Portnoyn tauti

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4.0
(3351)

Language: Suomi | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , German , French , Italian , Russian , Dutch , Portuguese , Catalan , Greek , Polish

Isbn-10: 9510140953 | Isbn-13: 9789510140956 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 2

    IL LAMENTO POVERI-NOY (lettori goy)

    Se dovessi rappresentare la scrittura di Roth, sceglierei un'immagine come questa (*1) una serie di solidi differenti per dimensioni, con gli spigoli ben definiti. Il suo non è cubismo è parallele-pip ...continue

    Se dovessi rappresentare la scrittura di Roth, sceglierei un'immagine come questa (*1) una serie di solidi differenti per dimensioni, con gli spigoli ben definiti. Il suo non è cubismo è parallele-pipe-dismo (Per il libro in questione, è accordata l'eccezione della doppia P)
    Alex Portnoy al culmine del suo conflitto fra ricerca del piacere e colpevolizzazione per quella ricerca, si rivolge allo psicanalista Spielvogel. In un monologo lungo 235 pagine, racconta i conflitti interiori scaturiti da un'educazione troppo repressiva e il modo in cui lui ha vanamente cercato di risolverli. Il lettore di fronte al racconto di Alex ha tre alternative: lasciarsi massacrare dalla noia, saltare interi paragrafi, abbandonare il libro. Le recriminazioni di Alex nei confronti dei genitori si tirano dietro tutto il compendio delle tradizioni ebraiche e quando non lo fanno, regalano riferimenti incomprensibili (per chi non ha vissuto in quell'epoca) all'America di fine anni '40. L'andamento è a flusso di coscienza, l'ironia è quella colta alla Roth, buona per far ridere solo qualche critico letterario o qualche fanatico dello scrittore. Quando il Ragionier Roth va giù troppo pesante nei confronti dell'ebraismo, non dimentica di inserire nel conto economico la persecuzione millenaria subita dalla sua gente. Fra i meriti indiscussi del Franco Baresi della letteratura (sempre in lizza e mai premiato con il pallone d'oro) c'è quello di aver scritto un libro che per duecento pagine parla di sesso e in nessuna di esse riesce ad essere eccitante. Lo metto fra i meriti perchè Kaiser Roth lo ha fatto deliberatamente, ha voluto far vedere quanto è bravo nel gioco senza palla, gli basta alzare un braccio per influenzare il parere dei lettori. Il sesso nel Lamento è il mezzo di rivolta del protagonista, è un sesso senza piacere, tanto quanto lo è la lettura del libro.

    (*1)
    http://www.designlover.it/wp-content/uploads/2012/09/pastoe-vision1.jpg

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  • 3

    Era da un po' che volevo leggere qualcosa di Roth, e facendomi largo tra la sua sconfinata produzione mi sono detta che sarebbe stato meglio cominciare proprio col romanzo della consacrazione al grand ...continue

    Era da un po' che volevo leggere qualcosa di Roth, e facendomi largo tra la sua sconfinata produzione mi sono detta che sarebbe stato meglio cominciare proprio col romanzo della consacrazione al grande pubblico, e quindi con Lamento di Portnoy.

    Non so però cosa sia successo: l'entusiasmo che mi aveva accompagnato durante l'acquisto è scemato man mano che andavo avanti a leggere, pagina dopo pagina. Forse il fatto di essere reduce dalla lettura di Richler ha influenzato le mie aspettative su questo romanzo, dal quale credevo ne avrei tratto molto di più di quello che effettivamente mi ha dato.

    Nel contempo ne riconosco la forza e l'importanza letteraria: l'idea di rompere col conformismo bigotto di quegli anni attraverso una prosa incisiva e fuori dagli schemi mi sembra piuttosto chiara.
    Le tematiche affrontate da Roth poi mi son sempre interessate parecchio, tra tutte la psicoanalisi e il delicato equilibrio tra relazioni interpersonali e sessualità, entrambi centrali nelle vicende nevrotiche del nostro antieroe Portnoy.

