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Poesie

Di

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

4.0
(64)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 133 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luigi de Nardis ; Curatore: Luigi de Nardis

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
in Appendice:
Sette canzoni di Charles d'Orléans
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  • 3

    “Biografie lacunose, poco più che pettegolezzi fortunosamente cuciti da brandelli di storia ti descrivono avventuriero e assassino prima che di te si perda traccia e comunque io ti riconosco poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schermare inauditi ...continua

    “Biografie lacunose, poco più che pettegolezzi fortunosamente cuciti da brandelli di storia ti descrivono avventuriero e assassino prima che di te si perda traccia e comunque io ti riconosco poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schermare inauditi dolori, per le inaccettabili sofferenze che sorgono dal tuo canto e toccano il cuore e la mente di chi ti legge, e ancora e soprattutto per i tuoi lasciti. Nel tuo testamento è sempre un regalare, anche scherzoso e crudele, qualche cosa a qualcuno, con la sgangherata prodigalità di chi è fuori da ogni casta e non appartiene a niente e nessuno.” – Fabrizio De Andrè

    http://www.subliminalpop.com/?p=6877

    ha scritto il 

  • 0

    Ballade des pendus

    Molti sono i fili che legano alla "Ballade des pendus"
    di Villon, primo fra tutti il fatto che l'impiccato non è più il colpevole, giustamente o ingiustamente punito, ma diviene un'allegoria, come la carta dei Tarocchi, il simbolo della condizione umana, sempre sul bordo del male e della morte. C ...continua

    Molti sono i fili che legano alla "Ballade des pendus" di Villon, primo fra tutti il fatto che l'impiccato non è più il colpevole, giustamente o ingiustamente punito, ma diviene un'allegoria, come la carta dei Tarocchi, il simbolo della condizione umana, sempre sul bordo del male e della morte. Comune, nei testi di Villon e De André, è la descrizione di particolari aspri, dei segni di un'agonia crudele, e l'invito a non sentirsi estranei alla sorte degli impiccati, perché, a ben guardare, c'è poco merito nella virtù e poca colpa nell'errore, e chi si crede incontaminato dal male, al punto da proseguire "tranquillo il cammino", commette anche lui un peccato contro l'uomo (Doriano Fasoli). …oggi maggioranza ha un significato numerico, ma deriva dal termine latino maior, che al plurale fa maiores. I maiores nel mondo latino erano coloro che detenevano i privilegi ed esercitavano l'autorità e il potere. Oggi questi maiores sono diminuiti di numero, ma la loro diminuzione è direttamente proporzionale all'aumento in loro favore dei privilegi, dell'autorità, del potere, (ormai) pressoché illimitati […]. I minores […] saremmo poi tutti noi al di là del mestiere che facciamo…

    ha scritto il 

  • 3

    4 stelle a Villon, solo 3 all'edizione

    La raccolta di poesie di Villon proposta da Feltrinelli è una summa dei più belli, divertenti, e spesso anche toccanti componimenti del famoso scrittore francese, ingiustamente dimenticato persino in patria. I versi di Villon sono centrati sul mondo delle osterie, della malversazione, di uomini s ...continua

    La raccolta di poesie di Villon proposta da Feltrinelli è una summa dei più belli, divertenti, e spesso anche toccanti componimenti del famoso scrittore francese, ingiustamente dimenticato persino in patria. I versi di Villon sono centrati sul mondo delle osterie, della malversazione, di uomini sgangherati e spesso ubriachi, ma non mancano critiche sociali verso i potenti che si comportano ingiustamente, così come non mancano elogi per i giusti. Belli anche i versi dedicati alla madre e le tante strofe che sembrano quasi preghiere, invocazione di protezione e pietà. E' dunque un piccolo campionario di sentimenti e comportamenti umani. Le riflessioni più belle riguardano la vita che si consuma e la morte, e infatti su questi temi Villon si è speso moltissimo.

    I versi dunque sono pienamente promossi, l'edizione invece non è proprio entusiasmante, sia per la traduzione spesso troppo azzardata, sia per l'introduzione di Luigi de Nardis che è veramente pedante, e infine anche per la scelta un po'ridotta di testi. Molto interessante la breve prefazione di De Andrè (proprio il cantante dico, che si ispirò ad uno dei componimenti per una celebre canzone), buona anche la scelta di proporre a fronte della traduzione anche il testo originale.

    ha scritto il 

  • 2

    Le bon follastre

    Poeta di strada accomunato ai personaggi della farsa popolare. Scanzonato nelle sue magie letterarie e sempre alla ricerca della coerenza della fantasia. La lettura,però, non è molto scorrevole e la traduzione lascia un po' a desiderare.

    ha scritto il 

  • 4

    Mais ou sont les neiges d'antan?

