Por qué leer los clásicos

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Publisher: Tusquets Editores

4.1
(803)

Language: Español | Number of Pages: 278 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Portuguese , English , Italian

Isbn-10: 8472234991 | Isbn-13: 9788472234994 | Publish date:  | Edition 4

Translator: Aurora Bernárdez ; Preface Esther Calvino

Also available as: Others

Category: Crime , Fiction & Literature , Reference

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Book Description
Motivo de celebración continua, los clásicos son para Italo Calvino libros «que nunca terminan de decir lo que tienen que decir», textos que «cuanto más crees conocerlos de oídas, más nuevos, inesperados e inéditos te parecen cuando los lees»

Motivo de celebración continua, los clásicos son para Italo Calvino libros «que nunca terminan de decir lo que tienen que decir», textos que «cuanto más crees conocerlos de oídas, más nuevos, inesperados e inéditos te parecen cuando los lees». Y ese es el convencimiento que anima a Calvino a comentar los «suyos», según su criterio de que el clásico de cada uno «es aquel que no puede serte indiferente y que te sirve para definirte a ti mismo en relación y tal vez en contraste con él». Así, mezclados en el tiempo y en la historia de la literatura universal, el lector descubre las lecturas calvinianas de La Odisea, Orlando furioso, Cyrano de Bergerac, Las Metamorfosis (las de Ovidio y la de Kafka), Cándido o Doctor Zhivago, libros con los que se codean otros escritores tan queridos por el autor como Gadda y Borges, u otros por los que manifiesta su simpatía cómplice como Ponge y Queneau. El resultado de todo ello es una obra típicamente calviniana que, estamos seguros, se convertirá a su vez en un clásico para más de uno.

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  • 1

    Un buono spunto ma..

    ..meglio leggere i Classici stessi che un libro su di loro. La sinossi mi aveva affascinato, l'introduzione prometteva bene, ma soprattutto nella parte finale del libro Calvino fa lunghe digressioni s ...continue

    ..meglio leggere i Classici stessi che un libro su di loro. La sinossi mi aveva affascinato, l'introduzione prometteva bene, ma soprattutto nella parte finale del libro Calvino fa lunghe digressioni sulla biografia degli autori e sulla filosofia che sta dietro le loro opere: avrei preferito un punto di vista più soggettivo ed epico che una banale lezione di letteratura.

    said on 

  • 4

    Calvino ci consiglia...

    Un classico è un'opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso. (Calvino).

    Calvino è, come me, un lettore onnivoro, e il leggere ...continue

    Un classico è un'opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso. (Calvino).

    Calvino è, come me, un lettore onnivoro, e il leggere questa raccolta di articoli che ha scritto durante la sua vita è stato arricchente e interessante. Proprio l'anno scorso ho letto un libro simile a questo ma riguardante George Orwell, Letteratura palestra di libertà. Saggi su libri, librerie, scrittori e sigarette. Inutile fare l'elenco degli autori che lui recensisce, ma sono stato contento di scoprire, tra quelli che ci presenta, che lui amava Stevenson e i libri di avventura.

    said on 

  • 4

    Calvino di solito it's not my cup of tea.

    Però...

    È coltissimo, detta da uno come lui (o detta da Eco e non molti altri) l'opinione che la letteratura è una rete di reti è sostenibile.

    È perfuso di un ...continue

    Calvino di solito it's not my cup of tea.

    Però...

    È coltissimo, detta da uno come lui (o detta da Eco e non molti altri) l'opinione che la letteratura è una rete di reti è sostenibile.

    È perfuso di un amore avidissimo per la scrittura e la letteratura... senza umlaut: parte di questo ardore vulcanico scalda anche il lettore più freddo.

    Scrive benissimo. Cosa che oggi sembra ovvia, invece leggendo frequenti avvitamenti e contorcimenti intenzionalmente postmoderni quanto realmente farraginosi, non è.

    Ha una nozione larga di classico: si arriva a Gadda, Borges, Queneau, Pavese: per Calvino l'oggi o l'altro ieri.

    E quindi questo libro preterintenzionale (è in realtà una raccolta curata d'articoli su classici dagli anni '50 agli anni '80) ha la serietà necessaria ad essere credibile.

    Al di sotto, o frequentemente molto al di sotto, cari critici avventizi, prezzolati ed episodici, nonostante dobbiamo dribblare tra i "ke brutto libro" o i "appassionante" o interi slalom giganti tra i fan di "La Daga Oscura" "Budella Rosse" "Disfami" "L'Elfo Iridescente" e l'eccetera continuiamo a fidarci molto di più di quanto troviamo su Anobii.

    La lista l'ometto, si trova su wikipedia, è una collezione generale ma asistematica, non rispecchia "tutti i classici secondo Calvino".