    Mi sono arrivate sporadiche sferzate di luce in duecento pagine, barlumi di brillantezza che posso contare sulle dita di una mano: mi aspettavo di più sicuramente, anche se - ahimè - cosa mi aspettassi di preciso non lo so neanche io. Mi è dispiaciuto soprattutto non essere entrata in sintonia né col personaggio, né con il modo di scrivere di Roth; forse non era il momento giusto, forse non lo so, è andata così. Comunque non demordo: il risultato finale di questo primo approccio è riducibile ad un “nì”, vediamo di rifarci col prossimo.

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  • 5

    Non è un problema mio

    “Con una vita come la mia, Dottore, mi vuol dire a cosa mi servono i sogni?”

    Che cosa mi definisce come essere umano, in prima istanza? La voglia di vivere e di essere libero, sembra affermare Alexand ...continue

    “Con una vita come la mia, Dottore, mi vuol dire a cosa mi servono i sogni?”

    Che cosa mi definisce come essere umano, in prima istanza? La voglia di vivere e di essere libero, sembra affermare Alexander Portnoy, aspirazione che si esprime prevalentemente nell'ambiente creato dal dialogo tra caratteristiche sociali e familiari e desideri e qualità individuali: in questo caso, sessualità, ebraismo, società borghese e intellettualismo. E così la scrittura, sotto forma di monologo psicoanalitico, diventa un flusso che è metafora della vita, dell'atto sessuale come liberazione di energia, dell'affermazione professionale come prova della potenza virile, del sarcasmo verso l'altro e del solipsismo come difesa da narcisismo e disprezzo di sé. “Che cosa è avvenuto del buon senso che avevo a nove, dieci, undici anni? Come ho fatto a diventare un tale nemico e fustigatore di me stesso? E così solo! Oh, così solo! Nient'altro che il sé! Rinchiuso in me stesso! Quali sono le parole che sceglie Portnoy per salvarsi da questo isolamento forzato, quale teatro inscena per rappresentare la sua emancipazione dalla schiavitù dell'impotenza? Meshuggener inguaribile, uomo di successo e di cultura, ha in mente il solo obiettivo di vivere alla grande e inseguire, tra baseball e erotismo, ogni shikse che gli introduca le sue grazie e accolga la sua insaziabile fame di femmina, in una fantasmagoria della fica, la passera, dove la donna è soggetto di fantasie, il corpo femminile oggetto di amore e odio, venerazione e maledizione, dipendenza e estasi: Portnoy è un essere in balia di libido e pulsioni, tutte dirette alla femminilità, al sesso femminile, in una mitologia orgiastica dove lo shlong, il putz, l'organo maschile, è mediatore e totem di un incontro che si fa parodia linguistica della psicologia freudiana e del dispotismo della tradizione tout court. Tra farsa e tragedia edipica, Portnoy si rivela a seconda dei momenti infante sperduto con la nostalgia della madre che lo minaccia di evirazione con il coltello di cucina, giovane maschio che vede l'erezione come stato di divina prigionia e diviene soggetto di necessaria educazione all'onanismo sfrenato, uomo adulto virile e dominante che innalza contro la repressione puritana l'idolo del proibito, scelta negativa che conduce a una morale pansessuale e edonistica. Nella sua cronica insoddisfazione, nei suoi insuccessi iterati, Portnoy pensa se stesso come un mentecatto con una sofferenza significante e dignitosa, un ebreo infelice che disprezza se stesso, dove l'esagerazione viene eletta a stile esistenziale. Ogni confine è pregiudizio, la vita è desiderio illimitato, la relazione un dispiegamento narcisistico: la scrittura è luogo dove può prendere forma un rovesciamento anarchico del reale, evitando la negazione e superando nella dissolutezza la paura di crescere in un delirio dionisiaco connotato da oralità dissacrante e invettiva al turpiloquio. “Il succo del mio ragionamento, Dottore, è che non mi par tanto di ficcare il mio uccello in queste ragazze, quanto di ficcarlo nei loro ambienti sociali... come se scopando volessi scoprire l'America. Conquistare l'America, è forse più corretto”. Il piacere dei sensi è antidoto al soffocare angoscioso del quotidiano e l'irripetibilità dell'esperienza sessuale acquisisce una funzione liberatoria e rituale, nel trionfo di una ironia antivitalistica. Il Lamento di Portnoy è un romanzo confessione pieno di comicità viscerale, con un eroe americano ibrido e privo di certezze, irregolare e asociale anche nel successo, in un racconto satirico che è più complesso e versatile di come appaia; genera il riso e la catarsi, tratta di colpa e trasgressione, risolve su differenti piani il conflitto tra coscienza e istinto, suggerendo nell'impossibile e disastrosa ricerca dell'altro l'esistere di un valore vitale e doloroso che può restituire almeno parzialmente il senso della propria pienezza. Nello scandalo appassionato e nell'intenso pathos, un curioso e mai rassegnato interrogare.

