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Pornografia

Di

Editore: Bompiani

3.8
(172)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 225 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Polacco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: A000121514 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    ... e poi, dicono a me, che son strana!

    ...solo perché colleziono scarafaggi e altri insetti morti a cui dò pure il nome (c'è Gregor Samsa lo scaraffone gruoss'assai, Rachmaninov il calabrone, Rino il rinoceronte volante...solo non si vedono i due liocorni!). Solo perché lecco i sassi per dargli colore e prenderne il sapore. Solo perch ...continua

    ...solo perché colleziono scarafaggi e altri insetti morti a cui dò pure il nome (c'è Gregor Samsa lo scaraffone gruoss'assai, Rachmaninov il calabrone, Rino il rinoceronte volante...solo non si vedono i due liocorni!). Solo perché lecco i sassi per dargli colore e prenderne il sapore. Solo perché quando parlo pratico il salto in lungo e, presa la rincorsa, poi zompo ciuffi interi di collegamenti impedendo al mio interlocutore di capire dove voglio andare a parare...
    ... e poi, dicono a me, che sono strana!
    Alla prossima persona che m'aggettiva in questo modo, gli sbatto in faccia 'sto romanzo, con tanto di copertina rigida... e poi vediamo chi è strano.
    Io che leggo e - pur non comprendendolo appieno - apprezzo Gombrowicz? O Gombrowicz che - non sa quel che s'è perso! - non mi ha mai neanche sentito parlare?

    Una cosa è certa: loro - a sentir loro - restano i normali.
    Che poi, a dirla tutta - e Gombrowicz questo ce l'ha ben chiaro - le proprie supposizioni ci mettono un attimo a diventar convinzioni e vincere in potenza le reali intenzioni altrui.

    ha scritto il 

  • 1

    E io che mi aspettavo non fosse pornografico affatto. (Bada bene: per me il pornografo è colui che è incapace di essere inedito rispetto alla propria estetica pregressa.)

    “Gombrowicz è bravo, molto bravo, e ha scritto ottimi romanzi formalmente innovativi e contenutisticamente imprescindibili.” Siccome è così che risulta nel vasto mondo, a me non resta che giocare la carta del pessimo traduttore.


    Il libro, di bello, ha solo il titolo, che ti fa sperare in u ...continua

    “Gombrowicz è bravo, molto bravo, e ha scritto ottimi romanzi formalmente innovativi e contenutisticamente imprescindibili.” Siccome è così che risulta nel vasto mondo, a me non resta che giocare la carta del pessimo traduttore.

    Il libro, di bello, ha solo il titolo, che ti fa sperare in una grandiosa beffa fatta al lettore. Lo intitoli “Pornografia” e poi ci metti dentro tutti personaggi abbottonati dalla testa ai piedi, asessuati, il cui unico cruccio è come far crescere una piantina di fagioli nel buio di un armadio e ti guadagni la mia simpatia per sempre.

    La beffa c’è, ma la pornografia pure, e per me la pornografia non è descrivere quest’uomo o questa donna che fanno questo o questo con quest’altro uomo o con quest’altra donna: per me la pornografia è quando la realtà – fosse pure quella del proprio immaginario – viene violentata da un proprio concetto che la precede, la presuppone e la storpia irrigidendola dentro se stesso.

    Io non ho letto un romanzo di Gombrowicz, ma l’idea di romanzo che ha Gombrowicz malamente dissimulato tra personaggini e gesti che non sono mai gestacci, giocato completamente nell’asfissia delle intenzioni raccontate da una voce narrante che ricorre a una ortografia pretestuosa e morbosa che crede basti non far copulare nessuno per essere morbosa in una maniera magari qualitativamente diversa rispetto a un filmato di venti minuti dove una donna o un uomo s’incollano meccanicamente a un’altra donna o un altro uomo.

    La pornografia è la mancanza di immaginazione che giustifica la sua assenza montandoci una poetica assolutoria attorno. Il pornografo è chi cerca di farti sorridere non provocandoti il solletico ma scrivendo “A questo punto del racconto devi ridere.”

    Il pornografo è chi cerca di eccitarti non eccitandoti ma scrivendo la parola ‘eccitazione’. Il pornografo è chi non scrivendo mai di un cazzo o di una figa sta lì tutto il tempo a alludere al cazzo e alla figa.

    Ma evviva chi dice cazzo al cazzo e figa alla figa, così finalmente inizia un racconto e non le memorie di un pornografo integrale nel suo essere un pornografo apparentemente mancato.

