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Poesie

Di

Editore: Mondadori

4.3
(581)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 177 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Galego , Francese

Isbn-10: 8804370408 | Isbn-13: 9788804370406 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Quasimodo

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Cofanetto

Genere: Fiction & Literature , History , Da consultazione

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Descrizione del libro
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  • 4

    Cosa dire ancora di Catullo? Messi da parte passeri (Passer deliciae meae puellae) e mucchi di baci (Da mihi basia mille), questo giovane poeta resta da ammirare forse più per la sua precoce versatilità e maturità poetica che per la sua intensità passionale.
    I poeti "lirici" greci e latin ...continua

    Cosa dire ancora di Catullo? Messi da parte passeri (Passer deliciae meae puellae) e mucchi di baci (Da mihi basia mille), questo giovane poeta resta da ammirare forse più per la sua precoce versatilità e maturità poetica che per la sua intensità passionale.
    I poeti "lirici" greci e latini non avevano lo stesso nostro concetto di interiorità o di confessione poetica, il senso della tradizione letteraria era fortissimo, il poeta costruiva con grande consapevolezza il suo "io, il suo alter ego letterario", il suo "personaggio". Non andiamo quindi a cercare le varie fasi dell'amore per Lesbia come se stessimo parlando di Werther, cerchiamo di penetrare pittosto nel personaggio poetico Catullo protagonista del liber. In lui il poeta ha costruito la sua visione di un amore impossibile per definizione, un amore che vorrebbe essere il mondo intero ed è invece costantemente vulnerabile, un amore che vuole essere passione e tenerezza ("Ti ho amata non come il volgo ama l'amante ma come un padre ama i figli e i generi"), furor e foedus, follia e patto da non trasgredire mai, un amore che respira delle parole dei grandi poeti del passato e dei sentimenti individuali del giovane poeta, un grande e nuovo "mito" che un giovanotto dai venti ai trenta anni è riuscito ad imporre ai posteri, imprimendo una significativa impronta nella poesia latina e conferendo alla sua lingua una duttilità, una scioltezza e ricchezza espressiva prima ignote.
    E poi c'è molto altro nel liber, l'amicizia, la caricatura, l'invettiva, la rivisitazione introspettiva del mito e...tanto altro che ogni lettore scopre e riscopre. Il tutto in 116 componimenti, senza ripetersi troppo, creando per ogni genere e ogni forma metrica un gioiello o gioiellino originale, lavorato con squisita perizia artigianale.
    Questa traduzione di Mario Ramous è a mio parere una delle migliori in italiano, traduzione di poeta che non ha il tanfo di chiuso e di stantio che emana da tante versioni di latinisti di professione, prende di petto il testo e lo rivive cercando il tono giusto per ogni carme e intense espressioni italiane equivalenti. E' ottima per chi legge il latino e puo' costantemente seguire il confronto tra il poeta interprete e il poeta latino.
    Guardate un po' cosa diventano due versi famosi:
    ...Quod amantem iniuria talis/ cogit amare magis sed bene velle minus: ... "Queste offese costringono,/vedi, ad amare di più ma con minore amore". La geniale inserzione di un "vedi", che non c'è nel testo latino, serve a ricostruire in italiano un tono colloquiale e intimo che andrebbe irrimediabilmente perduto, la contrapposizione tra amare e bene velle è sacrificata nella sua forma letterale ma riproposta attraverso il senso diverso che assumono "amare" e "amore" in un'espressione che non cede per incisività ad alcune creazione catulliane. E via di seguito, in una continua serie di trasposizioni e ricreazioni che non sempre convincono ma sempre nascono da una lettura personale nella quale si rincorrono costantemente rigore e creatività. Chi vince?

    ha scritto il 

  • 4

    "et facite haec carta loquator anus. [...] notusque magis mortuus atque magis, nec tenuem texens sublimis araena telam in deserto Alli nomine opus faciat."


    fate che questa carta parli anche quando sarà invecchiata[...] e da morto diventi più noto, e il ragno che tesse in alto la tela sott ...continua

    "et facite haec carta loquator anus. [...] notusque magis mortuus atque magis, nec tenuem texens sublimis araena telam in deserto Alli nomine opus faciat."

    fate che questa carta parli anche quando sarà invecchiata[...] e da morto diventi più noto, e il ragno che tesse in alto la tela sottile non lavori a coprire d'oblio il nome di Allio.

    ha scritto il 

  • 4

    plus uno maneat perenne saeclo! (Manco lo sapesse)

    Chi me lo doveva dire?
    Ma sono contenta di avere delle pezze d’appoggio alla generica sensazione, fin dal tempo del ginnasio, che Catullo fosse “due palle”. Lo posso ribadire, ora, con cognizione di causa: l’ho ripreso, ho letto i carmi e alcuni riletti (perché è noto che, ai tempi , di Ca ...continua

    Chi me lo doveva dire?
    Ma sono contenta di avere delle pezze d’appoggio alla generica sensazione, fin dal tempo del ginnasio, che Catullo fosse “due palle”. Lo posso ribadire, ora, con cognizione di causa: l’ho ripreso, ho letto i carmi e alcuni riletti (perché è noto che, ai tempi , di Catullo ci propinavano in “Morte del Fratello”, “A Sirmione”, “ Ti Amo ti odio” “ Passero delizia della mia puella”, accompagnato dai frizzi e lazzi dei miei compagni, e “fasellusillequemvidetisospites “, che intonavamo in coro su un motivetto allora in voga di Francoise Hardy , e qualche altra, in verità, dove l’amore per Lesbia era sfrondato da turpiloquio).

