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Portet damy

By

Publisher: Prószyński i S-ka

4.1
(1839)

Language:Polski | Number of Pages: 676 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , Italian , Spanish , Portuguese , French , Catalan , Dutch

Isbn-10: 8371800908 | Isbn-13: 9788371800900 | Publish date: 

Translator: Maria Skibniewska

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 3

    Era una ragazza intelligente e generosa, una bella e libera natura: ma cosa avrebbe fatto di sè?

    Isabel Archer è una donna che, secondo me, indossa la maschera dell'indipendenza per così tanto tempo da non sopportarla più, così finisce per accontentarsi di qualcuno che poi non si rivela esattamen ...continue

    Isabel Archer è una donna che, secondo me, indossa la maschera dell'indipendenza per così tanto tempo da non sopportarla più, così finisce per accontentarsi di qualcuno che poi non si rivela esattamente il suo tipo ideale.
    "Ritratto di signora" è un libro lungo, veramente lungo, ed ho iniziato ad apprezzarlo solo molto dopo la metà. Henry James è un autore molto visivo, le sue descrizioni di Londra e di Roma mi hanno trascinata esattamente in quei posti, nelle strade nebbiose della prima e tra le rovine antiche della seconda.
    Purtroppo, però, a differenza di altri classici, questo libro non mi ha folgorata.
    Insomma, una buona lettura ma non consigliata a tutti, proprio per la mole e la pesantezza spesso presente. 3.5 stelline.

    said on 

  • 4

    Pensavo fosse amore e invece era un calesse

    Anche se la mia conoscenza di Delly non è sconfinata e una manciata di suoi romanzetti rosa non mi fa un’esperta, posso azzardare che Isabel Arche fu per loro (ho scoperto solo ora che si trattava di ...continue

    Anche se la mia conoscenza di Delly non è sconfinata e una manciata di suoi romanzetti rosa non mi fa un’esperta, posso azzardare che Isabel Arche fu per loro (ho scoperto solo ora che si trattava di un duo, sorella e fratello ) l’equivalente della luce che fulminò Paolo sulla via di Damasco. Ci costruirono centinaia di storielline per signorine sul canovaccio della bella e saggia americanina non troppo in finanze, che eredita da uno zio acquisito, trapiantato in Europa, una cospicua commetta. È risaputo che la libertà femminile per dispiegarsi necessita, oltre a una stanza tutta per sé, l’indipendenza economica da un marito a cui vendere l’anima e il corpo. Così Isabel inizia il suo viaggio in Italia dopo aver rinunciato a ben due buoni partiti e giunge Firenze , novella Goethe. Nonostante illibata e di morigerati costumi, questa sete di libertà per una ragazza come si deve non può che essere foriera di disgrazie: in un vecchio palazzo all’ombra dei giardini di Boboli, casca come un pesciolino di cannuzza nella rete di un maturo, spiantato cacciatore di dote, un dandy con il guanto a penzoloni raffinato collezionista di vecchie cianfrusaglie. Vedovo per giunta e con adolescente ritardata a carico.
    Lei, preda della sindrome di Stendhal e dell’eterno femminino “io ti salverò”, sposa questo Gilbert Osmond dall’aria dell’uomo che non ha bisogno di chiedere, per permettergli di fare l’intellettuale a tempo pieno senza sporcarsi le mani con un lavoro qualsiasi. Lei non sospetta nulla ma non le cale di diventare un oggetto da esporre del neo marito che le vuole fare terra bruciata attorno delle sue vecchie conoscenze e ex pretendenti che sembrano avere solo l’occupazione di andare in giro tra i monumenti di Firenze e le rovine romane. La fanciulla è sempre più riottosa nonostante e l’attaccamento alla figlia di lui, cresciuta in convento e incredibilmente babba. La tensione in famiglia cresce quando il l’algido marito la sospetta di influenza nefanda sull’adolescente, accusandola di incoraggiarne l’amorazzo con un americano mezzo spianato, di passaggio in Italia. Sull’orlo di una crisi di nervi, dopo aver scoperto di esser stata sposata da lui per soldi e non per amore - fatta salva una passeggera infatuazione utile a ad abbassarlo fino a lei - scappa a Londra al capezzale del cugino morente, segretamente innamorato di lei, confessandogli la sua infelicità e l’intenzione di abbandonare Osmond, facendolo morire felice in questa intesa d’amorosi sensi. Ma dopo il funerale e l’ennesimo incontro con il bacchettone magnate americano, capisce che il suo posto è accanto al marito e alla figliastra: non può venir meno al suo giuramento. Troverà un nuovo equilibrio perché se non sarà vero amore almeno potrà essere un calesse.
    Vi giuro che la trama è questa e vi giuro che il romanzo mi è pure piaciuto tanto da essermi data un sacco di alibi per giustificare quello che sospetto una regressione adolescenziale: voglia mascherata di harmony sotto le vesti di una raffinata scrittura d’autore. Pure san Tommaso ho scomodato: l’artista si cura della bontà di quel crea. La trama e anche l’intreccio, in questo specifico caso, non fanno gioco.

