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Pinocchio: un libro parallelo

Di

Editore: Adelphi (BIblioteca, 420)

4.1
(123)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese

Isbn-10: 8845916715 | Isbn-13: 9788845916717 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Quest'opera è un libro nel libro in cui Manganelli scrittore da un latoillumina "Pinocchio" di una luce nuova e dall'altro dà forma all'ennesimopaesaggio della propria poetica. Il classico di Collodi diventa così piùterrificante ma anche più euforico, più enigmatico ma anche più ricco dirisonanze metaforiche e simboliche. E in particolare il percorso di Pinocchio,personaggio insieme umano, animale, vegetale e ultraterreno, mosso sindall'inizio da "una vocazione metamorfica e insieme teatrale", da un "occulto,multiforme futuro". Questo percorso, infatti, altro non è se nonl'attraversamento del Regno dei Morti, che ha il suo centro nel cuore dellibro, ma che si estende a tutta la topografia collodiana.
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  • 5

    E' l'atto della creazione che sbalordisce. E' Collodi che crea un libro stupendo su un burattino, ma è anche Geppetto che dà vita a Pinocchio ed è sicuramente Manganelli che inventa un'opera d'arte, cogliendo quei vaghi fluttuanti significati che nessun dizionario è in grado di cogliere e cata ...continua

    E' l'atto della creazione che sbalordisce. E' Collodi che crea un libro stupendo su un burattino, ma è anche Geppetto che dà vita a Pinocchio ed è sicuramente Manganelli che inventa un'opera d'arte, cogliendo quei vaghi fluttuanti significati che nessun dizionario è in grado di cogliere e catalogare, significati che propriamente stanno tra parola e parola.

    In questo Libro Parallelo ho avvertito concretamente la sua sensibilità e la sua intelligenza, perché anch'io quando leggo un libro lo vivo a modo mio, lo ricreo e mi espongo alle sue intemperie senza difese ma … come dire ... some people feel the rain, others just get wet.

    Si capisce che Manganelli fa esperienza durante la lettura - come asserisce lui stesso Un libro non si legge; vi si precipita; esso sta, in ogni momento, attorno a noi. Ma sono ancora indecisa se considerare questo suo prodigioso “parallelismo” come l'opera di un filologo innamorato, di un patafisico o di un virtuoso (vizioso?) del gioco linguistico e non solo tecnicamente, ma anche per l'immaginazione e per l'appassionante combinazione di interpretazioni.

    In lui, lettore e autore coincidono perfettamente, e se l'uno prova inquietudine per un armadio sempre chiuso, l'altro ne sviscera ingegnosamente le possibili cause: In quell'armadio deserto e compatto si nasconde la follia di Mastro Ciliegia? O è la “grande inutilità” che regge il mondo del reale?

    La frequentazione dei personaggi lo coinvolge in prima persona. Li osserva dapprima con grande attenzione, per riflettere in seguito sulle loro caratteristiche. Di fronte alla Volpe gli viene immediato pensare che ha del letterato ... Le sue menzogne non sono mai generiche: con la passione esclusiva del maniaco, ama il particolare, la minuzia, l'assurda, cronachistica invenzione del vero; ma la Volpe è anche prigioniera di questa sua stupenda vocazione.

    Ma soprattutto, meravigliosa e centrale, nell'analisi di Manganelli, è l'esaltazione del tipo diverso di favola creato da Collodi, dove tutti gli interventi, che vorrebbero essere pedagogici, sono, a ben guardare, torture, vessazioni, efferatezze, sevizie tali da far pensare ad un risorto Quarto Reich. Sopra i giochi linguistici - solo apparentemente predominanti – aleggia chiaramente l'idea di Collodi, condivisa e rielaborata da Manganelli, che la natura dell'uomo è crudele. Solo Pinocchio E' innocente, per questo l'errore è dalla sua parte. Pinocchio presuppone l'errore, ma Pinocchio è un burattino, in lui tutto è antropomorfico, nulla è umano.

