Por quién doblan las campanas

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Publisher: Andrés Bello

4.2
(4309)

Language: Español | Number of Pages: 504 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Chi simplified , Italian , German , Portuguese , Finnish , Swedish , Slovenian , Polish , Hungarian , Bulgarian , Catalan

Publish date:  | Edition 2

Also available as: Paperback , Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Mass Market Paperback , Others , Leather Bound , Board Book

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
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  • 4

    Se avesse saputo quanti uomini mai nella storia dovettero usare una collina per morirci sopra, non si sarebbe rallegrato affatto, perchè in un momento come quello che stava vivendo lui gli uomini rima ...continue

    Se avesse saputo quanti uomini mai nella storia dovettero usare una collina per morirci sopra, non si sarebbe rallegrato affatto, perchè in un momento come quello che stava vivendo lui gli uomini rimangono indifferenti a ciò che è accaduto agli altri in circostanze simili, come una vedova che ha perduto il marito un giorno prima, non è affatto consolata dall'idea che altri mariti adorati sono morti. Che uno abbia o no paura, la propria morte è difficile accettarla. El Sordo l'aveva accettata, ma anche a cinquantadue anni, con tre ferite e circondato su una collina, era amaro rassegnarsi.
    Dentro di sè si mise a scherzarci sopra ma guardava il cielo e le montagne lontane e mandò giù il vino senza entusiasmo. "Se uno devo morire," pensava "ed è chiaro che morire bisogna, sono anch'io capace di morire. Ma non mi fa piacere."

    said on 

  • 3

    Ingredienti: un manipolo di partigiani nella Spagna franchista, un ponte da far saltare come missione segreta, tre giorni vissuti in una caverna tra i boschi, un paese immerso in una tragica guerra ci ...continue

    Ingredienti: un manipolo di partigiani nella Spagna franchista, un ponte da far saltare come missione segreta, tre giorni vissuti in una caverna tra i boschi, un paese immerso in una tragica guerra civile.
    Consigliato: a chi ama i classici senza tempo pieni di vita, morte e ideali, a chi cerca un romanzo denso di guerra, emozioni, descrizioni e sentimenti.

    said on 

  • 0

    caini e abeli

    Non scorrevano fiumi di Alcol nella Spagna pre-franchista come nell'Italia della grande guerra di Hemingwayiana memoria di "addio alle armi", ma non si scherzava neppure allora. Si, perché l'uomo deve ...continue

    Non scorrevano fiumi di Alcol nella Spagna pre-franchista come nell'Italia della grande guerra di Hemingwayiana memoria di "addio alle armi", ma non si scherzava neppure allora. Si, perché l'uomo deve stare ubriaco, deve far innamorare di se follemente al primo sguardo tutte le donne che hanno la grazia di incrociarlo, l'uomo di Hemingway deve far apparire tutti gli altri, soprattutto se non americani, degli incapaci puerili e possibilmente ignoranti. Grazie e lode a Dio che ci fu e c'è L'America degli eroi rudi e libertini a salvare il mondo dalla propria inettitudine, grazie a Dio che esistono gli eroi stellastrisciati di cui Ernest fu il primo favellatore. Il resto è cosa nota, è noto l'essenzialismo realistico della prosa, scevra da qualsiasi inutile orpello stilistico, di qualsiasi inutile profondità psicologica, se non quello che l'occhio del cronista narratore può osservare; le considerazioni: sui massacri inutili, sull'uccisione di fratelli ancor più evidenti e drammatici nelle guerre civili, sono lasciate e facilmente deducibili dal lettore. Perché nelle guerre non ci sono i buoni e i cattivi, ma solo fratelli che uccidono fratelli. Inutile raccontare una guerra, la foto di un massacro può penetrare più di mille parole, e Hemingway era il fotografo della letteratura ma pigro, capace di regalare nella stessa opera pagine di sconcertante tangibile crudezza, ad immani scassature di palle dove si deve leggere tre pagine di cicci-cocco tra due piccioncini infoiati, dove spesso l'inutilità vanifica il bello, dove sembra manchi qualcosa di impercettibile per raggiungere la completa grandezza. Ma questo è Hemingway, lo spartiacque di molte cose che dovevano venir dopo, qui forse manca il pathos che trasmette "addio alle armi", forse non l'opera più adatta per comprendere il Nobel e l'enorme successo che ebbe in vita, forse un'opera di cui si può fare tranquillamente a meno.

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  • 3

    Devo dire la verità,non mi ha fatto impazzire.Stile di scrittura troppo semplice per i miei gusti e,non vorrei peccare di lesa maestà,finisce per essere patetico nei momenti in cui vorrebbe essere lir ...continue

    Devo dire la verità,non mi ha fatto impazzire.Stile di scrittura troppo semplice per i miei gusti e,non vorrei peccare di lesa maestà,finisce per essere patetico nei momenti in cui vorrebbe essere lirico.Darò sicuramente un'altra possibilità ad Hemingway,ma per il momento il paragone con il grande rivale Faulkner è incredibilmente sbilanciato a favore del secondo.

