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Piove anche a Roma

Di

Editore: Aliberti

2.8
(9)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8874249187 | Isbn-13: 9788874249183 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Un trentenne disadattato che gira per i cimiteri a fantasticare sul passato dei volti impressi sulle lapidi. La precarietà, l’assenza di futuro, in una Torino che non riesce a conquistarsi i colori della primavera, non riguarda solo lui: coinvolge anche i suoi genitori, costretti ad afttare la loro camera da letto a una prostituta ungherese per sbarcare il lunario. E lei, Alexandra: bella, fresca e conturbante, ma costretta ad accantonare la sua laurea in lingue per esercitare clandestinamente il mestiere più antico del mondo. Esattamente l’opposto di Ivana, la donna matura e vissuta, ex terrorista che non riesce a lasciarsi alle spalle un passato tormentato e una storia d’amore tragica la cui ferita non si è mai ricucita. Tutti in un equilibrio instabile, incerto, tutti ugualmente incapaci di trovare una collocazione nel proprio tempo. Anche se la colpa non è solo della società. «Forse sono diventate il mio alibi, tutte queste speculazioni sulla ricca sfacciataggine del nostro tempo. Forse sono io a non avere il coraggio sufficiente».
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  • 3

    Sono rimasto piuttosto deluso da quest'ultimo romanzo di Pent.
    Le descrizioni della Val di Susa e di Torino sono davvero belle, e lui scrive sempre molto bene (anche se forse non all'altezza di quella scrittura che mi aveve fatto innamorare in "La nebbia dentro", ma i personaggi sono insop ...continua

    Sono rimasto piuttosto deluso da quest'ultimo romanzo di Pent. Le descrizioni della Val di Susa e di Torino sono davvero belle, e lui scrive sempre molto bene (anche se forse non all'altezza di quella scrittura che mi aveve fatto innamorare in "La nebbia dentro", ma i personaggi sono insopportabilmente petulanti e la sensazione di inutilità e di tempo sprecato che si avverte in tutte le pagine passa facilmente dal protagonista al lettore. Le vicende di una donna appena uscita dal carcere dopo una detenzione di 23 anni per avr preso parte alla lotta armata negli anni '70 e di una giovane ungherese laureata e costretta a prostituirsi potrebbero dare un po' di spessore alla storia, unitamente al precariato a cui è condannato il giovane protagonista, ma in realtà sembra sempre che stringendo le mani non rimanga niente di questo impalpabile libro. Per finire poi all'autocitazione di "Un cuore muto" che mi è parsa davvero insopportabile. Che peccato...

    ha scritto il 

  • 0

    Sig. Pent.. chi sono io per giudicare con delle stelline il suo lavoro?
    Mi fa piacere però esprimere un mio parere .
    Accanto alla solita maestria nel linguaggio, nella descrizione di scorci di Torino e del suo orgoglio operaio, ho fatto a pugni con la sua chiara posizione PRO-TAV (mi ha infastidi ...continua

    Sig. Pent.. chi sono io per giudicare con delle stelline il suo lavoro? Mi fa piacere però esprimere un mio parere . Accanto alla solita maestria nel linguaggio, nella descrizione di scorci di Torino e del suo orgoglio operaio, ho fatto a pugni con la sua chiara posizione PRO-TAV (mi ha infastidito davvero tanto, non solo per il mio pensiero opposto).

    L'autociatazione,poi, può sembrare un tentativo un po' ostentanto all'autocelebrazione: forse un po' passata come mossa, ma l'ho trovata simpatica.

    In generale mi sono piaciuti anche i personaggi, anche se non credo che sia così facile che un ragazzo "spinga" nel letto di una prostituta dell'est il proprio padre, giusto per far del bene alla madre.....

    ha scritto il 

  • 1

    viene voglia di prendere per le spalle l'amorfo protagonista e di scuoterlo finchè non si dà una mossa; un'indigestione di vittimismo e autocommiserazione.
    il punto debole del libro sono i dialoghi, improbabili e prolissi; curioso lo spunto di inventare destini per i morti quando non si riesce a ...continua

    viene voglia di prendere per le spalle l'amorfo protagonista e di scuoterlo finchè non si dà una mossa; un'indigestione di vittimismo e autocommiserazione. il punto debole del libro sono i dialoghi, improbabili e prolissi; curioso lo spunto di inventare destini per i morti quando non si riesce a dar forma al proprio. Sergio Pent in libreria: http://www.youtube.com/watch?v=YGaMYQr-zUA

    ha scritto il 

  • 3

    la prima parte piace. Quando poi nel cassetto dell'ex terrorista scopri una pistola, non puoi non pensare alle difficoltà insuperabili per trovare un finale non scontato. A quel punto finisci col rivalutare le vicissitudini erotiche paterne. L'autocitazione che giunge a metà del racconto è puro n ...continua

    la prima parte piace. Quando poi nel cassetto dell'ex terrorista scopri una pistola, non puoi non pensare alle difficoltà insuperabili per trovare un finale non scontato. A quel punto finisci col rivalutare le vicissitudini erotiche paterne. L'autocitazione che giunge a metà del racconto è puro narcisismo, tuttavia conferma la volontà dell'autore di continuare a sondare un tema che, in fondo, è il motivo per il quale ho acquistato il libro.

    ha scritto il