    E concludo così: Gombrowicz ha intitolato “Pornografia” il suo romanzo piattamente pornografico, quindi è riuscito a ingannarmi facendomi presumere un inganno che non c’era, quindi ci sono rimasto male perché ci sono cascato; è stato come comprare un libro dal titolo “Libro vuoto” che contiene, infamone!, soltanto pagine bianche. È che trovo disonesto oltre ogni decenza chi è
    onesto nel suo non offrirti niente di ché fin dalla copertina.

    A questo punto mi sa che “La nausea” di Sartre non la leggerò mai. Metti che è stato ingiustamente onesto pure lui?

    ha scritto il 

  • 4

    Noi veggiam come quel che ha mala luce

    Circa mezzo secolo fa, quando questo romanzo di Witold Gombrowicz, fresco di stampa, fu tradotto in italiano, gli si dovette cambiare il titolo, con l'assenso dell'autore stesso, per evitare che le signorine timorate fossero trattenute per vergogna dal chiedere il volume al libraio; qualche anno ...continua

    Circa mezzo secolo fa, quando questo romanzo di Witold Gombrowicz, fresco di stampa, fu tradotto in italiano, gli si dovette cambiare il titolo, con l'assenso dell'autore stesso, per evitare che le signorine timorate fossero trattenute per vergogna dal chiedere il volume al libraio; qualche anno dopo peraltro fu ristampato col titolo originale. In realtà, le signorine timorate si sarebbero create problemi per nulla: la pornografia qui non indica niente di convenzionalmente erotico. La manovra compiuta dal grande scrittore polacco è assai più sottile: chi guarda un'immagine pornografica tende a sostituirsi, per il tempo dello sguardo, ad uno dei soggetti ammirati; anche qui, il narratore (di nome Witold) e il suo amico Federico proiettano il loro desiderio per sostituzione su un ragazzo e una ragazza molto belli e giovani, spiandone i rapporti e da un certo momento in poi anche caldeggiandoli benché si tratti d'un flagrante adulterio, essendo la ragazza promessa sposa d'un altro, sotto i cui occhi, del resto, la tresca va prendendo piede. Il tutto nella Polonia occupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, nella magione campagnola d'un signorotto amico del protagonista, ove peraltro dell'occupazione e della resistenza (cui appartengono tutti i personaggi principali della vicenda) l'eco che si avverte rimane sempre lontana e quasi priva di senso, nonostante che ad un certo punto, proprio in seno al movimento di resistenza, addirittura si vada preparando un assurdo e macchinoso omicidio. L'atmosfera, in realtà, è quella della vecchia Polonia pre-bellica, oggetto privilegiato della satira (ma anche dell'amore) dell'esule Gombrowicz. Al riguardo, fa un po' ridere la difesa d'ufficio condotta da Francesco M. Cataluccio nello scritto che accompagna l'edizione da me letta: se i reduci dell'Armia Krajowa restarono scandalizzati dalle fantasie di Gombrowicz, visto quel che avevano passato durante l'occupazione della loro patria, ne avevano ben donde; né credo che lo scrittore, in fondo, da parte loro si aspettasse reazioni diverse. In realtà, come sempre nel Nostro, il realismo dev'essere l'ultima preoccupazione: il mondo di Gombrowicz è sempre un mondo assurdo, in cui apparenti quisquilie si sovraccaricano di senso e i piani prospettici si presentano costantemente sfalsati e distorti; qui poi lo sguardo, capace di cogliere l'importanza del dettaglio, è anche quello che conduce alla rovina e alla perdizione l'uomo che guarda: non a caso è richiamato il mito di Diana e Atteone. Ma non direi che all'autore interessi soltanto creare un apologo sui pericoli dello sguardo, magari di quella pornografia dell'immagine, di quella sua invadenza, della prurigine di voler tutto conoscere e scandagliare con l'occhio, di quella folle bulimia della visione, che, a ragione o a sproposito, molti sociologi, teorici e critici delle arti visive lamentano ai nostri giorni. Il protagonista e l'amico sono (o quantomeno si sentono) due vecchi: ad ogni modo, non posseggono più né la bellezza, né la leggerezza né il fascino di chi è giovane; o forse nemmeno li hanno mai avuti. La pornografia dello sguardo è allora (come sempre nella pornografia) un vivere per mezzo d'altri: e se già turba il pensiero che questa fosse la sconsolata sensazione d'un Gombrowicz ormai anziano (curiosamente simile a certe idee manifestate dal père Goriot nell’omonimo romanzo di Balzac), tanto più infonde un brivido di disagio questa concezione disillusa se si deve applicare a quell'osservazione e metamorfosi della vita che è costituita dall'opera d'arte, la quale, perfino dove si presenti estrosa e deformante come qui, non cessa di essere appunto, in ultima istanza, una forma di sguardo sulle cose: forse privilegiato, certamente non superficiale, e certamente, nelle intenzioni dell'autore polacco, disturbante.
    La prosa di Gombrowicz è come sempre sorniona e sinuosa, con improvvise accensioni beffarde o satiriche; rispetto ad altre opere dell'autore, a me sembra che però ci sia anche qualche lungaggine di troppo: certi passi ne risultano perciò meno godibili, anche se nel complesso si tratta, con ogni probabilità, di uno dei migliori romanzi del grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fascino deviante dello scandalo cinico

