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Pierrot mon ami

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Publisher: Atlas

3.8
(258)

Language:English | Number of Pages: 159 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Italian

Isbn-10: 0947757155 | Isbn-13: 9780947757151 | Publish date: 

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature

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Book Description
Pierrot Mon Ami, considered by many to be one of Raymond Queneau's finest achievements, is a quirky coming-of-age novel concerning a young man's initiation into a world filled with deceit, fraud, and manipulation. From his short-lived job at a Paris amusement park where he helps to raise women's skirts to the delight of an unruly audience, to his frustrated and unsuccessful love of Yvonne, to his failed assignment to care for the tomb of the shadowy Prince Luigi of Poldevia, Pierrot stumbles about, nearly immune to the effects of duplicity. This "innocent" implies how his story, at almost every turn, undermines, upsets, and plays upon our expectations, leaving us with more questions than answers, and doing so in a gloriously skewed style (admirably re-created by Barbara Wright, Queneau's principle translator).
Sorting by
  • 4

    Yvonne si domandò se un bicchierino di liquore bastava a far bestemmiare una persona educata. Da che cosa dipendeva la dignità delle gente...
    Ma la signora Pradonet non era ubriaca; esprimeva i suoi sentimenti con forza e invocava la divinità come un poeta lirico. [...]

    said on 

  • 4

    Ma levati gli occhiali, - disse Tortose a Pierrot, - su, levati gli occhiali, se vuoi avere l'aspetto giusto.
    Pierrot ubbidì e li ripose accuratamente nell'astuccio. Ancora vedeva a circa cinque metri di distanza, ma l'uscita del rullo e le sedie degli spettatori si perdevano nella nebbia.< ...continue

    Ma levati gli occhiali, - disse Tortose a Pierrot, - su, levati gli occhiali, se vuoi avere l'aspetto giusto.
    Pierrot ubbidì e li ripose accuratamente nell'astuccio. Ancora vedeva a circa cinque metri di distanza, ma l'uscita del rullo e le sedie degli spettatori si perdevano nella nebbia.

    said on 

  • 2

    In questo momento mi sento un po' imbarazzata: se fossi stata una lettrice più fine e alta l'avrei potuto apprezzare, forse, avrei potuto dedicargli un'ode di un acume virtuosistico senza pari, ma io che ci devo fare se alla fine della fiera mi sono annoiata considerevolmente?
    Io avevo un r ...continue

    In questo momento mi sento un po' imbarazzata: se fossi stata una lettrice più fine e alta l'avrei potuto apprezzare, forse, avrei potuto dedicargli un'ode di un acume virtuosistico senza pari, ma io che ci devo fare se alla fine della fiera mi sono annoiata considerevolmente?
    Io avevo un ricordo preziosissimo di Zazie e forse ho fatto l'errore di pensare a priori che quella vivacità potesse moltiplicarsi e vivere in ogni libro di Queneau: uno spumeggiare incessante e continuo. Eh, povera ingenuità: quella che mi ritrovo tra le mani è una creatura del tutto differente e in effetti.. perché mi aspettavo che Queneau partorisse in via unicamente gemellare? ma chi glielo fa fare, giustamente?
    Siccome non si esita mai dall'additare la colpa a seconde persone, io potrei anche prendermela con chi mi ha fatto il paragone infelicissimo e assolutamente insensato fra Zazie e Pierrot: due facce della stessa medaglia, due personaggi così uguali. Io ci ero anche cascata e avevo scelto proprio questo libro, quasi per tornare su quell'entusiasmante scia: oooh, insoddisfatta e quinti rimborsata, subito!
    Si taglino le lamentele: dimentichiamo le aspettative passate e tentiamo di seguire il percorso di questo libro. Fatto, finito e insoddisfatta però va bene, non pretendo il rimborso perché evidentemente è un problema mio: che dire.

