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Por quién doblan las campanas

By Ernest Hemingway

(3)

| Mass Market Paperback | 9788432224546

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Book Description

284 Reviews

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    Un realismo agghiacciante

    Meraviglioso romanzo il quale insegna che nella guerra non esistono buoni o cattivi, non c'è una ragione o un torto, ma si è tutti egualmente colpevoli, ognuno con i suoi demoni, le sue paure e i suoi peccati. Nel mezzo, una tenerissima storia d'amor ...(continue)

    Meraviglioso romanzo il quale insegna che nella guerra non esistono buoni o cattivi, non c'è una ragione o un torto, ma si è tutti egualmente colpevoli, ognuno con i suoi demoni, le sue paure e i suoi peccati. Nel mezzo, una tenerissima storia d'amore sincero e incondizionato, disilluso per via di un destino segnato, ma allo stesso tempo completamente libero d'esprimersi, senza remore o rimpianti.

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    Francesco said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Sono impressionata dalla capacità di Hemingway di creare un'esperienza completa di realtà. Metafore fulminee e perfette: gli aerei proiettano le loro ombre sulle colline come squali sul fondo sabbioso dell'oceano, e non c'è bisogno di sapere altro. S ...(continue)

    Sono impressionata dalla capacità di Hemingway di creare un'esperienza completa di realtà. Metafore fulminee e perfette: gli aerei proiettano le loro ombre sulle colline come squali sul fondo sabbioso dell'oceano, e non c'è bisogno di sapere altro. Sorridi alle bestemmie di Augustin, Pilar te lo fa vedere don Faustino, lo senti quel sapore di catrame nel vino e quel campo di grano mosso dal vento diventa più reale di te. Equilibrio perfetto di azione e riflessione, mai distinte nettamente, in un ritratto completo della morte: grottesca, surreale, esilarante, indegna, necessaria, struggente, nobile, accolta, come si accoglie l'amore. Consigliatissimo!

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    Medea said on Jun 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    No, decisamente mi aspettavo molto di più dal mio primo approccio col Nobel americano... A dire il vero, leggendo e rileggendo la quarta di copertina, mentre cercavo di convincermi a iniziarlo una buona volta, sentivo che non mi avrebbe folgor ...(continue)

    No, decisamente mi aspettavo molto di più dal mio primo approccio col Nobel americano... A dire il vero, leggendo e rileggendo la quarta di copertina, mentre cercavo di convincermi a iniziarlo una buona volta, sentivo che non mi avrebbe folgorato... però chissà, ci si può anche sbagliare.
    E adesso che l'ho finito, mi chiedo se non sia proprio lo scrittore (di cui non metto in dubbio il valore oggettivo, non lo faccio mai quando questo è universalmente riconosciuto, anche se poi io personalmente magari non l'ho recepito) che non è "fatto per me"...
    Un libro che vive molto di trama (e già qui...), trama di guerra, poi... Un po' prima di metà ho iniziato a farmi ammaliare dal racconto di alcuni episodi che esulavano dalla vicenda principale (definitivamente conquistata dal racconto di Pilar sulla presa del loro paesino d'origine da parte dei repubblicani) e soprattutto dalla caratterizzazione di alcuni personaggi, Pilar e Pablo su tutti. Ecco, se una cosa mi è piaciuta davvero, questa è stata il delinearsi di queste figure così forti, complesse, emblematiche, di "rottura" rispetto all'eccessiva ideologizzazione del protagonista, che ho trovato decisamente insopportabile (cosa rara: di solito amo molto i personaggi principali di un romanzo, indipendentemente dal loro carattere o dalla loro "moralità")... Piacevoli anche le digressioni su Karkov e gli altri "pezzi grossi" della guerra: in pochi tratti Hemingway riesce a definire figure credibili), mentre ciò che mi ha messo a dura prova è la storia d'amore con Maria (che rivaleggia con Robert Jordan nell'assegnazione della palma al personaggio più odioso)...
    Niente, non c'è stato nulla da fare: almeno in questo caso (non ho letto altro di questo autore e mi chiedo se lo farò mai), ho avuto l'impressione che Hemingway dovesse infilare questa passione travolgente ed esclusiva a tutti i costi, quasi il protagonista dovesse timbrare il cartellino per poter dire (come dice) di "essere stato molto fortunato rispetto agli altri" e "aver trovato persino l'amore" (e dovesse farlo anche l'autore per rendere "completa" la sua storia di amore e di guerra, di vita e di morte)... Poca naturalezza in questo sentimento scoppiato all'improvviso (e vabbè... il tempo è poco!) e sviluppato senza credibilità (ogni volta che leggevo "coniglietto" mi si stringeva lo stomaco), per non parlare della straziante scena finale. Tagliando la storia d'amore con Maria e i trascinanti monologhi con se stesso, la storia avrebbe retto meglio.

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    newlife said on May 20, 2014 | Add your feedback

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    Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti gli altri giorni che verranno può dipendere da quello che farai tu oggi.

