Poesie

Di

Editore: La Vita Felice (Labirinti, 8)

4.2
(44)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 185 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8886314329 | Isbn-13: 9788886314329 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Curzia Ferrari

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
La poesia di Esenin è popolarissima in Russia e trova le ragioni del suo perdurante successo internazionale nella generosa e straziata sincerità che la riscatta anche quando incombe l'ombra misticheggiante del personaggio letterario e nell'estrema orecchiabile dolcezza delle sue cadenze, in cui molti riconoscono una tipica espressione della poesia russa.
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  • 4

    Se fosse vissuto più a lungo, quasi certamente sarebbe incappato nelle purghe staliniane.
    Se vivesse oggi, sarebbe una star televisiva. Da talk show, per intenderci.
    Pare impossibile che questo affasc ...continua

    Se fosse vissuto più a lungo, quasi certamente sarebbe incappato nelle purghe staliniane.
    Se vivesse oggi, sarebbe una star televisiva. Da talk show, per intenderci.
    Pare impossibile che questo affascinante libertino, avvezzo all'alcool e ad ogni tipo di relazione bisessuale (con tanto di matrimoni -diremmo oggi- promozionali), sia riuscito a cantare soprattutto la Russia rurale ed arcaica del suo tempo.
    In molte delle sue liriche si legge la nostalgia del passato: la vecchia casa, i nonni, la campagna. Ma è capace anche di mettersi a nudo (L'uomo nero, Confessioni di un teppista), raccontandosi in una breve prosa, "Di se stesso", dove scrive: "Negli anni della rivoluzione fui interamente dalla parte dell'Ottobre, anche se accolsi il tutto a modo mio, dal punto di vista contadino". Beata ingenuità.
    --------------
    In questa raccolta è contenuta anche la sua lirica più celebre, "Congedo", estremo saluto al suo ultimo amante prima del suicidio:

    Arrivederci, amico mio, arrivederci,
    O vecchio mio, tu mi sei nel cuore.
    E' giunta l'ora della separazione
    Ma un incontro promette un futuro.
    Arrivederci, amico, senza parole e gesti,
    Senza tristezza e lacrime.
    Non è nuovo morire, in questa vita,
    Ma neanche vivere.
    (1925)

    Io tuttavia preferisco quest'altra traduzione:

    O caro amico, ci vedremo ancora,
    ché sempre nel mio cuore tu rimani.
    Ormai di separarsi è giunta l'ora,
    ma promette un incontro per domani.
    O caro amico addio, senza parole,
    senza versare lacrime o sorridere.-
    Morire non è nuovo sotto il sole,
    ma più nuovo non è nemmeno vivere.
    P.S.
    Ironia della sorte, ricordo adesso che proprio oggi si commemora l' Holodomor (la Grande Carestia, organizzata intenzionalmente dal regime sovietico) che colpì l'Ucraina negli anni 1932-1933. Il frutto di questo uso della carestia come strumento di normalizzazione della struttura di classe nelle campagne fece milioni di vittime...

    ha scritto il 

  • 3

    "Non è nuovo morire, in questa vita, ma più nuovo non è di certo vivere."

    Due premesse: non sono ferrato in poesia russa, quindi posso parlare solo per quello che so e ho letto; ciò mi porta ad aggiungere che la recensione sarà più soggettiva del solito.

    Le poesie di Esenin ...continua

    Due premesse: non sono ferrato in poesia russa, quindi posso parlare solo per quello che so e ho letto; ciò mi porta ad aggiungere che la recensione sarà più soggettiva del solito.

    Le poesie di Esenin sono piene di una malinconia onirica, la quale si lega indissolubilmente a quella patria marcescente che è la Russia. Esenin vive a pieno la svolta socialista del proprio Paese e ne è segnato fortemente. I suoi versi nuovi gli arrecano il soprannome di "teppista" che lo stesso poeta userà come simbolo di vanto.

    La malinconia è molto spesso cromatica. Non manca un leit motif azzurro e color limone che tenta di descrivere a pieno, con una semplicità semantica, la vastità malinconica della vita legata soprattutto ai boschi betullosi e alle isbà della sua infanzia (azzurro)e alla giornata che nasce con il sole dal colore accecante e depuratore (color limone). Le poesie rasentano spesso anche una sorta di canto mesto, un'invocazione o un'ode a quel passato di dolce malinconia che egli, Esenin, ha visto soppiantato dalla fredda ideologia del progresso e dalla sua coscienza di adulto.

