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Platero y yo

Elegía andaluza

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Publisher: Ediciones Cátedra

3.9
(379)

Language:Español | Number of Pages: 261 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German

Isbn-10: 8437601614 | Isbn-13: 9788437601618 | Publish date: 

Curator: Michael P. Predmore

Also available as: Hardcover , Others , Mass Market Paperback , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Book Description
Platero y yo es el mejor conjunto de poemas en prosa de la literatura española. Lectura de niños y adultos en todos los países de habla hispana. Traducido a las más importantes lenguas de cultura. Libro que es, entre otras cosas, elegía andaluza, autobiografía lírica, inmortalización del pueblo natal del autor y creación de un mito imperecedero: el burrillo de Moguer. Michael P. Predmore, especialista en la obra de Juan Ramón, ofrece en este volumen el texto cuidado de la edición alargada (1917), tres apéndices y un profundo estudio de esta obra clave de la literatura contemporánea.

Platero y yo (elegía andaluza), es conocido popularmente en su forma abreviada como Platero y yo. En esta narración lírica, Juan Ramón Jiménez recrea poéticamente la vida y muerte del burro Platero, dedicada “a la memoria de Aguedilla, la pobre loca de la calle del Sol que me mandaba moras y claveles” y se presenta en el formato de breves capítulos.

El fragmento expuesto a continuación es el comienzo del libro, frecuentemente marcado como lectura obligatoria en los establecimientos escolares de habla hispana:

“Platero es pequeño, peludo, suave; tan blando por fuera, que se diría todo de algodón, que no lleva huesos. Sólo los espejos de azabache de sus ojos son duros cual dos escarabajos de cristal negro.”
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  • 3

    Más allá de la dulzura del burrito Platero y de la belleza de la descripción de los paisajes, no hay nada. Para mi es un libro muy bonito, pero aburrido, solo las tediosas "aventuras" de un chico y su burro.

    said on 

  • 4

    Precioso libro de capítulos cortos y lleno de "versos" escritos en prosa. Maravilloso en algunos momentos, me quedo con las bellas descripciones que el autor realiza de algunos atardeceres, amaneceres, lugares de Moguer, etc. No es el típico libro para leer de un tirón, es para léerlo a pequeños ...continue

    Precioso libro de capítulos cortos y lleno de "versos" escritos en prosa. Maravilloso en algunos momentos, me quedo con las bellas descripciones que el autor realiza de algunos atardeceres, amaneceres, lugares de Moguer, etc. No es el típico libro para leer de un tirón, es para léerlo a pequeños sorbitos.

    said on 

  • 5

    Un libro a testa in giù

    Contrariamente al suo spessore che ne suggerirebbe una lettura veloce, Platero e io va letto piano, con calma, seguendo ogni ricciolo delle parole. Se non si temesse di infastidire, andrebbe letto sottovoce, non a mente né ad alta voce. Sottovoce, come una storia raccontata ai bambini, come il fr ...continue

