Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Poesie

La grande poesia, 11

By Sylvia Plath

(333)

| Hardcover

Like Poesie ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Sylvia Plath nasce in America nel 1932 e muore suicida a Londra nel 1963. Le due date quasi si toccano, ma trentun anni bastano per riempire la sua vita di tutto e del contrario di tutto, e inferno e paradiso vi si alternano capricciosamente. Il fisi Continue

Sylvia Plath nasce in America nel 1932 e muore suicida a Londra nel 1963. Le due date quasi si toccano, ma trentun anni bastano per riempire la sua vita di tutto e del contrario di tutto, e inferno e paradiso vi si alternano capricciosamente. Il fisico atletico e longilineo, l’immancabile rossetto e il biondo talvolta platino dei capelli compongono l’immagine smagliante di una donna che ha conosciuto, in serratissima sequenza, la morte precoce del padre, la laurea «cum laude» nel più ambito college femminile d’America, i lustrini delle feste danzanti e soprattutto il tunnel di depressioni e suicidi più volte tentati. L’amore totale ma non infinito per lo scrittore Ted Hughes le dà due figli, Frieda e Nicholas, amati non senza contraddizioni da chi sa che «figli, culle e padelle» non facilitano la dedizione totale alla poesia. Dall’età di otto anni e mezzo Sylvia scrive infatti poesie, racconti, un romanzo, fiabe per bambini, centinaia di lettere e un diario in cui registra ogni minima intermittenza di un cuore e di un’anima tormentati oltre il limite. Sylvia Plath, che voleva essere la più grande poetessa d’America, migliore di Saffo e di Emily Dickinson, pubblicò in vita soltanto The Colossus e altre poesiee il travagliatissimo romanzo autobiografico La campana di vetro. Quando però il mondo ne conobbe l’intera opera vi ravvisò immediatamente una delle voci liriche moderne più alte e intense.

Il lettore prudente e abitudinario indietreggi pure di fronte a questa poetessa, perché i versi di Sylvia Plath «giocano alla roulette russa con sei pallottole nella pistola». L’avvertimento del poeta americano Robert Lowell vale soprattutto per le poesie scritte negli ultimi anni della breve vita di Sylvia, poesie che una dopo l’altra andranno a formare Ariel , la raccolta uscita postuma a Londra nel 1965 e poi a New York nel 1966, qui offerta per la prima volta in forma completa al pubblico italiano. È in quegli anni, infatti, quando il matrimonio con il maritopoeta va in pezzi e quando i due figli reclamano una mamma a tempo pieno, che Sylvia, la poetessa, esplode in tutta la sua tragica grandezza. Scrive di notte, quando i bambini dormono, furiosamente e a grande velocità, quasi si trattasse di una lettera urgente e a ogni ticchettio di lancetta fosse questione di vita o di morte. Ma è proprio di questo che si tratta: lettere oscene e disperate, autobiografia di una febbre divorante, cartelle cliniche scritte da una donna con alle spalle migliaia di giorni di studio su se stessa e sulla poesia. Stridenti, ironiche, dolci come il miele e nere come l’inchiostro, le poesie di Sylvia Plath sono il diario vivissimo di una ragazza americana che un giorno disse: «Se non ami me, ama quello che scrivo, e amami per quello che scrivo».

9 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Ariel *****
    Alberi invernali ****
    Attraversando l'acqua *****
    Il colosso ***

    Is this helpful?

    Giò said on Jun 1, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    vetri sotto pelle

    solo il sangue che bagna le parole, solo un intenso sfrigolare di occhi contro la cavaità del cuore... si annaspa nella visione lucida della silvietta, ahinoi defunta anzi tempo

    Is this helpful?

    Acetico Glaciale said on Aug 17, 2011 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Io sono verticale

    Ma preferirei essere orizzontale.
    Non sono un albero con radici nel suolo
    succhiante minerali e amore materno
    così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
    né sono la beltà di un’aiuola
    ultradipinta che susciti grida di meravig
    ...(continue)

    Io sono verticale

    Ma preferirei essere orizzontale.
    Non sono un albero con radici nel suolo
    succhiante minerali e amore materno
    così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
    né sono la beltà di un’aiuola
    ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
    senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
    Confronto a me, un albero è immortale
    e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
    dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

    Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
    alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
    Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
    A volte io penso che mentre dormo
    forse assomiglio a loro nel modo più perfetto –
    con i miei pensieri andati in nebbia.
    Stare sdraiata è per me più naturale.
    Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
    e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
    finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

    Is this helpful?

    soul56 said on May 20, 2011 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    ... versi autobiografici, osceni, disperati, dolci e neri come l' oscurità, il vuoto, il nulla continuamente rievocati da questa poetessa straordinaria...

    " O Dio, chi sono mai io da far spalancare in un grido queste tarde bocche in una foresta di g ...(continue)

    ... versi autobiografici, osceni, disperati, dolci e neri come l' oscurità, il vuoto, il nulla continuamente rievocati da questa poetessa straordinaria...

    " O Dio, chi sono mai io da far spalancare in un grido queste tarde bocche in una foresta di gelo, in un' alba di fiordalisi"

    Is this helpful?

    Alessia Amato said on Jan 12, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Persone o stelle
    mi guardano con tristezza, le deludo

    Le mie ossa hanno requie, i campi
    lontani mi sciolgono il cuore

    Sono abitata da un grido.
    Di notte esce svolazzando
    in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare

    Io non resterò de ...(continue)

    Persone o stelle
    mi guardano con tristezza, le deludo

    Le mie ossa hanno requie, i campi
    lontani mi sciolgono il cuore

    Sono abitata da un grido.
    Di notte esce svolazzando
    in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare

    Io non resterò del tutto
    svuotata di bellezze, il dono
    del tuo piccolo respiro, il profumo
    d'erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli

    Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
    alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
    Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.
    A volte penso che mentre dormo
    forse assomiglio a loro nel modo più perfetto-
    con i miei pensieri andati in nebbia.
    Stare sdraiata è per me più naturale.
    Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
    e sarò utile il giorno in cui resterò sdraiata per sempre:
    finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno
    tempo per me

    Is this helpful?

    Maia said on Jul 22, 2010 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Suggerimento...

    ...per leggere le poesie di Silvia Plath.
    Mai di notte.Mai quando si è depressi.La sua poesia sa essere crudele .A volte angosciosa.Da sorseggiare a piccole dosi ...perchè a volte vivere stanca....

    Is this helpful?

    michela said on Nov 18, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (333)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Hardcover 248 Pages
  • ISBN-10: A000006335
  • Publisher: Corriere della Sera
  • Publish date: 2004-01-01
Improve_data of this book

Margin notes of this book