    Che importa che questi americani bighellonino tra gli Uffici e i Fori imperiali partorendo aborti di pensieri? Ecchecazzo, non di solo pane vive l’uomo. Eccheccazzo, quando lo stato di bisogno l’hai debellato o perché i tuoi antenati hanno rubato per te, o perché tu sei così capace da far girare soldi non tuoi su cui pretendi il pizzo, non hai il sacrosanto diritto di occuparti delle tue esigenze fisiche e psichiche? Ecchecazzo, Se non muori di fame non hai diritto a un po’ sofferenza?

    Il libro mi è piaciuto così’ tanto che ho glissato sulla connotazione che di esigere si dà dalle mie parti: ‘siggiri u’pizzu. Non è soddisfare un bisogno, ma carpire con prepotenza.
    Che importa che questa figuretta sottile e slanciata soccomba sotto il peso di queste inutili e vuote esigenze, aggirandosi tra le tavole del Piranesi?
    “Quando Isabel appare, «alta e splendida», vestita di velluto nero, incorniciata dal vano della porta, produce nei visitatori più o meno estranei l’effetto di un «magnifico ritratto di signora».” Ma è sputata la mia fantasticheria di dodicenne, quella che avrei voluto essere e non fui! .
    La mia pulsione sadomaso (più maso che sado) adolescenziale di schiava e regina è stata soddisfatta. Un bel ****stelle con la raccomandazione di non leggere/rileggere il cotanto capolavoro.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Scontro di culture

    Al centro della vicenda c’è Isabel Archer, una giovane americana che lascia il suo Paese per trasferirsi in Europa, dapprima in Inghilterra e successivamente in Italia. Desiderosa di libertà e di con ...continue