    Contrariamente al suo spessore che ne suggerirebbe una lettura veloce, Platero e io va letto piano, con calma, seguendo ogni ricciolo delle parole. Se non si temesse di infastidire, andrebbe letto sottovoce, non a mente né ad alta voce. Sottovoce, come una storia raccontata ai bambini, come il frusciare del vento.
    Non è una favola, non è nemmeno una storia. È una pittura, pennellate di parole, colorate e delicate. È l’arcobaleno fatto sul muro dai cristalli del vecchio lampadario della nonna, quando ci filtra la luce; il cofanetto dei gioielli d’una volta, con le catene diventate un po’ scure e aggrovigliate, con quei medaglioni che si aprono e dentro c’è la foto. È una di quelle giornate di primavera in cui, ancora col cappotto, mi fermo al sole ad occhi chiusi e, inspirando, mi dico quant’è bello il mondo. O quando cammino per i miei sentieri fino alla chiesina di Amola sotto la neve, quando non si sente nulla se non le macchine passare attutite in lontananza, sulla strada, e l’abbaiare di qualche cane, il silenzio e l’aria fredda che punge. È il mondo che ti entra dentro. Per citare l’autore “ascolto il mio fondo cuore senza eguale…”. È il mondo a testa in giù, con le stelle nel pozzo e il pozzo scorciatoia verso il cielo (“Senti, Platero, se un giorno mi butto in questo pozzo non è per uccidermi, credilo, ma per prendere più presto le stelle”). È un mescolarsi di uomini e terra, dove la natura ha caratteristiche umane e l’uomo d’animale: la terra è viva, si dice, per esempio, che diventa rossa come, penso io, potrebbe diventarlo una bambina, per timidezza o irritazione; la luna è un uovo di gallina abbandonato nel cielo, il ruscello una “lingua pura” e i verbi non hanno senso rispetto al soggetto che li compie, sono verbi che stridono perché, solitamente, non si usano in quel contesto.
    Poi sono tante le immagini, le associazioni, che mi si muovono nel leggere queste pagine. Ricordo Lucrezio e Leopardi e una prosopopea della natura non altrettanto mansueta e benigna mentre qui la natura è amica, è assolata, è leggera come la farfalle bianche che volano in questo testo, è docile. “Platero mi si è arreso come un’adolescente appassionata”. È deliziosa questa metafora, la fiducia dell’animale come abbandono; mi fa pensare ad un sonno morbido e profondo. Morbido come il pelo di Platero, caldo come le luci del Presepe.
    Eppure, in questa unione di natura e umanità (bello l’incipit del capitolo Amicizia, “Noi ci capiamo bene. Io lo lascio andare dove vuole e lui mi porta sempre dove voglio”), c’è qualcosa che stride, un punto in cui l’animale non può andare e si fa male (“Vedi che non puoi andare da nessuna parte con gli uomini?”): la differenza, una qual certa superiorità dell’uomo o il limite che è dato a tutti? E ripenso al “folle volo” di Ulisse.
    E un’altra crepa in quest’amenità, dove dolce diviene anche la morte, oltre al passaggio dell’asino nero, il diavolo forse, che saetta tra le pagine come un fulmine e se ne va, la trovo nella morte di quel povero vecchio cane, scacciato da tutti: solo, la natura evidentemente non lo vuole, e non lo vuole neppure l’uomo, tanto che lo uccide. Ma perché? Spara al malfermo, all’emarginato che in quanto tale arreca disturbo e poi se ne pente quasi, tenta una giustificazione si legge. E ho rivisto l’albatro di Coleridge, ucciso senza motivo, nonostante fosse portatore di una qualche benedizione, fortuna, per pura cattiveria (“God save thee, ancient Mariner!/ From the fiends, that plague thee thus!-/ Why look’st thou so?” – “With my crossbow/ I shot the Albatross”), ma qui non c’è nessuno che punisce quest’uomo, né la natura si ribella. Il cane rimane morto, inutilmente, da solo.
    Invece un passo in cui la natura si riversa nei sentimenti umani è quella della Burrasca in cui i sentimenti si animano, si fermano, hanno paura di fronte alla natura rigonfia. Mi vengono in mente il dipinto La zattera della Medusa di Géricault e il libro di Baricco, Oceanomare. E la forza di un cielo nero davvero.
