Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Portando Clausewitz all’estremo

Conversazione con Benoît Chantre

By René Girard

(46)

| Paperback | 9788845923074

Like Portando Clausewitz all’estremo ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

3 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Piccolo trattato volto a ritardare l'Apocalisse (un saggio per stomaci forti)

    Per chi medita da tempo l'opera di Girard questa lettura risulta ridondante poichè ripete con coerenza sempre i medesimi concetti. Il fatto è che da quando conosco la teoria mimetica non riesco a togliermela dalla testa: ogni volta che rimango colpit ...(continue)

    Per chi medita da tempo l'opera di Girard questa lettura risulta ridondante poichè ripete con coerenza sempre i medesimi concetti. Il fatto è che da quando conosco la teoria mimetica non riesco a togliermela dalla testa: ogni volta che rimango colpito da un film (l’ultima volte è stata con l’ennesima visione dell’insuperabile “Amadeus” di Forman) o che m'inchiodo davanti allo schermo a seguire il botta e risposta in un dibattito televisivo ma pure (purtroppo più raramente, che è difficile prendere le distanze quando si è direttamente coinvolti) quando m'intrattengo in discussioni accese con i colleghi di lavoro... sul più bello mi balena in mente il doppio vincolo (terminologia che Girard riprende da Bateson) e le sue conseguenze. Questo testo, in maniera più pregnante del precedente "La voce inascoltata della realtà" rilegge fatti reali e noti a tutti, snodi epocali della nostra storia alla luce della teoria mimetica, con i suoi attori, le dinamiche e i modi di rincorsa all'estremo.
    C'è forse un tentativo in più in questo testo rispetto ai precedenti ed era auspicabile che emergesse proprio nel libro più apocalittico di Girard e che rivela il suo atteggiamento, a volte stigmatizzato per essere troppo coerentemente ristretto, totalizzante e perciò maledettamente privo di visioni alternative. Spesso è come se vedendo il modo attraverso gli "occhiali mimetici" si filtrassero le emozioni e si resta così con un atteggiamento di critica ostile verso tutte le passioni e i coinvolgimenti umani, senza un briciolo di speranza. E tutto ciò si rispecchia ovviamente anche nel dibattito attorno alle opere di Girard (almeno dai commenti di questo social network). Si alternano strali di indignazione a superficiali dichiarazioni di sufficienza, come se in fondo si stesse parlando dell’invenzione dell’acqua calda. In un mondo che per svegliarsi dal torpore ha bisogno di visioni rivoluzionarie, di concetti nuovi che possano accendere nuove mode è del tutto comprensibile che ci siano persone che non giudichino degno di nota il pensiero girardiano: cosa ci può essere di nuovo nel Vangelo? E’ che siamo immersi nel mimetismo (chi più, chi meno) e tutti sempre allo stesso modo quando giudichiamo.
    Le parole "parlano", insegnano: crisi deriva dal greco krisis=giudizio.
    In fondo se pure le scienze mediche riconoscono, attraverso il paradigma dei neuroni-specchio, i meccanismi biologici che inducono il comportamento mimetico cosa può salvarci dalla rincorsa all'estremo ovverosia dall'Apocalisse? Nulla. Eppure..
    Girard (e tutto l'occidente) è immerso nella cultura apocalittica soprattutto in questi ultimi anni di stragi terroristiche e d’inquinamento planetario alimentato dalla rincorsa tecnologica. A differenza di Heidegger e di tutta un'accolita di pensatori (si pensi al nostro Galimberti) che semplicemente formulano l'impossibilità di evitare la catastrofe, facendo ben attenzione a non lasciarsi moralmente coinvolgere, Girard (al pari di Hans Jonas) vengono da un'altra impostazione, da una scuola di pensiero alimentata dal discorso profetico, una "gestalt" che non elude il senso del peccato e il mistero ad esso legato come direbbe Pascal "Certo, nulla ci urta più fortemente di questa dottrina, eppure, senza questo mistero, il più incomprensibile di tutti, noi siamo incomprensibili a noi stessi. Il nodo della nostra condizione si avvolge e si attorce in questo abisso: sicché l’uomo è più inconcepibile senza questo mistero di quanto questo mistero non sia inconcepibile per l’uomo".
    E così è nostra responsabilità fare la nostra parte ad essere protagonisti nel tempo che ci separa dalla fine e possiamo farlo ricorrendo alla ragione ed attraverso la scuola costituita dalle narrazioni e dalle testimonianze dei nostri simili, almeno di quelli che ci fanno riflettere e che perciò ci mostrano strategie per r-esistere nell'ineluttabile. Del resto, come ho già detto in partenza, a me capita spessissimo di vedere le cose attraverso questa interpretazione della realtà e quindi può benissimo essere che un modo per vivere questi tempi è ripensare se stessi e meditare compiutamente su meccanismi così coinvolgenti. Il libro si muove in una dimensione storica e questo è il mio augurio: che questa rilettura della storia europea possa spronarci ad osservare con occhi nuovi e con maggior consapevolezza i grandi temi di attualità. In fondo non è difficile formulare triangoli mimetici in ciascun dibattito politico (si pensi ai recenti accesi confronti di fronte ai cancelli di Mirafiori o nelle piazze agitate dalle proteste studentesche). E’ senza dubbio possibile rileggere l’intero percorso del “berlusconismo” in chiave mimetica.