    Al centro della vicenda c’è Isabel Archer, una giovane americana che lascia il suo Paese per trasferirsi in Europa, dapprima in Inghilterra e successivamente in Italia. Desiderosa di libertà e di conoscenza del mondo, rifiuta due vantaggiose proposte di matrimonio ma, divenuta ricca grazie all’eredità lasciatale dallo zio, finisce per sposare Gilbert Osmond, un egocentrico snob in cerca di denaro, presentatole da un’amica, M.me Merle. Solo alla fine aprirà gli occhi e si accorgerà degli intrighi di cui è stata l’inconsapevole oggetto, messi in atto da questi due ambigui personaggi, quando il suo destino di solitudine e infelicità si è ormai realizzato. Ritratto di signora presenta le caratteristiche del romanzo di formazione. La sua eroina, infatti, compie il passaggio dal Nuovo Mondo, ai cui valori è stata educata, alla Vecchia Europa, che sarà per lei terreno di esperienze, per scegliere definitivamente quest’ultima. La storia di Isabel presenta così anche l’incontro-scontro tra due diverse culture, da una parte quella americana, dall’altra quella europea.
    Incontriamo per la prima volta Isabel Archer nella sua grande e vecchia casa di Albany, immersa nei libri: questi fino ad ora sono stati il suo unico mezzo di conoscenza della vita, anche se avrebbe preferito «qualsiasi fonte di ispirazione alla pagina stampata». E infatti, lasciata l’America, non tornerà più alla lettura, ma si lascerà affascinare dalla storia, dall’arte e dalla raffinatezza europee. Il suo occhio attento è sempre pronto a registrare le diverse impressioni prodotte dalla bellezza di Gardencourt, la storica dimora acquistata dallo zio, che a lei appare «come un dipinto realizzato». Durante il soggiorno a Firenze, il suo entusiasmo per le opere d’arte la commuove fino alle lacrime: vivere in quella città per lei è «quasi come tenere continuamente contro l’orecchio una conchiglia strappata al mare del passato. Il suo perpetuo rombo teneva sveglia la sua immaginazione». Anche le persone che incontra sono viste come fossero ritratti: Osmond ha un viso che le sembra «non bello ma fine come uno dei ritratti della lunga Galleria degli Uffizi, sopra il ponte», il suo servitore le ricorda «una figuretta del Longhi o di Goya» e sua figlia Pansy «una infanta di Velàsquez».
    Ma, a questo proposito, la figura più ricca e affascinante è senz’altro quella di M.me Merle. Non appena la vede, l’impressione che Isabel ha di lei è quella di una dama rinascimentale: la sua figura è tondeggiante e piena, la carnagione chiara, i capelli biondi sono acconciati classicamente «come quelli d’un busto di Giunone o di Niobe», e le grandi mani bianche dalla forma perfetta si muovono abilmente sulla tastiera del pianoforte. L’incontro con M.me Merle è importante anche perché segna la prima fase del processo di iniziazione della protagonista. In quanto donna matura, anch’essa americana di nascita, ma ormai appartenente al Vecchio Mondo, rappresenta per la giovane amica un modello in cui specchiarsi: Isabel, infatti, ritrova in lei i medesimi valori di libertà e indipendenza che sente dentro di sé, sposati a quella larga esperienza di vita che vorrebbe avere. M.me Merle, «così colta e cortese, così saggia, così comprensiva… e con così poca pompa… assumeva ai suoi occhi una specie di grandezza… ». Questa eroina jamesiana viene descritta come una creatura dalle aspirazioni illimitate, che non vuole essere «una semplice pecora del gregge», ma vuole scegliere il proprio destino e conoscere «qualche cosa della vita umana più di quello che la gente ritiene conveniente di potergliene dire». Ma poi, contro il parere di chi l’ha resa ricca, dandole così la possibilità di scegliere, e che invano tenta di aprirle gli occhi, sposa Gilbert Osmond. Henry James la ripresenta dopo un netto cambiamento spazio-temporale: sono passati tre anni e la scena si è spostata a Roma. La descrizione della sua abitazione, palazzo Roccanera, e delle sue sale è funzionale allo stato psicologico della protagonista: dietro la facciata di solennità e di squisita ricercatezza, infatti, quegli ambienti trasmettono una sensazione di aridità e oppressione. Quando Isabel appare, «alta e splendida», vestita di velluto nero, incorniciata dal vano della porta, produce nei visitatori più o meno estranei l’effetto di un «magnifico ritratto di signora». Ma attraverso l’occhio attento del cugino, il lettore incomincia a intravvedere la realtà al di là dell’abbagliante quadro. Tutto quello splendore reca in sé un’idea di artificio e costrizione: la massa di drappeggi che il suo passo leggero deve trascinarsi dietro, l’elaborata acconciatura che le stringe la chioma non rappresentano la sua natura, che è semplice e libera, ma qualcos’altro. Ralph vi riconosce Osmond. Tra le pagine successive, in cui l’autore analizza con grande realismo la sofferenza e la solitudine che si nascondono nell’animo di Isabel, colpisce in modo particolare che il suo slancio verso le opere d’arte e le tracce di storia, se prima significava apertura alla conoscenza e alla vita, ora nasce invece dall’esperienza del dolore; se prima era palpitante attesa della realizzazione di qualcosa di grande, adesso è un rimedio consolatorio. «Aveva eletto la vecchia Roma a sua confidente, perchè in un mondo di rovine le rovine della sua felicità le sembravano una catastrofe meno innaturale. Riposava la sua stanchezza su cose che si erano andate sgretolando da secoli e che pure stavano tuttora in piedi». Nel finale, la storia si salda specularmente al proprio inizio, Gardencourt: dopo il doloroso addio al cugino morente, Ralph , il bacio di Caspar Goodwood, uno dei pretendenti respinti, suggella l’impossibilità di tornare a desiderare e di emergere dalle «acque senza fondo». Si conclude così il romanzo, in modo sospeso e indefinito, ma, come riteneva lo stesso Henry James, veritiero, efficace e commovente.
    Loredana Giuliani

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  • 3

    Più che un ritratto è un'autopsia!!!

    Purtroppo il romanzo si è rivelato essere uno di quei lunghissimi, lenti, tediosi, spesso contorti ed assai nebulosi viaggi nella psiche e nelle aspirazioni di tutti i personaggi presenti nella trama. ...continue

    Purtroppo il romanzo si è rivelato essere uno di quei lunghissimi, lenti, tediosi, spesso contorti ed assai nebulosi viaggi nella psiche e nelle aspirazioni di tutti i personaggi presenti nella trama.
    Alla fine del quale si finisce per sapere con precisione chirurgica ciò che ognuno di essi pensa, sente, vuole, brama e farà in futuro, ma a dispetto del titolo che rimanda a vecchi dagherrotipi in seppia, non si sa neanche se la signora del "Ritratto" sia bionda o mora.
    Confesso di averlo finito per pura forza di volontà sperando che strada facendo migliorasse, vane speranze tradite e disattese, sono giunta a fatica al drammatico e deludente finale in cui una delle eroine più odiose ed incoerenti in cui mi sia mai capito d'imbattermi, ripudia per l'ennesima volta sé stessa e tutte le sue convinzioni per tornare a rinchiudersi, sta volta per sempre, nella sua angusta gabbietta senza sbarre, al fine di salvare le convenienti apparenze e per non dover ammettere agli occhi del mondo di aver sbagliato.
    Se come me avete visto il film e mi è venuta la tentazione di leggere il romanzo DESISTETE! Di quella vibrante, indimenticabile ed appassionante storia che vi ha stregati e di certo commossi non vi è alcuna traccia tra le pagine di questo lunghissimo libro. :o(

