Portnoyn tauti

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4.0
(3575)

Language: Suomi | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , German , French , Italian , Russian , Dutch , Portuguese , Catalan , Greek , Polish

Isbn-10: 9510140953 | Isbn-13: 9789510140956 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 5

    È un libro che può non piacere e non fatico a rintracciarne le ragioni: è monotematico, a tratti un po' volgare e oggettivamente, Portnoy fa esattamente quello che dice il titolo: si lamenta.
    Però, da ...continue

    È un libro che può non piacere e non fatico a rintracciarne le ragioni: è monotematico, a tratti un po' volgare e oggettivamente, Portnoy fa esattamente quello che dice il titolo: si lamenta.
    Però, dal mio punto di vista, è un piccolo capolavoro di ironia, una presa in giro di tanti luoghi comuni psicologici e sessuali. Esplicito, irriverente, a tratti anche un po' schifoso, e tuttavia divertente e dissacrante. È come leggere la parodia di un manuale di psicologia. Imperdibile

    said on 

  • 3

    un libro che andava letto 50 anni fa

    Ecco, l'ho finito, che fatica!
    Prima di potermi pronunciare definitivamente sull'autore però, dato che questo è il primo Roth che leggo, dovrò e vorrò leggere qualcos'altro, Pastorale americana prima ...continue

    Ecco, l'ho finito, che fatica!
    Prima di potermi pronunciare definitivamente sull'autore però, dato che questo è il primo Roth che leggo, dovrò e vorrò leggere qualcos'altro, Pastorale americana prima di tutti. Poi vedremo.
    Intanto, parlando di Portnoy…
    Dopo le prime pagine, divertenti indubbiamente, il commento che mi risuonava sempre in testa era "No, ma dai, ancora co ste storie" ma non riuscivo a focalizzare, pensandoci, a cosa io mi riferissi, dove avessi "già visto".
    Il nostro buon Alex, tra una masturbazione fisica e una masturbazione mentale, ci conduce per 304 pagine fitte in un mondo assolutamente privato, unilaterale, monomaniaco (bi-maniaco in realtà, il sesso e l'ebraismo), egoriferito e tipicamente permeato da un senso di vittimismo molto riconoscibile.
    Lui è vittima di sua madre, della loro religione, di suo padre, di suo cognato, del suo putz, delle passerine che non gli si concedono, di quelle che non vogliono convertirsi, di quelle che lo vogliono sposare, di quelle che non lo vogliono vedere nemmeno dipinto, in ultimo vittima di una società che non gli consente di essere come vuole, di fare ciò che vuole. Mai vittima delle donne, che non esistono, in quanto valgono solo per le loro parti erogene, su tutte due belle sise e una passerina possibilmente insolente. Una eterna sineddoche relazionale.
    Mai titolo fu più appropriato: un vero Lamento, senza scopo apparente, una sorta di prefica della narrazione, solo che non si capisce bene cosa o chi sia morto.
    Poi ho capito che ciò che mi ricordava era il linguaggio tipico della letteratura americana di rottura, vedi Spillane, Bukowski, ma anche Fante e soprattutto Woody Allen, che condivide con Roth un'ironia tagliente e la coperta troppo corta dell'ebraismo che comunque crea il conflitto su cui si regge tutto il Lamento: spietato con l'ebraismo ma fiero di essere ebreo.
    Che sia una masturbazione vera e propria lo si capisce prima o poi e vi si ritrova anche l'ispirazione di opere d'arte televisiva quali Mr Robot, dove le masturbazioni di Elliot sono molto più interessanti delle sue stentate parole.
    Uno stream of consciousness un po' datato leggendolo oggi, epoca in cui qualche parolaccia e delle vivide immagini sessuali non rendono un'opera più interessante ma forse solo più volgare. Nella seconda metà degli anni sessanta invece questo uso irriverente della lingua aveva sicuramente un valore diverso, importante, innovativo. Bisognava romperli gli schemi imposti dalla bianca borghesia WASP, e dichiarare la propria appartenenza al club degli erotomani senza rispetto per la famiglia (la famiglia!), la religione e le convenzioni era sicuramente un modo efficace per farlo. Salvo poi trovarsi a rotolare nelle proprie lacrime per la solitudine che ci si è creati e subire la punizione per aver osato rubare la scintilla agli dei, il putz si ammutina! Divertente, indubbiamente molto divertente, ed esilarante la figura della mamma come il rapporto tra il papà e i suoi intestini ribelli.
    Non un testo eterno tuttavia, se dovessi giudicare limitandomi a questo capirei perché il Nobel non arriva. Ma non mi limiterò.

