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Poesie

Di

Editore: Adelphi

3.8
(63)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 130 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845902544 | Isbn-13: 9788845902543 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il canto delle crisalidi

    Vita morte,
    la vita nella morte.
    Morte vita,
    la morte nella vita.

    Noi col filo,
    col filo della vita,
    nostra sorte
    filammo a questa morte.

    E più forte
    è il sogno della vita -
    se la morte
    a vi ...continua

    Il canto delle crisalidi

    Vita morte,
    la vita nella morte.
    Morte vita,
    la morte nella vita.

    Noi col filo,
    col filo della vita,
    nostra sorte
    filammo a questa morte.

    E più forte
    è il sogno della vita -
    se la morte
    a vivere ci aita

    ma la vita
    la vita non è vita,
    se la morte
    la morte è nella vita

    e la morte
    morte non è finita,
    se più forte
    per lei vive la vita.

    Ma se vita
    sarà la nostra morte,
    nella vita
    viviam solo la morte

    morte vita,
    la morte nella vita;
    vita morte
    la vita nella morte.-

    I figli del mare

    Dalla pace del mare lontano
    dalle verdi trasparenze dell'onde
    dalle lucenti grotte profonde
    dal silenzio senza richiami -
    Itti e Senia dal regno del mare
    sul suolo triste sotto il sole avaro
    Itti e Senia si risvegliaro
    dei mortali a vivere la morte.
    Fra le grigie lagune palustri
    al vario trasmutar senza riposo
    al faticare sordo ansioso
    per le umide vie ritorte
    alle mille voci d'affanno
    ai mille fantasmi di gioia
    alla sete alla fame allo spavento
    all'inconfessato tormento -
    alla cura che pensa il domani
    che all'ieri aggrappa le mani
    che ognor paventa il presente più forte
    al vano terrore della morte
    fra i mortali ricurvi alla terra
    Itti e Senia i principi del mare
    sul suolo triste sotto il sole avaro
    Itti e Senia si risvegliaro. -

    Ebbero padre ed ebbero madre
    e fratelli ed amici e parenti
    e conobbero i dolci sentimenti
    la pietà e gli affetti e il pudore
    e conobbero le parole
    che conviene venerare
    Itti e Senia i figli del mare
    e credettero d'amare.
    E lontani dal loro mare
    sotto il pallido sole avaro
    per il dovere facile ed amaro
    impararono a camminare.
    Impararono a camminare
    per le vie che la siepe rinserra
    e stretti alle bisogna della terra
    si curvarono a faticare.
    Sulle pallide facce il timore
    delle piccole cose umane
    e le tante speranze vane
    e l'ansia che stringe il core.

    Ma nel fondo dell'occhio nero
    pur viveva il lontano dolore
    e parlava la voce del mistero
    per l'ignoto lontano amore.
    E una sera alla sponda sonante
    quando il sole calava nel mare
    e gli uomini cercavano riposo
    al lor ozio laborioso
    Itti e Senia alla sponda del mare
    l'anima solitaria al suono dell'onde
    per le sue corde più profonde
    intendevano vibrare.
    E la vasta voce del mare
    al loro cuore soffocato
    lontane suscitava ignote voci,
    altra patria altra casa un altro altare
    un'altra pace nel lontano mare.
    Si sentirono soli ed estrani
    nelle tristi dimore dell'uomo
    si sentirono più lontani
    fra le cose più dolci e care.
    E bevendo lo sguardo oscuro
    l'uno all'altra dall'occhio nero
    videro la fiamma del mistero
    per doppia face battere più forte.
    Senia disse: «Vorrei morire»
    e mirava l'ultimo sole.
    Itti tacque, che dalla morte
    nuova vita vedeva salire.
    E scorrendo l'occhio lontano
    sulle sponde che serrano il mare
    sulle case tristi ammucchiate
    dalle trepide cure avare
    «Questo è morte, Senia» - egli disse -
    «questa triste nebbia oscura
    dove geme la torbida luce
    dell'angoscia, della paura.

