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Pietre che cantano

Studi sul ritmo di tre chiostri catalani di stile romanico

Di

Editore: SE

4.3
(40)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 887710645X | Isbn-13: 9788877106452 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Menduni

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Art, Architecture & Photography , Musica , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
"Rari sono i libri che possono cambiare la vita di chi li legge: questo è uno di essi. Chi sappia cavarne tutte le deduzioni, vede in modo nuovo la storia, ascolta altrimenti i suoni della natura e la musica, guarda diversamente le cose. Intanto le guarda con l'orecchio: impara a coglierne il ritmo, la vibrazione essenziale. Schneider osservò i chiostri romanici di San Cugat, di Gerona e di Ripoll in Catalogna, annotò le figure effigiate sui capitelli assegnando a ciascuno un valore musicale, quindi lesse come simboli di note le singole figure, basandosi sulle corrispondenze tramandate dalla tradizione indù, e scoprì infine che la serie corrispondeva alla esatta notazione degli inni gregoriani dedicati ai santi di quei chiostri." (Elémire Zolla)
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  • 3

    Il libro è molto bello è interessante. L'autore si rivela un fine ed attento osservatore a cui unisce una spiccata capacità analitica. Di fatto il testo è più che altro una buona fonte di informazioni. Le tre stelle, che poi sarebbero tre e mezzo a dire il vero, sono dovute al fatto che nonostant ...continua

    Il libro è molto bello è interessante. L'autore si rivela un fine ed attento osservatore a cui unisce una spiccata capacità analitica. Di fatto il testo è più che altro una buona fonte di informazioni. Le tre stelle, che poi sarebbero tre e mezzo a dire il vero, sono dovute al fatto che nonostante l'erudizione, nonostante lo sforzo investigativo e lo studio, le considerazioni riportate non vanno oltre la connessione di cause secondarie; ovvero "non centrano mai a pieno l'obiettivo", ma si fermano a parallelismi tra elementi posti sullo "stesso piano di realtà". Non di meno queste connessioni, per quanti abbiano un approccio meno erudito e più "cardiaco", possono rivelarsi fonte di ulteriori fini intuizioni.

    ha scritto il 

  • 4

    La musica e lo spirito.

    La tesi del libro mi affascinò fin da quando ne lessi la recensione quando uscì. Poi lo persi di vista, i miei interessi cambiarono e per un po' la musica antica passò in secondo piano. Ma quando ripresi a suonare, mi capitò di nuovo tra le mani il trafiletto conla recensione che avevo messo da p ...continua

    La tesi del libro mi affascinò fin da quando ne lessi la recensione quando uscì. Poi lo persi di vista, i miei interessi cambiarono e per un po' la musica antica passò in secondo piano. Ma quando ripresi a suonare, mi capitò di nuovo tra le mani il trafiletto conla recensione che avevo messo da parte: lo inetrpretai come un segno del destino. Tanto più che, in quel periodo, avevo comperato "Ars Musica" (-> la mia libreria) e, l'estate, andavo a cantare il gregoriano il sabato all'abbazia di Chiaravalle.
    Premetto che a me il libro è piaciuto molto; a pensarci bene più per la tesi che per come è scritto. L'autore dimostra, attraverso una collazione di fatti e indizi, che i fregi dei capitelli di tre chiostri di monasteri spagnoli sono in realtà la trasposizione architettonica di canti gregoriani. Di sicuro è una tesi ardita e qualcuno potrà prenderla come fantasiosa. D'altra parte, consideriamo che quella medievale era una cultura per sua natura multidisciplinare, nella quale il simbolo aveva un posto fondamentale.
    E poi, se proprio vogliamo, consideriamo anche che fissare certi canti importanti nella pietra li poneva al riparo dagli incendi (non rari) e dalla perdita dei libri.
    Sarebbe interessante ripercorrere le tesi del libro alla luce delle conoscenze più approfondite che si hanno oggi della musica medievale: gli studi degli ultimi 30 anni hanno rivelato cose prima sconosciute e hanno cambiato perfino il modo di suonare quella musica. Per fare un esempio pedante e banale, mi sembra di ricordare che nel libro (non ce l'ho ora sottomano) si usino termini legati al concetto di tonalità, concetto sconosciuto nel medio evo: i modi erano cosa molto diversa (appena ritrovo il libro, controllo).
    Difficilmente sapremo mai se la tesi dell'autore sia fondata o no, a meno di non trovare i disegni e i piani di realizzazione delle abbazie esaminate (piani che forse non sono mai esistiti in forma scritta).
    Un'ultima considerazione, detta da una persona che crede nella spiritualità ma non nella religione (che è cosa ben diversa).
    La possibilità che queste persone avessero un contatto così quotidiano e simbolico con ciò che di più profondo c'era nella loro missione mi sgomenta e mi affascina allo stesso tempo: è lo Spirito (cosa ben diversa dalla religione!) che irrompe nella quotidianità. Del resto la loro idea della divinità era molto diversa da quella che potremmo pensare: sono convinto che oggi giorno i primi scrittori cristiani avrebbero qualche problema con il Santo Uffizio (o come si chiama ora).