    said on 

  • 3

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con ...continue

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con le donne.
    Consigliato: a chi ama l’ironia e il disadattamento tipici della cultura jewish, a chi vive bene da solo in compagnia delle proprie nevrosi.

    said on 

  • 4

    Se l'eccesso diventa un pregio...

    Mi è piaciuto molto.
    Ironico, divertente, senza freni, dirompente nei contenuti e nella forma, complesso e stratificato nella sua apparente ridondanza, spietato e assolutore insieme.
    Inizi a leggerlo ...continue

    Mi è piaciuto molto.
    Ironico, divertente, senza freni, dirompente nei contenuti e nella forma, complesso e stratificato nella sua apparente ridondanza, spietato e assolutore insieme.
    Inizi a leggerlo e ti accorgi che non puoi più lasciare Portnoy, neanche quando il romanzo è finito.

    said on 

  • 5

    Interessante!

    Il prptagonista attraverso un monologo sempre in tensione rivela solo ad un dottore (figura istituzionale) tutti i pensieri più disturbati rivolti proprio verso le principali istituzioni:la famiglia, ...continue

    Il prptagonista attraverso un monologo sempre in tensione rivela solo ad un dottore (figura istituzionale) tutti i pensieri più disturbati rivolti proprio verso le principali istituzioni:la famiglia, la scuola, le religioni, la politica, l'America e infine Israele stesso. ...agognata meta ma terra inospitale per il suo figlio ribelle.
    Il libro che sforna descrizioni trash ma sempre funzionali al progetto di Roth rappresenta il buco della serratura attraverso il quale il lettore spia Portnoy con un miscuglio di ammirazione e di disgusto.
    Da leggere assolutamente

    said on 

  • 4

    " Nel corpo, non meno che nel cervello, è racchiusa la storia della vita " Edna O'Brien

    Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!!!

    aaa ...continue

    Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!!!

    aaahhhhhhhh!!!
    Ecco!

    Urlo di fine lettura! Liberatorio in tutti i sensi...
    Grande Roth...eh.

    said on 

  • 4

    Estremo e tragicomico monologo di un ebreo statunitense oscillante tra una vita troppo stretta e una troppo larga.

    (p. 70) L'autocontrollo non cresce mica sugli alberi, sa: richiede pazienza, richiede ...continue

    Estremo e tragicomico monologo di un ebreo statunitense oscillante tra una vita troppo stretta e una troppo larga.

    (p. 70) L'autocontrollo non cresce mica sugli alberi, sa: richiede pazienza, richiede concentrazione, richiede un genitore zelante e votato all'abnegazione, e un bambino sollecito e alacre, per costruire nello spazio di qualche anno un essere umano veramente oppresso e cagacazzi.
    (p. 83) Uh, ne ho di lamentele! Conservo odii di cui neppure conoscevo l'esistenza!
    (p. 138) Il sale in zucca è solo un altro nome per definire le mie paure! Il sale in zucca è né più né meno l'eredità di terrore che mi porto appresso dal mio ridicolo passato! Quel tiranno, il mio superego, dovrebbe essere impiccato, quel figlio di puttana, appeso fino alla morte per i suoi fottuti stivali da truppe d'assalto!

    said on 

  • 3

    Noioso come la pornografia

    Avanzando nella lettura di uno dei miei scrittori preferiti, arrivo alla fine a lamento di Portnoy, che forse è l’opera che davvero ha reso celebre il giovane Philip Roth: celebre per aver scritto un ...continue

    Avanzando nella lettura di uno dei miei scrittori preferiti, arrivo alla fine a lamento di Portnoy, che forse è l’opera che davvero ha reso celebre il giovane Philip Roth: celebre per aver scritto un romanzo pervertito, irruento, sboccato, esplicito, ossessionante, scandaloso.