    Altra voce dal profondo
    ho sentito risonare
    altra luce e più giocondo
    ho veduto un altro mare.
    Vedo il mar senza confini
    senza sponde faticate
    vedo l'onde illuminate
    che carena non varcò.
    Vedo il sole che non cala
    lento e stanco a sera in mare
    ma la luce sfolgorare
    vedo sopra il vasto mar.
    Senia, il porto non è la terra
    dove a ogni brivido del mare
    corre pavido a riparare
    la stanca vita il pescator.
    Senia, il porto è la furia del mare,
    è la furia del nembo più forte,
    quando libera ride la morte
    a chi libero la sfidò».

    Così disse nell'ora del vespro
    Itti a Senia con voce lontana;
    dalla torre batteva la campana
    del domestico focolare:
    «Ritornate alle case tranquille
    alla pace del tetto sicuro,
    che cercate un cammino più duro?
    che volete dal perfido mare?
    Passa la gioia, passa il dolore,
    accettate la vostra sorte,
    ogni cosa che vive muore
    e nessuna cosa vince la morte.
    Ritornate alla via consueta
    e godete di ciò che v'è dato:
    non v'è un fine, non v'è una meta
    per chi è preda del passato.
    Ritornate al noto giaciglio
    alle dolci e care cose
    ritornate alle mani amorose
    allo sguardo che trema per voi
    a coloro che il primo passo
    vi mossero e il primo accento,
    che vi diedero il nutrimento
    che vi crebbe le membra e il cor.
    Adattatevi, ritornate,
    siate utili a chi vi ama
    e spegnete l'infausta brama
    che vi trae dal retto sentier.
    Passa la gioia, passa il dolore,
    accettate la vostra sorte,
    ogni cosa che vive muore
    nessuna forza vince la morte».

    Soffocata nell'onda sonora
    con l'anima gonfia di pianto
    ascoltava l'eco del canto
    nell'oscurità del cor,
    e con l'occhio all'orizzonte
    dove il ciel si fondeva col mare
    si sentiva vacillare
    Senia, e disse: «Vorrei morire».
    Ma più forte sullo scoglio
    l'onda lontana s'infranse
    e nel fondo una nota pianse
    pei perduti figli del mare.
    «No, la morte non è abbandono»
    disse Itti con voce più forte
    «ma è il coraggio della morte
    onde la luce sorgerà.
    Il coraggio di sopportare
    tutto il peso del dolore,
    il coraggio di navigare
    verso il nostro libero mare,
    il coraggio di non sostare
    nella cura dell'avvenire,
    il coraggio di non languire
    per godere le cose care.
    Nel tuo occhio sotto la pena
    arde ancora la fiamma selvaggia,
    abbandona la triste spiaggia
    e nel mare sarai la sirena.
    Se t'affidi senza timore
    ben più forte saprò navigare,
    se non copri la faccia al dolore
    giungeremo al nostro mare.

    Senia, il porto è la furia del mare,
    è la furia del nembo più forte,
    quando libera ride la morte
    a chi libero la sfidò». -

    http://www.youtube.com/watch?v=yREkII3DU0o

    ha scritto il 

  • 5

    ora vado a ronzar come gl'insetti

    bellissima Aprile
    bellissima Giugno
    e ancor più bella Risveglio
    ma certe pagine
    scritte proprio un 19 settembre
    sono una discreta coincidenza
    in questa giornata
    definitiva

    (che splendide pagine,
    davvero)

    ha scritto il 

  • 4

    Vita?! Vita?!qui l' erbe, qui la terra,
    qui il vento, qui gli insetti, qui gli uccelli,
    e pur fra questi sente vede gode
    sta sotto il vento a farsi vellicare
    sta sotto il sole a suggere il calore
    sta sotto il cielo sulla buona terra
    questo ch' io chiamo "io"
    ...continua

    Vita?! Vita?!qui l' erbe, qui la terra,
    qui il vento, qui gli insetti, qui gli uccelli,
    e pur fra questi sente vede gode
    sta sotto il vento a farsi vellicare
    sta sotto il sole a suggere il calore
    sta sotto il cielo sulla buona terra
    questo ch' io chiamo "io", ma ch' io non sono
    .............................................
    Io son solo, lontano, io son diverso
    altro sole, altro vento e più superbo
    volo per altri cieli è la mia vita...
    Ma ora qui che aspetto, e la mia vita
    perché non vive, perché non avviene?
    ...................M' è straniero
    l' aspetto d' ogni cosa, m' è nemica
    questa natura! basta! voglio uscire
    da questa trama d' incubi! la vita!
    la mia vita! il mio sole!

