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Poesie

By Pier Paolo Pasolini

(317)

| Others | 9788811669289

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Book Description

Nel 1970 Pier Paolo Pasolini curò personalmente un volume di "poesie vecchie"tratte da "Le ceneri di Gramsci" (1957), "La religione del mio tempo" (1961) e"Poesia in forma di rosa" (1964). Considerava qu Continue

Nel 1970 Pier Paolo Pasolini curò personalmente un volume di "poesie vecchie"tratte da "Le ceneri di Gramsci" (1957), "La religione del mio tempo" (1961) e"Poesia in forma di rosa" (1964). Considerava questa scelta come "un attoconclusivo di un periodo letterario per aprirne un altro" e su richiesta diLivio Garzanti ne scrisse l'introduzione, intitolandola "Al lettore nuovo".L'antologia - qui riedita integralmente con l'aggiunta di una breve nota -proponeva un volume di poesie a sei anni di distanza dall'ultima raccoltapubblicata.

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  • 3 people find this helpful

    Poeta, regista, scrittore, filosofo…cosa mancava a questo straordinario uomo? Nulla, era un genio, un semplice e solitario genio.

    La prima volta che vidi Mamma Roma avevo poco più di quattordici anni.
    Rimasi colpita dalla incommensurabile bellezza di questo film, da questo stupendo affresco della Roma di un tempo, dalla sua storia così cruda e toccante, dalla meravigliosa inter ...(continue)

    La prima volta che vidi Mamma Roma avevo poco più di quattordici anni.
    Rimasi colpita dalla incommensurabile bellezza di questo film, da questo stupendo affresco della Roma di un tempo, dalla sua storia così cruda e toccante, dalla meravigliosa interpretazione di Anna Magnani, una delle attrici più grandi che l’Italia abbia mai avuto.
    Rimasi davvero colpita dal lavoro di Pasolini e cominciai a interessarmi a lui, a leggere tutti gli articoli raccolti su “Il corriere della sera” e me ne innamorai, mi innamorai di questo scrittore provocatorio, schietto(a volte anche un po’ troppo), verace che ha reso alla perfezione l’immagine di un mondo ormai in schiavo del consumismo più sfrenato, di una società ormai ai piedi dei programmi televisivi e della pubblicità più tartassante.
    Un artista, un poeta, un filosofo, un regista…un genio, un personaggio scomodissimo che non aveva paura di esprimere ciò che pensava, che non aveva paura di andare contro i poteri forti, che non aveva paura delle conseguenze che il suo essere così schietto gli avrebbe portato.
    I suoi film e i suoi documentari sono girati con una classe unica e ineguagliabile al mondo, così come le sue poesie sono di un’eleganza e di una carica emotiva difficile da descrivere.
    Un grandissimo genio che andrebbe studiato maggiormente nelle scuole e fatto conoscere ai ragazzi di oggi.

    Esistenza

    Ritrovarmi in questo ovale
    con un legame vitale
    in solitudine a volteggiare
    con l 'infinito aspettare
    di qualcosa.
    Sognare
    di poter camminare
    in un nuoto perpetuo
    di pensieri
    intravedendo una luce bianca.
    La fine di tutto.
    Uno schiocco
    Un pianto.
    La nascita della vita in braccio a giganti biancheggianti.
    Crescendo vidi cose senza senso
    cosciente del perduto collettivo senno.
    Vidi uomini con biancheggianti vestiti
    baciare e non procreare
    di fronte a un freddo altare
    in nome di una croce
    e un continuo narrare.
    Esseri travestiti
    professare falsi miti
    e scuole dove si imparava a vivere
    lasciando l'intelligenza reprimere.
    Sicuri di un tranquillo lavoro
    si sedevano su un falso trono
    lasciando che un finto quadrato
    rubassero loro gli anni d'oro.
    Ed ora piano piano mi invecchio
    sperando ancora in un qualche cambiamento.
    Disteso in un biancheggiante letto
    rimango cosciente che della vita
    e delle esperienze connesse ad essa
    non mi interessa più niente.
    Tutto improvvisamente si illumina di bianco
    e mi appresto al grande salto.
    Ma con me non posso portare nient'altro
    che un tatuaggio
    situato dentro al cuore
    con impresso dentro il nome
    di quella persona che in questa vita
    mi diede tanto amore.

    *
    Senza di te tornavo, come ebbro...

    Senza di te tornavo, come ebbro,
    non più capace d'esser solo, a sera
    quando le stanche nuvole dileguano
    nel buio incerto.
    Mille volte son stato così solo
    dacché son vivo, e mille uguali sere
    m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
    le campagne, le nuvole.
    Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
    della fatale sera. Ed ora, ebbro,
    torno senza di te, e al mio fianco
    c'è solo l'ombra.

