Point Omega

A Novel

By

Publisher: Scribner

3.6
(369)

Language: English | Number of Pages: 128 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Catalan , French

Isbn-10: 1439169977 | Isbn-13: 9781439169971 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Mass Market Paperback , Audio CD

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Book Description

DON DELILLO HAS BEEN "WEIRDLY PROPHETIC about twenty-first-century America" (The New York Times Book Review). In his earlier novels, he has written about conspiracy theory, the Cold War and global terrorism. Now, in Point Omega, he looks into the mind and heart of a "defense intellectual," one of the men involved in the management of the country's war machine.

Richard Elster was a scholar -- an outsider -- when he was called to a meeting with government war planners, asked to apply "ideas and principles to such matters as troop deployment and counterinsurgency."

We see Elster at the end of his service. He has retreated to the desert, "somewhere south of nowhere," in search of space and geologic time. There he is joined by a filmmaker, Jim Finley, intent on documenting his experience. Finley wants to persuade Elster to make a one-take film, Elster its single character -- "Just a man and a wall."

Weeks later, Elster's daughter Jessica visits -- an "otherworldly" woman from New York, who dramatically alters the dynamic of the story. The three of them talk, train their binoculars on the landscape and build an odd, tender intimacy, something like a family. Then a devastating event throws everything into question.

In this compact and powerful novel, it is finally a lingering human mystery that haunts the landscape of desert and mind.


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  • 4

    Rendition

    “Le città sono state costruite per misurare il tempo, per togliere il tempo dalla natura. C'è un eterno conto alla rovescia, diceva. Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, c ...continue

    “Le città sono state costruite per misurare il tempo, per togliere il tempo dalla natura. C'è un eterno conto alla rovescia, diceva. Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. E' questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto”.

    Il punto omega è sempre esistito, deve essere personale, trascendente, autonomo e irreversibile: è il massimo livello di complessità e di coscienza verso il quale sembra che l'universo tenda nella sua evoluzione. Nel deserto di Sonora o del Mojave si incontrano un intellettuale che ha lavorato per la Difesa e un giovane regista che vuole fare un film confessione sulla guerra in Iraq e sull'agire umano: le parole e i gesti diventano un intenso problema che custodisce un'inquietante e evocativa riflessione sulla natura nuda del tempo, sul vivere che tramonta nella transitoria esistenza. I due uomini vengono raggiunti dalla giovane figlia dello studioso con la sua innocente inafferrabilità e questo evento darà origine a un mistero angosciante e metafisico. Le domande che De Lillo si pone, scrivendo con tanta intensità e rigore, risuonano in uno spazio non delimitato né riconosciuto. “Dobbiamo essere umani per sempre? La coscienza è esaurita. Ora si ritorna alla materia inorganica. E' questo che vogliamo. Vogliamo essere pietre in un campo”. Così sono le cose invisibili e nascoste a prendere il centro della scena, rivelando la necessità di una riserva di segretezza, quel qualcosa che nessuno sa di noi e ci permette di conoscere noi stessi. Di arrendersi o rendere qualcosa, interpretare il nostro ruolo. E' un racconto costruito su distanze, silenzi, forze sotterranee e potenzialità: i personaggi fuggono il reale, sprofondano in un abisso, nel vuoto si annullano. Soggettività inconsapevoli, anime segnate da una disarmonia radicale, i due protagonisti tornano a scoprirsi esseri umani sopravvissuti a un'estinzione, giunti a un esistere senza futuro, a una disillusione tragica e insensata, che espandendosi in essi produce un'estrema e introspettiva remissione, una redenzione senza causa né ritorno.

    “La vita vera non si può ridurre a parole dette o scritte, nessuno può farlo, mai. La vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati eppure presenti a noi stessi, gli istanti submicroscopici”.