    “Dottore, forse altri suoi pazienti sognano – ma io, guardi, a me le cose succedono per davvero, tutte. Io ho una vita priva di contenuto latente. A me i sogni mi succedono! Dottore, non m'è riuscito di rizzarlo nello Stato di Israele! Beh, che gliene pare di questo come simbolismo, bubi? Mi indichi Lei qualcuno che sa fare di meglio, eh? Uno che non riesce a mantenere una erezione nella terra Promessa!”

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  • 2

    Premetto che non sono una psicanalista. Non sono psicanalista non a caso. Non mi piace "l'immobilità" dello psicanalista nella costruzione del processo terapeutico.
    Adesso andiamo al libro. Mi ha a tr ...continue

    Premetto che non sono una psicanalista. Non sono psicanalista non a caso. Non mi piace "l'immobilità" dello psicanalista nella costruzione del processo terapeutico.
    Adesso andiamo al libro. Mi ha a tratti appassionata, a tratti annoiata a morte. Con un bilancio emotivo totale simile alla rabbia. Rabbia per tutto questo correre, ripercorrere, dilungarsi, per alla fine cominciare. Non credo sia un libro da non leggere, ma forse da ridurre, comprimere in alcuni pezzi.
    In merito ai fatti del libro direi che gli stati d'animo del protagonista sono abbastanza comuni, non so se attuali in america, ma abbastanza attuali nel sud Italia di oggi. Sono gli stati d'animo di alcuni ventenni, alle prese con la scelta tra l'amore, quello intimo e passionale, e l'amore della società, quello che appare, quello con il quale ci si presenta al mondo.
    In questa lotta chi sta in mezzo sono le persone, sia uomini che donne, che banalmente si innamorano di noi, e anche noi di loro, ma non possiamo deludere il "genitore di turno", spesso l'immagine dorata che ci siamo costruiti di noi stessi.
    Allora cosa fare? Ma sì scarichiamo su di "lei" (in questo caso) tutte le parti non limpide di noi stessi, buttiamo merda sulla vita degli altri, in modo da poterne sentire il lezzo e vederla e dire: "Oddio! ma sei piena di merda!" senza mai pensare però che la merda è la tua.
    Mi ha fatto arrabbiare? Sì mi ha fatto imbestialire! Sulla frase finale non nascondo di aver mandato il libro e tutti i suoi personaggi a quel paese.
    Ho avuto la stessa reazione con Castelli di rabbia di Baricco. Ho letto altro di lui ma non sono mai riuscita a dimenticare la cocente delusione di quel libro, e ogni volta mi chiedo se ci sarà la fregatura dietro l'angolo.
    Leggerò ancora Philip Roth? Sì, ma con qualche perplessità, Philip mi devi conquistare e non sono di bocca buona!

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  • 2

    Lo psicanalista Roth.

