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Poesie

La grande poesia, 11

Di

Editore: Corriere della Sera

4.1
(140)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 248 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000006335 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anna Ravano , Giovanni Giudici ; Contributi: Elisabetta Rasy

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sylvia Plath nasce in America nel 1932 e muore suicida a Londra nel 1963. Le due date quasi si toccano, ma trentun anni bastano per riempire la sua vita di tutto e del contrario di tutto, e inferno e paradiso vi si alternano capricciosamente. Il fisico atletico e longilineo, l’immancabile rossetto e il biondo talvolta platino dei capelli compongono l’immagine smagliante di una donna che ha conosciuto, in serratissima sequenza, la morte precoce del padre, la laurea «cum laude» nel più ambito college femminile d’America, i lustrini delle feste danzanti e soprattutto il tunnel di depressioni e suicidi più volte tentati. L’amore totale ma non infinito per lo scrittore Ted Hughes le dà due figli, Frieda e Nicholas, amati non senza contraddizioni da chi sa che «figli, culle e padelle» non facilitano la dedizione totale alla poesia. Dall’età di otto anni e mezzo Sylvia scrive infatti poesie, racconti, un romanzo, fiabe per bambini, centinaia di lettere e un diario in cui registra ogni minima intermittenza di un cuore e di un’anima tormentati oltre il limite. Sylvia Plath, che voleva essere la più grande poetessa d’America, migliore di Saffo e di Emily Dickinson, pubblicò in vita soltanto The Colossus e altre poesiee il travagliatissimo romanzo autobiografico La campana di vetro. Quando però il mondo ne conobbe l’intera opera vi ravvisò immediatamente una delle voci liriche moderne più alte e intense.

Il lettore prudente e abitudinario indietreggi pure di fronte a questa poetessa, perché i versi di Sylvia Plath «giocano alla roulette russa con sei pallottole nella pistola». L’avvertimento del poeta americano Robert Lowell vale soprattutto per le poesie scritte negli ultimi anni della breve vita di Sylvia, poesie che una dopo l’altra andranno a formare Ariel , la raccolta uscita postuma a Londra nel 1965 e poi a New York nel 1966, qui offerta per la prima volta in forma completa al pubblico italiano. È in quegli anni, infatti, quando il matrimonio con il maritopoeta va in pezzi e quando i due figli reclamano una mamma a tempo pieno, che Sylvia, la poetessa, esplode in tutta la sua tragica grandezza. Scrive di notte, quando i bambini dormono, furiosamente e a grande velocità, quasi si trattasse di una lettera urgente e a ogni ticchettio di lancetta fosse questione di vita o di morte. Ma è proprio di questo che si tratta: lettere oscene e disperate, autobiografia di una febbre divorante, cartelle cliniche scritte da una donna con alle spalle migliaia di giorni di studio su se stessa e sulla poesia. Stridenti, ironiche, dolci come il miele e nere come l’inchiostro, le poesie di Sylvia Plath sono il diario vivissimo di una ragazza americana che un giorno disse: «Se non ami me, ama quello che scrivo, e amami per quello che scrivo».

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  • 5

    Io sono verticale

    Ma preferirei essere orizzontale.
    Non sono un albero con radici nel suolo
    succhiante minerali e amore materno
    così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
    né sono la beltà di un’aiuola
    ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
    ...continua

    Io sono verticale

    Ma preferirei essere orizzontale.
    Non sono un albero con radici nel suolo
    succhiante minerali e amore materno
    così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
    né sono la beltà di un’aiuola
    ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
    senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
    Confronto a me, un albero è immortale
    e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
    dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

    Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
    alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
    Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
    A volte io penso che mentre dormo
    forse assomiglio a loro nel modo più perfetto –
    con i miei pensieri andati in nebbia.
    Stare sdraiata è per me più naturale.
    Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
    e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
    finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

    ha scritto il 

  • 5

    ... versi autobiografici, osceni, disperati, dolci e neri come l' oscurità, il vuoto, il nulla continuamente rievocati da questa poetessa straordinaria...

    " O Dio, chi sono mai io da far spalancare in un grido queste tarde bocche in una foresta di gelo, in un' alba di fiordalisi"

    ha scritto il 

  • 0

    Persone o stelle
    mi guardano con tristezza, le deludo

    Le mie ossa hanno requie, i campi
    lontani mi sciolgono il cuore

    Sono abitata da un grido.
    Di notte esce svolazzando
    in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare

    Io non resterò del tutto
    s ...continua

    Persone o stelle
    mi guardano con tristezza, le deludo

    Le mie ossa hanno requie, i campi
    lontani mi sciolgono il cuore

    Sono abitata da un grido.
    Di notte esce svolazzando
    in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare

    Io non resterò del tutto
    svuotata di bellezze, il dono
    del tuo piccolo respiro, il profumo
    d'erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli

    Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
    alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
    Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.
    A volte penso che mentre dormo
    forse assomiglio a loro nel modo più perfetto-
    con i miei pensieri andati in nebbia.
    Stare sdraiata è per me più naturale.
    Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
    e sarò utile il giorno in cui resterò sdraiata per sempre:
    finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno
    tempo per me

    ha scritto il 

  • 0

    Suggerimento...

    ...per leggere le poesie di Silvia Plath.
    Mai di notte.Mai quando si è depressi.La sua poesia sa essere crudele .A volte angosciosa.Da sorseggiare a piccole dosi ...perchè a volte vivere stanca....

    ha scritto il 

  • 4

    Si, non so se c'é qualcosa dopo. Ogni parola pulita e sonora come cristallo.
    Pochi giorni prima di ammazzarsi col gas, scrive queste rime.

    Palloncini

    E' da Natale che vivono con noi,
    ingenui e trasparenti,
    animaletti-anima ovali,
    occupano metà dello spazio, ...continua

    Si, non so se c'é qualcosa dopo. Ogni parola pulita e sonora come cristallo.
    Pochi giorni prima di ammazzarsi col gas, scrive queste rime.

    Palloncini

    E' da Natale che vivono con noi,
    ingenui e trasparenti,
    animaletti-anima ovali,
    occupano metà dello spazio,
    si muovono e strusciano sulle seriche

    invisibili bave d'aria, mandano uno strillo e un pop
    se aggrediti, poi scappano via e si fermano tremando
    appena.
    Testa di gatto gialla, pesce azzurro
    che con strane lune viviamo

    al posto di mobili morti!
    Stuoie di paglia, pareti bianche
    e questi erranti
    globi d'aria sottile, rossi, verdi,
    che danno gioia

    al cuore come i desideri o i liberi
    pavoni benedicenti
    un vecchio terreno col dono di una penna
    forgiata in metalli stellati.
    Il tuo

    fratellino fa
    stridere il suo palloncino come un gatto.
    Sembra vedere
    dall'altra parte un buffo mondo rosa da mangiare
    e morde,

    poi cade seduto,
    brocchetta grassa,
    contemplando un mondo chiaro come l'acqua.
    Nel pugnetto
    un brandello rosso.

    Anche Mozart con la morte che gia gli stava addosso
    aveva scritto un allegrissimo concerto per corno...

    ha scritto il 

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