    E il Carnevale, questa lontana festa dei folli, in cui il mondo, per un giorno, davvero è sottospora ed è lecito qualsiasi cosa, fino al crimine (tant’è che la follia annulla il crimine, come nelle perizie psichiatriche dove, citando Foucault, il perito diventa, suo malgrado, buffone). E senza arrivare a tanto, c’è il nodo centrale della festa in cui il più povero tra i poveri, il più ridicolo, il più disgraziato, la maschera più brutta e quindi la più bella, viene sbeffeggiata e derisa in pubblico, proclamata Re della Festa. E chi è, in questo libro? Il povero Platero! Trattato anche nel giorno del Carnevale da ultimo, come sono trattati gli asini in tutti gli altri giorni dell’anno. E il carnevale viene meno. E piange, l’asinello, e scappa, deciso come un uomo. Ma piange per l’umiliazione e lo spavento o perché è “deciso come un uomo”?
    E poi c’è Dio, che aleggia in ogni pagina, nell’umiltà dell’asinello carico che cammina piano piano, come se portasse il peso del mondo sulle spalle.
    E quindi arriviamo alla morte. E si pensa subito a quella dell’asino, ma di morti, questo libro, è pieno, ce ne sono varie, bambini e animali. E sono morti tenere, dolci. Con un futuro davanti. Quasi più di quella di Platero, mi ha colpito la bambina del veterinario, o meglio il rapporto che ha il veterinario con lei. Piange disperatamente, dopo aver riso per ogni piccola cosa, come se la vita, nella sua semplicità, nel suo splendore, gli facesse male e torna sereno nel guardare il cimitero dove giace la sua bambina. È un sentimento al contrario. È angosciante. Un enorme ossimoro.
    E muore anche Platero, e ho pensato alla canzone di De Andrè che recita “e morì come tutti si muore, come tutti cambiando colore” perché è così che succede. Tutti allo stesso modo, tutti in un niente, per niente (una radice cattiva?), in un attimo. Il cuore che cede, qualcosa che esplode. Ed è forse la cosa più semplice della vita.
    “Platero, non vedi, davvero?”, l’incredulità davanti alla morte, come i miei bambini che mi chiedono “Ma dici davvero o per scherzo?”, quando li prendo in giro dicendo, seria, cose assurde. Sono incerti, increduli davanti alla loro figura di riferimento, di cui si fidano a prescindere, che pare non rispettare il ruolo, non rispondere alle aspettative. Ma in questo caso basta una risata, un bacio, per rassicurare che si tratta d’uno scherzo e tutto torna al suo posto, sereno come deve essere. Davanti alla morte l’incredulità pare la stessa: è uno scherzo della vita, qualcosa che tradisce il patto e non c’è risata che tenga: “All’apparir del vero/ Tu, misera, cadesti: e con la mano/ La fredda morte ed una tomba ignuda/ Mostravi di lontano//.
    Ma tenera è la conclusione di quest’avventura: la domanda alla natura e la natura, sotto altra forma, risponde. Ed ecco allora la Malinconia che è solo quella dovuta ad un cambiamento, non ad una perdita: l’asinello lo si può ancora trovare, da qualche parte. C’è un’apertura, un raggio di sole che colpisce quella tomba, che fa tenerezza. Una malinconia che non ho ancora trovato. Davvero, alle volte, ancora mi chiedo “davvero?”.

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  • 5

    Te deja impactado por su gran riqueza lingüística, su primoroso lirismo, su extremada dulzura y su extraordinaria belleza.
    Una joya poética que debe leerse a pequeños sorbos, con calma y sin prisas.
    Recomendable para todas las etapas de la vida.

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  • 3

    Es un libro, en español, con intervenciones y ejercicios propuestos en inglés, cuestionarios en español, repaso de gramàtica y composiciònes, lo que permite de leer cuentos, de dificultad graduada, para entender las historias y aprender las reglas del lenguaje de una manera simple y divertida. ...continue

    Es un libro, en español, con intervenciones y ejercicios propuestos en inglés, cuestionarios en español, repaso de gramàtica y composiciònes, lo que permite de leer cuentos, de dificultad graduada, para entender las historias y aprender las reglas del lenguaje de una manera simple y divertida.

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  • 4

    Il viaggio di un poeta e del suo asino Platero attraverso paesaggi andalusi. La tenera amicizia del poeta che parla al suo asino della vita, della morte, dell’amore e perfino di letteratura.

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