Piccolo mondo antico

Di

Editore: De Agostini Novara

3.6
(1476)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 253 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000006178 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , CD audio , Rilegato in pelle , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Pubblicato a Milano nel 1895 — benché l’autore avesse cominciato a scriverlo dieci anni prima, nell’agosto del 1884 — Piccolo mondo antico divenne in breve tempo un grande successo, anche internazionale, tradotto in inglese e francese.S ullo sfondo dell’Italia risorgimentale, tra la prima e la seconda guerra di indipendenza, si svolge il dissidio amoroso e ideale tra Franco Maironi, un giovane di idee liberali, e Luisa Rigey, una ragazza di modeste condizioni economiche. Franco vive con la nonna, una marchesa che parteggia per il governo austriaco, la quale si oppone al suo matrimonio con Luisa e minaccia di diseredarlo. Franco non le dà ascolto e sposa Luisa. Dopo il matrimonio, dunque, i due vanno a vivere a Oria sul lago di Como, dallo zio di Luisa, Piero Ribera.Presto emerge tra i due un profondo dissidio, frutto della loro diversità di carattere. Il romanzo è di chiara impronta realista, dove è evidente la discendenza manzoniana. I protagonisti trovano serenità nel loro conflitto ideale grazie al contatto con la quotidianità delle persone semplici, portatrici di un modello autentico di valori spirituali.
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  • 5

    Bella sorpresa

    Primo libro di Fogazzaro che leggo, colmo una lacuna e scopro un autore coi fiocchi. Mi aspettavo (chissà perchè) un malloppo indigesto, mi ritrovo una storia avvincente, personaggi ben delineati e ps ...continua

    Primo libro di Fogazzaro che leggo, colmo una lacuna e scopro un autore coi fiocchi. Mi aspettavo (chissà perchè) un malloppo indigesto, mi ritrovo una storia avvincente, personaggi ben delineati e psicologicamente ben definiti con poche magistrali pennellate. Una vicenda che alterna momenti tragici ad altri più leggeri e ironici. I due protagonisti sono indimenticabili, soprattutto Luisa, donna con un carattere molto moderno e fuori dal comune per il periodo in cui vive. Le figure di contorno sono altrettanto importanti e danno al romanzo un tono di coralità che lo rende quasi perfetto. Fra tutte Barborina, la cui sordità è motivo di scenette molto umoristiche. Il capitolo "Fantasmi" lo considero un capolavoro nel capolavoro. Bella sorpresa di Pasqua.

    ha scritto il 

  • 5

    Non sfigurerebbe tra il meglio dell'ottocento francese. C'è tutto: il risorgimento senza retorica; la fatica, fisica e spirituale, del vivere quotidiano; la figura di Luisa, donna segnata dalla vita m ...continua

    Non sfigurerebbe tra il meglio dell'ottocento francese. C'è tutto: il risorgimento senza retorica; la fatica, fisica e spirituale, del vivere quotidiano; la figura di Luisa, donna segnata dalla vita ma artefice del proprio destino; le debolezze di Franco, suo marito, simbolo di una classe sociale in declino inesorabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo una certa difficoltà a entrare nella scrittura tardo-ottocentesca del Fogazzaro, è soprattutto la fine analisi psicologica dei moti amorosi di Franco e Luisa, dei repentini cambi d'umore, della p ...continua

    Dopo una certa difficoltà a entrare nella scrittura tardo-ottocentesca del Fogazzaro, è soprattutto la fine analisi psicologica dei moti amorosi di Franco e Luisa, dei repentini cambi d'umore, della profondità di pensieri che si cela dietro uno sguardo che mi ha spinto a divorare in pochi giorni questo romanzo. Imperfetto, spesso un po' maldestro in certi passaggi, ha però a mio avviso la non disprezzabile qualità di rendere presenti situazioni, dialoghi, mutamenti d'animo nonché quella, innegabile, di far affezionare ai personaggi, quasi come di fronte al racconto di un nonno, o di un padre, del proprio mondo giovanile.

    ha scritto il 

  • 4

    ad un passo dalla perfezione

    Amore e odio per Fogazzaro, scrittore che si è sempre dibattuto tra romanticismo e realismo, tra il politico e sentimentale, tra il drammatico e l'ironico, tra il moderno e l'anacronistico. A tratti ...continua

    Amore e odio per Fogazzaro, scrittore che si è sempre dibattuto tra romanticismo e realismo, tra il politico e sentimentale, tra il drammatico e l'ironico, tra il moderno e l'anacronistico. A tratti sembra di leggere Balzac, a tratti Zola, a volte il Verga, a volte Hugo, senza mai prendere una connotazione propria, come fosse in un limbo, uno scrittore senza tempo, senza schemi, ma dall'indiscutibile talento. Ed è forse in questo romanzo che il Fogazzaro esprime tutta la sua ecletticità, come il protagonista, quel marchesino Franco:eroe romantico ma allo stesso tempo illuminato, capace di abbandonarsi a baratri di sconforto e inedia, come a picchi di eroismo patriottico e morale, indomito combattente che si dibatte tra le lotta interiore e i suoi principi ideali, disposto a sacrificare tutto, l'agio e l'amore, che gli si offrono in un piatto d'argento. Una cosa è sicura nel Fogazzaro, egli, come le convinzioni e le azioni dei suoi protagonisti che dipanano le vicende, non prende mai una direzione prevedibile e spesso auspicabile, va sempre come il lettore non si aspetta o vorrebbe, fedeli ai proprio ideali, senza compromessi o debolezze. Basterebbe tanto poco al marchesino per sistemare la propria situazione, una soluzione chiusa in una busta, che risolverebbe tutti i problemi, ma questo non è etico, ne per l'uomo patriottico ne per quello religioso, e non si confà a quello che il nobile Franco ambisce di diventare, fedele ciecamente alla propria fede religiosa e politica, profondamente incorruttibile:perché la via non è tracciata, ma bisogna crearla, con il sacrificio e la rinuncia, dimenticando se stessi per un ideale . Questo è l'uomo che serve alla giovane Italia. Però, avesse accontentato anche un po' i lettori il caro Antonio, forse il Nobel l'avrebbe vinto invece di stare sempre ai piedi del podio, e ora si starebbe parlando di uno dei più grandi scrittori non solo d'Italia, ma forse del mondo. Ma lui giustamente, doveva essere coerente con se stesso e i suoi personaggi, un po'come il suo Daniele Cortis. Merito e onore quindi allo scrittore vicentino, che come non è costume odierno, non si è venduto per profitto, coerente con se stesso .