    Ditemi dove, in quali rive,
    è Flora la bella romana,
    l’etera di Sofocle, e Taide
    che fu di lei germana.
    Eco che canta se c’è baccanale
    vicino a stagni e a rivi,
    ch’ebbe bellezza fuori dal normale
    ma dove sono le vecchie nevi?


    I versi di Villon fanno sentire fortunati. Fortunati di poterli ...continua

    Ditemi dove, in quali rive, è Flora la bella romana, l’etera di Sofocle, e Taide che fu di lei germana. Eco che canta se c’è baccanale vicino a stagni e a rivi, ch’ebbe bellezza fuori dal normale ma dove sono le vecchie nevi?

    I versi di Villon fanno sentire fortunati. Fortunati di poterli leggere e assaporare (molto meglio se direttamente dall'originale, senza filtri) e venirne cambiati, sentirsi arricchiti ed infine esserne grati. "Un poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schernire inauditi dolori, per le inaccettabili sofferenze che sorgono dal tuo canto e toccano il cuore e la mente di chi legge” ne scriveva Faber. Un uomo, con i suoi limiti e le sue contraddizioni. La sua fede sincera prontamente smentita da un'esistenza sregolata gli hanno permesso di percepire disagi e debolezze, vizi e caducità, avvicinarsene per poi sublimarle col tocco delicato e magnanimo dei suoi versi. Parla degli "ultimi", degli impiccati, disadattati, viziosi, ma non pare giudicarli.. se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo. Oppure, indugiando sulla caducità e sul senso di precarietà che ci circonda con la stessa malinconica incontrovertibilità faberiana, passa in rassegna alcuni dei più grandi nomi del passato.. e ne rimpiange scomparsa, come le nevi.

    Principe, saper dove non vi prema dove son quelle, ora o tra un anno, ch'io non riprenda la cantilena: ma ove sono le nevi dell'anno? ch'io non riprenda la cantilena: ma ove sono le nevi dell'anno?

    ha scritto il 

  • 5

    chi non ha ballato nelle taverne bestemmiato tra le donne e il vino. chi non conosce i testamenti di chi si gioca a carte tutta la sua vita. ringrazio brassens e de andrè per avermelo regalato. qui si incontrano i luoghi puzzolenti dell'anima. qui si incontra il destino dei rinnegati. vedi anche ...continua

    chi non ha ballato nelle taverne bestemmiato tra le donne e il vino. chi non conosce i testamenti di chi si gioca a carte tutta la sua vita. ringrazio brassens e de andrè per avermelo regalato. qui si incontrano i luoghi puzzolenti dell'anima. qui si incontra il destino dei rinnegati. vedi anche boris vian.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelline.
    In realtà, F. Villon ne merita quattro e anche cinque, se possibile. Il mio amore per questo poeta medievale e moderno al contempo si è nutrito per anni dal colpo di fulmine.
    Due stelline.
    Mi sento in dovere di toglierne un'altra.
    Innanzitutto perché l'opera non ...continua

    Tre stelline.
    In realtà, F. Villon ne merita quattro e anche cinque, se possibile. Il mio amore per questo poeta medievale e moderno al contempo si è nutrito per anni dal colpo di fulmine.
    Due stelline.
    Mi sento in dovere di toglierne un'altra.
    Innanzitutto perché l'opera non è completa, del Lais e del Testament ad esempio sono stati scelte solo alcune stanze.
    E' stata comunque buona la scelta delle Ballate e delle Canzoni da inserire.
    Inoltre, un'altra stellina se ne va per la traduzione: non è accurata. Mai tanto scandalosa quanto quella di Eco delle Esercitazioni di Stile , ma comunque non ottimale. E io che posso permettermi di leggere il testo originale devo premurarmi di avvertire chi non lo possa fare.
    [naturalmente la cosa migliore è prendere Villon in lingua originale e al massimo con traduzione in francese moderno, anche se..]
    Terzo motivo per mettere le due stelline anziché tre o quattro è l'introduzione, pessima, noiosa, pedante, pesante.

    Da notare, sottolineare, rileggere, incorniciare, invece, è la prefazione.. di Fabrizio de André.
    E con ciò, credo di aver detto tutto. :)

    ha scritto il 

  • 3

    Lirico Villon, meno buona la traduzione..