    Immaginatevi un lettino rosso di pelle, una luce al neon e uno psicanalista. E poi il protagonista di questo romanzo, Alexander Portnoy. Questo è in sostanza quello che Roth ci racconta in questo roma ...continue

    Immaginatevi un lettino rosso di pelle, una luce al neon e uno psicanalista. E poi il protagonista di questo romanzo, Alexander Portnoy. Questo è in sostanza quello che Roth ci racconta in questo romanzo/autobiografia (che è quello che poi lo ha fatto conoscere al grande pubblico), un lungo monologo di 219 pagine, in cui il protagonista ci racconta tutta la sua vita: nascita, infanzia, adolescenza, ma soprattutto rapporti interpersonali. Ed è proprio questo che poi diventa pian piano il fulcro del racconto, il rapporto di Portnoy con le donne, e più direttamente con il sesso (e con l'autoerotismo). Logicamente come in ogni seduta psicanalitica che si rispetti il protagonista tornerà alle origini di questi rapporti complicati e, proseguendo con il racconto, arriverà al suo rapporto con la famiglia e in particolare con la madre. In tutte queste 219 pagine lo psicanalista non interviene mai (se non all'ultimo), lasciando quindi la palla completamente al protagonista che con uno sfogo totale, o meglio come dice il titolo con un lamento, si svuota di tutto il peso che sembrava tenere dentro da anni.
    È un romanzo particolare perché non ha una conclusione e non ha neanche colpi di scena o personaggi che irrompono nel racconto, è un vero e proprio monologo, a volte infatti rischia di annoiare per la staticità (non credo infatti sia un caso se è solo di 219 pagine) in compenso però con il proseguo della lettura e con il venire a conoscenza di ulteriori particolari sulla vita di Portnoy alcune riflessioni risultano molto interessanti, quasi come se ci trovassimo di fronte ad una vera seduta psicanalitica (gli amanti della materia lo apprezzeranno sicuramente).
    Un romanzo scritto come al solito in maniera scorrevole, usando un linguaggio confidenziale, non lesina le parolacce o gli espliciti riferimenti sessuali (all'uscita ci furono diverse critiche proprio per questo motivo), e logicamente è tutto in prima persona. In conclusione un romanzo leggero che si legge in una settimana, però non vi aspettate il Roth di Pastorale Americana, restereste delusi.

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  • 4

    Figomaniaco

    Alex cresce con tre catastrofici problemi: la figa, la religione e la madre. Qualcuno dice che Roth scrive questo romanzo solo per scandalizzare. Io credo che invece l'abbia scritto scrutando nel prof ...continue

    Alex cresce con tre catastrofici problemi: la figa, la religione e la madre. Qualcuno dice che Roth scrive questo romanzo solo per scandalizzare. Io credo che invece l'abbia scritto scrutando nel profondo inconscio dell'uomo, arrivando in luoghi della nostra anima che preferiamo non indagare per non farci del male, non soffrire. Non adatto per chi odia auto analizzarsi, non adatto per chi è perbenista, non adatto per chi ama la superficialità. O lo leggi mettendoti in discussione oppure lascia perdere.

    lorenzoribeca.blogspot.com

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  • 3

    Opera giovanile, che va collocata nell'epoca in cui è uscita 1967 .Ci sono buone idee e si ritrovano i temi che rivedremo nelle opere più mature dello scrittore.
    Lo stile e l'audacia che farà da model ...continue

    Opera giovanile, che va collocata nell'epoca in cui è uscita 1967 .Ci sono buone idee e si ritrovano i temi che rivedremo nelle opere più mature dello scrittore.
    Lo stile e l'audacia che farà da modello a molti artisti successivi ( e ci metto anche Woody Allen che non è uno scrittore ).
    Il voler a tutti i costi scandalizzare rende la parte centrale dell'opera prevedibile e perfino noiosa in alcuni passaggi.
    Percorso di maturazione che un grande scrittore può permettersi.

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