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Poesie

By François Villon

(14)

| Paperback

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Book Description

in Appendice:
Sette canzoni di Charles d'Orléans

11 Reviews

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    “Biografie lacunose, poco più che pettegolezzi fortunosamente cuciti da brandelli di storia ti descrivono avventuriero e assassino prima che di te si perda traccia e comunque io ti riconosco poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate ...(continue)

    “Biografie lacunose, poco più che pettegolezzi fortunosamente cuciti da brandelli di storia ti descrivono avventuriero e assassino prima che di te si perda traccia e comunque io ti riconosco poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schermare inauditi dolori, per le inaccettabili sofferenze che sorgono dal tuo canto e toccano il cuore e la mente di chi ti legge, e ancora e soprattutto per i tuoi lasciti. Nel tuo testamento è sempre un regalare, anche scherzoso e crudele, qualche cosa a qualcuno, con la sgangherata prodigalità di chi è fuori da ogni casta e non appartiene a niente e nessuno.” – Fabrizio De Andrè

    http://www.subliminalpop.com/?p=6877

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    subliminalpop said on Jan 18, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ballade des pendus

    Molti sono i fili che legano alla "Ballade des pendus"
    di Villon, primo fra tutti il fatto che l'impiccato non è più il colpevole, giustamente o ingiustamente punito, ma diviene un'allegoria, come la carta dei Tarocchi, il simbolo della condizione um ...(continue)

    Molti sono i fili che legano alla "Ballade des pendus"
    di Villon, primo fra tutti il fatto che l'impiccato non è più il colpevole, giustamente o ingiustamente punito, ma diviene un'allegoria, come la carta dei Tarocchi, il simbolo della condizione umana, sempre sul bordo del male e della morte. Comune, nei testi di Villon e De André, è la descrizione di particolari aspri, dei segni di un'agonia crudele, e l'invito a non sentirsi estranei alla sorte degli impiccati, perché, a ben guardare, c'è poco merito nella virtù e poca colpa nell'errore, e chi si crede incontaminato dal male, al punto da proseguire "tranquillo il cammino", commette anche lui un peccato contro l'uomo (Doriano Fasoli).
    …oggi maggioranza ha un significato numerico, ma deriva dal termine latino maior, che al plurale fa maiores. I maiores nel mondo latino erano coloro che detenevano i privilegi ed esercitavano l'autorità e il potere. Oggi questi maiores sono diminuiti di numero, ma la loro diminuzione è direttamente proporzionale all'aumento in loro favore dei privilegi, dell'autorità, del potere, (ormai) pressoché illimitati […]. I minores […] saremmo poi tutti noi al di là del mestiere che facciamo…

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    fabrizio de andrè said on Mar 27, 2012 | Add your feedback

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    La visione di Dante è reale, perché egli la vide; la poesia di Villon è reale, perché egli la visse. (Ezra Pound)

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    mario_espo said on Feb 6, 2012 | Add your feedback

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    4 stelle a Villon, solo 3 all'edizione


    La raccolta di poesie di Villon proposta da Feltrinelli è una summa dei più belli, divertenti, e spesso anche toccanti componimenti del famoso scrittore francese, ingiustamente dimenticato persino in patria. I versi di Villon sono centrati sul mondo ...(continue)


    La raccolta di poesie di Villon proposta da Feltrinelli è una summa dei più belli, divertenti, e spesso anche toccanti componimenti del famoso scrittore francese, ingiustamente dimenticato persino in patria. I versi di Villon sono centrati sul mondo delle osterie, della malversazione, di uomini sgangherati e spesso ubriachi, ma non mancano critiche sociali verso i potenti che si comportano ingiustamente, così come non mancano elogi per i giusti. Belli anche i versi dedicati alla madre e le tante strofe che sembrano quasi preghiere, invocazione di protezione e pietà. E' dunque un piccolo campionario di sentimenti e comportamenti umani. Le riflessioni più belle riguardano la vita che si consuma e la morte, e infatti su questi temi Villon si è speso moltissimo.

    I versi dunque sono pienamente promossi, l'edizione invece non è proprio entusiasmante, sia per la traduzione spesso troppo azzardata, sia per l'introduzione di Luigi de Nardis che è veramente pedante, e infine anche per la scelta un po'ridotta di testi. Molto interessante la breve prefazione di De Andrè (proprio il cantante dico, che si ispirò ad uno dei componimenti per una celebre canzone), buona anche la scelta di proporre a fronte della traduzione anche il testo originale.

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    Dan said on Aug 28, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Le bon follastre

    Poeta di strada accomunato ai personaggi della farsa popolare. Scanzonato nelle sue magie letterarie e sempre alla ricerca della coerenza della fantasia. La lettura,però, non è molto scorrevole e la traduzione lascia un po' a desiderare.

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    Martha Peake said on Aug 8, 2010 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Mais ou sont les neiges d'antan?

    Ditemi dove, in quali rive,
    è Flora la bella romana,
    l’etera di Sofocle, e Taide
    che fu di lei germana.
    Eco che canta se c’è baccanale
    vicino a stagni e a rivi,
    ch’ebbe bellezza fuori dal normale
    ma dove sono le vecchie nevi?

    I versi di Vil ...(continue)

    Ditemi dove, in quali rive,
    è Flora la bella romana,
    l’etera di Sofocle, e Taide
    che fu di lei germana.
    Eco che canta se c’è baccanale
    vicino a stagni e a rivi,
    ch’ebbe bellezza fuori dal normale
    ma dove sono le vecchie nevi?

    I versi di Villon fanno sentire fortunati. Fortunati di poterli leggere e assaporare (molto meglio se direttamente dall'originale, senza filtri) e venirne cambiati, sentirsi arricchiti ed infine esserne grati.
    "Un poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schernire inauditi dolori, per le inaccettabili sofferenze che sorgono dal tuo canto e toccano il cuore e la mente di chi legge” ne scriveva Faber.
    Un uomo, con i suoi limiti e le sue contraddizioni.
    La sua fede sincera prontamente smentita da un'esistenza sregolata gli hanno permesso di percepire disagi e debolezze, vizi e caducità, avvicinarsene per poi sublimarle col tocco delicato e magnanimo dei suoi versi.
    Parla degli "ultimi", degli impiccati, disadattati, viziosi, ma non pare giudicarli.. se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo.
    Oppure, indugiando sulla caducità e sul senso di precarietà che ci circonda con la stessa malinconica incontrovertibilità faberiana, passa in rassegna alcuni dei più grandi nomi del passato.. e ne rimpiange scomparsa, come le nevi.

    Principe, saper dove non vi prema
    dove son quelle, ora o tra un anno,
    ch'io non riprenda la cantilena:
    ma ove sono le nevi dell'anno?
    ch'io non riprenda la cantilena:
    ma ove sono le nevi dell'anno?

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    FiloSofiando said on Jan 19, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (14)
    • 5 stars
    • 4 stars
  • Paperback 133 Pages
  • Publisher: Giangiacomo Feltrinelli Editore
  • Publish date: 1966-04-01
  • Also available as: Others
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