    La stellina in meno è colpa mia, limite mio: non sempre mi convince.

    said on 

  • 4

    Il saggio che da il titolo al libro dura una trentina di pagine. Superato questo shock da inganno ho provato a leggere gli altri saggi e sono rimasto catturato dalla lucidità critica di Calvino.
    Quind ...continue

    Il saggio che da il titolo al libro dura una trentina di pagine. Superato questo shock da inganno ho provato a leggere gli altri saggi e sono rimasto catturato dalla lucidità critica di Calvino.
    Quindi si, lo consiglio ugualmente.

    said on 

  • 3

    Il primo saggio è bellissimo, secondo me il libro poteva/doveva concludersi lì, perché come affermato giustamente da Calvino "non si raccomanderà mai abbastanza la lettura diretta dei testi originali ...continue

    Il primo saggio è bellissimo, secondo me il libro poteva/doveva concludersi lì, perché come affermato giustamente da Calvino "non si raccomanderà mai abbastanza la lettura diretta dei testi originali scansando il più possibile bibliografia critica, commenti, interpretazioni. La scuola e l'università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d'un libro dice di più del libro in questione".

    said on 

  • 5

    Effetti collaterali

    Credo che la lettura di un libro come questo abbia un senso solo se effettivamente solletica la curiosità del lettore verso i classici recensiti. Io, nel mio piccolo, Ho riletto per intero "Orlando Fu ...continue

    Credo che la lettura di un libro come questo abbia un senso solo se effettivamente solletica la curiosità del lettore verso i classici recensiti. Io, nel mio piccolo, Ho riletto per intero "Orlando Furioso" (sì, sì, è vero, il classico è quel libro che nessuno ammette di leggere per la prima volta ma sempre di rileggere), e ho comprato Jacques il Fatalista, Il nostro comune amico, e Tristam Shandy. Good job, Calvino, ce l'hai fatta!

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  • 0

    Già. Perché leggere i classici?
    Perché “è meglio che non leggere i classici.”

    Questa è la conclusione a cui giunge Calvino, dopo aver cercato di definire quali siano i libri da considerare “classici” ...continue

    Già. Perché leggere i classici?
    Perché “è meglio che non leggere i classici.”

    Questa è la conclusione a cui giunge Calvino, dopo aver cercato di definire quali siano i libri da considerare “classici”, nel saggio introduttivo della raccolta.
    Calvino cercava – e si deduce anche dalle sue preferenze letterarie – di dare ordine al mondo, un ordine che è esercizio della mente, nel disordine delle pulsioni e passioni.
    Ma dietro la scorza del rigore intellettuale c’è il magma infuocato, e perciò ho trovato molto più affascinante del saggio sul Perché leggere i classici, l’elencazione “infinita” degli amori letterari, la risposta per le Nove domande sul Romanzo poste dalla rivista “Nuovi Argomenti” nel 1959, riportata a mò di prefazione, di cui queste sono le righe conclusive:
    “…Amo Gogol perché deforma con nettezza, cattiveria e misura. Amo Dostoevskij perché deforma con coerenza, furore e senza misura. Amo Balzac perché è visionario. Amo Kafka perché è realista. Amo Maupassant perché è superficiale. Amo la Mansfield perché è intelligente. Amo Fitzgerald perché è insoddisfatto. Amo Radiguet perché la giovinezza non torna più. Amo Svevo perché bisognerà pur invecchiare. Amo…”

    La stessa passione (amo, amo) si legge nei saggi raccolti in questo volume (straordinario il tributo alla poesia di Montale “Forse un mattino andando in un’aria di vetro”) , trentasei interventi scritti soprattutto negli anni ’70 e ’80 su autori e opere diversissimi per tempo e spazio e stile, da Omero a Queneau, dalla “Storia Naturale” di Plinio il Vecchio al” Pasticciaccio” di Gadda.
    Di vari autori non ho letto nulla: niente di Senofonte, Ovidio, Plinio, Nezami(?), Martorell e il poema cavalleresco Tirant lo Blanc (??), Gerolamo Cardano (???) , Voltaire, Diderot, Ortes (????), Stendhal, Stevenson, Pasternak – ma per ‘sto russo non è proprio scattata manco la curiosità.
    Mi conforta lo stesso Calvino:
    “per vaste che possano essere le letture di “formazione” d’un individuo, resta sempre un numero enorme d’opere fondamentali che uno non ha letto.”
    E ancora:
    “ il leggere per la prima volta un grande libro in età matura è un piacere straordinario”.

    Sono finiti nella lista dei desideri “L’Altro Mondo, ovvero Stati e Imperi della Luna” di Savinien de Cyrano (e io che pensavo fosse solo un personaggio immaginario creato dalla penna di Rostand), “Il nostro comune amico” di Dickens, “Daisy Miller” di Henry James, “L’uomo che corruppe Hadleyburg” di Twain e Il pasticciaccio di Gadda che ri-proverò a ri-leggere per l’ennesima volta.
    Su suo pungolo, spero di poter godere ancora di molti piaceri straordinari.

    said on 

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