    ha scritto il 

  • 4

    Una volta abituati al dialetto scorre che è un piacere!
    Pieno di personaggi divertenti e caricaturali, come la Signora Barborin e il Sior Zacomo, che alleggeriscono la lettura altrimenti seria e dramm ...continua

    Una volta abituati al dialetto scorre che è un piacere!
    Pieno di personaggi divertenti e caricaturali, come la Signora Barborin e il Sior Zacomo, che alleggeriscono la lettura altrimenti seria e drammatica.

    ha scritto il 

  • 3

    Sublime, patetico, comico, malinconico, un romanzo che ha tutte le gradazioni del reale, dove i contrasti ideologici s’innestano nell’ampio quadro di un dramma politico. Per certi versi una storia lon ...continua

    Sublime, patetico, comico, malinconico, un romanzo che ha tutte le gradazioni del reale, dove i contrasti ideologici s’innestano nell’ampio quadro di un dramma politico. Per certi versi una storia lontana, legata al passato, per altri vibrante d’attualità. Di certo lo è, attuale, nel tratteggiare eterne verità d’uomini e cose.

    Da notare lo zio Piero, alias Pietro Ribera. Gioviale galantuomo, con il suo modesto ventre pacifico e la sua serenità di filosofo, di giusto antico, è il personaggio meglio caratterizzato, artisticamente felice e umanamente simpatico. Equilibrio fatto persona, piglia la vita com’è, senza tante tragedie.

    ha scritto il 

  • 4

    A poco a poco, senza accorgermi, mi son trovata coinvolta, tanto da avere le lacrime agli occhi! I personaggi prendono vita grazie ai dialoghi, ai gesti, alle descrizioni (povera signora Barborin, e i ...continua

    A poco a poco, senza accorgermi, mi son trovata coinvolta, tanto da avere le lacrime agli occhi! I personaggi prendono vita grazie ai dialoghi, ai gesti, alle descrizioni (povera signora Barborin, e il Gilardoni innamorato, e lo zio Piero!). Il lago, i monti e i luoghi sono per me che li conosco un'emozione in piu.

    ha scritto il 

  • 5

    Che bello!

    Questo piccolo capolavoro mi ha riempito il cuore.
    La prima parte è ricca di umorismo, di macchiette meravigliose e leggere, descrizioni di un'umanità tanto semplice quanto ricca e dinamica.
    Piano pia ...continua

    Questo piccolo capolavoro mi ha riempito il cuore.
    La prima parte è ricca di umorismo, di macchiette meravigliose e leggere, descrizioni di un'umanità tanto semplice quanto ricca e dinamica.
    Piano piano, la narrazione scivola verso la serietà e l'entusiasmo delle guerre di indipendenza, ma anche verso la tragedia.

    Ma il sentimento più bello, comunque, è la commozione profonda. Non dirò le circostanze, ma permea tutta la seconda parte. Ed è sempre l'umanità, con i suoi difetti ma anche la sua salvifica varietà, che è protagonista.

    ha scritto il 

  • 2

    Una promessa non mantenuta

    Quando ho letto un breve accenno alla trama di questo libro, prima di decidere di leggerlo, mi aspettavo grandi cose. Ma le mie aspettative sono state quasi totalmente deluse.
    Tanto per cominciare, la ...continua

    Quando ho letto un breve accenno alla trama di questo libro, prima di decidere di leggerlo, mi aspettavo grandi cose. Ma le mie aspettative sono state quasi totalmente deluse.
    Tanto per cominciare, la trama non è un gran che, anzi si snoda stanca fra le vicende dei piccoli paesi del Nord Italia, sotto la dominazione Austriaca.
    Si intuisce la presenza di sentimenti rivoluzionari, ma gli eventi ne sono scarsamente toccati. Inoltre, la trama presenta elementi già visti in altri romanzi ottocenteschi (la vita povera, gli screzi familiari, i ravvedimenti un attimo prima della fossa).
    La lettura è abbastanza scorrevole e denota un certo talento dell'autore. Ma c'è una cosa che veramente ho odiato per tutta la durata del libro: quegli insopportabili dialoghi in dialetto lombardo-veneto.
    Già certe sonorità non sono gradevoli all'orecchio; ma in aggiunta a questo, Fogazzaro ne ha farcito il libro. Inizialmente, un lettore di origini lontane da quelle degli eventi, può avere la pazienza di leggere le note per la traduzione, ma dopo un po' anche il più paziente finisce per perdere la voglia di dare un'occhiata. Io sono riuscito a perderla anche leggendo dall'ebook, nel quale basta un tocco per andare alla nota e tornare al testo.
    Credo che un autore che avesse voluto indirizzarsi ad un pubblico di più ampio respiro nazionale, avrebbe dovuto limitare l'uso del dialetto, anche al prezzo di far apparire meno genuini i suoi personaggi.

    ha scritto il 

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