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  • 3

    CAPIRE IL TEMPO GUARDANDO UN FILM AL RALLENTATORE

    LETTO IN EBOOK
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    “24 Hour Psycho” una videoinstallazione di Douglas Gordon, è stata ospitata per la prima volta nel 1993 a Glascow e a Berlino, ci dice Don De Lillo nei Ringraziamenti in fo ...continue

    LETTO IN EBOOK
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    “24 Hour Psycho” una videoinstallazione di Douglas Gordon, è stata ospitata per la prima volta nel 1993 a Glascow e a Berlino, ci dice Don De Lillo nei Ringraziamenti in fondo al suo volume “Punto Omega” e fa bene a ringraziarlo perché gran parte del fascino di questa lettura risiede nell’essere, in buona parte, ambientato nelle stanze di un museo in cui viene proiettato il film “Psycho” di Alfred Hitchcock, rallentato fino a farlo durare 24 ore. Andrebbe ringraziato anche il regista della pellicola originale, a dir il vero.
    Il romanzo dall’esile trama si snoda soprattutto attorno ad alcuni incontri che avvengono in questa sala. Ci sono anche altri momenti, ambientati altrove, tra cui alcune osservazioni su uno spettacolo no-stop di Jerry Lewis, l’incontro tra il vecchio intellettuale e il giovane regista e la scomparsa della figlia del primo.
    La scrittura di De Lillo è spesso frammentata, con voli pindarici da un tema all’altro che più che disorientare, annoiano.
    Ne vorrei dare qui un esempio, con un brano che dovrebbe avere la sua importanza, se non altro perché introduce il concetto di Punto Omega del titolo:

    - Ero uno studente. Pranzavo e studiavo. Studiavo l'opera di Teilhard de Chardin, - disse. - Andò in Cina, un prete fuorilegge, Cina, Mongolia, in cerca di ossa. Pranzavo sui libri aperti. Non avevo bisogno del vassoio. I vassoi restavano impilati all'inizio della fila nella mensa dell'università. Lui diceva che il pensiero umano è vivo, circola. E la sfera del pensiero umano collettivo, ecco, quella si sta avvicinando al suo periodo finale, gli ultimi bagliori. Un tempo esisteva il cammello nordamericano. Che fine ha fatto?
    Stavo quasi per dire: E in Arabia Saudita. Ma mi limitai a ripassargli la bottiglia.
    - Tu parlavi con loro. Si trattava di riunioni del gruppo normativo? Chi c'era? - chiesi. - Pezzi grossi dei ministeri? Gente dell'esercito?
    - C'era chi c'era. Ecco chi c'era.
    Mi piacque questa risposta. Diceva tutto. Più ci pensavo più tutto mi appariva chiaro.
    Disse: - La materia. Tutti gli stadi, dal livello subatomico agli atomi alle molecole inorganiche. Noi ci espandiamo, corriamo verso l'esterno, è la natura della vita dalla nascita della cellula in poi. La cellula ha rappresentato una rivoluzione. Cioè, pensa. I protozoi, le piante, gli insetti, che altro?
    - Non lo so.
    :. - I vertebrati.
    - I vertebrati, - dissi.
    - E le conformazioni finali. Il serpeggiare, lo strisciare, il bipede accovacciato, l'essere cosciente, l'essere cosciente di sé. La materia bruta che diventa il pensiero umano analitico. La nostra meravigliosa complessità mentale.
    Fece una pausa, bevve, fece un'altra pausa.
    - Cosa siamo?
    - Non lo so.
    - Siamo una folla, uno sciame. Pensiamo in gruppi, viaggiamo in eserciti. Gli eserciti portano il gene dell'autodistruzione.
    Una bomba non è mai abbastanza. La confusione della tecnologia, è lì che gli oracoli tramano le loro guerre. Perché adesso arriva l'introversione. Padre Teilhard lo sapeva, il punto omega. Un salto fuori dalla nostra biologia. Chieditelo. Dobbiamo essere umani per sempre? La coscienza è esaurita. Ora si ritorna alla materia inorganica. È questo che vogliamo. Vogliamo essere pietre in un campo.
    Entrai a prendere del ghiaccio. Quando tornai lui stava pisciando giù dal terrazzo, in punta di piedi per impedire al flusso che affiorava di toccare la ringhiera.