    Veniamo ora al punto dolente, ovvero la scrittura: a mio avviso, molto pesante e aulica. Doveva essere una caratteristica del linguaggio "colto" del periodo intorno alla metà del '900; libri interessantissimi ma dal linguaggio altrettanto pesante, che la traduzione appesantisce ulteriormente. Chi abbia letto Joseph Campbell o Mircea Eliade (per citarne solo due) ha già affrontato questo problema. E quindi, che dire?
    In bocca al lupo! Chi è interessato all'argomento, troverà che ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 0

    Schneider osservò i chiostri di San Cugat, di Gerona e di Ripoll in Catalogna, annotò le figure fantastiche effigiate sui capitelli assegnando a ciascuno un valore musicale, quindi lesse come simboli di note le singole figure, basandosi sulle corrispondenze tramandate dalla tradizione indù, e sco ...continua

    Schneider osservò i chiostri di San Cugat, di Gerona e di Ripoll in Catalogna, annotò le figure fantastiche effigiate sui capitelli assegnando a ciascuno un valore musicale, quindi lesse come simboli di note le singole figure, basandosi sulle corrispondenze tramandate dalla tradizione indù, e scoprì infine ce la serie corrispondeva alla esatta notazione degli inni gregoriani dedicati ai santi di quei chiostri.

    ha scritto il 

  • 4

    Un'affascinante alchimia di paesaggi e curiosità; un trattato di musicologia, matematica, storia dell'arte, filosofia, iconografia, mitologia; una visione poetica, olistica, insolita su materie e storie già viste e conosciute, e in tal modo fatte rinascere. A tratti, sinceramente, è un po' pompo ...continua

    Un'affascinante alchimia di paesaggi e curiosità; un trattato di musicologia, matematica, storia dell'arte, filosofia, iconografia, mitologia; una visione poetica, olistica, insolita su materie e storie già viste e conosciute, e in tal modo fatte rinascere. A tratti, sinceramente, è un po' pomposo e noioso, criptico e da iniziati. Più spesso, però, il libro si apre anche verso i "poveretti" che non hanno mai pensato a collegare note, numeri, immagini, e li guida verso un mondo veramente fantastico del percepire: a tutto tondo, i sensi completamente aperti a ricevere l'energia e la bellezza di un universo che è vibrazione in tutte le sua manifestazioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Insuperabile

    "Le figure fantastiche effigiate sui capitelli dei chiostri romanici di san Cugat, di Gerona e di Ripoll, in Catalogna, come simboli di note musicali disposte in rigorosa successione e corrispondento agl'inni gregoriani dedicati ai santi di qeui chiostro"


    La prova che nel Medioevo vi eran ...continua

    "Le figure fantastiche effigiate sui capitelli dei chiostri romanici di san Cugat, di Gerona e di Ripoll, in Catalogna, come simboli di note musicali disposte in rigorosa successione e corrispondento agl'inni gregoriani dedicati ai santi di qeui chiostro"

    La prova che nel Medioevo vi erano conoscenze metafisiche simili a quelle che avevano generato la teoria musicale indù.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro straordinario da molti punti di vista: davvero in grado, come suggerisce Emile Zolla, di cambiare la percezione delle cose.
    Mi spiace solamente di essere ignorante in fatto di conoscenze musicali. Immagino che il tentare di ricostruire musicalmente le melodie espresse dai simboli n ...continua

    Un libro straordinario da molti punti di vista: davvero in grado, come suggerisce Emile Zolla, di cambiare la percezione delle cose.
    Mi spiace solamente di essere ignorante in fatto di conoscenze musicali. Immagino che il tentare di ricostruire musicalmente le melodie espresse dai simboli nei capitelli costituisca una possibile ulteriore emozione comunicata da questo indimenticabile testo.

