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Piccolo testamento

By Gabriele Dadati

(78)

| Paperback | 9788896999103

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Book Description

20 Reviews

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    Alle stampe per la giovanissima Laurana Editrice piccolo testamento, il terzo romanzo di Giuseppe Dadati. Classe 1982, editor e critico letterario, lo scrittore piacentino dà ancora una volta prova della sua grande e atipica abilità letteraria.
    Un ...(continue)

    Alle stampe per la giovanissima Laurana Editrice piccolo testamento, il terzo romanzo di Giuseppe Dadati. Classe 1982, editor e critico letterario, lo scrittore piacentino dà ancora una volta prova della sua grande e atipica abilità letteraria.
    Un racconto lungo, una sorta di monologo interiore che pian piano si deforma in un dialogo sofferto e duro con un “tu” assente. Le parole di quel colloquio intimo e sussurrato si rifrangono contro le pareti di una abitazione deserta, e tentano di riempirne l’anonima essenzialità. L’ossessiva cura nel nominare, descrivere, specificare cela il tentativo di riempire, attraverso la scrittura, un vuoto avvilito di sentimento e certezza. Se la disperazione si può esorcizzare con un soffocamento lento e dimesso, se il dramma della montaliana assenza, che nel titolo è rievocata, si dissimula e si combatte in un austero ripiegamento in sé stessi, il protagonista della storia tenta di sciogliere nel nido della riflessione il dolore algido di una perdita.

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    marzietta woolf said on Mar 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    lettura avvincente; sfugge al rischio dell'autoreferenzialità iperletteraria (che comunque non evita del tutto, per cui è lettura da raccomandare sì ai "lettori forti" di cui parla anche l'autore, non so quanto ai lettori "medî") con quella che osere ...(continue)

    lettura avvincente; sfugge al rischio dell'autoreferenzialità iperletteraria (che comunque non evita del tutto, per cui è lettura da raccomandare sì ai "lettori forti" di cui parla anche l'autore, non so quanto ai lettori "medî") con quella che oserei chiamare sincerità autobiografica, o forse (per usare termini meno antiquati) quantomeno autenticità dell'esperienza riferita e rappresentata. Toccante, sin dalle prime pagine, la definizione del rapporto fra il giovane e il suo maestro perduto.
    (solita noticina pedante: ma la celebrazione dei 90 anni del 'Frankenstein' di Shelley, improbabile visto che è del 1831, è errore intenzionale e significativo o svista? strano in entrambi i casi, comunque)

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    Chelidon said on Aug 23, 2013 | Add your feedback

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    Questo libro ci racconta di quando si diventa grandi, con tappe quali l'andare a vivere da solo e ripassare i fili dell'impianto elettrico. Ma si diventa grandi veramente quando si vivono tappe che non si vorrebbe mai vivere: la perdita, il lutto. Pe ...(continue)

    Questo libro ci racconta di quando si diventa grandi, con tappe quali l'andare a vivere da solo e ripassare i fili dell'impianto elettrico. Ma si diventa grandi veramente quando si vivono tappe che non si vorrebbe mai vivere: la perdita, il lutto. Perdita dell'amico-maestro, perdita della ragazza amata. Dadati ci racconta tutto questo con uno stile sobrio, asciutto, quasi per sottrazione, mai un aggettivo o un commento più del necessario.

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    Maurizionappa said on Aug 3, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    […] ma quando avevamo mandato in stampa la rivista Vittorio non era già più in grado di mettere davvero a fuoco il risultato di quel lavoro. Non poteva essere compiaciuto o dispiaciuto o altro ancora, perché di lì a non molto avrebbe smessa la su ...(continue)

    […] ma quando avevamo mandato in stampa la rivista Vittorio non era già più in grado di mettere davvero a fuoco il risultato di quel lavoro. Non poteva essere compiaciuto o dispiaciuto o altro ancora, perché di lì a non molto avrebbe smessa la sua funzione di tutta una vita, quella di formidabile lettore, per far sì che il suo calvario potesse avere corso senza ostacoli.