    Non dico che non ci sia profondità in alcuni di questi pensieri, ma non ci viene restituita. De Lillo se la tiene tutta per sé. Questo passare veloce dalla guerra in Iraq, alla fisica, alla biologia, all’evoluzione, alla sociologia, per arrivare al Punto Omega del paleontologo e teologo Pierre Teihlard dà solo la sensazione di leggere una lista di idee, un elenco che fa persino rimpiangere gli elenchi di eroi omerici. Punto Omega è un termine coniato dallo scienziato gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin per descrivere il massimo livello di complessità e di coscienza verso il quale sembra che l'universo tenda nella sua evoluzione. Un concetto affascinante che meriterebbe un ampissimo sviluppo, ma che non trovo nel romanzo.
    Cosa me ne faccio di una simile carrellata di spunti di ragionamento, se poi non li sviluppo?
    Basta scriverne questo?
    “C'è quasi una legge matematica o fisica che non abbiamo ancora del tutto inquadrato, secondo la quale la mente trascende ogni direzione procedendo verso l'interno. Il punto omega, - disse.”
    e
    “Proseguimmo in silenzio dietro un motoscafo trainato da un pickup nero. Pensai alle sue osservazioni sulla materia e l'essere, quelle lunghe notti sul terrazzo, mezzi sbronzi, io e lui, la trascendenza, il parossismo, la fine della coscienza umana. Ora sembrava un'eco morta.
    Punto omega. Un milione di anni fa. Il punto omega si è ristretto, qui e ora, alla punta di un coltello che penetra un corpo. Tutti gli elevati temi di quell'uomo ristretti in un dolore locale, un solo corpo, li da qualche parte, o forse no.”
    Tutto qui?
    Scopro molto di più sul Punto Omega se leggo Wikipedia!

    La nota di copertina dice: “Un’inquieta e misteriosa meditazione sul destino di ogni uomo.
    In una casa isolata nel deserto due uomini discutono della natura del tempo e del significato dell'agire umano nella storia. Discutono e aspettano.
    Uno, Richard Elster, è un anziano intellettuale per niente pentito dell'appoggio che ha dato al governo nella guerra in Iraq, l'altro è un giovane regista che vorrebbe girare un documentario su di lui. L'improvvisa scomparsa della figlia di Elster li costringe a interrompere discussioni e attese e a cercare altre risposte per altre domande: che cosa è capitato alla ragazza? Scelta, fatalità oppure orrendo crimine?
    L'intensità della scrittura di DeLillo al servizio di una straordinaria riflessione sull'enigma del tempo, il tempo in cui ogni momento perduto è la vita, la nuda vita.
    Ebbene, sì, questa meditazione è inquieta, così inquieta che mi pare conduca a poco, se non al mistero… di se stessa.
    Mi sarebbe piaciuto leggere davvero una discussione seria sulla natura del tempo, ma non ho trovato spunti su cui soffermarmi, a parte l’idea suggestiva di vedere un film rallentato e lo stimolo a rivedere il film di Hitchcock, magari anche alla sua velocità originale. Il merito però credo che qui sia più di Douglas Gordon.
    Direte voi che forse avrei fatto meglio a leggere un libro di filosofia e che qui si racconta solo una storia. Quando però una storia verte soprattutto sulle riflessioni dei protagonisti, mi piacerebbe poter partecipare ai loro ragionamenti, non ricevere solo imbeccate saccenti.
    Questo è il primo romanzo di DeLillo che leggo. Ne ho letto recensioni molto positive, per cui forse sono io a non averne colto lo spirito e mi riprometto di affrontare altri suoi romanzi, anche perché, nonostante le osservazioni precedenti, qualcosa di stimolante sono riuscito a trovarlo in queste pagine: di idee ce ne sono. Quello che mi piace poco e che qui siano poco sviluppate. Magari in altre opere le cose vanno diversamente. Proverò.

    said on 

  • 5

    A volte arriva il vento prima della pioggia e accelera il volo degli uccelli fuori dalla finestra, uccelli fantasma che cavalcano la notte, più strani dei sogni.

