Portnoyn tauti

By

4.0
(3380)

Language: Suomi | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , German , French , Italian , Russian , Dutch , Portuguese , Catalan , Greek , Polish

Isbn-10: 9510140953 | Isbn-13: 9789510140956 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

Do you like Portnoyn tauti ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 4

    Ho faticato un po' a entrarci: all'inizio, il carattere di lamento, quasi di un Giobbe moderno, mi allontanava. Ma alla fine è quello che attrae di questo libro: la sua estrema vitalità unita, contrad ...continue

    Ho faticato un po' a entrarci: all'inizio, il carattere di lamento, quasi di un Giobbe moderno, mi allontanava. Ma alla fine è quello che attrae di questo libro: la sua estrema vitalità unita, contradditoriamente, al senso di essere intrappolati, di avere il destino segnato dall'appartenenza ebraica.

    said on 

  • 3

    Un Roth molto intimista e crudo...

    Questo romanzo rappresenta la svolta narrativa dell'autore, in quanto é di fatto un'opera di autoanalisi compiuta poco più che trentenne, dinnanzi ad un ideale psicoanalista, che pare non lo stia nem ...continue

    Questo romanzo rappresenta la svolta narrativa dell'autore, in quanto é di fatto un'opera di autoanalisi compiuta poco più che trentenne, dinnanzi ad un ideale psicoanalista, che pare non lo stia nemmeno ad ascoltare. La sua vita snocciolata in maniera confusionaria e frammentata, farà emergere tutte le debolezze di un uomo che sente enormemente il peso di due genitori ingombranti ed invadenti. Vi sarà mai capitato?...

    said on 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/02/24/il-lamento-di-portnoy-philip-roth/

    “Dieci mesi. Incredibile. Perché in questo periodo non è passato un giorno - a ben vedere, non un’ora - in cui non mi ...continue

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/02/24/il-lamento-di-portnoy-philip-roth/

    “Dieci mesi. Incredibile. Perché in questo periodo non è passato un giorno - a ben vedere, non un’ora - in cui non mi sia chiesto: e così via. La lista era inesauribile. Continuavo a scorrerla senza mai arrivare in fondo. E la facilità con cui l’avevo raccolta per strada! (il trionfo sessuale della mia vita!): be’, il ricordo mi faceva grugnire di disgusto. Come tirare avanti con qualcuno di cui non posso materialmente rispettare il raziocinio, il giudizio e il comportamento? Che giorno dopo giorno innesca in me esplosioni di disapprovazione, e ora dopo ora tuoni di ammonimento? E le prediche! Oh che maestro sono diventato. Quando mi comprò quei mocassini italiani per il mio compleanno, per esempio: che lezione le impartii!
    - Senti, - dissi quando uscimmo dal negozio, - un piccolo consiglio per gli acquisti: quando vai a fare qualcosa di così semplice come scambiare moneta con merce, non è necessario ostentare la tua fregna a chiunque si trovi nel nostro orizzonte. Okay?
    - Ostentare cosa? Chi ha ostentato qualcosa?
    - Tu, Mary Jane! Le tue presunte parti intime!
    - Io no!
    - Per cortesia, ogni volta che ti alzavi, ogni volta che ti sedevi, pensavo che saresti rimasta agganciata per la passera al naso del commesso.
    - Geeesùuu, mi devo ben alzare. Mi devo ben sedere. O no?
    - Ma non come se stessi montando o smontando da un cavallo.
    - Be', non so cosa ti piglia... comunque lui era un finocchio.”
    (Philip Roth, “Il lamento di Portnoy”, ed. Einaudi)