    ha scritto il 

  • 5

    e nessuna che stoni

    Nessun compiacimento, nessun paludamento: il tripudio di erudizione cui assistiamo è completamente posto al servizio dell’intuizione di fondo (“di spicco”, bisognerebbe dire).
    Mozzafiato come un thriller, ineccepibile nella dimostrazione delle proprie tesi e, nei casi in cui vengono “sempli ...continua

    Nessun compiacimento, nessun paludamento: il tripudio di erudizione cui assistiamo è completamente posto al servizio dell’intuizione di fondo (“di spicco”, bisognerebbe dire).
    Mozzafiato come un thriller, ineccepibile nella dimostrazione delle proprie tesi e, nei casi in cui vengono “semplicemente” proposte delle ipotesi, misurato, oggettivo e il più possibile scrupoloso.

    Speciale, per me, la parte dedicata all’antropocosmo.

    ha scritto il 

  • 5

    Pietre che cantano: ovvero, saper far cantare le pietre

    Schneider è uno studioso che, insieme a De Santillana, Jung, Corbin e pochi altri, appartiene al empireo di coloro che più hanno contribuito alla formazione della mia immagine del mondo. Ciò che accomuna questi autori è il fatto che i loro studi hanno un aspetto "apocalittico", ovvero costituisco ...continua

    Schneider è uno studioso che, insieme a De Santillana, Jung, Corbin e pochi altri, appartiene al empireo di coloro che più hanno contribuito alla formazione della mia immagine del mondo. Ciò che accomuna questi autori è il fatto che i loro studi hanno un aspetto "apocalittico", ovvero costituiscono una sorta di rivelazione: gettano luce su fatti e realtà che altrimenti sarebbero rimasti totalmente inaccessibili; ulteriormente questi fatti e realtà, una volta acquisiti, diventano principi esplicativi o, perlomeno, chiavi interpretative che consentono una accresciuta capacità di lettura peersonale. Questo testo straordinario, incluso anche nel prodigioso "animali simbolici" stampato da Rusconi , costituisce l'analisi dei rilievi e motivi scultorei presenti in due chiostri catalani, non lontani da Barcellona. Quel chiostro attorno al quale io e tanti altri turisti avremmo girato facendo brutte fotografie lasciandoci distrarre dal volo di qualche rondine che torna al nido, viene decodificato dallo sguardo di Schneider che ne ricostruisce il significato e la funzione musicale; già questo sarebbe stato un contributo notevole. L'autore tuttavia prosegue nella analisi di quel codice e della sua genesi dilatando la sua indagine fino a portarci, in una sorta di vertiginoso viaggio nel tempo, alle origini della cultura umana. Se questo libro ha così impressionato me, musicalmente istruito un po' meno di un babbuino, immagino che chi abbia un minimo di competenze musicali possa trovare in questo libro qualcosa di cui potrà dire: "solea quietar tutte mie voglie"

    ha scritto il 

  • 0

    Interessante l'analisi del chiostro di S.Maria de Ripoll in Spagna. Il chiostro e suoi simbolismi vengono ricondotti all'anno astrolgico, stagionale, cristiano a definire un antropocosmo critico che separa il quadrante in paesaggi da cui l'anima transita nelle diverse fasi della vita e della mort ...continua

    Interessante l'analisi del chiostro di S.Maria de Ripoll in Spagna. Il chiostro e suoi simbolismi vengono ricondotti all'anno astrolgico, stagionale, cristiano a definire un antropocosmo critico che separa il quadrante in paesaggi da cui l'anima transita nelle diverse fasi della vita e della morte. Il chiostro dedicato ai riti di guarigione del sostizio estivo G.Giovanni Battista definisce la guarigione come rovesciamento del tempo come cammino a ritroso... un'inversione del percorso solare e dell'io nel quadrante rappresentato dak chiostro. Ecco perchè i riti di guarigione, (v. sciamanesimo, foul etcc.) rappresentano ogni tipo di eccentricità a rovesciamento e capovolgimento del percorso di vita del malato. Non ho sviluppato una lettura sufficientemente attenta agli aspetti musicali del trattato. Uno spunto interessante è il collegamento dei toni musicali a particolari sentimenti, situazioni, come il "Mi" non solo figurativamente legto al bue ricorrente nei chiostri esaminati, ma legato per conseguenza al simbolo di vittima che il bue rappresenta. Il "Mi" verrebbe così ad essere il lamento della vittima. Una curiosa prospettiva in un contesto musicale che si crede più affidato ai rapporti che non ai valori tonali assoluti.

    ha scritto il