Por trece razones

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Publisher: Ediciones Ámbar

3.7
(1094)

Language: Español | Number of Pages: 223 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , Catalan , Swedish , German , French , Portuguese

Isbn-10: 8493678449 | Isbn-13: 9788493678449 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Teens

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Book Description
Clay Jensen es un adolescente como cualquier otro que encuentra una misteriosa caja sin remitente dirigida a su nombre. El contenido no es otro que una serie de cintas de grabación que parece haberle enviado Hannah, una compañera de clase que no hace ni dos semanas que se ha suicidado. A pesar del desconcierto que supone volver a oír la voz de Hannah, Clay descubrirá que él es una de las trece personas escogidas para escuchar su historia, en la que se detallan las trece razones por las cuales ha decidido poner fin a su vida.
¿Qué razones son esas y que tiene que ver él con ellas? A lo largo del día, Clay se irá obsesionando con las grabaciones y hasta recorrerá la ciudad con un mapa que ella misma le ha proporcionado. Hannah irá desgranando poco a poco su vida en un intento de poner de manifiesto no sólo las consecuencias, grandes o pequeñas, de las cosas que hacemos y que cambian el mundo, sino de las que por miedo o inseguridad dejamos de hacer.
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  • 4

    Penso che quando una persona decide di togliersi la vita abbia un disagio interiore talmente profondo da vedere la morte come una liberazione e non come un atto estremo. Forse, questo disagio non può ...continue

    Penso che quando una persona decide di togliersi la vita abbia un disagio interiore talmente profondo da vedere la morte come una liberazione e non come un atto estremo. Forse, questo disagio non può coglierlo nessuno dall'esterno, infatti gli eventi raccontati da Hannah non trasmettono una drammaticità tale da dover arrivare al suicidio. Ma mi rendo conto che nessuno può comprendere e giudicare quello che un'altra persona vive e sente. Probabilmente la serie TV riesce a trasmettere meglio queste sensazioni, come mi ha riferito chi l'ha vista. Quindi, mi riservo di completare il mio giudizio dopo aver visto la trasposizione televisiva.

    said on 

  • 3

    Buon romanzo, molto scorrevole, buon livello di tensione. Ottima l'idea di partenza.
    Inizialmente i fatti raccontati che motivano l'apparizione dei personaggi e di conseguenza anche il suicidio di Han ...continue

    Buon romanzo, molto scorrevole, buon livello di tensione. Ottima l'idea di partenza.
    Inizialmente i fatti raccontati che motivano l'apparizione dei personaggi e di conseguenza anche il suicidio di Hannah appaiono un po' deboli e troppo quotidiani, ma soprattutto con gli ultimi episodi, si cambia passo.
    A questo punto, vedrò anche la serie.

    said on 

  • 5

    I primi 3 aggettivi che mi vengono in mente sono: intenso, profondo e istruttivo.
    Ho appena terminato la lettura. Mi sembra di aver avuto Hannah come amica, almeno per un po’ di tempo. Ho la sensazion ...continue