    Is this helpful?

    Come2daddy said on Jan 18, 2011 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Leggendo l'ennesimo Girard sorgono, almeno a me, due domande:

    la prima è se la teoria mimetica venga buona anche per smettere di fumare, visto che sembra ormai essere in grado di spiegare tutto (ma proprio TUTTO: dai miei rapporti col vicino di casa ...(continue)

    Leggendo l'ennesimo Girard sorgono, almeno a me, due domande:

    la prima è se la teoria mimetica venga buona anche per smettere di fumare, visto che sembra ormai essere in grado di spiegare tutto (ma proprio TUTTO: dai miei rapporti col vicino di casa al vero senso del cristianesimo, dalle religioni arcaiche al rapporto tra superpotenze);

    la seconda, soprattutto leggendo le ultime dieci pagine del libro, è se Girard non si sia infine un pò bevuto il cervello.

    Nel secondo caso, si spera che la risposta sia "sì" visto che l'autore riconosce nella contemporaneità i segni dell'avvento dell'Apocalisse, probabilmente per mano della Jihad armata...

    Is this helpful?

    Simone V. Rorschach said on Sep 3, 2009 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Più passa il tempo, più leggo le opere di Girard, e più mi convinco che l'autore francese è come l'istrice del famoso detto: la volpe ha tante idee, ma l'istrice una sola, grande. In questo caso, la sola grande idea girardiana - l'economia sacrifical ...(continue)

    Più passa il tempo, più leggo le opere di Girard, e più mi convinco che l'autore francese è come l'istrice del famoso detto: la volpe ha tante idee, ma l'istrice una sola, grande. In questo caso, la sola grande idea girardiana - l'economia sacrificale e la sua rottura con il cristianesimo - viene ripetuta e variamente declinata, sino a diventare, come nel caso del suo ultimo libro tradotto, una sorta di parodia di se stessa. Intendiamoci, Girard resta sempre il brillante e caustico pensatore de "La violenza e il sacro", ma qui il meccanismo pare troppo spesso girare a vuoto, sia pure applicato a un ambito assai interessante (storia delle mentalità e dei rapporti tra grandi potenze, nella fattispecie Francia e Germania).

    Is this helpful?

    Gabguerra said on Jun 19, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (46)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 313 Pages
  • ISBN-10: 884592307X
  • ISBN-13: 9788845923074
  • Publisher: Adelphi (Saggi nuova serie, 59)
  • Publish date: 2008-09-xx
Improve_data of this book