    Pierrot mon ami riflette completamente il suo protagonista: sembra quasi un vagabondaggio senza uno scopo, si trascina in balia di eventi che non elabora neanche del tutto, con un occhio quasi disinteressato, distratto e tutta l'atmosfera ne risente con una certa pesantezza. Tant'è vero che Pierrot spesso cammina a vuoto, senza pensare a nulla di preciso, e sì, per certi versi è un tipo che vive alla giornata: non di quelli da "carpe diem", penso che Pierrot non abbia neanche la necessaria vivacità interiore per vivere secondo un precetto del genere. Assomiglia più ad una barchetta in mezzo al mare che si muove, ogni tanto controlla i remi, quasi per direzionarsi e non cadere del tutto. Senza alcuna foga, l'occhio nel vuoto del cielo: e con un accompagnatore del genere io ho fatto il mio viaggio all'interno di quest'avventura quasi trasognata in perfetto stile Queneau. La posso dire una cosa? Se questo secondo tanti critici è il "saggio", l'"eroe" della storia, allora okay: però è una noia mortale, la sua passività mi ha trascinata e ho finito per rimanerne quasi soffocata. Se è così che dovrebbe essere una persona stimabile, allora neanche vale la pena di impegnarsi per imitarla: che cosa ne ricavi dalla vita? Pierrot è un personaggio persino triste! Io più che come eroe lo vedrei quasi come un fantasma che porta una sorta di condizione che è in sé, nient'altro: passa attraverso le strade della sua stessa storia e il suo ricordo negli altri personaggi sfuma quasi in tempo reale, Pierrot ricorda tutti ma nessuno riesce mai a ricordare il perché l'abbia già visto ad un secondo incontro. Interessante però il contesto in cui si muove: un parco giochi appariscente, un po' plasticato dove il suo vagabondaggio potrebbe trovare persino un adeguatissimo contesto: fra un piacere e l'altro si vaga, si attraversano personaggi su personaggi, situazioni comiche ma allo stesso tempo covanti una malinconia, vorrei solo che l'inerzia di Pierrot non abbia trascinato giù anche le vicende non legate direttamente a lui: tutta la lettura assomiglia quasi ad una sorta di leggera febbre che fa rimanere svegli, attivi, ma allo stesso tempo c'è una debolezza diffusa che infiacchisce anche la mia stessa attenzione verso gli eventi. Il fatto che questo libro sia stato scritto in tempi di guerra forse giustifica molte scelte: forse era prevedibile e necessario che in un certo senso Pierrot fosse un povero cristo che se le becca tutte ma allo stesso tempo non si dispera, anzi, passa oltre, non fa altro che affrontare tutto con una leggerezza incolore.
    Con Zazie c'entra poco e nulla: sono agli antipodi, quasi; Zazie era un vortice al centro del suo mondo con il suo fare dispettoso, petulante, la sua vivacità e quell'impertinenza che permetteva i migliori scenari. Tutti i mirabolanti giochi di parole descritti da altri io non li ho colti, se non per qualche gioisissimo sprazzo: forse semplicemente Zazie è stato un esperimento più riuscito, e forse anche per questo ancora adesso viene prima di Pierrot in quanto a popolarità.

    Io sicuramente non ho colto un sacco di varianti, e a dirla tutta a leggere la postfazione m'è venuto un magone pazzesco perché io cose del genere da sola non le avrei neanche potute pensare: e per essere ancora più sinceri, io certe cose anche dopo averle lette non le ritrovo in ciò che ho letto. Certo, ho saputo di gente che dopo aver letto saggi critici su opere di Queneau si è spaventata a morte e non ha voluto più toccare lo stesso libro per un senso di inferiorità immobilizzante, ma a me rimane anche il dubbio su quale sia il confine fra "la giusta interpretazione" e "l'interpretazione sovrabbondante e al confine con l'astrusità barocca di certi intellettuali".
    (Non per dire: ma Pierrot che incarna una sorta di conservatore aristocratico? Ma dove? In quale libro? Questo qui?)

    said on 

  • 3

    "Se uno dice che è giorno, qualche ora dopo è notte, e se uno dice che è notte, qualche ora dopo è giorno. Niente resiste, tutto si muove. E alla fine la cosa stanca, no?"