    I primi 3 aggettivi che mi vengono in mente sono: intenso, profondo e istruttivo.
    Ho appena terminato la lettura. Mi sembra di aver avuto Hannah come amica, almeno per un po’ di tempo. Ho la sensazione di aver perso qualcuno che conoscevo.
    Asher è da ammirare, questo libro è fantastico nella sua tragicità.
    Il tema centrale di questo libro non è il suicidio, certo è presente nella storia, ma non bisogna focalizzarsi su quello.
    Io penso che l'autore voglia renderci consapevoli e responsabili di ciò che diciamo e delle nostre azioni, una sola parola può cambiare molte cose e allo stesso modo un’azione apparentemente insignificante. Ogni singola persona che incontriamo ci dà o ci toglie qualcosa, per coincidenza ci stavo ragionando qualche tempo fa.
    Tutte le persone che conosciamo o frequentiamo ci insegnano qualcosa, ci influenzano. Osservando e conoscendo gli altri capiamo cosa ci piace, cosa ci dà fastidio, come vorremmo essere. Le loro azioni, per quanto piccole e apparentemente insignificanti, influenzano noi e tutti gli altri. Come nella fisica ad ogni azione corrisponde una reazione ed è inevitabile.
    Alla fine tutte le piccole azioni di tante persone diverse si sommano e portano a qualcosa di più grande, a conseguenze importanti, come un suicidio. Bisogna rendere le persone meno superficiali e consapevolizzarle di ciò che porta ogni loro azione. Un errore si può comprendere, ma bisogna ragionare. Se l'uomo è dotato di ragione è perché deve usarla. Questo bisogna capirlo fin da giovani, l’età dell’adolescenza in particolare è un periodo di fragilità in cui i ragazzi non si rendono conto di ciò che fanno. Vedono il mondo divertente, è tutto uno scherzo. Ci sono poi quei ragazzi più sensibili, forse più attenti ai dettagli, come Hannah, che risente dell’ingenuità e la poca maturità dei coetanei.
    Il libro ci mette di fronte a una realtà a cui non pensiamo e su cui non riflettiamo abbastanza.
    Ho trovato Hannah è una persona fragile e forte allo stesso tempo. Fragile perché è stata spezzata tante volte. Le 13 persone delle cassette l’hanno piegata poco a poco senza accorgersene, fino a quando non è più stato possibile "aggiustarla". Forte perché ne ha passate tante, forte perché il suo suicidio non è stata una mossa avventata, era pianificata. Io penso sia da tenere in conto il fatto che, nonostante abbia pianificato tutto, ha cercato di resistere il più possibile. Forte anche perché combatteva anche contro se stessa. A modo suo a cercato di chiedere aiuto, si è aggrappata alla speranza di un salvataggio di emergenza. Nessuno però è riuscito a portarla in un posto sicuro. Nessuno si è impegnato abbastanza, come lei non si è imposta con Jenny al ritorno dalla festa e come lei e il ragazzo (non ricordo il nome) non hanno fermato la violenza sulla ragazza (di nuovo mi sfugge il nome.
    Ci sono veramente tanti temi da affrontare in questo libro. Una recensione non è abbastanza spaziosa per affrontare tutto ciò di cui si può riflettere.
    È interessante la struttura della storia perché si ha il punto di vista di Hannah, ma anche di Clay. Clay sembra una persona sensibile, ma che non agisce. Una di quelle persone che restano volentieri sole e se possono non agiscono. Non si impone. Va dove gli eventi lo portano. Nonostante questo appare molto sensibile in generale, attento alle piccole cose. Da una parte penso che forse la sua colpa è stata proprio il non agire, ma dall’altra lo capisco. Non è così facile salvare da un baratro una persona, soprattutto se la si conosce poco.
    Viene affrontato anche il pregiudizio. Ormai fa parte di tutti, è quasi impossibile non avere neanche un piccolo pregiudizio su un qualunque argomento. È un tema sempre attuale e affrontato molto spesso. Asher ci mostra come un piccolo scherzo possa generare dei giudizi errati, e come un piccola lista possa scatenare una concatenazione di eventi di tale importanza.
    Non penso che 5 stelle diano abbastanza per questo libro, ma è il massimo consentito e mi accontenterò. Riassunto in due parola? Leggetelo assolutamente!

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Ho letto “Tredici” dopo aver guardato il telefilm che, sebbene ben fatto, mi ha lasciata con qualche perplessità. Volevo vedere se l’intenzione originale dell’autore era la stessa che emergeva nel tel ...continue

    Ho letto “Tredici” dopo aver guardato il telefilm che, sebbene ben fatto, mi ha lasciata con qualche perplessità. Volevo vedere se l’intenzione originale dell’autore era la stessa che emergeva nel telefilm, e ne ho avuto la conferma.

    L’idea di base del romanzo è molto originale: le cassette come un “j’accuse” postumo di una ragazza di 16 anni che si è suicidata nei confronti di chi, nella sua percezione del mondo e della realtà, è corresponsabile del suicidio. Ci sono, tuttavia, molti punti che mi hanno fatto sbuffare e alzare gli occhi al cielo, relativi sia alla trama sia alla caratterizzazione dei personaggi.

    Partiamo dalla protagonista, Hannah Baker. In due parole la definirei una attention whore; una ragazza sicuramente problematica ma anche parecchio sciocca, sempre in cerca di conferme, di amicizia, di sincerità da parte degli altri, che invece la trattano male, la emarginano e contribuiscono, con pettegolezzi inventati, a costruirle una cattiva reputazione a scuola. Ecco, per quanto possa essere difficile il periodo del liceo (ci sono passata, parecchi anni fa, e anche per me quel periodo è stato un inferno), nondimeno è anche il periodo in cui si comincia a trasformarsi in adulti: si fanno le prime esperienze, si prendono le prime batoste. È successo a tutti e siamo ancora qui a raccontarlo. Non vedo niente di così straordinario nella storia di Hannah da porre le basi per un suicidio; anzi, è il suo modo di reagire alle scorrettezze altrui che, nel corso dei mesi, la infila in un cul de sac. Per fare un esempio: se sei alla ricerca di amicizia vera, di sentimenti, di affetto, di qualcuno che si prenda cura di te, forse non dovresti frequentare cheerleader né giocatori di basket né feste studentesche; rivolgiti, piuttosto, al club del libro o al corso di composizione floreale. Se chiedi affetto e attenzione e coinvolgimento emotivo a uno che sai già che vuole solo fare sesso, di chi è la colpa se poi rimani delusa? Che cosa credi di ottenere, se non inganno e delusioni, continuando a correre dietro a persone alle quali è più che evidente che non stai simpatica?

