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Pietr il Lettone

By Georges Simenon

(1006)

| Paperback | 9788845910104

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Book Description

«La presenza di Maigret al Majestic aveva inevitabilmente qualcosa di ostile. Era come un blocco di granito che l’ambiente rifiutava di assimilare.
«Non che somigliasse ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a dopp Continue

«La presenza di Maigret al Majestic aveva inevitabilmente qualcosa di ostile. Era come un blocco di granito che l’ambiente rifiutava di assimilare.
«Non che somigliasse ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate.
«Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi.
«Aveva in particolare un modo tutto suo di piazzarsi in un posto che era talora risultato sgradevole persino a molti colleghi».

98 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un bel romanzo, che però non mi ha convinto del tutto, non c’è stato il colpo di fulmine con Maigret che (non so perché) mi aspettavo. Comunque una trama gialla interessante, anche se per i miei gusti non del tutto soddisfacente, e un personaggio che ...(continue)

    Un bel romanzo, che però non mi ha convinto del tutto, non c’è stato il colpo di fulmine con Maigret che (non so perché) mi aspettavo. Comunque una trama gialla interessante, anche se per i miei gusti non del tutto soddisfacente, e un personaggio che mi ha incuriosito: sicuramente leggerò altro di Simenon e/o Maigret, anche se magari non proprio tutta la (immensa) bibliografia.

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/17317

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    Phoebes said on Jul 23, 2014 | Add your feedback

  • 11 people find this helpful

    La teoria della crepa

    Appassionato lettore di Simenon, ma non molto amante dei gialli, non avevo mai approcciato un "Maigret", forse diffidando della monumentale serialità del filone, che conta (credo) oltre settanta titoli.
    Ho approfittato della ripubblicazione in ebook ...(continue)

    Appassionato lettore di Simenon, ma non molto amante dei gialli, non avevo mai approcciato un "Maigret", forse diffidando della monumentale serialità del filone, che conta (credo) oltre settanta titoli.
    Ho approfittato della ripubblicazione in ebook della collana per investigare sul caso del celebre Commissario.
    "Pietr il lettone" mi ha sorpreso per il clima decisamente più da noir psicologico che da racconto d'investigazione, non privo di qualche gratuita asprezza nella descrizione degli stranieri, in particolare degli abitanti del quartiere ebraico di Parigi (nel 1932, probabilmente, era considerato normale usare certe deliberate rudezze).
    La finezza nelle descrizioni è tutta simenoniana, come la fenomenale pagina in cui Maigret viene (faticosamente) inscritto nel contesto del lussuoso hotel Majestic come un massiccio corpo estraneo incappottato in mezzo al jetset in smoking.
    Resta davvero impresso il personaggio del titolo, portatore di un segreto che è anche il plot-twist del racconto (e quindi non ne parlerò), criminale internazionale tutto d'un pezzo, ma che come tutti nasconde una crepa, una crepa che rende possibile al poliziotto intravvedere l'uomo dietro il giocatore.

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    Rosenkavalier70 (Goodreading) said on Jul 19, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    partire con una citazione di Proust ha portato bene

    Maigret sfogliò l'album e precisò: "Una donna giovane, con i capelli castani, sottili..." Fu sufficiente. "La signora Swann!" Esclamò il fotografo. E trovò subito il ritratto. Era l'unica volta che aveva avuto un modello presentabile.

    questa è la pr ...(continue)

    Maigret sfogliò l'album e precisò: "Una donna giovane, con i capelli castani, sottili..." Fu sufficiente. "La signora Swann!" Esclamò il fotografo. E trovò subito il ritratto. Era l'unica volta che aveva avuto un modello presentabile.

    questa è la prima inchiesta del Commissario Maigret scritta da Simenon nell'inverno 1929 a bordo dell'Ostrogoth, poi pubblicata nel 1931

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    ♥Cricri♥ said on Jul 7, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Il voto giusto sarebbe 3.5 ma non potendo preferisco arrotondare per difetto, considerando che saranno tanti i libri che leggerò di questo autore, con la speranza di assegnare tanti punteggi pieni…

    Ritorno a leggere Simenon dopo (quasi) una ventina ...(continue)

    Il voto giusto sarebbe 3.5 ma non potendo preferisco arrotondare per difetto, considerando che saranno tanti i libri che leggerò di questo autore, con la speranza di assegnare tanti punteggi pieni…

    Ritorno a leggere Simenon dopo (quasi) una ventina d'anni, e questa volta - nel limite del possibile - proverò ad andare per ordine, per lo meno con la serie su Maigret.