    Di fronte a tanta aspettativa devo dire che pensavo meglio. Non sono in grado di dire se sia almeno in parte perché per la prima volta sono dovuto ricorrere ad un audiolibro (il tempo da dedicare alla lettura si assottiglia sempre più, e la tecnica della audiolettura consente di leggere mentre si fa esercizio fisico); sono tuttavia abbastanza persuaso che l’obiettivo dell’urticante critica del suo tempo di Philip Roth, e la tecnica di farlo attraverso riferimenti sessuali espliciti, renda questo libro prettamente figlio del suo tempo e quindi poco adatto al passare degli anni.

    “Lamento di portnoy” è un libro che invecchia, ed invecchiando perde di incisività. E’ un po’ come guardare il decimo film pornografico. Dopo un po’ le scene sono sempre le stesse, per nulla eccitanti, nauseanti nella loro volgarità e nel loro sesso fatto senza crederci. Credo proprio che “pornografico” sia la parola che sintetizza meglio questo libro, in quanto urticante all’inizio ( e nei primi anni dalla sua pubblicazione) quanto vuoto e triste col passare delle pagine (e col passare degli anni).

    Il libro è lo sfogo violento, irrazionale ed autoassolutorio di Alexander Portnoy, che in preda a mille nevrosi (un recupero delle prime opere, quello della sofferenza psichica freudiana è un tema presente in opere come “lasciar andare”) con una petulanza rara getta in faccia al suo psichiatra tutto il suo malessere e la sua frustrazione, che ovviamente sono sempre e solo responsabilità di chi gli sta vicino.
    Il risultato è una rappresentazione molto chiara dei mali che cigolano sotto la brillantissima civiltà dei consumi degli anni 60, del mucchio di sporco che cerca invano di nascondere sotto il tappeto. E’ molto ben rappresentata l’ipocrita ansia dell’americano medio che ambisce ad aver diritto a tutto, a poter concretare tutte le proprie ambizioni, anche quelle più inconfessabili come quelle sessuali (meglio se invece chi ci circonda non può: cosa c’è di più eccitante del privilegio?), mantendo però il diritto ad essere visti come persone buone, e
    Soprattutto ad essere in pace con se stessi.
    Va da sé che questo è impossibile. E questo desiderio frustrato mescolato a quello del tutto analogo (tipico dell’ebreo americano) di integrarsi nel mondo occidentale mantenendo la propria identità, crea una miscela esplosiva dalla quale nascono persone immature, arrabbiate, frustrate, emotivamente incapaci e buone solo a creare danno, come ben raccontano molti dei romanzi del Roth maturo.
    Agli occhi del lettore di oggi “Lamento di Portnoy” è un libro efficace ma tutto sommato noioso, perché al tipo di vita esposta dal protagonista ed alle sue nevrosi siamo abituati, e tutti ben sappiamo come perversioni sessuali e turpiloqui di ogni sorta siano diventati parte del nostro vivere quotidiano. Se è vero che la petulanza di Alexander Portnoy smuove ancora un certo pruriginoso fastidio in chi legge, ben diversi saranno la profondità e la vitalità di personaggi di romanzi futuri che vivono le stesse nevrosi di Portnoy ma con una ben diversa tridimensionalità. Penso a Seymour Levov od a Coleman Sylk, per esempio.