    Alex Portnoy, poco più che trentenne e stimato “Commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane” di New York, steso sul letto dal suo psicanalista, racconta la sua ossessione per il sesso, con dovizia di lascivi particolari, nel tentativo di capire il perché di una tale fissa e quali sono le cause della sua impossibilità di legarsi a una donna, spaziando invece dall’una all’altra e soprattutto prediligendo le ragazze non ebree, essendo lui, invece, ebreo, quasi che penetrandole (ma Alex, sboccato e diretto com’è, direbbe: scopandole) possa entrare oltre che in loro, anche nell’ambiente sociale che esse rappresentano.
    Il racconto delle vicissitudini sessuali di Portnoy è spesso esilarante, a cominciare dall’infanzia passata in bagno, con la scusa del mal di pancia e una realtà più masturbatoria. I genitori di Alex sono ossessivi, specie la madre vorrebbe fare di lui un figlio perfetto, educato, buono, mentre il padre soffre di non essere accettato dalla comunità in quanto ebreo e riversa sul figlio le sue frustrazioni. Il “lamento” di Alex, quindi, riguarda i suoi difficile tentativi di affrancarsi da quella condizione, dai sensi di colpa e dalle vergogna inculcatagli dai genitori. Il sesso, in questa chiave, inizialmente è una chimera che lo attanaglia nel mondo della fantasia sfrenata, poi diventa una realtà, un fatto che però, pur regalando indubbie gratificazioni, non lo completa. La sua relazione più lunga, poi, è con la Scimmia, una ragazza letteralmente abbordata “per strada” e che sembra rappresentare una speranza di stabilità, salvo poi rivelarsi una storia “al di là di ogni possibile redenzione”. Alex afferma di essere “travolto da desideri che ripugnano alla mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri” e noi lettori siamo trascinati nel vortice comico-satiriche delle sue descrizioni particolareggiate circa gli amplessi nei luoghi e nei modi più grotteschi (ma neanche tanto).
    “Il lamento di Portnoy” non è il libro di Roth che consiglierei a chi non avesse mai letto nulla di quest’autore, perché, sebbene tratti di temi che sono una costante dei suoi romanzi (il sesso, l’ebraismo), a mio avviso è “inferiore” ad altri suoi romanzi più articolati sotto altri aspetti. Ciò detto, si tratta pur sempre di un Roth e quindi vale la pena leggerlo.

    “Tutte le ragazze che vede, salta fuori (tenetevi forte) che si portano appresso tra le gambe: un’autentica figa! Stupefacente! Sbalorditivo! Ancora non riesce ad abituarsi all’idea fantastica che quando stai guardando una ragazza, stai guardando qualcuno che, garantito, si porta addosso una figa! Tutte hanno la figa! Proprio sotto i vestiti. Fighe da scopare! E Dottore, Vostro Onore, o come si chiama... sembra non fare alcuna differenza quanto il povero bastardo riesca a raccattare materialmente, perché sta già fantasticando sulla passera di domani nel momento stesso in cui sta fottendo quella di oggi!
    Esagero? Mi sto buttando giù solo perché è un metodo astuto per mettermi in mostra? o magari per vantarmi? Vivo questa irrequietezza, questa smania sessuale, come una calamità come una realizzazione? Entrambe? Forse. O è solo un sistema per evadere? Guardi, per lo meno non mi ritrovo a trenta e rotti anni inchiodato da un matrimonio con qualche brava persona, il cui corpo ha smesso di interessarmi; per lo meno non sono costretto ad andare tutte le notti a letto con qualcuno che, nella maggioranza dei casi, chiavo per dovere e non per piacere. Mi riferisco all’abbattimento allucinante che assale certi individui all’ora di coricarsi... D’altra parte, personalmente devo ammettere che forse, da un certo punto di vista, anche la mia situazione è un tantino deprimente. Certo non si può avere tutto, lo capisco; ma la questione che intendo affrontare è: ho qualcosa?”

    said on 

  • 2

    IL LAMENTO POVERI-NOY (lettori goy)

    Se dovessi rappresentare la scrittura di Roth, sceglierei un'immagine come questa (*1) una serie di solidi differenti per dimensioni, con gli spigoli ben definiti. Il suo non è cubismo è parallele-pip ...continue