    Per raccontare di questo libro, dovrei ...continue

    A volte arriva il vento prima della pioggia e accelera il volo degli uccelli fuori dalla finestra, uccelli fantasma che cavalcano la notte, più strani dei sogni.

    Per raccontare di questo libro, dovrei rallentare la scrittura fino al punto zero della velocità.

    Dovrei appoggiare i piedi sui gradini delle scale di casa molto adagio, fissando il vuoto davanti a me e concentrando il pensiero sui movimenti maniacalmente lenti che compirò per aprire la porta, girando gradualmente la chiave nella serratura, in assoluto silenzio, quasi trattenendo il respiro, con l'orecchio teso al rumore degli ingranaggi. Dovrei entrare nell'oscurità dell'appartamento, riducendo le funzioni al minimo – chiavi e borsa lasciati cadere sul pavimento – e trascinarmi poi con una calma estenuante fino alla stanza dove è collocato il computer.
    Dovrei stare lì davanti, ferma immobile, in piedi, al buio, per tutto il tempo necessario a smarrire l'idea di scrivere sul Punto omega, fino a percepire gli oggetti scomposti in molecole, fino a ridurmi al mio contorno essenziale, fino a percepire l'ambiente circostante con i sensi, a non avere riferimenti esterni, fino ad esaurire la coscienza e a ritornare materia inorganica. E' così che potrei avvicinarmi al punto omega.

    Chiunque potrebbe farlo.

    Per esempio, se il mio percorso dalle scale al computer fosse stato filmato e successivamente proiettato senza dialoghi né musica né colonna sonora, a ventiquattro fotogrammi al secondo – la velocità con cui si percepisce la realtà, alla quale il cervello elabora le immagini in una stanza fredda per la durata di ventiquattro ore, un eventuale spettatore anonimo, che si sottoponesse con profondo impegno a una visione prolungata e continuata del film, aspettando di essere assimilato, poro dopo poro, per poi dissolversi nella figura proiettata sullo schermo, potrebbe anch'egli avvicinarsi al Punto omega.

    Leggere (lentamente) per credere.

    said on 

  • 5

    Il punto omega

    “ La vita vera non si può ridurre a parole dette o scritte, nessuno può farlo mai. La vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati eppure presenti ...continue

    “ La vita vera non si può ridurre a parole dette o scritte, nessuno può farlo mai. La vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati eppure presenti a noi stessi, gli istanti submicroscopici “