    Un libro spietato, nella sua verosimile, ineluttabile analisi dell’ossessione. Un macabro voyeurismo, un cinismo erotizzato pervadono le inquietanti pagine di Gombrowicz, che con Pornografia interseca una storia dagli incastri perfetti e sfuggenti, che creano oscure suggestioni e disagi a ...continua

    Un libro spietato, nella sua verosimile, ineluttabile analisi dell’ossessione. Un macabro voyeurismo, un cinismo erotizzato pervadono le inquietanti pagine di Gombrowicz, che con Pornografia interseca una storia dagli incastri perfetti e sfuggenti, che creano oscure suggestioni e disagi a profusione nel lettore. Da una parte una scrittura ardita, spudorata e voluttuosa, resa mirabilmente dalla traduzione di Vera Verdiani; dall’altra, una narrazione contraddistinta da una perversione tematica e una bizzarria uniche. Con esiti straordinari, e raccapriccianti

    ha scritto il 

  • 4

    In un angolo remoto della Polonia mentre è in atto la lotta partigiana contro i tedeschi i due protagonisti della storia cercano di condizionare due adolescenti, maschio e femmina, in un gioco erotico raffinato e non esplicito e di condurre il giovane a sobbarcarsi un'impresa delittuosa.


    I ...continua

    In un angolo remoto della Polonia mentre è in atto la lotta partigiana contro i tedeschi i due protagonisti della storia cercano di condizionare due adolescenti, maschio e femmina, in un gioco erotico raffinato e non esplicito e di condurre il giovane a sobbarcarsi un'impresa delittuosa.

    Il romanzo dello scrittore polacco trasferitosi in Argentina è una sorpresa per la complessità e il fascino dell'assunto filosofico che resta la matrice di tutto il romanzo. Gli uomini non vogliono avere l'eternità ma la giovinezza per cui tutto ruota intorno a questa perdita che viene colmata attraverso il condizionamento che l'adulto può nei confronti degli adolescenti che contengono in sè la perfezione effimera ma assoluta che l'adulto gli invidia. Esistono le persone in quanto definite dagli altri, questo un altro concetto su cui ruota l'autore, che è sorprendente per modernità e profondità. Da scoprire e da leggere ancora.

    ha scritto il 

  • 3

    Lo confesso, avevo aspettative "alte" per questo titolo e in parte mi ha deluso. Succede. Ritmo lento, trama che non mi ha entusiasmato, personaggi con scarso appeal. L'ho finito per inerzia, per senso di responsabilità verso l'autore, senza trovare entusiasmo.

    ha scritto il 

  • 5

    L'uomo che legge, l'uomo che guarda.

    Romanzo complesso, dalla facile lettura e difficile interpretazione. La narrazione non narra, bensì indica, con maestria allude. Tanta poesia, metafisica a secchi in una storia all'apparenza semplice, insulsa, squallida.
    Come spiega la citazione in apertura, tutto è parodia.
    Di cosa p ...continua

