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Piccolo mondo antico

Di

Editore: De Agostini Novara

3.6
(1323)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 253 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000006178 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , CD audio , Rilegato in pelle , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Pubblicato a Milano nel 1895 — benché l’autore avesse cominciato a scriverlo dieci anni prima, nell’agosto del 1884 — Piccolo mondo antico divenne in breve tempo un grande successo, anche internazionale, tradotto in inglese e francese.
S ullo sfondo dell’Italia risorgimentale, tra la prima e la seconda guerra di indipendenza, si svolge il dissidio amoroso e ideale tra Franco Maironi, un giovane di idee liberali, e Luisa Rigey, una ragazza di modeste condizioni economiche. Franco vive con la nonna, una marchesa che parteggia per il governo austriaco, la quale si oppone al suo matrimonio con Luisa e minaccia di diseredarlo. Franco non le dà ascolto e sposa Luisa. Dopo il matrimonio, dunque, i due vanno a vivere a Oria sul lago di Como, dallo zio di Luisa, Piero Ribera.
Presto emerge tra i due un profondo dissidio, frutto della loro diversità di carattere.
Il romanzo è di chiara impronta realista, dove è evidente la discendenza manzoniana. I protagonisti trovano serenità nel loro conflitto ideale grazie al contatto con la quotidianità delle persone semplici, portatrici di un modello autentico di valori spirituali.
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  • 2

    Ma sì, carino!
    Uno spaccato dell'Italia settentrionale nella seconda metà dell'Ottocento, ancora divisa tra un idealistico Piemonte-Savoia come potenziale liberatore e unificatore nazionale e l'odio-amore verso l'occupante Impero Asburgico.
    Il protagonista, Franco, è un odioso baciapi ...continua

    Ma sì, carino!
    Uno spaccato dell'Italia settentrionale nella seconda metà dell'Ottocento, ancora divisa tra un idealistico Piemonte-Savoia come potenziale liberatore e unificatore nazionale e l'odio-amore verso l'occupante Impero Asburgico.
    Il protagonista, Franco, è un odioso baciapile idealista. Le sue prese di posizione nei confronti della nonna sono adolescenziali e la sua fede irritante.
    La protagonista, Luisa, è sicuramente più amabile di Franco, ma nella parte finale si trasforma in una donnetta piagnucolosa.
    I paesi spettacolo delle vicende, con i loro abitanti, sono però uno buono specchio della mentalità provinciale italica di ieri e di oggi... perché diciamolo... è cambiato poco da allora sotto molti punti di vista.
    Fosse per me, questo romanzo dovrebbe essere lungo la metà di quello che è!

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro su cui tornarci!

    All'inizio mi piaceva parecchio, mi divertivo a leggere e 'interpretare' alcune frasi in dialetto lombardo senza leggere le note (menomale che c'erano!)..e anche la vicenda agli inizi mi pareva interessante..arrivata a metà pero' non ce l'ho più fatta! Non sono più riuscita a immergermi completam ...continua

    All'inizio mi piaceva parecchio, mi divertivo a leggere e 'interpretare' alcune frasi in dialetto lombardo senza leggere le note (menomale che c'erano!)..e anche la vicenda agli inizi mi pareva interessante..arrivata a metà pero' non ce l'ho più fatta! Non sono più riuscita a immergermi completamente nella storia..Troppo giovane per un classico del genere? Mmmh, forse..spero un giorno di ritornaci su, e magari anche di finirlo con la giusta volontà che merita!

    ha scritto il 

  • 4

    All'inizio lo leggevo con diffidenza...

    ...questi libri vetusti, italiani poi.. - mi dicevo -, con una leggera patita di dialetto franco-veneto-piemontese-lombardo; poi, proseguendo nella lettura, mi sono appassionata sempre più alla vicenda...tragica.

    ha scritto il 

  • 3

    Troppo antico forse.

    Non so se vi è capitato mai di imbattervi in un libro, oggettivamente un buon libro, ma non riuscire in alcun modo ad entrare in sintonia con esso.
    Ecco a me è capitato con Piccolo mondo antico.
    Al primo incontro (una decina di anni fà) non sono riuscito ad andare oltre le 30 pagine. ...continua

    Non so se vi è capitato mai di imbattervi in un libro, oggettivamente un buon libro, ma non riuscire in alcun modo ad entrare in sintonia con esso.
    Ecco a me è capitato con Piccolo mondo antico.
    Al primo incontro (una decina di anni fà) non sono riuscito ad andare oltre le 30 pagine.
    90 pagine al secondo.
    Al terzo con tutto il mio impegno sono arrivato alla fine!
    Eppure non sono stati i dialoghi in dialetto lombardo veneto a frenarmi o i personaggi che seppur ben delineati appartengono alla serie "il più buono c'ha la rogna"......
    Beh alcune pagine sono oltremodo tediose e potevano essere saltate ad occhi chiusi.
    Cosa aggiungere...lento, estremamente lento nel suo incidere verso un buon finale.

    ha scritto il 

  • 4

    L'inizio, decisamente, non è dei più invoglianti, dato che i primi a comparire nella vicenda sono personaggi che poi si riveleranno piuttosto marginali e che nelle battute iniziale inducono un po' il lettore a pensare di aver tra le mani il classico mattone.
    Invece (e c'è un grosso invece), ...continua

    L'inizio, decisamente, non è dei più invoglianti, dato che i primi a comparire nella vicenda sono personaggi che poi si riveleranno piuttosto marginali e che nelle battute iniziale inducono un po' il lettore a pensare di aver tra le mani il classico mattone.
    Invece (e c'è un grosso invece), una volta inquadrata la vicenda e digerite (magari addirittura apprezzate) le frequenti espressioni in lingua lombarda (e talvolta veneta), tutto prende una piega diversa. L'autore rivela un sagace senso dell'umorismo che strappa sorrisi a più riprese, ma che viene adoperato con parsimonia per non far scadere la narrazione, che viene mantenuta su toni romantici e patriottici. Anche il ritmo narrativo "decolla" una volta fatta la conoscenza dei personaggi ed invoglia alla prosecuzione anche quando gli eventi narrati non sono dei più allegri.

    ha scritto il 

  • 5

    Quel ramo del Lago di Lugano...

    Non vi è alcun dubbio sul fatto che questo libro meriti di stare di diritto fra la grande letteratura italiana: Antonio Fogazzaro è, secondo il mio modesto parere, uno dei più capaci narratori del XIX secolo. Trovo impressionante come lo scrittore vicentino sia riuscito a catturare la magia della ...continua

    Non vi è alcun dubbio sul fatto che questo libro meriti di stare di diritto fra la grande letteratura italiana: Antonio Fogazzaro è, secondo il mio modesto parere, uno dei più capaci narratori del XIX secolo. Trovo impressionante come lo scrittore vicentino sia riuscito a catturare la magia della "sua" Valsolda, con i suoi personaggi, i suoi paesaggi e le sue storie di lago e montagna. Mi piace molto il modo di descrivere i personaggi e il miscuglio di varie componenti come la storia, il dramma, l'avventura, e un pizzico di umorismo. Sicuramente ciò che rende strepitoso questo libro è il modo in cui l'autore è riuscito ad emozionare con la vicenda di Ombretta. E poi per chi, come me, è nato a sul lato italiano del Lago di Lugano, è fantastico vedere i nomi di Cima, Castello, Oria, Cressogno, San Mamete, Porlezza ecc. descritti con tanta enfasi e soprattutto con tanto amore per questi luoghi incantati.

    ha scritto il 

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