    E’ un libro molto utile per capire Philip Roth, e di cui si riesce a capire bene il successo alla sua uscita. Ma secondo me siamo molto lontani dal meglio del grande ebreo di Newark.

    said on 

  • 4

    Lamento di Portnoy, ovvero LaMente di Portnoy, a tratti semplicemente Porno(y).

    piccola nota prima di cominciare: dopo aver letto il "lamento" di uno bravo ho letto un sacco di lamenti di meno bravi nei commenti a questo libro. mi chiedo: ma se non ti piacciono i monologhi perché ...continue

    piccola nota prima di cominciare: dopo aver letto il "lamento" di uno bravo ho letto un sacco di lamenti di meno bravi nei commenti a questo libro. mi chiedo: ma se non ti piacciono i monologhi perché leggi un monologo e poi ti lamenti (appunto) perché è un cazzo di monologo?

    e adesso passiamo al libro.

    Intendiamoci subito: in questo libro sono descritti alcuni personaggi geniali che esprimono concetti talvolta surreali in altri casi addirittura inquietanti ma che non lasciano MAI indifferenti.
    Sono i familiari del giovane protagonista di questa odissea adolescenziale nel ventre molle ed opulento degli stati uniti d’America.
    Una famiglia colma di suggestioni e stranezze, dedita ad una sacralità ammantata di superstizione, schiava di tic e pregiudizi. Ma sopratutto legata da un filo rosso senza soluzione di continuità riassunto in tre fatidiche lettere “e se…”
    e se mi prende la sifilide, e se mi scoprono a segarmi in bagno, e se quella chiama la polizia, e se si butta dal terrazzo dell’albergo e se… e se muoio?
    Cresciuto in una tale accozzaglia di sensi di colpa e timor panico verso il futuro cosa può passare per la testa di un quattordicenne ebreo di nascita ma comunista e ateo per scelta?
    Questo il tema del libro svolto nel corso di una seduta presso lo psicanalista che ben presto si tramuta in un’inarrestabile monologo da parte del protagonista.
    Riesumando ricordi più o meno lontani nel tempo tutto è ancora così presente e possente e umiliante e conduce al risentimento al compatimento di sé a tratti all’autoassoluzione.
    Dalla sua “privilegiata posizione” Portnoy si lamenta (ma a tratti si capisce che narrando ride sotto i baffi) disperandosi degli ebrei e dei cristiani che si nutrono ottusamente dell’oppio dei popoli, poi si lagna dei wasp che non si rendono conto di quanto sia assurdo il loro sentirsi superiori a tutti gli altri, deplora le ragazzine di campagna fuggite in città in cerca di fortuna: belle come la madonna e ignoranti come uno scaricatore di porto. Alla fine non risparmia neppure una giovane comunista che abita in un kibbutz socialista e propugna l’uguaglianza tra i popoli sotto la sacra egida del capitale di Marx.
    Una messa alla berlina dei luoghi comuni del perbenismo dell’autocastrazione del proprio IO al fine di non apparire sconveniente.
    In apparenza la vita del protagonista è colma di battaglie: ideologiche, contro la discriminazione, per l’emersione da una triste realtà di provincia fino al “riscatto sociale”; ma tutto ciò è un passatempo per lui perché più di qualsiasi cosa al giovane Porno(y) interessa la gnocca.
    Ebbene sì: abbeverare il suo pene alla sacra fonte dell’orgasmo è il fine ultimo.
    Non abbastanza forti i sensi di colpa di cui si nutre sin dalla fanciullezza (e come potrebbe essere altrimenti con una famiglia così?)
    Non sufficienti gli aneliti sociali ed istituzionali verso cui il suo spiccato senso civico lo conducono .
    Non altrettanto soddisfacente il viaggio nelle terre di origine della storia della sua gente.
    Nulla riesce a distoglierlo per più di qualche momento dalla serrata caccia alle prossime poppe labbra culo cosce che lo rapiranno senza scampo.
    come a dire: fuori sono esattamente come tutti voi anzi ancora più bravo e buono, ma quando non mi potete vedere io faccio schifo e mi piace un sacco.
    È un bel libro, divertente dissacrante e che fa riflettere.
    Ridondante come tutti i monologhi, un po’ troppo lungo senza dubbio, ma efficace e ben riuscito.
    Un 8 pieno nel mio personale cartellino dei punteggi.

    said on 

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