    E mi sarai lontano mille volte,
    e poi, per sempre. Io non so frenare
    quest'angoscia che monta dentro al seno;
    essere solo.

    *
    Hymnus ad nocturnum

    Ho la calma di un morto:
    guardo il letto che attende
    le mie membra e lo specchio
    che mi riflette assorto.

    Non so vincere il gelo
    dell'angoscia, piangendo,
    come un tempo, nel cuore
    della terra e del cielo.

    Non so fingermi calme
    o indifferenze o altre
    giovanili prodezze,
    serti di mirto o palme.

    O immoto Dio che odio
    fa che emani ancora
    vita dalla mia vita
    non m'importa più il modo.

    *
    Ballata delle madri

    Mi domando che madri avete avuto.
    Se ora vi vedessero al lavoro
    in un mondo a loro sconosciuto,
    presi in un giro mai compiuto
    d'esperienze così diverse dalle loro,
    che sguardo avrebbero negli occhi?
    Se fossero lì, mentre voi scrivete
    il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
    o lo passate a redattori rotti
    a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

    Madri vili, con nel viso il timore
    antico, quello che come un male
    deforma i lineamenti in un biancore
    che li annebbia, li allontana dal cuore,
    li chiude nel vecchio rifiuto morale.
    Madri vili, poverine, preoccupate
    che i figli conoscano la viltà
    per chiedere un posto, per essere pratici,
    per non offendere anime privilegiate,
    per difendersi da ogni pietà.

    Madri mediocri, che hanno imparato
    con umiltà di bambine, di noi,
    un unico, nudo significato,
    con anime in cui il mondo è dannato
    a non dare né dolore né gioia.
    Madri mediocri, che non hanno avuto
    per voi mai una parola d'amore,
    se non d'un amore sordidamente muto
    di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,
    impotenti ai reali richiami del cuore.

    Madri servili, abituate da secoli
    a chinare senza amore la testa,
    a trasmettere al loro feto
    l'antico, vergognoso segreto
    d'accontentarsi dei resti della festa.
    Madri servili, che vi hanno insegnato
    come il servo può essere felice
    odiando chi è, come lui, legato,
    come può essere, tradendo, beato,
    e sicuro, facendo ciò che non dice.

    Madri feroci, intente a difendere
    quel poco che, borghesi, possiedono,
    la normalità e lo stipendio,
    quasi con rabbia di chi si vendichi
    o sia stretto da un assurdo assedio.
    Madri feroci, che vi hanno detto:
    Sopravvivete! Pensate a voi!
    Non provate mai pietà o rispetto
    per nessuno, covate nel petto
    la vostra integrità di avvoltoi!

    Ecco, vili, mediocri, servi,
    feroci, le vostre povere madri!
    Che non hanno vergogna a sapervi
    – nel vostro odio – addirittura superbi,
    se non è questa che una valle di lacrime.
    È così che vi appartiene questo mondo:
    fatti fratelli nelle opposte passioni,
    o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
    a essere diversi: a rispondere
    del selvaggio dolore di esser uomini.

    *
    Supplica a mia madre

    È difficile dire con parole di figlio
    ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
    Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
    ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
    Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
    è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
    Sei insostituibile. Per questo è dannata
    alla solitudine la vita che mi hai data.
    E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
    d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
    Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
    sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
    ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
    alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
    Era l'unico modo per sentire la vita,
    l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
    Sopravviviamo: ed è la confusione
    di una vita rinata fuori dalla ragione.
    Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
    Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile….

    *
    Non è amore

    Non è Amore. Ma in che misura è mia
    colpa il non fare dei miei affetti
    Amore? Molta colpa, sia
    pure, se potrei d'una pazza purezza,
    d'una cieca pietà vivere giorno
    per giorno... Dare scandalo di mitezza.
    Ma la violenza in cui mi frastorno,
    dei sensi, dell'intelletto, da anni,
    era la sola strada. Intorno
    a me alle origini c'era, degli inganni
    istituiti, delle dovute illusioni,
    solo la Lingua: che i primi affanni
    di un bambino, le preumane passioni,
    già impure, non esprimeva. E poi
    quando adolescente nella nazione
    conobbi altro che non fosse la gioia
    del vivere infantile - in una patria
    provinciale, ma per me assoluta, eroica -
    fu l'anarchia. Nella nuova e già grama
    borghesia d'una provincia senza purezza,
    il primo apparire dell'Europa
    fu per me apprendistato all'uso più
    puro dell'espressione, che la scarsezza
    della fede d'una classe morente
    risarcisse con la follia ed i tòpoi
    dell'eleganza: fosse l'indecente
    chiarezza d'una lingua che evidenzia
    la volontà a non essere, incosciente,
    e la cosciente volontà a sussistere
    nel privilegio e nella libertà
    che per Grazia appartengono allo stile.