    In questo "esordio" da protagonista Maigret ci viene descritto come un personaggio burbero, di stazza imponente, gran bevitore di birra e fumatore di pipa; lavoratore instancabile, capace di lunghi inseguimenti e pedinamenti in condizioni climatiche impossibili. Il merito del primo episodio "Pietr il lettone" è quindi, appunto, quello di presentarci il commissario; il caso infatti - seppur interessante - non è di quelli clamorosi, da lasciare senza fiato. Tutt'altro. Scorre in maniera lenta, senza particolari elementi di suspance; permettendo di entrare in maniera visiva e intensa nelle atmosfere cupe e piovose di Fècamp (la cui ambientazione è quella che ho preferito). Anche i continui appostamenti in molti dei locali dell'hotel Majestic sono descritti altrettanto bene. Grande capacità nei dialoghi, soprattutto nell'ultimo (quasi un monologo)

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    ilboss said on Apr 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    (Pubblicata anche qui: http://bibliomaniarecensioni.blogspot.it/2013/11/mini-r…

    Georges Simenon è un autore che apprezzo moltissimo: tuttavia, paradossalmente, l’ho conosciuto soprattutto attraverso i suoi roman ...(continue)

    (Pubblicata anche qui: http://bibliomaniarecensioni.blogspot.it/2013/11/mini-r…

    Georges Simenon è un autore che apprezzo moltissimo: tuttavia, paradossalmente, l’ho conosciuto soprattutto attraverso i suoi romanzi non legati al commissario Maigret, il personaggio che più l’ha reso popolare. Dato che percepivo questa mancanza come una pecca nel mio rapporto con questo autore, ho deciso di porre subito rimedio e di cominciare a leggere Le inchieste di Maigret, seguendo l’ordine di pubblicazione.
    Purtroppo, credo che proprio le mie letture pregresse abbiano un po’ penalizzato l’incontro con la prima indagine di questo commissario così iconico. A voler ben vedere, Maigret in sé e per sé mi è piaciuto moltissimo: è delineato con pochi gesti e con ancor meno parole, ma si presenta subito come un protagonista dotato di un’anima forte e ben percepibile dal lettore. La pipa, suo oggetto-icona, fa subito la sua comparsa e mette il punto a una descrizione che riprende un po’ l’immagine che ormai tutti hanno in mente, anche chi non ha mai letto i libri: completa il ritratto di un uomo robusto e muscoloso, taciturno, dedito al lavoro, apparentemente distaccato ma in realtà percorso da sentimenti forti, che trapelano solo di tanto in tanto. A questo proposito, mi è piaciuta moltissimo la descrizione dell’amicizia tra lui e Torrance, suo collega.
    La scrittura di Simenon, oltretutto, si mantiene su un livello sempre piuttosto alto e con le sue parole riesce a delineare persone e ambienti incredibilmente vividi.
    Quel che invece non mi ha convinta, in questo libro, è stato il dipanarsi della trama. Il giallo non dà particolari grattacapi e l’identità di questo Pietr, subdolo criminale internazionale, è meno misteriosa di quanto avrei voluto. Mi sarebbe piaciuto trovare un’attenzione maggiore nei confronti del mistero, una maggior complessità – ma temo che questo sia stato un errore mio: mi aspettavo una sorta di giallo deduttivo, mentre Simenon punta sin da subito a una descrizione dell’animo umano, delle spinte emotive che possono portare un uomo a fare di tutto pur di compiacere chi ammira. In questo, il romanzo assomiglia molto ai titoli da me già letti (La camera azzurra, Cargo); tuttavia, trattandosi appunto di un giallo, non mi aspettavo una risoluzione così repentina del mistero e una conclusione che, nonostante gli avvenimenti che la caratterizzano, si potrebbe definire un po’ anticlimatica.
    Ora che però ho inquadrato meglio il tipo di indagini in cui si ascrivono le inchieste di Maigret, penso che riuscirò ad apprezzare di più i prossimi volumi.