    Alla fine di questo tipo diverso di favola non solo non “vissero felici e contenti” ma non si distinguono nemmeno i buoni dai cattivi. La magia è tutta solo in Pinocchio che, pur morendo come burattino, passa la sua eredità al bambino, il quale quindi non ha madre e non è orfano. La sua origine misteriosa è intatta. Il nuovo Pinocchio può cominciare a prepararsi ad un nuovo itinerario, ad una nuova notte di transito. E' pronto cioè a ripetere gli stessi errori e a fare di nuovo da capro espiatorio in una società distorta

    Poiché lui, l'innocente, era stato giudicato colpevole di omicidio, lui e nessun altro era la pietra angolare della struttura demente. (Centuria)

    ha scritto il 

  • 0

    Non ho mai amato la favola di Pinocchio. Ho letto questo libro - lo ammetto - in modo pregiudizievole e acritico.
    Il grande Manganelli ha avuto il potere di stravolgere la mia idea di Pinocchio, e mi ha accompagnata, circondandomi di simboli significanti e metafore, dentro questo regno mi ...continua

    Non ho mai amato la favola di Pinocchio. Ho letto questo libro - lo ammetto - in modo pregiudizievole e acritico.
    Il grande Manganelli ha avuto il potere di stravolgere la mia idea di Pinocchio, e mi ha accompagnata, circondandomi di simboli significanti e metafore, dentro questo regno misterioso e oscuro da cui tutti rifuggiamo per paura. Un libro nel libro, un Pinocchio nuovo, evoluto nella sua metamorfosi teatrale, in viaggio - insieme al lettore - verso il suo occulto multiforme futuro.

    ha scritto il 

  • 0

    Un itinerario lungo Pinocchio

    «Posso sfogliare una pagina, e posso sfogliare una parola, anche andare a capo infinite volte di un a capo, leggere un bianco, tacere un suono, di ogni lettera fare un’iniziale. Nulla di ciò sarà mai arbitrario, tutto sarà rigoroso, ubbidiente, devoto» (p. 19).


    Capitolo dopo capitolo Manga ...continua

    «Posso sfogliare una pagina, e posso sfogliare una parola, anche andare a capo infinite volte di un a capo, leggere un bianco, tacere un suono, di ogni lettera fare un’iniziale. Nulla di ciò sarà mai arbitrario, tutto sarà rigoroso, ubbidiente, devoto» (p. 19).

    Capitolo dopo capitolo Manganelli ripercorre con un’analisi visionaria e suggestiva Le avventure di Pinocchio .
    Conosco pochissimo Manganelli e devo dire che questo libro all’inizio mi è sembrato un tantino cervellotico, soprattutto nell’incipit.
    Proseguendo nella lettura però si chiariscono le intenzioni dell’autore e il lettore capisce meglio la sua impostazione di analisi, che è tutta interna al testo.
    Non un riferimento a Collodi nella sua funzione di autore , concetto che Manganelli sembra disconoscere massimamente.
    Il suo saggio è un viaggio tutto all’interno del testo , teso a scandagliarne i rimandi interni, i temi più forti e maggiormente evocativi.
    Per me, che ho la mania della contestualizzazione storica di un’opera e il culto dell’autore, non è stato semplicissimo accostarmi a questa lettura.
    Tuttavia c’è un elemento su cui Manganelli si sofferma spesso e che mi ha convinta del rigore dell’indagine manganelliana.
    Si tratta dei luoghi di Pinocchio.
    Manganelli infatti si sofferma a lungo sulla geografia delle Avventure , sui confini e sulle distanze che intercorrono tra i posti del libro.
    Manganelli mi ha svelato che quelle di Pinocchio non sono semplici ambientazioni ma un vero e proprio mondo.
    Al lettore avventuroso e innamorato del libro la sfida di esplorarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Quale Pinocchio sei?

    Allora, io ho letto Pinocchio alle elementari. Poi ho letto questo libro di Manganelli e ho sentito l'urgenza di rileggere il Pinocchio di Collodi. Questa volta però non mi hanno fregato: alle elementari mi avevano dato una "versione tradotta" per minus, e io, forte delle dritte di Giorgio il Par ...continua

    Allora, io ho letto Pinocchio alle elementari. Poi ho letto questo libro di Manganelli e ho sentito l'urgenza di rileggere il Pinocchio di Collodi. Questa volta però non mi hanno fregato: alle elementari mi avevano dato una "versione tradotta" per minus, e io, forte delle dritte di Giorgio il Parallelo, mi sono preso la soddisfazione di leggere Pinocchio in lingua originale e da lì rileggerlo e ancora e citarlo e vantarmi e situazionarlo e implementarlo e taggarlo e stupire e stupirmi.