    Romanzo, racconto lungo, cos’è Punto Omega di Don De Lillo? Essenzialmente una riflessione profonda sul tempo, sulla percezione del tempo, un ingranaggio di frasi perfette, impulsi luminosi sulla soglia del vuoto che ci invitano a riflettere. Non ha una trama, e se la ha, è alquanto sottile e secondaria. Scorre come un fotogramma di una pellicola cinematografica. Il primo capitolo, “ Anonimato “, inizia con la videoinstallazione, “ Hour Psyco “ di Douglas Gordon, allestita in una sala del MoMa di New York nel 2006. Una versione rallentata del film Psyco di Alfred Hitchcock, proiettata alla velocità di due frame al secondo, in modo da coprire ventiquattro ore di proiezione , contro i centoventi minuti della versione originale. Lo schermo al centro della sala buia, il film che scorre in bianco e nero, senza dialoghi né musica. Uno spettatore, senza nome , è il protagonista di questa prima parte . Lo osserviamo anche noi da spettatori mentre viene risucchiato insistentemente dalla proiezione, fino al punto che dovrà tornare ogni giorno per vederla. E lo farà per tutti i sei giorni che durerà la videoinstallazione. Assorbito, ingoiato da ogni minimo dettaglio, da quella profondità che le cose riescono ad assumere grazie a quel lentissimo scorrere delle sequenze dove ogni “azione viene scomposta in parti così distinte dall’entità originaria che l’ osservatore si trova scollegato da ogni aspettativa” . La mancanza di aspettativa permette di poter “ vedere quello che c’è, finalmente guardare e sapere che stai guardando, sentire il tempo che passa, essere sensibile a ciò che accade nei più piccoli registri di movimento “. Il film , proiettato senza sonoro, ” non poteva che assorbire l’individuo a una profondità al di là delle solite supposizioni, al di là delle cose che l’individuo ipotizza, presume e dà per scontate “. Il bianco e nero come elemento neutralizzante, “ un modo per fare dell’azione una cosa affine alla vita primordiale, una cosa che piano piano si riduce alle sue componenti narcotizzate “. L’osservatore diviene così puro sguardo, essenza-coscienza che assorbe il tempo allo stato puro.

    Nel secondo frame, quello più lungo, la storia sembra aprirsi ad una trama, ad un brusio di fondo, voci sommesse parlano e si raccontano. In una casa isolata nel deserto, a sud del nulla, forse nel deserto del Sonora, due uomini disquisiscono sulla natura del tempo e sul senso dell’agire umano nella storia. Sono gli stessi due uomini intravisti solo per un istante nel primo capitolo e che qui diventano protagonisti. Già in Underworld Don DeLillo si era interrogato sulla natura del tempo usando queste parole: “ Quanto è profondo il tempo? Fino a quale punto dobbiamo calarci dentro la vita, prima di capire cos’è il tempo ?” Il deserto, spazio metafisico, essere alieno , “ saturante e remoto”, sembra essere il luogo ideale per approcciare questa domanda. Io non sono certo - scrive DeLillo in una intervista - di quello che penso, finchè non scrivo. Devo scrivere per comprendere ciò che penso. La scrittura è un estremo atto di concentrazione. Il deserto così come lo schermo nel museo, diventano luoghi di concentrazione assoluta , di pura coscienza. Richard Ester, uno dei due protagonisti, ha settantatre anni. E’ ormai stanco della città, nauseato da News e Traffico , nauseato ormai da tutto. Ha deciso di ritirarsi in quella sua malandata casa nel deserto, principalmente per smettere di parlare ed essere riassorbito dal silenzio. Perché in quel luogo il tempo ha la capacità di rallentare, il tempo diventa cieco . Si fa Enorme. Tocca contemporaneamente l’alba dell’uomo e il suo tramonto, tocca l’istante dell’inizio e sfiora quello della fine. Ex Teorico della Difesa per il Pentagono, consulente per la guerra in Iraq , concettualizzare era essenzialmente il suo lavoro. Una guerra in tre versi era quella che voleva, una guerra formato haiku . Intellettuale e studioso, lettore della teoria del gesuita Padre Teilhard sul punto omega. Attende il momento dell’introversione. “ Vogliamo essere la materia inerte che eravamo un tempo. Siamo l’ultimo miliardesimo di secondo nell’evoluzione della materia. “ Cosa siamo? “ Siamo una folla, uno sciame. Pensiamo in gruppi, viaggiamo in eserciti. Gli eserciti portano il gene dell’autodistruzione”. “ (…) Un salto fuori dalla nostra biologia. La coscienza è esaurita. Ora si ritorna alla materia inorganica. E’ questo che vogliamo. Vogliamo essere pietre in un campo.”

