

Isbn-10: 887091139X | Isbn-13: 9788870911398 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Antonietta Iannella , Nicola Rainò ; Postfazione: Diego Marani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Viaggi

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Descrizione del libro
Un bel mattino Onni Rellonen, piccolo imprenditore in crisi, e il colonnello Hermanni Kemppainen, vedovo inconsolabile, decidono di suicidarsi. Il caso vuole che i due uomini scelgano lo stesso granaio per mettere fine ai loro giorni. Importunati dall'incontro fortuito, rinunciano al comune proposito e si mettono a parlare dei motivi che li hanno spinti alla tragica decisione. Pensano allora di fondare un'associazione dove gli aspiranti suicidi potranno conoscersi e discutere dei loro problemi. Pubblicano un annuncio sul giornale. Il successo non si fa attendere, le adesioni sono più di seicento. Dopo un incontro al ristorante, decidono di noleggiare un autobus e di partire insieme. Inizia così un folle viaggio attraverso la Finlandia...
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  • 4

    Chi ha odiato questo libro, temo proprio non sia riuscito ad afferrare la delicata sostanza di cui quest'opera è composta, e mi dispiaccio molto per lui/lei. Se da un lato lo stile narrativo non mi ha ...continua

    Chi ha odiato questo libro, temo proprio non sia riuscito ad afferrare la delicata sostanza di cui quest'opera è composta, e mi dispiaccio molto per lui/lei. Se da un lato lo stile narrativo non mi ha...come dire, inebriata, dall'altro, ho apprezzato grandemente l'acuta prospettiva sul valore della vita che passa in rassegna ogni sorta di problematica sociale, a partire da quelle più sostanziose, come ad esempio le gravi malattie, fino ad arrivare a quelle più effimere. Il tutto volto a denunciare che sono tanti i fatti che possono in qualche modo farci disamorare della vita ma, in nessun caso, vale la pena privarsene. Ed è a questa conclusione che giungeranno gli sgangherati protagonisti della nostra storia che, in molti casi, non sono altro che delle sopite menti vivaci, ribelli alla regola pedissequa, ottusa e frustrante, tipica in special modo, di alcune popolazioni. Uno spaccato, a dispetto del tema trattato, davvero ironico ma molto lucido di una società, poco conosciuta ma molto immaginata, la quale vive un senso di smarrimento e solitudine quotidiano (comune probabilmente alla stragrande maggioranza delle popolazioni occidentali) tale, da spingere l'uomo sull'orlo del baratro, come per altro accadrà, letteralmente parlando, alla nostra simpatica combriccola di morituri. Un romanzo che, tuttavia, espia la sua condanna nel detto: "mal comune mezzo gaudio". E se è vero che, ad infliggerci le più grandi sofferenze siamo sempre e soltanto noi stessi, l'aprirci alla vita e dunque agli altri, può essere la panacea per tutti i mali. Ogni vita, per quanto complessa, gravosa o grama, vale la pena d'esser vissuta; non foss'altro all'unico scopo di far evolvere la "nostra" coscienza collettiva.

    ha scritto il 

  • 3

    Tema interessante ed approccio ironico da apprezzare, peccato che con il passare delle pagine si perda e diventi banale e scontato.
    Una prima parte che mi è molto piaciuta, con la capacità dello scrit ...continua

    Tema interessante ed approccio ironico da apprezzare, peccato che con il passare delle pagine si perda e diventi banale e scontato.
    Una prima parte che mi è molto piaciuta, con la capacità dello scrittore di scherzare su un argomento così spinoso. Le basi per un buon libro c'erano tutte, ma il finale è fin troppo prevedibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Leggero su un tema pesante

    Un tipo di umorismo diverso da quello a cui siamo abituati, ma coinvolgente, si sorride a metà, si riflette e si conoscono tipi umani diversi da noi. Interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un incontro casuale tra due suicidi sul luogo del misfatto, un’associazione per morituri più frequentata del previsto, un viaggio in Europa per andare incontro alla morte, la riscoperta d ...continua