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    Suttree said on Mar 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una storia di 3 giorni che sembra una vita intera, personaggi che credi di conoscere da sempre. Un romanzo di guerra, d’amore, di rispetto. Rispetto per la vita e per chi la sorte ti ha messo di fronte con il tuo stesso identico umore ma la divisa ...(continue)

    Una storia di 3 giorni che sembra una vita intera, personaggi che credi di conoscere da sempre. Un romanzo di guerra, d’amore, di rispetto. Rispetto per la vita e per chi la sorte ti ha messo di fronte con il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore, dove il nemico non è chi ti si para davanti ma la guerra intesa come entità a sé stante, che divide gli uomini in nome di una falsa ideologia. Una storia drammatica ma capace, sotto la grigia corteccia della bruttura della guerra, di lasciare un messaggio di speranza e progresso: il progresso dell’uomo sull’uomo stesso, l’idea che il sacrificio della propria vita per il bene comune dia alla stessa pieno significato, anche se questa dura solo 3 giorni, il tempo di un amore fugace nei boschi di Segovia.

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    Gec said on Feb 17, 2014 | Add your feedback

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    Ho un ricordo di me in una soffitta, con in mano un’edizione di Per chi suona la campana degli Oscar Mondadori. La luce è poca, filtra appena dalle persiane chiuse delle piccole finestre. Apro il libro e inizio a leggere le prime righe. Le pag ...(continue)

    Ho un ricordo di me in una soffitta, con in mano un’edizione di Per chi suona la campana degli Oscar Mondadori. La luce è poca, filtra appena dalle persiane chiuse delle piccole finestre. Apro il libro e inizio a leggere le prime righe. Le pagine sono di un giallo invecchiato, un colore che adesso non credo che i libri assumano più. Non so che fine abbia fatto quel volume, credo fosse di mio fratello e quindi se lo sia portato via come è giusto che sia quando è andato a vivere da solo. In quell’occasione non ho letto il romanzo di Hemingway, ho solo affrontato la prima pagina quasi ne volessi assaggiare il sapore, come se fosse un vino. Non ricordo cosa abbia deciso di leggere, all’epoca. So che ero reduce da un altro capolavoro di Papa, Addio alle armi e mi sembra di poter dire con abbastanza sicurezza che avessi già letto pure Fiesta. So di avere riposto il volume laddove lo avevo trovato e di essermi ripromesso di leggerlo più avanti, dopo avere messo altri autori tra un Hemingway e l’altro.
    Di tempo ne è passato davvero tanto, forse troppo. Alla fine ho letto Per chi suona la campana solo ora, nell’edizione dei Meridiani, quando mi sono ritrovato senza nuovi libri da iniziare e con quella promessa che sembrava bussarmi alle spalle. La magia del volume singolo, lo devo ammettere, si è un po’ persa, così come la sensazione magica di leggere su pagine invecchiate la storia di questi partigiani spagnoli arroccati sulle montagne. All’inizio questa cosa ha pesato un po’ sulla lettura, andando a incidere sul senso vero che dovrebbe avere leggere una storia a prescindere dal supporto (libro libro, o libro digitale). Poi, con il passare delle pagine la sensazione si è attenuata fino a scomparire quasi del tutto, lasciandomi solo con un romanzo che, a detta di molti, è il migliore che l’autore americano ci abbia lasciato.
    Per chi suona la campana potrebbe essere inserito nel ciclo di libri diciamo di guerra del buon vecchio Hemingway, dove verrebbe accompagnato dal già citato Addio alle armi, ma così come avviene nel suo “fratello” anche in questo caso la guerra, o lo scenario militaresco, non impedisce a Hemingway di affrontare altri temi. Leggendo attentamente il romanzo si può percepire un costante messaggio che l’autore continua a ripetere fin quasi a sfiorare il senso del ridicolo, ovvero quello che spesso il protagonista di dice a se stesso di vivere attentamente l’attimo presente, di non prestare troppa attenzione al futuro, di esser lieto perché del doman non c’è certezza. Questo, al di là della storia d’amore tra il protagonista e la ragazza maltrattata e stuprata dalle truppe fasciste, così come anche la descrizione politica della Spagna dell’epoca, è il vero perno del romanzo, il concetto su cui si basa e che Hemingway non rinuncia a ripetere in modo forsennato da metà libro in poi.
    Per quanto riguarda il livello di godimento, io ho preferito Addio alle armi, sarà anche per il periodo personale in cui l’ho letto, e a quest’ultimo ho preferito Fiesta, che non si adombrava dell’aura oscura di una guerra ancora da venire e lasciava vagare i propri protagonisti in lungo e in largo dentro i confini della Francia e della Spagna di inizio secolo scorso, descrivendo alle perfezione ciò che la vita dovrebbe significare.

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    Edward S. Portman said on Jan 18, 2014 | Add your feedback

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