    Se dovessi rappresentare la scrittura di Roth, sceglierei un'immagine come questa (*1) una serie di solidi differenti per dimensioni, con gli spigoli ben definiti. Il suo non è cubismo è parallele-pipe-dismo (Per il libro in questione, è accordata l'eccezione della doppia P)
    Alex Portnoy al culmine del suo conflitto fra ricerca del piacere e colpevolizzazione per quella ricerca, si rivolge allo psicanalista Spielvogel. In un monologo lungo 235 pagine, racconta i conflitti interiori scaturiti da un'educazione troppo repressiva e il modo in cui lui ha vanamente cercato di risolverli. Il lettore di fronte al racconto di Alex ha tre alternative: lasciarsi massacrare dalla noia, saltare interi paragrafi, abbandonare il libro. Le recriminazioni di Alex nei confronti dei genitori si tirano dietro tutto il compendio delle tradizioni ebraiche e quando non lo fanno, regalano riferimenti incomprensibili (per chi non ha vissuto in quell'epoca) all'America di fine anni '40. L'andamento è a flusso di coscienza, l'ironia è quella colta alla Roth, buona per far ridere solo qualche critico letterario o qualche fanatico dello scrittore. Quando il Ragionier Roth va giù troppo pesante nei confronti dell'ebraismo, non dimentica di inserire nel conto economico la persecuzione millenaria subita dalla sua gente. Fra i meriti indiscussi del Franco Baresi della letteratura (sempre in lizza e mai premiato con il pallone d'oro) c'è quello di aver scritto un libro che per duecento pagine parla di sesso e in nessuna di esse riesce ad essere eccitante. Lo metto fra i meriti perchè Kaiser Roth lo ha fatto deliberatamente, ha voluto far vedere quanto è bravo nel gioco senza palla, gli basta alzare un braccio per influenzare il parere dei lettori. Il sesso nel Lamento è il mezzo di rivolta del protagonista, è un sesso senza piacere, tanto quanto lo è la lettura del libro.

    (*1)
    http://www.designlover.it/wp-content/uploads/2012/09/pastoe-vision1.jpg

    said on 

  • 3

    Era da un po' che volevo leggere qualcosa di Roth, e facendomi largo tra la sua sconfinata produzione mi sono detta che sarebbe stato meglio cominciare proprio col romanzo della consacrazione al grand ...continue

    Era da un po' che volevo leggere qualcosa di Roth, e facendomi largo tra la sua sconfinata produzione mi sono detta che sarebbe stato meglio cominciare proprio col romanzo della consacrazione al grande pubblico, e quindi con Lamento di Portnoy.

    Non so però cosa sia successo: l'entusiasmo che mi aveva accompagnato durante l'acquisto è scemato man mano che andavo avanti a leggere, pagina dopo pagina. Forse il fatto di essere reduce dalla lettura di Richler ha influenzato le mie aspettative su questo romanzo, dal quale credevo ne avrei tratto molto di più di quello che effettivamente mi ha dato.

    Nel contempo ne riconosco la forza e l'importanza letteraria: l'idea di rompere col conformismo bigotto di quegli anni attraverso una prosa incisiva e fuori dagli schemi mi sembra piuttosto chiara.
    Le tematiche affrontate da Roth poi mi son sempre interessate parecchio, tra tutte la psicoanalisi e il delicato equilibrio tra relazioni interpersonali e sessualità, entrambi centrali nelle vicende nevrotiche del nostro antieroe Portnoy.

    Mi sono arrivate sporadiche sferzate di luce in duecento pagine, barlumi di brillantezza che posso contare sulle dita di una mano: mi aspettavo di più sicuramente, anche se - ahimè - cosa mi aspettassi di preciso non lo so neanche io. Mi è dispiaciuto soprattutto non essere entrata in sintonia né col personaggio, né con il modo di scrivere di Roth; forse non era il momento giusto, forse non lo so, è andata così. Comunque non demordo: il risultato finale di questo primo approccio è riducibile ad un “nì”, vediamo di rifarci col prossimo.

    said on 

  • 5

    Non è un problema mio

    “Con una vita come la mia, Dottore, mi vuol dire a cosa mi servono i sogni?”

    Che cosa mi definisce come essere umano, in prima istanza? La voglia di vivere e di essere libero, sembra affermare Alexand ...continue

    “Con una vita come la mia, Dottore, mi vuol dire a cosa mi servono i sogni?”