    Speravo che l’età, com’è successo altre volte, mi facesse superare questo pregiudizio. Macché! Rileggendolo, non mi è sembrato, il suo verseggiare, pruriginoso o per meglio dire erotico, come lui si augurava:”
    … e il suo verso lascivo e spudorato
    Non dagli implumi solo, ma dai lombi
    Dei canuti ormai stalattiti
    Faccia sprizzare l’Eros!
    (carme 16, 7-11)

    Piuttosto mi è sembrato tenero come un bambino, che si prova a ripetere le parolacce per procurarsi un posticino tra gli adulti. E giù con: cazzo implacabile e/o duro; “lo prenderete in culo, lo prenderete in bocca” e simili. Non si fa mancare imprecazioni ingiuriose tipo boccadacazzi; rottoinculo; inculimboccati e così via, le cui varianti ci allietano ancora, basta andare per strada. Certo si tratta di traduzioni e in latino sembrano meno “forti”, ma solo perché non siamo latini!
    Il turpiloquio non disturba: annoia. Non è volgare come non lo era Luttazzi, prima dell’editto bulgaro.
    È “solo” ripetitivo, come se scrivesse sempre la stessa poesia su Lesbia, che non diventerà mai LESBIA, come dice Ceronetti. Quella con Lesbia, anzi con Clodia, è una banale storia d’amore con i suoi alti e bassi. La bravura di Catullo non si mette a disposizione della “pericolosa donna-libera” al contrario di Dante con Beatrice “la donna angelica”, che ne fece un simbolo. Lui la usa per “ la bellezza del verso”.
    Lesbia gioca col passero, piange il passero morto, uccide l’amore, va e torna, dà baci a migliaia, impreca contro Catullo: ma chi è Lesbia? "Una pittura cinese in cui lei è la nebbia sullo stagno" (il traduttore/poeta Ceronetti).
    La verità è che Catullo non è in grado di entrare nel mistero dell’erotismo, gioia e delizia umana, come fece Marziale:

    ut te saepe rogem, caedo, Diadummene, saepe;
    consequor hoc, ut me nec timeas nec ames.
    (spesso, per chiederti qualcosa di più, alzo le mani. Ottengo questo: che tu non mi temi e non mi ami.)

    La miseria delle torture erotiche che generano derisione, sono ignorate da Catullo che invece chiede a Lesbia perché non lo ami! Ma non era un amore libero, fatto di puro piacere, senza implicazioni sentimentali? E allora viene spontaneo concludere che la sua poesia erotica è un esercizio raffinatissimo di stile. Via la seriosità di vecchi miti che in quella Roma, ormai metropoli e multietnica, sanno di muffa! Via la donna matrona pudica, e anche la puttana a pagamento che può essere, nel suo mestiere,onesta; via i miti o magari solo qualcuno di nicchia; e vai con i versi alessandrini, con Callimaco, con le piccole cose fuori dalla politica della civitas, di cui non gliene frega un c…( io non sono Catullo!). Ma non ha modelli“letterari” al di fuori del suo paese. In Grecia non c’era una tradizione erotica mancando il gusto del proibito: tutto era alla luce del sole "apollineo".
    Invece nel vecchio stivale andavano tanto di moda i frizzi e i lazzi del volgo della provincia; e quello che era appannaggio delle feste di paese assurge ad “alta e lieve” poesia in Catullo. La banale infatuazione tardoadolescenziale di Catullo, come un albero di natale, viene ornata dalle popolane parolacce maschiliste sul sesso(sempre le stesse!).
    Non fu la prima né l’ultima volta che “il volgare” fu innalzato all’onore degli altari. E così i fescennini, ripuliti e corretti, ce li ritroviamo ancora oggi come piatto per palati fini, come i rognoni che sono tornati di moda nella nouvelle Cuisine.

    Già, i fescennini! Senza dirci mai che fossero versi “fallici” recitati a braccio dai contadini alla fine del raccolto, per quella professoressa della I^ A erano una fissa.
    E che i fescennini siano resistiti al tempo l’ho scoperto una trentina d’anni fa in un paesone dell’interno della Sicilia. Un paese sessuofobico, di donne a lutto perenne e con la corona del rosario in tasca per ogni evenienza, donne che si sganasciavano dalle risate sdentate alle scenette dei contadini alla festa del “pisatu”, in vernacolare sboccato che manco a Ballarò (per mercato popolare della mia città!).
    Come al solito, niente di nuovo sotto il sole o se c’è non è quello reclamizzato.

    Per me, che avevo dodici anni quando cominciarono a propinarmelo, rileggerlo è solo un’operazione di nostalgia, per cui quattro stelline!

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo due anni e mezzo di attenzione per Catullo , autore che, pur non avendo scritto tantissimo (è morto trentenne e ci ha lasciato un solo liber, tipo Rimbaud) è amatissimo dalla critica ed oggetto di continui studi, sono approdato al dotto volumone di Thomson...


    (continua qua: http://che ...continua

    Dopo due anni e mezzo di attenzione per Catullo , autore che, pur non avendo scritto tantissimo (è morto trentenne e ci ha lasciato un solo liber, tipo Rimbaud) è amatissimo dalla critica ed oggetto di continui studi, sono approdato al dotto volumone di Thomson...

    (continua qua: http://cheremone.wordpress.com/2012/12/28/editio-princeps/ )

    ha scritto il 

  • 4

    Divertenti poesie, a volte, leggendole mi veniva anche da sorridere per questo amore disperato. Consiglio cmq agli amanti del mondo latino la lettura di almeno alcune di queste poesie

    ha scritto il