    2 stelle e mezzo (3 stelle a Villon, 2 al curatore)


    Sono stato un pò combattuto nel dare un giudizio a questo libro. Infatti, in diversi casi la traduzione non mi ha affatto convinto, perché nella struttura del verso sono state fatte scelte poco felici. Inoltre, sovente si omettono parole, ...continua

    2 stelle e mezzo (3 stelle a Villon, 2 al curatore)

    Sono stato un pò combattuto nel dare un giudizio a questo libro. Infatti, in diversi casi la traduzione non mi ha affatto convinto, perché nella struttura del verso sono state fatte scelte poco felici. Inoltre, sovente si omettono parole, presenti invece nella versione originale. Sono curioso di vedere la versione dell'edizione BUR.
    L'introduzione è fatta abbastanza bene, ma non è farina del sacco di de Nardis, per lo più è basata sugli ottimi lavori di altri studiosi.

    Quanto alle poesie di Villon, c'è una buona selezione delle più alte vette di lirismo da lui raggiunte. Il tono va da quello scanzonato e beffardo delle sue opere giovanili, dove la sua vita avventurosa e scapestrata diventa una forma di ribellione ai tempi di crudeltà e fanatismo in cui il nostro è nato. Un grande attaccamento alla vita evidente fin da subito, senza falsi moralismi o timori nei confronti di azioni più o meno dubbie, delle quali il nostro si è concesso esperienza. Non certo un santo quindi, e perciò profondamente umano, in fondo anche lui vittima di condizioni economiche difficili in cui si è trovato. La sua umanità risulta evidente anche nelle sue paure, la povertà e la morte, che diventano stringenti quando l'età s'avanza. Nelle opere più tarde vediamo quindi un Villon incattivito dalla vita, e capace per questo di alte vette di poesia, un'elevazione fatta di cuore e di carne, di comprensione per il destino dei sofferenti e consapevolezza della fragilità dei nostri giorni. Anche nel suo richiamo a Dio e più in generale alla fede, tipico del periodo medievale, c'è un tono tutt'altro che etereo, al contrario, s'intravede una religiosità terrena, una sorta di culto della vita e della dignità umana. Non per nulla de Andrè amò così tanto questo poeta: esistono davvero molte similarità tra loro.

    Ballata degli impiccati (Ballade des pendus)

    Fratelli umani che dopo noi vivete,
    non abbiate con noi i cuori induriti,
    perché se avete pietà di noi, poveri,
    Dio avrà più presto pietà di voi.
    Voi ci vedete qui, in cinque, sei, appesi :
    quanto alla nostra carne, troppo nutrita,
    dopo molto tempo è divorata e putrida,
    fino all'osso, siam polvere e cenere.
    Della nostra sventura, nessun si rallegri,
    ma pregate Dio che tutti noi assolva!

    Se noi vi chiamiamo fratelli, non dovete
    averne sdegno, anche se siamo uccisi
    dalla giustizia. Tuttavia voi sapete
    che animo turbolento hanno gli uomini.
    Perdonateci, perché siamo trapassati,
    verso il figlio della Vergine Maria,
    ché la sua grazia non ci sia arida,
    e ci preservi dalle fiamme infernali.
    Siamo morti, nessuno ci tormenti,
    ma pregate Dio che tutti noi assolva!

    La pioggia ci ha lavati abbastanza
    e il sole ci ha anneriti e seccati;
    Gazze, corvi ci hanno gli occhi scavati,
    e strappata la barba e le sopracciglia.
    Mai un solo istante restiamo seduti;
    di qua e di là, come fa il vento soffiando,
    a suo agio, senza tregua siam sballottati
    e in più colpiti e dagli uccelli beccati.
    Non siate della nostra confraternita,
    ma pregate Dio che tutti noi assolva!

    Principe Gesù che hai potere su tutti,
    fa che l'inferno in potere non ci abbia :
    non avendo nulla a che spartire con lui.
    Uomini, adesso, non derideteci,
    ma pregate Dio che tutti noi assolva.

    ha scritto il 

  • 5

    L'edizione della Feltrinelli raccoglie un'antologia della produzione artistica dello scapestrato poeta francese vissuto intorno alla metà del'400. Ad essere cantati solo l'Amore profano, la giovinezza, la gioia di vivere, la voglia di far bisboccia e la preminenza del presente pur se offuscata da ...continua

    L'edizione della Feltrinelli raccoglie un'antologia della produzione artistica dello scapestrato poeta francese vissuto intorno alla metà del'400. Ad essere cantati solo l'Amore profano, la giovinezza, la gioia di vivere, la voglia di far bisboccia e la preminenza del presente pur se offuscata dal timore dell'aldilà, tanto che la Morte fa sentire sempre la sua ingombrante presenza. In ogni caso, come Villon ricorda ne "Ballade de bonne doctrine", l'unico rimedio e consolazione è che alla fine "Ou en va [tout]? "Tout aux tavernes et aux filles!"

    ha scritto il