    E' certo che anche una sorta di onirismo, come già detto, simbolico e potente si insinua nei versi, i quali costituiscono a loro volta un'arma e uno scudo insieme. La realtà politica ed ideologica mettono Esenin in una posizione di crisi mistico-politica, volta al rifiuto del Capitale marxiano e della stessa figura di Lenin.

    Profonda e roboante come l'eco dei giorni di infanzia, la raccolte di poesia segna un processo di deformazione individuale, dove la ricerca per il senso finisce per arrecarne perdita a quel poco che precedentemente ne aveva. Esenin si suicida giovane, e l'ultima lirica, in cui invoca l'amico (o l'amore della sua vita, chi lo sa?), ne è grande e semplice testimonianza.

    ha scritto il 

  • 4

    Lascerò la mia casa di fanciullo,
    ladro me ne andrò e vagabondo
    lungo le bianche spirali del giorno
    in cerca di un rifugio qualunque.
    E l'amico più caro affilerà il suo coltello
    sul gambale, pronto a ...continua

    Lascerò la mia casa di fanciullo,
    ladro me ne andrò e vagabondo
    lungo le bianche spirali del giorno
    in cerca di un rifugio qualunque.
    E l'amico più caro affilerà il suo coltello
    sul gambale, pronto a colpirmi.
    Anche la donna dal nome che adoro
    mi caccerà dalla porta,
    nella strada gialla di sole
    di primavera alta sui prati.
    Ma ancora verrò per consolarmi
    della vostra letizia: per impiccarmi alla finestra
    in una sera d'alberi, immensa,
    alla manica della mia camicia.

    ha scritto il 

  • 5

    della serie: un libro che sa di campi e di neve

    Ho conosciuto e amato Esenin quando ne sentii la voce nei recitativi di Carmelo Bene

    http://www.youtube.com/watch?v=wCpP_xZIw8M

    I poeti hanno strani destini. Non si sa quanto essi vivano al punto che ...continua

    Ho conosciuto e amato Esenin quando ne sentii la voce nei recitativi di Carmelo Bene

    http://www.youtube.com/watch?v=wCpP_xZIw8M

    I poeti hanno strani destini. Non si sa quanto essi vivano al punto che pare che solo dopo morti, possano vivere.
    "Morire in questa vita non è nuovo,
    ma più nuovo non è nemmeno il vivere"
    scrive il poeta. Un'amica slavista mi raccontò di come durante uno dei suoi soggiorni in Russia si fosse trovata a fare l'autostop. Un camionista s'era fermato e durante tutto il tragitto, una volta appreso che la ragazza italiana conosceva la letteratura russa, ne avevano discusso allegramente. Quando il gentile ospite le chiese quale opinione se ne fosse fatta di Esenin, questa rispose che non le dispiaceva ma che altri poeti la interessassero di più. il camionista frenò di botto e la fece scendere. Ci sono dei poeti - e quindi delle poesie- che non muoiono mai, e corrono per il mondo trascinando le proprie catene, o percorrendo in lungo e in largo ogni distesa di terra e di neve, abitando l'anima dei viandanti e dei camionisti.

    ha scritto il 

  • 0

    Non posso attribuire voti alle poesie -pezzetti di anima, frammenti di luce, brevi eternità.
    E il miglior commento sono i versi stessi...

    Non ho rimpianti, né parole, né lacrime.
    Tutto passerà, come la ...continua

    Non posso attribuire voti alle poesie -pezzetti di anima, frammenti di luce, brevi eternità.
    E il miglior commento sono i versi stessi...

    Non ho rimpianti, né parole, né lacrime.
    Tutto passerà, come la nebbia dai rami bianchi del melo.
    Appassito in una decadenza dorata
    mai più io sarò giovane.

    Anche il mio cuore toccato dal gelo
    ha smesso di battere come una volta.
    E questo paese di betulle, di indiana,
    più non mi attira, cammina a piedi scalzi.

    Spirito vagabondo, di raro ormai
    cerchi il fuoco delle mie labbra.
    Dove siete, freschezza degli anni passati,
    ardore degli occhi, piena impetuosa dei sensi!

    Adesso, quasi, non ho desideri. Eppure vita,
    che ho fatto io se non sognarti di continuo?
    Era come se a primavera, in un mattino sonoro,
    me ne andassi in giro sopra un cavallo rosa.

    Tutti in questo mondo sono votati alla fine.
    Dolcemente intristisce il rame degli aceri…
    Ma chiamiamoci dunque felici, benedetti per sempre,
    d’essere nati per fiorire e morire.

    [1922]

    ha scritto il 

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