    ha scritto il 

  • 4

    che sagoma Manganelli.
    ti fa viaggiare dentro un libro, ti porta per mano tra battute idee suggestioni e svolazzamenti gratuiti e geniali, poi a un certo punto fa:
    "Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi. La pagina, come rivela anche la sua forma, non è che una por ...continua

    che sagoma Manganelli.
    ti fa viaggiare dentro un libro, ti porta per mano tra battute idee suggestioni e svolazzamenti gratuiti e geniali, poi a un certo punto fa:
    "Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi. La pagina, come rivela anche la sua forma, non è che una porta alla sottostante presenza del libro, o piuttosto ad altra porta, che porta ad altra. Finire un libro significa aprire l'ultima porta, affinché non si chiuda più né questa né quelle che abbiamo finora aperte per varcarne la soglia, e tutte quelle che infinitamnete si sono aperte, continuano ad aprirsi, si apriranno in un infinito brusio di cardini. Il libro finito è infinito, il libro chiuso è aperto; tutto il libro si raccoglie attorno a noi, tutte le pagine sono una pagina, sono un'unica porta, la porta è così spalancata che non solo posso varcarne la soglia, ma la porta è diventata soglia di se stessa, io penetro la porta, tutte le porta sono penetrabili, non si distinguono le porte aperte dalle porte chiuse, le porte portano da porta a porta, nulla è chiuso, tutto è chiuso, tutto è aperto, nulla è aperto".
    Che non vuol dire probabilmente un cazzo, però rimani lo stesso a bocca aperta.

    ha scritto il 

  • 2

    Ora ricordo perfettamente perché non mi sono specializzata in teoria della letteratura o in semiotica del testo: per evitare questi libretti leziosi e altisonanti che analizzano, smontano e rimontano passo passo le opere con la pretesa di essere nella mente dell’autore e decifrare cosa egli ha sc ...continua

    Ora ricordo perfettamente perché non mi sono specializzata in teoria della letteratura o in semiotica del testo: per evitare questi libretti leziosi e altisonanti che analizzano, smontano e rimontano passo passo le opere con la pretesa di essere nella mente dell’autore e decifrare cosa egli ha scelto di scrivere e cosa no. Ora, per la mia concezione di scrittura, secondo cui un autore davanti ad una pagina bianca sceglie, tra le miriadi di storie da raccontare, una ed una sola storia, e uno ed un solo modo di raccontare tra tutti quelli possibili, delineando un percorso e racchiudendolo entro le lettere allineate in parole, che formano righe e infine pagine..Il signor Manganelli che fa? Cerca di riempire quegli spazi tra le parole, le righe vuote tra le righe scritte, i bordi delle pagine e i margini dei concetti, con tutte quelle cose che in questo libro si incontrano e che Collodi, magari volutamente, ha preferito tralasciare. Gli concedo un 5 nella scala dei miei valori, se non per altro per la fantasia nell’approfondire e teorizzare un libro come “Pinocchio” e per la profonda conoscenza del testo. Ora: io capisco e ammetto la ricerca di intrinseche strade filosofiche esistenzialiste estetiche (continua..), in autori come Dante, Machiavelli perfino, Wilde? Ma si anche lui. Ma Collodi no, dai! Per me “Pinocchio” rimane comunque l’opera, seppur geniale, di uno scrittore che per fame scrive un raccontino a puntate sul giornale per ragazzi. Farebbe morire il burattino impiccato alla Grande Quercia per mano degli assassini, se il grande pubblico non richiedesse a gran voce altre puntate. E’ il grande pubblico che gli permette di raccogliere ogni puntata in un unico tomo e diventare il best seller del tempo, e poi di quello successivo, e di tutti i tempi a venire. E’ la necessità che spinge Collodi a scrivere questa storia strampalata, e dubito fortemente che ci sia un disegno ordinatore e superiore nell’opera che sia diverso dal filo conduttore fondamentale: dare esempio ai ragazzi che ci si deve comportare bene, che si deve ubbidire o si fa una brutta fine. Il culmine è stato a pag.188: “[Il Pescecane]Forse mangia i pesci che mangiarono la «buccia asinina» di Pinocchio e dunque mangia la trasformazione di Pinocchio”.
    Ma è pur vero, che con i ma e con i se non si fa la storia.
    Un punto in più per questa frase: “Vi sono righe in cui le parole che vanno lette non sono state scritte. Anche il silenzio è parola.” Pag. 203. Allora signor Manganelli, perché predica bene e razzola male? Lasciamole silenziose quelle righe, no?

    ha scritto il 

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