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    Cami said on Apr 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    le stelline sono perché il ragazzo promette bene ....

    Lo so. L’ho già letto.
    So di averlo letto, ma dal 1993 sono passati un po’ di anni.
    E il saggio di Lacassin mi ha fatto sentire in colpa.
    Vuoi vedere che l’ho letto tipo Freccia bianca (l’ultima volta che ne ho preso uno era pure in orario) e non ho ...(continue)

    Lo so. L’ho già letto.
    So di averlo letto, ma dal 1993 sono passati un po’ di anni.
    E il saggio di Lacassin mi ha fatto sentire in colpa.
    Vuoi vedere che l’ho letto tipo Freccia bianca (l’ultima volta che ne ho preso uno era pure in orario) e non ho apprezzato questo e quello?

    Confesso di avere una certa tendenza a prendere la rincorsa nei libri che mi acchiappano e non va bene. Anche questa è una di quelle cose che non mi ricordo spesso di sapere.

    Già mi piaceva la forma tipografica: copertina gialla e foto in bianco e nero. Adesso che ho scoperto poter essere la fotografia delle prime edizioni sono ancora più soddisfatta..

    Tutti sanno essere, dalla quarta di copertina e della breve introduzione, il primo romanzo in cui compare, in pianta stabile, Maigret, ma qualcuno è in grado già di dire non trattarsi del solito Maigret. E che cavolo! Lasciategli il tempo di diventarlo, il solito commissario!

    Intanto lui ce lo presenta. E’ la prima volta e insiste molto sulla figura grande, massiccia, che spesso si ferma in un’immobilità che sconcerta chi gli sta intorno.
    C’è già la sua amata stufa in ghisa arroventata, le sue birre e i suoi panini, trangugiati in ufficio.
    A casa c’è la signora Maigret, che aspetta, pronta a cucinargli qualcosa a qualsiasi ora, più o mento.
    C’è già molto altro: le portinerie che sanno tutto degli inquilini, gli albergatori degli hotel lussuosi tremebondi all’idea della polizia tra specchiere e tappeti.
    I teatri dove va la gente che conta, in frac e abiti da sera. I locali dove si cena a champagne (e mi piacerebbe esserci stata a vedere l’occhiata di Maigret alla vecchia che gli tira palline di pane). Il ghetto, soffocante, proletario, dalle strade strette, dove vive un’umanità ricca solo di miseria, isolata rispetto alla Parigi che ha intorno.

    All’inizio viene avvisato che arriverà, forse, a Parigi un famoso truffatore. Quando va alla stazione vede Pietr scendere dal treno e sul treno c’è un morto che somiglia a Pietr, solo peggio vestito.
    Da questo momento il commissario è un’ombra (molto evidente) che segue i personaggi nei loro spostamenti: il miliardario americano e la moglie impellicciata e ubriacona, Pietr stesso, cha appare e scompare, un derelitto che sembra Pietr e che si aggira per squallide osterie a bere, su una scogliera una casa accogliente con una donna giovane e carina con due bimbi che aspetta il marito ufficiale su un mercantile e ospita il derelitto, qualcuno che si intrufola nei vicoli del ghetto per raggiungere una donna rabbiosa.

    Quello che emerge è anche l’atteggiamento del commissario, burbero, ma che comprende le debolezze e le paure umane e ha pietà per le passioni che travagliano le menti e i cuori.
    Non è il classico investigatore tutto cervello e distintivo, né lo sbandato ubriacone che cerca nella soluzione dei casi di chiarire anche la propria vita. Non è bello, è freddoloso, gli piace bere e mangiare i piatti di casa, è felicemente sposato con una donna tranquilla.

    I personaggi poi non sono mai tutti buoni o tutti cattivi e le regole del giallo classico vengono ignorate.
    I romanzi di avventura sono ancora temporalmente molto vicini e ci se ne accorge, anche se con il tempo finirà per tralasciare pure quelli.

    Maigret viene ferito, ma resiste nella sua silenziosa persecuzione fino allo scioglimento finale. Torrence viene ucciso crudelmente, ma nei romanzi successivi ci sarà ancora.
    E’ il bello della finzione letteraria.

    10.03.2014

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    Anina e "gambette di pollo" said on Mar 11, 2014 | 3 feedbacks

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