    Ero certa, assolutamente certa che questo Queneau mi sarebbe piaciuto senza riserve (vuoi anche per il riferimento, furbo, a Buster Keaton, al quale il protagonista del romanzo viene poco opportunamente accostato). E invece, invece le riserve ci sono e non possono essere ignorate, soprattutto a f ...continue

    Ero certa, assolutamente certa che questo Queneau mi sarebbe piaciuto senza riserve (vuoi anche per il riferimento, furbo, a Buster Keaton, al quale il protagonista del romanzo viene poco opportunamente accostato). E invece, invece le riserve ci sono e non possono essere ignorate, soprattutto a fronte di un piacere tanto misurato.
    Poche cose, infatti, mi hanno convinta, di questo libro: ho trovato brillanti, come sempre in Queneau, il gioco linguistico ricercato, le acrobazie di parole e di immagini (nonché la fatica, abilmente dissimulata, del traduttore, alle prese con un testo che immagino tutt'altro che semplice).
    Poco mi sono piaciuti, invece, l'atmosfera (un'atmosfera da neon rotti, sporadicamente illuminata da ombre di colore, dai "fantasmi" delle luci delle giostre del luna park andato a fuoco) ed i personaggi (pupi stereotipati, assolutamente privi di personalità e di volontà, che, come spesso accade in Queneau, mutano nome nella speranza di sfuggire a se stessi). Il protagonista, in particolar modo, mi ha intristita ed indisposta: non è, come scritto in quarta di copertina, fratello gemello di Zazie, il Pierrot di questo romanzo poiché non le somiglia in nulla. Dell'irriverente bimbetta non ha, ad esempio, né l'intraprendenza né la salvifica e liberatoria volgarità. Servile, malinconico, passivo, sembra aver oramai accettato di portare per sempre, disegnata sul viso, una piccola lacrima, emblema di un destino infelice al quale non intende sottrarsi.

    said on 

  • 4

    Tante piccole storie si intrecciano intorno a Pierrot, un quasi trentenne che prende la vita così com'è, come gli capita, vivendo alla giornata con una preoccupazione minima del domani. Luna Park e circhi, fachiri e principi poldevi, PMU e tentativi di innamoramento si alternano con una narrazion ...continue

    Tante piccole storie si intrecciano intorno a Pierrot, un quasi trentenne che prende la vita così com'è, come gli capita, vivendo alla giornata con una preoccupazione minima del domani. Luna Park e circhi, fachiri e principi poldevi, PMU e tentativi di innamoramento si alternano con una narrazione sempre pacata, senza strappi e fatta di una incredibile ricchezza linguistica, che è il vero valore aggiunto in tutta l'opera di Queneau.
    Meriterebbe di essere letto con un dizionario di argot alla mano, perché è veramente impegnativo in lingua.

    said on 

  • 4

    " - il signore ha l'aria trasognata, disse il portiere di notte.
    – non sono il tipo, disse Pierrot. ma spesso mi capita di non pensare a niente.
    – è già meglio che non pensare affatto, disse il portiere di notte. "

    said on 

  • 4

    Queneau mi sorprende sempre. Questo breve romanzo inizia, sembra, senza un percorso. E’ una storia di persone, di posti, di mestieri. Man mano che si legge, però, si cominciano a delineare meglio i personaggi e cominciare a capire che, in fondo, un filo conduttore esiste. Fino al termine, dove tu ...continue

    Queneau mi sorprende sempre. Questo breve romanzo inizia, sembra, senza un percorso. E’ una storia di persone, di posti, di mestieri. Man mano che si legge, però, si cominciano a delineare meglio i personaggi e cominciare a capire che, in fondo, un filo conduttore esiste. Fino al termine, dove tutto si dipana e si sciolgono i nodi narrativi.
    Il filo conduttore, però, non è la storia “semi gialla” che inaspettatamente si presenta durante il racconto; il filo conduttore sono le persone ed il loro stile di vita. Chi vive “alla giornata”, chi possiede un intero lunapark (anzi Uni-park), chi passa la sua vita a curare un mausoleo, chi alla ricerca del proprio amore perduto. Tutti mestieri diversi ma tutti hanno un filo conduttore: la solitudine.
    Romanzo ironico ma molto delicato

    said on 

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