    Che cosa mi definisce come essere umano, in prima istanza? La voglia di vivere e di essere libero, sembra affermare Alexander Portnoy, aspirazione che si esprime prevalentemente nell'ambiente creato dal dialogo tra caratteristiche sociali e familiari e desideri e qualità individuali: in questo caso, sessualità, ebraismo, società borghese e intellettualismo. E così la scrittura, sotto forma di monologo psicoanalitico, diventa un flusso che è metafora della vita, dell'atto sessuale come liberazione di energia, dell'affermazione professionale come prova della potenza virile, del sarcasmo verso l'altro e del solipsismo come difesa da narcisismo e disprezzo di sé. “Che cosa è avvenuto del buon senso che avevo a nove, dieci, undici anni? Come ho fatto a diventare un tale nemico e fustigatore di me stesso? E così solo! Oh, così solo! Nient'altro che il sé! Rinchiuso in me stesso! Quali sono le parole che sceglie Portnoy per salvarsi da questo isolamento forzato, quale teatro inscena per rappresentare la sua emancipazione dalla schiavitù dell'impotenza? Meshuggener inguaribile, uomo di successo e di cultura, ha in mente il solo obiettivo di vivere alla grande e inseguire, tra baseball e erotismo, ogni shikse che gli introduca le sue grazie e accolga la sua insaziabile fame di femmina, in una fantasmagoria della fica, la passera, dove la donna è soggetto di fantasie, il corpo femminile oggetto di amore e odio, venerazione e maledizione, dipendenza e estasi: Portnoy è un essere in balia di libido e pulsioni, tutte dirette alla femminilità, al sesso femminile, in una mitologia orgiastica dove lo shlong, il putz, l'organo maschile, è mediatore e totem di un incontro che si fa parodia linguistica della psicologia freudiana e del dispotismo della tradizione tout court. Tra farsa e tragedia edipica, Portnoy si rivela a seconda dei momenti infante sperduto con la nostalgia della madre che lo minaccia di evirazione con il coltello di cucina, giovane maschio che vede l'erezione come stato di divina prigionia e diviene soggetto di necessaria educazione all'onanismo sfrenato, uomo adulto virile e dominante che innalza contro la repressione puritana l'idolo del proibito, scelta negativa che conduce a una morale pansessuale e edonistica. Nella sua cronica insoddisfazione, nei suoi insuccessi iterati, Portnoy pensa se stesso come un mentecatto con una sofferenza significante e dignitosa, un ebreo infelice che disprezza se stesso, dove l'esagerazione viene eletta a stile esistenziale. Ogni confine è pregiudizio, la vita è desiderio illimitato, la relazione un dispiegamento narcisistico: la scrittura è luogo dove può prendere forma un rovesciamento anarchico del reale, evitando la negazione e superando nella dissolutezza la paura di crescere in un delirio dionisiaco connotato da oralità dissacrante e invettiva al turpiloquio. “Il succo del mio ragionamento, Dottore, è che non mi par tanto di ficcare il mio uccello in queste ragazze, quanto di ficcarlo nei loro ambienti sociali... come se scopando volessi scoprire l'America. Conquistare l'America, è forse più corretto”. Il piacere dei sensi è antidoto al soffocare angoscioso del quotidiano e l'irripetibilità dell'esperienza sessuale acquisisce una funzione liberatoria e rituale, nel trionfo di una ironia antivitalistica. Il Lamento di Portnoy è un romanzo confessione pieno di comicità viscerale, con un eroe americano ibrido e privo di certezze, irregolare e asociale anche nel successo, in un racconto satirico che è più complesso e versatile di come appaia; genera il riso e la catarsi, tratta di colpa e trasgressione, risolve su differenti piani il conflitto tra coscienza e istinto, suggerendo nell'impossibile e disastrosa ricerca dell'altro l'esistere di un valore vitale e doloroso che può restituire almeno parzialmente il senso della propria pienezza. Nello scandalo appassionato e nell'intenso pathos, un curioso e mai rassegnato interrogare.

    “Dottore, forse altri suoi pazienti sognano – ma io, guardi, a me le cose succedono per davvero, tutte. Io ho una vita priva di contenuto latente. A me i sogni mi succedono! Dottore, non m'è riuscito di rizzarlo nello Stato di Israele! Beh, che gliene pare di questo come simbolismo, bubi? Mi indichi Lei qualcuno che sa fare di meglio, eh? Uno che non riesce a mantenere una erezione nella terra Promessa!”

    said on 

Sorting by
Sorting by