    L’altro personaggio , Jim Finley, è un giovane regista, che ha cercato in tutti i modi possibili di contattare Richard Ester. Il suo desiderio è quello di girare un lungometraggio sulla sua vita, farlo parlare a ruota libera per fargli raccontare tutto quello che sa. L’anziano si rifiuta più volte, ma poi lo invita nella sua casa nel deserto. “ Tu vuoi riprendere il crollo di un uomo “, un uomo che si fonde con la guerra, che crede ancora nella giustezza della guerra “, un uomo con le spalle al muro, ecco cosa vuoi riprendere, sentenzia Richard Ester. “ Il film è la barricata, quella che erigiamo io e te. Quella dove c’è un uomo dritto in piedi che dice la verità “, si difende Jim Finley. L’arrivo della figlia nella casa altererà il gioco di equilibri, la percezione sottilissima del tempo, il senso e il significato della propria vita. Il tempo si espande all’infinito per poi nuovamente infrangersi, collassando come un buco nero nel cuore maledetto e muto del deserto.

    Nell’ultimo capitolo, breve , Anonimato 2, c’è di nuovo l’uomo al MoMa di fronte alla videoinstallazione di Douglas Gordon. E’ l’ultimo giorno, mancano poche ore alla chiusura definitiva. Quello che l’uomo pensa adesso, è che non potrà più essere in grado di vedere il film nella sua versione originale. Quello che ha visto proiettato durante quei sei giorni è il film vero, l’altro, l’originale, è il falso. Solo lì è riuscito a vedere tutto per la prima volta…Immagini in dissolvenza. Adesso ci respira dentro.

    Per la teoria della gravità quantistica non ha senso parlare di tempo; il tempo non esiste. Ma per noi, esseri limitati e mortali, stretti nella morsa dell’estinzione, il tempo è l’unico modo per riappropriarsi di un significato, di un senso, seppur illusorio. L’enigma credo rimarrà irrisolto, ma leggere pagine di così intensa bellezza aiuta a soffocare l’urlo. Con questo romanzo siamo al punto omega della scrittura, difficile immaginare cosa possa esserci ancora. Grandissimo libro.

    “ Tutto ruota intorno al tempo, tempo cretino, tempo inferiore, la gente che controlla l’orologio e altri aggeggi, altri sistemi che aiutano a ricordare. E’ il tempo che scorre via lentissimamente dalla nostra vita. Le città sono state costruite per misurare il tempo. C’è un eterno conto alla rovescia, diceva. Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. E’ questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto “

    Don DeLillo

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  • 0

    La prima frase era: "I governi sono imprese criminali".
    L'ultima frase era: "Negli anni a venire, naturalmente, ci saranno uomini e donne, dentro cabine, con gli auricolari, che ascolteranno nastri se ...continue

    La prima frase era: "I governi sono imprese criminali".
    L'ultima frase era: "Negli anni a venire, naturalmente, ci saranno uomini e donne, dentro cabine, con gli auricolari, che ascolteranno nastri segreti riguardantii crimini commessi dall'amministrazione, mentre altri studieranno le registrazioni elettroniche sullo schermo di un computer e altri ancora guarderanno videocassette scampate alla distruzione, con immagini di uomini in gabbia sottoposti a tremendi dolori fisici, e infine altri, altri ancora, dietro una porta chiusa, faranno domande incalzanti a persone in carne e ossa"

    "Ogni momento perduto è la vita. Non si può conoscere se non singolarmente, ognuno di noi in modo ineffabile, quest'uomo, questa donna. L'infanzia è vita perduta rivendicata ogni secondo, così diceva lui. Due bambini piccoli da soli in una stanza, una luce fiochissima, sono gemelli, ridono. Trent'anni dopo, uno a Chicago, l'altro a Hong Kong, sono il tema del momento.
    Un momento, un pensiero, che arriva e scompare, ognuno di noi, su una strada in un posto qualsiasi, e questo è tutto quanto. Mi chiesi che cosa intendesse per tutto quanto. E' quello che chiamiamo io, la vita vera, disse, l'essere essenziale. E' l'io che sguazza beato in ciò che sa, e ciò che sa è che non vivrà per sempre"

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  • 3

    MOVIMENTI RALLENTATI!