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  • 2

    Noia

    Noia mortale.
    E tutto il resto è noia.
    Oddio che noia.
    Questa sontuosissima prosa sembra piuttosto una gran verbosità priva di significato.
    Questo narratore esterno onnisciente non tralascia nulla.
    Ch ...continue

    Noia mortale.
    E tutto il resto è noia.
    Oddio che noia.
    Questa sontuosissima prosa sembra piuttosto una gran verbosità priva di significato.
    Questo narratore esterno onnisciente non tralascia nulla.
    Che palle.
    Ritratto di signore che di signorile non hanno nulla: al massimo potrebbe trattarsi di affettazione.
    Potrebbe darsi che si tratti più del ritratto di gentiluomini che di signore, ma questi gentiluomini non hanno spina dorsale o virilità. Non che le donne siano femminili, eh!?
    Tutta questa verbosità, tutta questa magniloquenza per poi descrivere persone che sembrano tagliate con l'accetta? Del tutto prevedibili ed insignificanti i personaggi.
    La Archer oppure Osmond calcolatori senza cuore? Mah?! Che personaggi scontati.
    Vogliamo parlare dei dialoghi? Stucchevoli a voler essere gentili.
    Non comprendo proprio gli estimatori di questo romanzo.

    said on 

  • 3

    donne che sbagliano

    La letteratura è evidentemente piena di esempi di donne che fanno scelte sbagliate o che non hanno il coraggio di farne.
    Pensate, per esempio, al personaggio di Eveline, in "Gente di Dublino".
    Isabel ...continue

    La letteratura è evidentemente piena di esempi di donne che fanno scelte sbagliate o che non hanno il coraggio di farne.
    Pensate, per esempio, al personaggio di Eveline, in "Gente di Dublino".
    Isabel è un altro esempio del genere: di fronte ad un matrimonio con uomini che l'amerebbero, preferisce scegliere di fare esperienza per il mondo, grazie all'eredità lasciatole dallo zio. Finisce in un matrimonio interessato e vittima di progetti interessati di altri. Avrà il coraggio di venirne fuori?

    Lettura piacevole, ottimo stile. Senza meraviglia, uno dei tomi principali nella libreria della letteratura mondiale.

    said on 

  • 5

    Lettura ponderosa, che non ha mancato d'affaticarmi di quando in quando (nelle sequenze di più fonda e rallentata "dissezione psicologica", essenzialmente, e soprattutto all'inizio, presa com'ero alla ...continue

    Lettura ponderosa, che non ha mancato d'affaticarmi di quando in quando (nelle sequenze di più fonda e rallentata "dissezione psicologica", essenzialmente, e soprattutto all'inizio, presa com'ero alla sprovvista) ma che non posso giudicare men che magistrale: uno di quei libri che alla fine ti verrebbe da fargli un inchino reverente, in segno d'incondizionata - se pur un pochino provata - ammirazione.
    Questo romanzo è un "paesaggio d'anime", dice bene la quarta: si toccano paesi i più disparati senza dir più del loro nome, e sono piuttosto rare (quanto splendide) le descrizioni del mondo esterno, ma quando è un "panorama interiore" quello che si intravede, allora non c'è parsimonia che tenga, Henry James diventa il più raffinato, prodigo e scrupoloso dei pittori, ed è difficile non rimanere affascinati da una tale, maestosa padronanza.
    Insomma: bellissimo e intenso, certamente indimenticabile per incisività di personaggi e sentimenti, per finezza d'atmosfere.

    said on 

  • 5

    Se c'è una cosa che amo è la mia indipendenza

    Dopo aver rifiutato di sposare un giovane e affascinante Lord ed essere divenuta sfacciatamente ricca per un'inattesa eredità, non c'è da stupirsi che tutti si chiedano che cosa farà la dama in brocc ...continue

    Dopo aver rifiutato di sposare un giovane e affascinante Lord ed essere divenuta sfacciatamente ricca per un'inattesa eredità, non c'è da stupirsi che tutti si chiedano che cosa farà la dama in broccato nero della sua esistenza e quali vette sarà capace di raggiungere. Elegantissima la prosa di James, una lezione di stile e raffinatezza, che giunge a noi attoniti lettori come una fresca pennellata di colore sull'indecifrabile volto di Isabel.

    said on 

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