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    Banshee said on Apr 27, 2012 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Splendori e miseria di un poeta

    Nuova edizione dell’antologia poetica pubblicata dall’autore nel 1970 con testi tratti dalle Ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo, Poesia in forma di rosa, dunque dagli anni 50 agli anni 60. Nella prefazione scritta da Pasolini in quell’occa ...(continue)

    Nuova edizione dell’antologia poetica pubblicata dall’autore nel 1970 con testi tratti dalle Ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo, Poesia in forma di rosa, dunque dagli anni 50 agli anni 60. Nella prefazione scritta da Pasolini in quell’occasione, egli si definisce “poeta”, sia pure solo in “senso tecnico”. Difficilmente avrebbe potuto trovare una migliore presentazione di sé stesso: nella sua complessa e molteplice attività, prima ancora che cineasta, narratore, drammaturgo e saggista, il ruolo di poeta è quello centrale, anzi primario – non solo in ordine cronologico. Basterebbe rileggersi questi versi per ritrovare in nuce temi, ispirazioni e spunti che saranno ripresi negli altri campi della sua attività sino alla fine (e oltre – si pensi al postumo “Petrolio”).
    Bisogna aggiungere che le prime prove – dal poemetto “Le Ceneri di Gramsci” che è del 1954 fino alla sezione intitolata “Una disperata vitalità” che è del 1964 – contengono versi bellissimi, che reggono al tempo e che assicurano alla produzione poetica di Pasolini un ruolo di primo piano non solo nel panorama di quegli anni, ma di tutto il Novecento. Sono versi completamente slegati e avulsi dal corso che stava prendendo la poesia italiana in quel decennio, in un certo senso “inattuali” rispetto ai contemporanei – si pensi al recupero della terzina, di un sistema (benché parziale) di metri e di rime, per non parlare dell’assenza di riferimenti tanto all’ermetismo, quanto alla parola pura, quanto – sul versante opposto – alle avanguardie. Eppure – avendo solo una lontana ascendenza musicale alla Penna o alla Caproni, per cosi dire, in chiave prosaica – la poesia di Pasolini si pone ai maggiori livelli di tutta la nostra letteratura novecentesca proprio per il suo fraseggiare musicale. Quanto ai temi presenti con forza, c’è da dire che certi squarci su Roma sono straordinari, se non altro perché si è reinventato una città cantata da secoli con uno sguardo, al tempo stesso, soggettivo e oggettivo, visionario e minimalista, lucido e accorato, corale e intimo. Anche il confronto con la storia passata e presente tocca corde che non si possono non considerare come tra le più intense del suo tempo. Eppure questa stagione poetica dura una decina d’anni e non di più. Altre – per fortuna – sarebbero state le strade percorse da lui. Quella poetica si esaurisce, o peggio: si essicca come un fiume evaporato tra le pietre bruciate del deserto. Resiste ancora un tono leggero che non gli si addice o una polemica che cede al clima dell’epoca, quella sbornia ideologica di poeti digiuni di politica e che pretendevano di condizionare le scelte politiche del loro campo, smarrendo gli accenti personali a lui più adatti. Quando Pasolini si confà ai dettami delle neoavanguardia – più di quanto volesse – non convince, anzi fa quasi tenerezza. Poeta albatro come pochi le sue movenze in mezzo alla ciurma di ammutinati sono ormai più che ridicole: illeggibili.

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    Gabe57 said on Mar 18, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Poesie - Pier Paolo Pasolini

    Le poesie dell'italiano per eccellenza del secolo scorso. Immancabili, sotto qualunque riproduzione su carta, in ogni libreria che si rispetti. E quanto manca un Pier Paolo oggi, drammaticamente. E invece teniamo Veltroni, senza un'opposizione intell ...(continue)

    Le poesie dell'italiano per eccellenza del secolo scorso. Immancabili, sotto qualunque riproduzione su carta, in ogni libreria che si rispetti. E quanto manca un Pier Paolo oggi, drammaticamente. E invece teniamo Veltroni, senza un'opposizione intellettuale e extraparlamentare credibile a certo squallore di partito.

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    Taught By Thirst said on Aug 8, 2007 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Others 234 Pages
  • ISBN-10: 8811669286
  • ISBN-13: 9788811669289
  • Publisher: Garzanti Libri
  • Publish date: 1999-01-01
  • Also available as: Paperback , Hardcover
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