    Ingredienti: un incontro casuale tra due suicidi sul luogo del misfatto, un’associazione per morituri più frequentata del previsto, un viaggio in Europa per andare incontro alla morte, la riscoperta della vita raggiunta lungo la strada.
    Consigliato: a chi usa bellezza e solidarietà come vaccini per la depressione, a chi ha bisogno di un’iniezione di vita per avvicinarsi più sereno al capolinea.

    ha scritto il 

  • 2

    Prima volta per me con Arto Paasilinna Lettura leggera che sin dall'inizio fa prevedere l'epilogo, l'occasione è buona per conoscere il popolo finlandese. la loro terra e qualche strana abitudine ad e ...continua

    Prima volta per me con Arto Paasilinna Lettura leggera che sin dall'inizio fa prevedere l'epilogo, l'occasione è buona per conoscere il popolo finlandese. la loro terra e qualche strana abitudine ad esempio non finire di bere una bottiglia e affidarla alla corrente del lago per farla arrivare ad un altro bevitore.
    Divertenti i nomi Saetta della Morte il pullman che porta in giro per l' Europa l'Associazione Morituri Anonimi il gruppo di 33 aspiranti suicidi.
    L'inizio è sicuramente più vivace andando avanti ci si annoia un pò ma è bello come un gruppo di sconosciuti trovi l'amore, l'amicizia partendo da un triste pensiero..quello di suicidarsi

    ha scritto il 

  • 3

    Videorecensione

    https://www.youtube.com/watch?v=csuY0S1ATiA&t=3s

    Inizia con il botto, in toni folgoranti. Poi diventa coinvolgente.
    Dalla seconda metà, inizia a perdere smalto. Diventa tirato per le lunghe e inconclu ...continua

    https://www.youtube.com/watch?v=csuY0S1ATiA&t=3s

    Inizia con il botto, in toni folgoranti. Poi diventa coinvolgente.
    Dalla seconda metà, inizia a perdere smalto. Diventa tirato per le lunghe e inconcludente, fino ad un finale prevedibile (ma con occasionali punte di gradita ironia).
    Un romanzo riuscito solo a metà, ma che mi convince ad approfondire un autore che sembra comunque essere nelle mie corde.

    ha scritto il 

  • 3

    Brio, inventiva, accumulo e coralità sono i caratteri di questa giostra letteraria che riconosce al male di vivere di essere un argomento troppo serio per non prenderlo buffamente. La comicità stralun ...continua

    Brio, inventiva, accumulo e coralità sono i caratteri di questa giostra letteraria che riconosce al male di vivere di essere un argomento troppo serio per non prenderlo buffamente. La comicità stralunata, dissacrante e insieme parca, piena di irresistibili assurdità (così nordica!) non si ferma mai, ma con grazia accortamente celata si intervalla a più e più momenti di umano affratellamento e di splendore ecologico che stillano bellissimo sentimento.

    ha scritto il 

  • 1

    Basta, mi arrendo!

    L'idea di base è molto buona ma l'interesse è andato scemando di capitolo in capitolo... Troppi, troppi personaggi non ben definiti! Non si riesce a prenderne in simpatia nemmeno uno.
    Dopo 5 mesi di t ...continua

    L'idea di base è molto buona ma l'interesse è andato scemando di capitolo in capitolo... Troppi, troppi personaggi non ben definiti! Non si riesce a prenderne in simpatia nemmeno uno.
    Dopo 5 mesi di tentata lettura (alternata ad altri libri che ho piacevolmente iniziato e concluso) mi arrendo alla pagina 193 e vado direttamente all'epilogo, giusto per avere la conferma di un finale banale.
    Una stella solo per l'originalità iniziale della storia.