    I coprotagonisti del romanzo (uno per ogni lato delle cassette) sono quasi tutti da assolvere, proprio perché insensibili ab ovo: nessuna sorpresa che prendano di mira la persona più fragile, mentre invece è inspiegabile che quella persona fragile cerchi ancora di trovare una risposta ai suoi bisogni emotivi in quella cerchia, peraltro cercando di imporre i suoi valori (primo fra tutti, quello che ci si debba assumere le responsabilità delle proprie azioni) a persone a cui è evidente che di quei valori non importa niente. È un atteggiamento presuntuoso e supponente. Sempre a proposito di valori, ecco quella che a mio avviso è la più grande falla logica della trama: mentre Hannah si lamenta ed accusa gli altri perché non le offrono l’aiuto di cui ritiene di aver bisogno, nel momento in cui è lei ad essere chiamata ad offrire aiuto a una persona in difficoltà (Jessica, quando viene stuprata da Bryce) ecco che si tira indietro, si nasconde. Che fine ha fatto la teoria dell’assumersi delle responsabilità, che ne è del principio che si debbano aiutare gli altri?

    Il romanzo mi ha fatta riflettere anche sul tema del pettegolezzo e dei segreti: anche qui Hannah Baker perde su tutti i fronti. Lei, che si suicida proprio a causa della sua “cattiva reputazione”, alimentata dai pettegolezzi, non si fa nessuno scrupolo a rendere pubblici i segreti degli altri, esponendoli a conseguenze che lei, che in teoria le conosce bene, dovrebbe piuttosto cercare di scongiurare. E, infine, l’accusa al docente a cui si rivolge dopo aver avuto un rapporto sessuale consenziente con lo stesso Bryce di cui sopra: se non vuole denunciare uno stupro, se non vuole chiarire con lui, che altro può fare se non, come le suggerisce il professore con lucidità, andare avanti e cercare di dimenticare un fatto spiacevole?

    In un contesto come questo, fatto di sciocchezze tra adolescenti che abbiamo vissuto più o meno tutti, il tema del suicidio mi sembra un po’ fuori luogo, un po’ esagerato, tanto più che la protagonista si presenta, attraverso i suoi nastri, come un’eroina romantica, mentre altro non è se non una sciocca maestrina in cerca di attenzioni che predica bene e razzola male. Lo trovo diseducativo e finanche pericoloso per gli adolescenti, che sono il target principale di questo romanzo.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    13 reasons why

    Questo libro l'ho divorato, mi è piaciuto molto, sia per la scorrevolezza che per la storia. Ho aspettato a vedere la serie tv proprio perchè non volevo spoilerarmi tutto. I personaggi sono caratteriz ...continue

    Questo libro l'ho divorato, mi è piaciuto molto, sia per la scorrevolezza che per la storia. Ho aspettato a vedere la serie tv proprio perchè non volevo spoilerarmi tutto. I personaggi sono caratterizzati davvero bene e questo è strano perchè vediamo tutto attraverso gli occhi di Hannah con qualche commento di Clay, qualcuno potrebbe storcere la bocca...ed invece funziona bene. Lo stile di scrittura è semplice e per questo più realistico, perchè è colloquiale. Un racconto di una ragazza adolescente che spiega le ragioni del suo suicidio. A volte toccante, a volte imbarazzante e quasi ti sembra di vedere, di sentire, di provare i sentimenti di Clay mentre ascolta la voce della ragazza che probabilmente, a dispetto di tutto, senza nemmeno esserne consapevole, ama.

    said on 

  • 3

    ''13'' mi ha lasciata con l'amaro in bocca: sì perché, nonostante forse questi tredici motivi possano sembrare bizzarri agli occhi di qualche adulto, per un adolescente l'approvazione sociale è tutto ...continue

    ''13'' mi ha lasciata con l'amaro in bocca: sì perché, nonostante forse questi tredici motivi possano sembrare bizzarri agli occhi di qualche adulto, per un adolescente l'approvazione sociale è tutto il suo mondo: il libro lancia un messaggio molto triste, con un finale senza possibilità di ritorno. La protagonista è un'adolescente vittima di bullismo, menzogne e pettegolezzi che ha già scelto di negare la vita in quanto non trova aiuti in grado di dissuaderla dal suicidio. Il lettore però lo scopre attraverso un racconto a ritroso, tramite delle registrazioni in alcune cassette che la ragazza ha lasciato a tutti coloro che hanno contribuito a fomentare questa sua decisione.
    A livello educativo penso sia una lettura importante per cercare di immedesimarsi nel vissuto dell'altro -difatti quante volte sentiamo, leggiamo di casi per i quali (comodamente?) non ci si è accorti di nulla?- perciò è una lettura che consiglio ad educatori, insegnanti, genitori, ai ragazzi stessi, purché supportati nella lettura, che va affrontata, sviscerata, poiché purtroppo e la cronaca ce lo conferma, i dati sono allarmanti.

