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Piccolo trattato di ciclosofia

Il mondo visto dal sellino

Di

Editore: Il saggiatore

3.7
(84)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8856500671 | Isbn-13: 9788856500677 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Health, Mind & Body , Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
<<Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia... inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l'impressione che un velo si squarci>>
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  • 0

    "La bicicletta offre una possibilità eccezionale di canticchiare senza vergogna perchè nessuno vi può sentire. (...)Ho spesso osservato che i dischi si susseguivano nel mio juke-box interiore a mia insaputa."


    la mia canzone preferita da pedalata canticchiante urbana http://www.youtube.com/ ...continua

    "La bicicletta offre una possibilità eccezionale di canticchiare senza vergogna perchè nessuno vi può sentire. (...)Ho spesso osservato che i dischi si susseguivano nel mio juke-box interiore a mia insaputa."

    la mia canzone preferita da pedalata canticchiante urbana http://www.youtube.com/watch?v=rmO8P-p9J_Y

    ha scritto il 

  • 4

    Il ciclismo è meditazione

    Ce ne sarebbero di citazioni da fare. Il trattato è colmo di una passione smisurata per questo mezzo tanto sottovalutato e maltrattato (dai progetti urbanistici in primis).


    La sua bellezza sta anche nell'essere vagamente surreale e utopistico: innanzitutto, sicuramente Didier Tronchet è un ...continua

    Ce ne sarebbero di citazioni da fare. Il trattato è colmo di una passione smisurata per questo mezzo tanto sottovalutato e maltrattato (dai progetti urbanistici in primis).

    La sua bellezza sta anche nell'essere vagamente surreale e utopistico: innanzitutto, sicuramente Didier Tronchet è un "ciclista urbano" esperto, perché qualsiasi principiante del veicolo a due ruote credo rischierebbe grosso andandosene in giro per il caos di Parigi in bici.

    Inoltre, nell'unica parte in cui mi sono trovata in disaccordo con lui, l'autore afferma che i ciclisti non dovrebbero sottostare a certe leggi stradali degli altri veicoli. Invece, per me la bici, che come dice Tronchet è "il veicolo più nobile di tutti, dopo il cavallo", deve a maggior ragione dimostrare superiorità mostrando rispetto per le leggi della città: quello che sarebbe importante sarebbe cercare di aumentare le piste ciclabili, gli spazi e i collegamenti che permettono ai ciclisti di girare tranquilli. E limitare così, sempre di più e ai massimi livelli possibili, le automobili (che, diciamolo, a livello estetico rovinano qualsiasi fotografia!).

    Personalmente non amo guidare, se non per necessità; tra i miei mezzi preferiti, ci sono in primis la bici e il treno. La bici mi piace non solo come mezzo e come hobby, ma anche come sport.

    Ciò premesso, questo è quello che definirei un piccolo libro delizioso.

    Per chi
    - Ama la bici, e vuole avere altre ragioni per amarla;
    - Non ama la bici, ma vuole "convertirsi", per ragioni di forma fisica e/o ambientalista;
    - Crede che la bici si possa usare solo per una gitarella in campagna.

    ha scritto il 

  • 0

    Il ciclista è un eroe: un cavaliere pronto quotidianamente a mettere in pericolo sé stesso per il bene comune; è un santo martire che respirando fumi e gas offre in sacrificio la propria vita per espiare i peccati degli egoisti, dei pigri, degli opulenti; un grande saggio che con il silezio e a v ...continua

    Il ciclista è un eroe: un cavaliere pronto quotidianamente a mettere in pericolo sé stesso per il bene comune; è un santo martire che respirando fumi e gas offre in sacrificio la propria vita per espiare i peccati degli egoisti, dei pigri, degli opulenti; un grande saggio che con il silezio e a volte solo un gesto comunica la strada da prendere per la salvezza dell'umanità.

    ha scritto il 

  • 3

    Un vero e proprio trattato filosofico comprensivo di spunti programmatici per rendere il mondo e la nostra vita più bike-friendly. Roba da far ringalluzzire chiunque frequenti le due ruote con una certa assiduità. E comunque in grado di strappare una risata a tutti gli altri.

    ha scritto il 

  • 5

    Guarda dall'alto della sella i motoredipendenti: è fantastico :-)

    Quando abitavo in città, da tempo mi chiedevo se ci fosse una possibilità più umana e divertente di muoversi oltre alle costose scatole di metallo griffate.


    Mi chiedevo se fossi davvero imprigionato e costretto a mettere il sedere su un motore per andare in qualsiasi posto. ...continua

    Quando abitavo in città, da tempo mi chiedevo se ci fosse una possibilità più umana e divertente di muoversi oltre alle costose scatole di metallo griffate.

    Mi chiedevo se fossi davvero imprigionato e costretto a mettere il sedere su un motore per andare in qualsiasi posto.
    Mi chiedevo se si potesse spezzare la danza macabra casa-traffico-benzinaio-traffico-casa con le relative torture al portafogli e ai nervi.