    ha scritto il 

  • 3

    "In ogni estate trovo che un po' di morte in fondo c'è"

    Una cinquantina di anni stando all’anagrafe, sul viso l’aria più lugubre del circondario, lo spirito ormai fiaccato da tempo per via di quel suo tacito abbonamento alla disfatta: il “direttore” Onni R ...continua

    Una cinquantina di anni stando all’anagrafe, sul viso l’aria più lugubre del circondario, lo spirito ormai fiaccato da tempo per via di quel suo tacito abbonamento alla disfatta: il “direttore” Onni Rellonen è un piccolo industriale segnato dalla vita, da troppi fallimenti imprenditoriali, dalle amarezze e dal rancore accumulati in dosi da cavallo nel tragitto della sua grigia esistenza. Sfiduciato a sufficienza pure dai più stretti congiunti, si è trovato col tempo a riconvertire la sana aggressività di una volta in un cumulo di pensieri autodistruttivi e in tre tentativi di suicidio ovviamente da dimenticare. Alla quarta prova gli dirà meglio, in un certo senso. Il fienile in abbandono che ha scelto per tirarsi una rivoltellata al cuore la mattina del giorno di San Giovanni gli riserva in effetti un’insperata sorpresa: con la testa già infilata in un cappio di nylon, ecco il colonnello Hermanni Kemmpainen, da poco vedovo, discriminato nell’esercito e rassegnato a languire in solitudine in un mondo che ha imparato a fare a meno della guerra. L’incontro fortuito porta al confronto e, con esso, all’opportunità di una reciproca terapia. Dopo due giorni di svaghi condivisi, nasce tra il serio e il faceto l’idea di mettere su un gruppo di aspiranti suicidi per poter affrontare l’esperienza della morte autoinflitta nel modo più costruttivo ed elegante possibile, venendosi incontro gli uni gli altri anche per le piccole questioni pratiche e organizzative. Impresa non agevole, visto che centri di salute mentale e associazioni di volontariato si mostrano subito reticenti a fornire i nomi dei potenziali candidati. Si rende quindi necessario un annuncio sul giornale che, con oltre seicento risposte da tutto il paese, riscuote un successo francamente non preventivabile. Certo si tratta di messaggi colmi di disperazione e disagio anche psichico, ma i due novelli Don Chisciotte finnici decidono ugualmente di farsene carico anche con l’aiuto di una delle persone che hanno risposto all’appello, la conturbante vicepreside Helena Puusaari.

    Il “Simposio di Suicidologia” organizzato in fretta e furia nella capitale, con tanto di psicologa relatrice e maxi-dibattito di stampo fantozziano, va ben oltre le attese e non solo per l’elevato numero dei convenuti. Alcune decine di questi, i più irriducibili, pretendono che il terzetto di organizzatori si occupi della pianificazione di una mattanza collettiva in grande stile, da compiersi se possibile nell’immediato (o quasi). Spiazzati dalla piega che le circostanze hanno preso, il colonnello e compagni riescono autorevolmente a guadagnare tempo e, con i soldi raccolti oltre a qualche prezioso contributo logistico, mettono su una sorta di bislacco Grand Tour scandinavo del fine vita che dovrebbe concludersi con uno spettacolare tuffo in mare, dalle scogliere di Capo Nord, della Saetta di Korpela, un lussuoso pullman messo a disposizione dal burbero ma generoso autotrasportatore Rauno Korpela. Ogni fermata nella remota provincia finnica equivale all’imbarco di un nuovo passeggero nella pittoresca ciurma, per un club che sarà ufficializzato come Libera Associazione Morituri Anonimi. Sarà una sorta di miracolo a salvare la sventurata compagnia là sulle falesie norvegesi, e a poco serviranno le immancabili proroghe che sposteranno il sublime ultimo atto prima sulle Alpi svizzere, quindi da uno strapiombo sulla costa atlantica dell’Algarve, in Portogallo. Un destino diverso e migliore attenderà quasi tutti i protagonisti, sempre che consideriate tali i finali matrimoniali a tarallucci e vino.