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  • 3

    Secondo libro che leggo di questo autore e onestamente ne sono rimasta colpita a metà, se da una parte l introspezione dei personaggi e la descrizione dei loro pensieri mi è piaciuta molto dall’ altra ...continue

    Secondo libro che leggo di questo autore e onestamente ne sono rimasta colpita a metà, se da una parte l introspezione dei personaggi e la descrizione dei loro pensieri mi è piaciuta molto dall’ altra le poche scene di azione mi hanno un po’ annoiata. È un libro che rileggerei di certo però mi aspettavo qualcosa di più. Ci sono personaggi a cui mi sono affezionata parecchio e altri che ho detestato nel profondo e che non sono riuscita a comprendere nelle loro scelte. I vari punti di vista hanno saputo rendermi chiara la situazione e l’ambiente in cui si svolge l’azione e nei tre giorni descritti l’autore ha saputo condensare bene la vicenda.

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  • 4

    iniziato in quarta con gran soddisfazione, purtroppo la lettura e' stata rallentata dagli incisi che forse appesantiscono eccessivamente la trama, addirittura tentato dall'abbandono per un periodo, pe ...continue

    iniziato in quarta con gran soddisfazione, purtroppo la lettura e' stata rallentata dagli incisi che forse appesantiscono eccessivamente la trama, addirittura tentato dall'abbandono per un periodo, per fortuna ho proseguito, per trovarmi di fronte ad alcune pagine veramente potenti.

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  • 3

    Non so, Hemingway non mi entusiasma particolarmente.
    Il libro scorre bene e tutto il resto.
    Però alcune cose non mi convincono. Ad esempio i pensieri di Robert Jordan e degli altri. A volte troppo lun ...continue

    Non so, Hemingway non mi entusiasma particolarmente.
    Il libro scorre bene e tutto il resto.
    Però alcune cose non mi convincono. Ad esempio i pensieri di Robert Jordan e degli altri. A volte troppo lunghi.
    I dialoghi tra Robert Jordan e Maria (che magari erano perfetti per gli anni trenta/quaranta, ma adesso sono quantomeno buffi.)
    In più alcune parti sono decisamente tirate via.
    Per esempio mi sarebbe piaciuta un'analisi più profonda dei personaggi secondari come Golz, i fascisti etc

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  • 3

    3 e mezzo

    Sì a:

    -il TITOLO. È ciò che mi ha invogliato a leggere questo romanzo.
    È una bellissima citazione dalla Meditazione 17 di John Donne: “Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pez ...continue

    Sì a:

    -il TITOLO. È ciò che mi ha invogliato a leggere questo romanzo.
    È una bellissima citazione dalla Meditazione 17 di John Donne: “Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.” Complimenti a John Donne, ci servirebbero persone con un così alto senso di umanità e fratellanza.

    -lo STILE di scrittura: stringata e con molti dialoghi. In puro Hemingway ’s style.

    -le PAROLACCE. Hemingway disse di aver preso il Nobel solo perché ne “Il vecchio e il mare” non c’erano parolacce. A me il suo essere un po’ volgare piace, è realistico. Non so voi, ma io le parolacce le dico, a maggior ragione le diranno pure i guerriglieri.

    -ANSELMO e PILAR. Un grande uomo e una grande donna. Un vecchietto sensibile, che uccide solo per dovere, che crede in un mondo migliore e combatte per esso anche se sa che in ogni caso non potrà viverci a lungo e una donna forte, a volte capricciosa, ma con le palle.

    -i PENSIERI di Jordan. È il tipico eroe però a volte ha delle incertezze, sentirle ci aiuta a empatizzare un po’ di più con lui

    -le PAGINE FINALI. Molto belle, ancora meglio gli ultimi pensieri di Jordan

    Cosa non mi ha convinto:

    -la LENTEZZA eccessiva. A volte subentrava la noia. Un po’ di dialoghi inutili avrebbero benissimo potuto essere evitati, 200 pagine in meno avrebbero fatto bene al romanzo.

    -STORIA D'AMORE un po’ sciatta. Non è una grande storia d’amore, è più un’attrazione fisica. Più che Coniglietto e Ingles non si dicono. Ti amo dopo due giorni? Bah

    -leggendo provavo una sensazione di deja vu. Poi ho capito perchè: non aggiunge poco o niente ai romanzi sulla resistenza italiana che mi è capitato di leggere. Calvino & Co. presero come modello "per chi suona la campana" e in alcuni casi la superarano, scrivendo dei romanzi simili ma meno pesanti.

    Bel libro ma non un capolavoro.

    said on 

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