    Libro un po’ inusuale che, in tutta sincerità, per certi versi, mi ha lasciato un po’ spiazzato.
    Il titolo si riferisce ad un importante concetto presente all’interno della visione teologico-filosofic ...continue

    Libro un po’ inusuale che, in tutta sincerità, per certi versi, mi ha lasciato un po’ spiazzato.
    Il titolo si riferisce ad un importante concetto presente all’interno della visione teologico-filosofica di Pierre Teilhard de Chardin. Per quest’ultimo, infatti, il “punto omega” indicherebbe il vertice verso il quale tutta l’evoluzione dell’universo tende; un punto di massima complessità ed, addirittura, di consapevolezza. Già, perché in questo quadro evolutivo si vede “la materia bruta che diventa pensiero umano analitico. La nostra meravigliosa complessità mentale” (Ivi, p. 48).
    Questi, ed altri, elementi filosofici vengono esposti, nel corso dei capitoli centrali del libro, da Richard Elster, ex consulente del Pentagono, a Jim Finley aspirante regista cinematografico. Nelle vicende qui narrate, il giovane cineasta cercherà di convincere l’anziano Elster a diventare il principale, nonché l’unico, interprete di un suo film.
    Il vero personaggio principale del libro, però, è il tempo e la percezione che possiamo avere di esso. Questo si vede un po’ in tutto il testo ma soprattutto nella sua prima parte, intitolata “Anonimato”, e nell’ultima parte intitolata “Anonimato 2”, dove De Lillo narra le vicende che accadono durante una videoinstallazione, proiettata in un museo, dal titolo “24 Hours Psycho” (realmente avvenuta, come si spiega al termine del testo, e realizzata da Douglas Gordon, per la prima volta nel 1993 a Glasgow e a Berlino e successivamente, nel 2006, al MOMA di New York). Essa consiste in una proiezione continuativa, di 24 ore, al rallentatore, fotogramma per fotogramma, del film di Hitchcock “Psycho”. La visione di quest’opera porta ad una diversa percezione del tempo e alla consapevolezza di poter cogliere degli aspetti del film che non è possibile cogliere a velocità normale; il movimento rallentato è in grado di andare nella profondità dell’azione e svelare aspetti di essa che vengono persi nella visione abituale.
    Personalmente, comunque, nel complesso, devo dire che questo scritto non mi ha particolarmente entusiasmato.

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  • 5

    L'allodola
    canta per tutto il giorno,
    ed il giorno non è lungo abbastanza.

    Matsuo Basho (1644 – 1694)

    http://www.youtube.com/watch?v=AGFLUerbLhk

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  • 4

    Visionario. Da cinefili.
    Una riflessione sul tempo, sul cinema.
    La visione del film Psycho rallentata, che dura una giornata intera.
    L'idea di produrre un documentario in forma di racconto da un narra ...continue

    Visionario. Da cinefili.
    Una riflessione sul tempo, sul cinema.
    La visione del film Psycho rallentata, che dura una giornata intera.
    L'idea di produrre un documentario in forma di racconto da un narratore inquadrato su sfondo neutro e nient'altro.
    La visita prolungata all'uomo che sarà questo narratore e la condivisione di una sventura nella vita reale.

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  • 4

    Don DeLillo

    Misteriosa e criptica riflessione su coscienza e dolore, Punto Omega è un romanzo brevissimo che allude più che spiegare. In questo risiede la sua forza, ma lascia il lettore con un senso di mancanza. ...continue

    Misteriosa e criptica riflessione su coscienza e dolore, Punto Omega è un romanzo brevissimo che allude più che spiegare. In questo risiede la sua forza, ma lascia il lettore con un senso di mancanza. Epilogo e prologo si svolgono alla pallida luce dell’installazione 24 Hours Psycho di Douglas Gordon, sulla quale DeLillo disserta fornendo una’ottima analisi d’arte contemporanea.

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