    ( da "Risveglio" )
    Anche il mare è un deserto senza vita,
    arido triste fermo affaticato.
    E il giro dei giorni e delle lune,
    il variar dei venti e delle coste,
    il vario giogo sì lo lega e preme
    il mare che non è mare s' anche è mare.
    .......................................
    Al mio sole, al mio mar per queste strade
    della terra o del mar mi volgo invano,
    vana è la pena e vana la speranza,
    tutta è la vita arida e deserta,
    finché in un punto si raccolga in porto,
    di se stessa in un punto faccia fiamma.

    ( da Onda per onda )
    Spigolando tra i versi di questo giovane poeta, non è difficile cogliere il disagio esistenziale, e quanto sia stata travagliata la navigazione nella sua breve vita. I simboli, le metafore, le immagini evocative ne stigmatizzano una visione in cui gli sfoghi dolenti, le inquietudini, la contrapposizione vita-morte, le cupe visioni lasciano a stento penetrare sprazzi di luce.
    Per chi ama la poesia è una lettura interessante!

    ha scritto il 

  • 0

    e sarò anch'io

    Dice che un'umiliazione è una cosa, ma un'
    umiliazione con sberleffo è diverso.
    Si augura la furia del mare sui fasci
    di carte e timbri che tranquilli mentono al telefono
    perché tanto tu sei un precario
    l'ultimo dei precari
    uno stupido
    che ha anche già pr ...continua

    Dice che un'umiliazione è una cosa, ma un'
    umiliazione con sberleffo è diverso.
    Si augura la furia del mare sui fasci
    di carte e timbri che tranquilli mentono al telefono
    perché tanto tu sei un precario
    l'ultimo dei precari
    uno stupido
    che ha anche già protestato più volte
    e quindi non sa stare al suo posto
    non sa ubbidire e basta
    che dio ti dia il giusto a te a tutti noi
    ma il giusto proprio

    il punto più alto: "la signora le spiegherà tutto"
    qui la comicità ha toccato un climax in una parola
    sola
    poteva dirmi la suola, il muro, i crisantemi
    il pulviscolo il sole la morte invece ha detto
    "la signora"

    io penso che anni fa uno ha scritto quella cosa superba che con le riserve aurifere del mondo costruiremo le tubature
    delle fogne
    ecco, io penso a questo quando fanno così
    negli uffici
    e sarò anch'io superbo allora
    come dicono
    ma che dicono
    che dicano pure

    ha scritto il 

  • 2

    Difficile, ermetico, a tratti ostico. Presuppone una conoscenza approfondita della vita e del clima culturale dell'autore. In questo senso l'apparato critico non aiuta

    ha scritto il 

  • 4

    Cade la pioggia triste senza posa
    a stilla a stilla
    e si dissolve. Trema
    la luce d'ogni cosa. Ed ogni cosa
    sembra che debba
    nell'ombra densa dileguare e quasi
    nebbia bianchiccia perdersi e morire
    mentre filtri voluttuosamente
    oltre i diafani fili
    ...continua

    Cade la pioggia triste senza posa
    a stilla a stilla
    e si dissolve. Trema
    la luce d'ogni cosa. Ed ogni cosa
    sembra che debba
    nell'ombra densa dileguare e quasi
    nebbia bianchiccia perdersi e morire
    mentre filtri voluttuosamente
    oltre i diafani fili di pioggia
    come lame d'acciaio vibranti.

    Così l'anima mia si discolora
    e si dissolve indefinitamente
    che fra le tenui spire l'universo
    volle abbracciare.

    Ahi! che svanita come nebbia bianca
    nell'ombra folta della notte eterna
    è la natura e l'anima smarrita
    palpita e soffre orribilmente sola
    sola e cerca l'oblio.

    ha scritto il 

  • 5

    Commovente. Una raccolta che è espressione di un iter: dalla giovinezza alla maturità (intellettuale)in poche pagine, in poche righe in cui si passa da versi più spontanei e vitali a quelli visionari e "definitivi". A tratti inclassificabile

    ha scritto il 

  • 2

    Carlo non è un poeta e la sua ricerca di filosofia fa di questi componimenti qualcosa che riesce a trasmettere il suo pensiero, ma in una forma sgraziata costellata da rime che non riescono a riabilitare l'idea di trovarsi davanti a delle prose

    ha scritto il