    said on 

  • 3

    Il romanzo è molto piacevole, scorrevole e interessante. Ha un'unica pecca: la serie televisiva che ne è stata tratta è quasi da 10, a mio avviso, e leggere il libro dopo la serie tv lo fa apprezzare ...continue

    Il romanzo è molto piacevole, scorrevole e interessante. Ha un'unica pecca: la serie televisiva che ne è stata tratta è quasi da 10, a mio avviso, e leggere il libro dopo la serie tv lo fa apprezzare meno.

    Recensione completa: http://www.aforismidiunpazzo.org/radici/recensione-tredici-jay-asher.html

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  • 4

    Stavolta ci sono cascata, ho visto prima la serie tv e poi ho letto il libro. Belli entrambi, il libro è meno duro e crudo ma penso che le aggiunte che hanno fatto nella trasposizione televisiva non s ...continue

    Stavolta ci sono cascata, ho visto prima la serie tv e poi ho letto il libro. Belli entrambi, il libro è meno duro e crudo ma penso che le aggiunte che hanno fatto nella trasposizione televisiva non stonino affatto.

    said on 

  • 2

    13 ragioni? ne servono meno per non leggere un libro.

    La rivoluzione che il possedere un account Netflix ha portato alla mia vita da serie-tv-dipendente, si è unita ai mille mila rumors attorno ad uno che la stessa Netflix ha venduto come prodotto di pun ...continue

    La rivoluzione che il possedere un account Netflix ha portato alla mia vita da serie-tv-dipendente, si è unita ai mille mila rumors attorno ad uno che la stessa Netflix ha venduto come prodotto di punta del momento. Ovviamente parlo di “13” o “13 reasons why”, insomma tredici (l’avreste mai detto?) puntate che ruotano attorno a quelli che le premesse vogliono essere temi del bullismo, drammi adolescenziali che sconfinano nell’illegalità e giovani VS nuovi media.

    Sono quindi partito da quella, dalla serie, rimanendone colpito nonostante i diversi buchi nella trama, le svariate forzature, le situazioni ai limiti della presunta realtà (che qui non mi metterò a citare). Colpito da cosa? Sicuramente dal ritmo della narrazione, dalle scelte che tengono lo spettatore sul filo delle vicende nonostante tutto. Nonostante il resto.

    Esattamente: il resto. Ho pensato “son curioso di vedere dove va a parare il libro”. Niente suspance, niente pipponi preventivi, ve lo dico subito: il libro di Asher è sostanzialmente costituito da tutti quelli che sono i punti di debolezza della serie. Al di là della scrittura approssimativa e dallo stile da prima liceo (se racconti storie adolescenziali non devi mica scrivere come scriverebbe un adolescente!) manca il ritmo, manca una trama solida che vada oltre la trovata (carina, lo ammetto) delle cassette che la povera Hannah Baker smazza in giro per raccontare la sua storia.

    Capisco come nella serie gli autori abbiano avuto carta bianca nel caratterizzare i personaggi tirati in ballo dalla co-protagonista del libro: semplicemente Asher sceglie di non caratterizzarli, di non collocarli in un universo reale, quasi avendo solo urgenza e impellenza di raccontare la sua storia. Ecco. Questo senso di “voglia di chiudere e finire il libro” così come l’ho avvertito nell’autore l’ho sentito io dopo poche pagine. Siccome sono un maledetto stoico, però, il libro l’ho voluto comunque finire per vedere quanto fosse profondo l’abisso di concetti importanti buttati un po’ lì a caso.

    Paradossalmente credo che il libro (e anche la serie, visto che alla fine da lì si è dovuto pescare) più che portare uno sguardo sui famosi temi di cui sopra (bullismo, depressione ecc ecc) ne faccia una grottesca caricatura in certi tratti così esasperata da diventare, brutto da dirsi, esasperante.

    L’unico punto a favore del libro è l’idea, idea che alla fine è anche l’unico palo a tenere in piedi una serie che, come detto, funziona bene per tutti i motivi che sicuramente non dipendono dal romanzo di Asher, ma che alla fine diventa un po’ sterile, proprio come il romanzo di Asher.

    https://www.rossettimarco.com/2017/04/tredici-jay-asher/

    said on 

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