    Scrittore trentenne che parla di scrittore trentenne. Pur non amando particolarmente questo genere di autoreferenzialità, ho voluto avvicinarmi a Piccolo testamento. E ho fatto bene. Poche pagine, ma intense, nonostante quell’asetticità voluta che tenta di allontanare il lettore ed evita di coinvolgerlo completamente nella storia. Per me è stato tutto il contrario. Proprio questa scrittura fredda e distaccata mi ha permesso di comprendere ancora meglio il rapporto tra l’io narrante e la vita. Anche se il tema principale potrebbe apparire a primo impatto quello della morte. Perché questo scrittore che piano piano si insinua nelle vie della letteratura italiana ha vissuto un rapporto unico e autentico con il suo mentore, Vittorio, intellettuale e critico letterario dai giudizi sempre precisi e coerenti. Ma questa educazione intellettuale è terminata troppo presto, perché Vittorio è morto prematuramente per un tumore al cervello, lasciando il suo allievo privo di quella figura così importante con la quale aveva creato una liturgia nelle abitudini e negli insegnamenti.

    Il fantasma di Vittorio si incontrerà con quello di Marta, forse l’unica compagna veramente amata dalla voce narrante. Le altre donne sono solo di passaggio, donne verso le quali c’è un sentimento che rifiuta di dare e non si sogna di pretendere. L’interesse per l’altro sesso è quasi esclusivamente pornografico, una storia di corpi che si accontentano di essere corpi. Anche Marta è morta, perché non era presente durante gli ultimi anni di vita del protagonista, rimasto ormai invischiato in una solitudine senza via di scampo.

    Ci sono solo i ricordi. «Esistono delle cose belle nella vita, delle cose che tutti conosciamo, e i primi momenti di un innamoramento sono una di queste. Non vale la pena di aggiungere altro. Poi vengono i ricordi di tutto il resto, che alla rinfusa riempiono quattro anni. I viaggi, le cene, i libri che ci prestavamo, il tenerci la fronte a vicenda quando c’erano problemi, i litigi, i piccoli ricatti, i morsi, Marta che mi prende in giro quando senza rendermene conto mi ripeto o torno a fare per l’ennesima volta lo stesso gesto, tutto il combaciare dei corpi, le bugie per omissione e quelle vere e proprie, le confessioni, le mail e i messaggi, le insicurezze […] Esistono inoltre delle cose brutte nella vita, delle cose che tutti conosciamo, e gli ultimi momenti di un innamoramento sono una di queste».

    E volano così i fantasmi delle cose fatte assieme in quattro anni.

    Nessuno potrà mai sapere ciò che prova questo giovane uomo, mentre si accorge di aver perso le uniche due persone più importanti. Nessuno potrà venire a conoscenza del rimpianto che prova a non aver ucciso il suo maestro. Perché è quello il diritto di ogni allievo: «un uomo può essere ucciso solo da chi quest’uomo ha scelto per insegnargli quello che sa». Ed è un diritto che gli è stato negato. Così come nessuno potrà immaginare che nella sua mente continuerà a vivere il sogno di Marta.

    Non gli rimane che il lavoro di scrittore, con le sue fatiche e il continuo esercizio per migliorare uno stile già definito e apprezzato. Gli unici a fargli ancora compagnia saranno i libri sugli scaffali: Omero, Sterne, Bulgakov e tutti gli altri classici immaginifici riposti nella stanza in cui dorme. «Quelli degli autori viventi invece li ho messi sugli scaffali dello studio perché possano urlarmi addosso con forza mentre lavoro. Ma in verità è dall’urlo dei morti che uno scrittore dovrebbe soprattutto guardarsi».

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    La Vyrtuosa said on Jul 31, 2012 | 2 feedbacks

Book Details

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    • 2 stars
  • Paperback 128 Pages
  • ISBN-10: 8896999103
  • ISBN-13: 9788896999103
  • Publisher: Laurana
  • Publish date: 2011-09-01
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