    “Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l’introversione, una sconfinata apatia. Il peso dell’afflizione è tale da indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico sollievo. Ma i finlandesi sono al tempo stesso un popolo combattivo. Non cedono mai. Si ribellano a ogni occasione contro il tiranno”. E’ già quasi tutto nell’incipit il senso di questo diciassettesimo romanzo dello scrittore lappone, il settimo arrivato in Italia, che a ben vedere poteva essere più opportunamente sviluppato in forma di racconto piuttosto che tirato in lungo (con qualche sbadiglio verso la fine) per duecentocinquanta pagine. Certo la lettura resta un piacevole passatempo e l’autore si conferma un maestro nel confezionare garbate operine che sembrano aver eletto il carino a forma d’arte. Piaccia o meno è la magia del tocco scandinavo, quella dolce e stralunata a un tempo. Se l’idea del viaggio di più individui verso il nord è dichiaratamente rubata alla tetra novella anni sessanta “Talvituristi”, del misconosciuto Veikko Huovinen, il buonismo di fondo e la scelta di rimpiazzare l’inverno dell’originale con una più mite estate che inviti alla beatitudine (e all’armonia con la natura, non potrebbe essere altrimenti) sono paasilinniani al centodieci per cento. E la morte per forza di cose è presa in trappola, seppur ridotta a uno statuto d'epidermide per il solo piacere d'esser messa gioiosamente alla berlina.

    Più o meno quando il libro è alle battute conclusive, l’autore arriva ad autocitarsi in modo spudorato, giusto prima di accomodare se stesso, il fruitore e i suoi eroi disastrati nel confortevole abbraccio dei buoni sentimenti, del volemose bene ma in salsa Suomi (che, se non altro, non tanfa della retorica stantia cui siamo nostro malgrado assuefatti), cioè con quella simpatica maschera di finto cinismo, di canaglia adorabile, che da sempre lo contraddistingue. A quel punto, inevitabilmente, sarà chiaro anche al meno smaliziato dei lettori come il buon Arto abbia imboccato subito la via più facile per suggerirci che sì, la voglia di vivere vien vivendo, che il viaggio è espediente prodigioso qualora si intendano ampliare gli orizzonti e l’incontro aiuta a spalancare nuove prospettive sull’esistenza (ma anche lo scontro in realtà, se nel mentre capita di imbattersi in qualche facinoroso hooligan tedesco). Tutto molto bello ma anche tutto troppo comodo, a cominciare da quella filippica contro l’ottusità dei tempi moderni che non può che suonare come una modesta replica del messaggio ben più sincero che animava “L’Anno della Lepre”, per dirne uno. Quasi un atto dovuto quindi, un po’ di ordinaria amministrazione nel bel mezzo di un testo che si apprezza ancora una volta, più che altro, per qualche fuggente lampo poetico (le visionarie animazioni dell’infiltrato gaudente Seppo Sorjonen, le bottiglie mezze piene regalate agli sconosciuti sulle acque di un lago che non può che chiamarsi Ebbro) e la consueta galleria di sognatori a marchio Paasilinna - D.O.C.G., su tutti il principe dei falliti, il “Capitano di lunga secca” Mikko Heikkinen, o il candido Sakari Piippo con la sua strampalata chimera del circo dei visoni.

    (6.3/10)

    [L’assai furbetto titolo italiano tradisce quello originale (“Hurmaava joukkoitsemurha”, che dovrebbe essere qualcosa tipo “Un adorabile suicidio di massa”) per strizzare l’occhio a quello non meno ruffiano della versione italiana di un film di Danny Boyle, “Piccoli Omicidi tra Amici” (in originale “Shallow Grave”). Ma questa, va da sé, non è certo colpa di Paasilinna].

    ha scritto il 

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