    Romanzo complesso, dalla facile lettura e difficile interpretazione. La narrazione non narra, bensì indica, con maestria allude. Tanta poesia, metafisica a secchi in una storia all'apparenza semplice, insulsa, squallida.
    Come spiega la citazione in apertura, tutto è parodia.
    Di cosa parla questo libro? del fascino spettrale che la gioventù esercita sulla maturità, sui vecchi. Parla anche del simmetrico terribile potere attrattivo, come la luna con le maree, come l'abisso con l'alpinista, come i binari del treno col pendolare, come il fuoco, come la morte, quel potere che porta la purezza alla corruzione, la freschezza alla putrefazione, la forza che spinge la gioventù stanca di avere (di ESSERE) "solo" se stessa, alla rinuncia di sè, per essere altro, per non essere più.
    Si parla di bellezza e imperfezione.
    C'è abilità tecnica e stilistica; originale e creativo, imperfezioni narrative che sembrano giustapposte a risaltare ciò che non viene detto, nemmeno pensato. L'erotismo è muto, funebre, quasi che morte e congiunzione carnale avessero bisogno l'uno dell'altra per giustificarsi.
    Non ci sono orpelli letterari, la trama traballa accelerando sempre più tra pochi momenti indimenticabili, la messa, i delitti, le scene sull'isolotto. Personaggi sessuati e forti, Federico deus ex-machina e Witold guardone: quanta sapienza, quanta ricchezza in questo libretto. Sempre senza darsene l'aria, senza AVERNE l'aria; un romanzo MODERNO, da far impallidire tantissimi praticoni alla moda, più o meno defunti. Ma te la immagini la Polonia? e la resistenza ai tedeschi miseramente ridotta asservita alle brame dei due maniaci (senza offesa, la mania è una cosa seria, soprattutto la mania per la bellezza)?. E te lo immagini il buon Gombrowicz messo all'indice per non essersi seriamente inchinato ai patri valori della lotta per occuparsi di cose più serie? Dio mio che miseria, che idioti, razza di imbecilli, ma come si fa? eh? come si fa? almeno si è risparmiato la gogna del Nobel.

    Ho sorriso e riletto più pagine, ho goduto perfettamente in molti passaggi. Ho visto.
    Dicono esista una versione cinematografica polacca sottotitolata, fa un po' Fantozzi, ma la devo avere a tutti i costi.

    Se potessi scrivere, vorrei scrivere esattamente così. Con questa potenza, con questa capacità di spiazzare, di inquietare.
    Capisco tante valutazioni basse, secondo me non è solo una questione di preparazione culturale, di gusti: un autore per pochi, per chi è disposto a lasciar perdere molte aspettative, per chi si presenta spoglio a pagina uno, per chi vuole vedere la luna e non il dito.

    Il titolo, ironico, parodistico;
    dal vocabolario treccani: "pornografìa s. f. – 1. Trattazione o rappresentazione di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore."

    Nessun soggetto, nessuna immagine è di per sè pornografica; il meretricio, l'oscenità sono attribuiti assegnati da chi osserva, anzi sarebbe meglio dire da chi GUARDA; non c'è un coito, nemmeno una lingua in mostra, la nudità si intravede solo in un paio di polpacci di un (ragazzo) e di una (ragazza).
    Pornografo è il regista che scommette e immagina la pornografia di chi guarda, di chi legge; "ritenuti osceni" spiega la
    definizione, già.. ma ritenuti da chi? in base a che? Witold regista e vouyuer, manovratore e spione; il lettore come l'uomo che guarda.
    Meritava una copertina diversa, migliore. (la nuca di Carlo?)

    ha scritto il 

  • 4

    Gelido e strano.
    "Diffido del pensiero asessuato" scriveva Gombrowicz in un diario. Per come la vedo io, nemmeno il modo di tenere una forchetta può essere asessuato, figuriamoci il pensiero. Amante del rovesciamento e delle simmetrie, questo polacco voyeur (tutte le ultime foto pare lo rit ...continua

    Gelido e strano.
    "Diffido del pensiero asessuato" scriveva Gombrowicz in un diario. Per come la vedo io, nemmeno il modo di tenere una forchetta può essere asessuato, figuriamoci il pensiero. Amante del rovesciamento e delle simmetrie, questo polacco voyeur (tutte le ultime foto pare lo ritraggano con un binocolo accanto) ammannisce una storia di bollori senili paradossalmente "asessuata" e in salsa filosofica. Ovviamente fredda. Ma c'è molto di buono:
    "Ormai si era innescato un processo di messa a nudo della realtà... Per primo scomparve il concetto di redenzione: nulla avrebbe più potuto redimere quei grugni tozzi, fetenti, ormai spogliati di ogni parvenza di santificazione, e serviti crudi come scarti di macelleria".

    ha scritto il 

  • 4

    piccolo capolavoro di un autore che amo tanto, perché Gombro è di quelli che inseguono i segni o le loro scie e ti fa cadere in un tranello semiotico e poi tu aspetti che accada qualcosa e aspetti e aspetti e alla fine...

    ha scritto il 

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