    Fortunatamente l'alternativa c'è ed è spassosa, rasserenante, liberatoria, provocatoria e capace come nessun'altra di farmi sentire tutt'uno con il mondo che mi circonda, anche quando piove.
    Questo libro me l'ha fatta scoprire, non dal lato tecnico ma da quello umano. La bicicletta, appunto.

    Ha anche il merito di avermi fatto risparmiare (e quindi guadagnare) fino ad oggi alcune centinaia di euro in carburante che non ho comprato.

    Ecco perché i papponi al comando non lo fanno sapere in giro, ma in bicicletta si sta bene e non si ingrassano le loro brutte pance.
    Ecco perché i lavoratori frustrati (quando va bene) ti guardano male dal finestrino del gippone anche se non stai infrangendo nessuna regola: perché in bicicletta sei davvero libero, non paghi nessuno. Altro che rate.

    Un libro, tra l'altro, con un particolare senso dello humour. Da divorare.

    ha scritto il 

  • 0

    affrontare la strada!

    respirare è muoversi (a roma la prima cosa è un pò difficile da fare) è un buon modo per accorgerci che forse il nostro spirito un pò dipende dall'ambiente che scegliamo di frequentare. anzi, da quando ci siamo chiusi in automobili sempre più 'capaci' si è più cortesi con lo sterzo che con gli a ...continua

    respirare è muoversi (a roma la prima cosa è un pò difficile da fare) è un buon modo per accorgerci che forse il nostro spirito un pò dipende dall'ambiente che scegliamo di frequentare. anzi, da quando ci siamo chiusi in automobili sempre più 'capaci' si è più cortesi con lo sterzo che con gli altri viandanti, per loro spesso ci sono le imprecazioni!
    la ciclosofia pone come fondamento le gambe, il movimento che da esse deriva, e di certo si può intendere, da un modo di pedalare, anche il carattere di una persona. fra ciclisti ci si incontra, diversamente da quelli che si possiedono nello scudo che inquina i sorrisi, e poi ci si arriva mostrare l'eleganza dei polpacci con una presunzione dolcissima.
    anche io ho un'automobile, provo ad usarla poco, e quando ci stò dentro, un prurito al mio idealismo mi rende inquieto.
    in bici la 'carezza del cielo' è gratis, la corona che gira un battito sulla nobiltà dell'andare, del raggiungere.
    pedalare è come scrivere, genera buon umore, e come andare a teatro e godere del corpo altrui che si interpreta solo che qui è il nostro corpo che celebra la sua forma in gesti ripeturi che ricalcano la sostanza del nostro umore creando mutazioni pregenetiche al passo del cuore.
    andare in macchina, è guardare la televisione, blééé!
    tronchet, l'autore del libro, si diverte a parlare male degli automobilisti e mostrando in sedere ci fa sorridere e ci invita, con il tepore della primavera parigina, a scegliere l'innaturale forza che ci spinge sempre ad andare...in bici!

    ha scritto il 

  • 3

    “La differenza tra la visione del mondo del ciclista e quella dell’automobilista è tra le più profonde che si possano immaginare. A livello di culo (fondoschiena). Osserviamo quello del ciclista: leggermente all’indietro, favorisce il decollo della colonna vertebrale. La postura è simile a quella ...continua

    “La differenza tra la visione del mondo del ciclista e quella dell’automobilista è tra le più profonde che si possano immaginare. A livello di culo (fondoschiena). Osserviamo quello del ciclista: leggermente all’indietro, favorisce il decollo della colonna vertebrale. La postura è simile a quella delle statue antiche. E porta con sé una visione dinamica, una tensione in avanti che testimonia una grande fiducia in ciò che la vita riserva."
    (...)
    Da amante della bicicletta non potevo non leggere il libro. Divertente in alcuni punti, come l’inizio, e capace di far sorridere spesso per l’immedesimazione chiunque ami viaggiare sulle due ruote con la forza delle sue gambe. Il ritmico movimento sui pedali è rilassante, e la bicicletta è davvero un ottimo sistema per sentirsi meglio.
    Non condivido però tutte le riflessioni di Tronchet. (...)
    Il testo completo: http://librolandia.wordpress.com/2011/05/08/incipit-piccolo-trattato-di-filosofia-di-didier-tronchet/

    ha scritto il 

  • 0

    Ho letto questo libro quando la mia esperienza di ciclista urbana era al suo secondo anno.
    Usare la bicicletta come mezzo principale per spostarsi in città (con il traffico caotico che contraddistingue la Capitale) è il modo ideale per imparare a dominare le proprie paure e persino per sorr ...continua

    Ho letto questo libro quando la mia esperienza di ciclista urbana era al suo secondo anno.
    Usare la bicicletta come mezzo principale per spostarsi in città (con il traffico caotico che contraddistingue la Capitale) è il modo ideale per imparare a dominare le proprie paure e persino per sorridere delle nevrosi di certi automobilisti.
    Condivido il pensiero dell’autore sulle MTB, non me ne vogliano quanti la usano, ma io ancora preferisco la “vecchia” bici da città (ovviamente con la comodità dei cambi).

    ha scritto il