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Portnoyn tauti

By Philip Roth

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| Others | 9789510140956

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Book Description

484 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Una chicca su papá Portnoy:
    Mio padre, oggi in pensione, ha in realtá un solo argomento in cui riesce ad affondare i denti: l'autostrada del New Jersey. <<Non andrei su quella roba neanche se mi pagassero. Devi essere fuori di testa per viag ...(continue)

    Una chicca su papá Portnoy:
    Mio padre, oggi in pensione, ha in realtá un solo argomento in cui riesce ad affondare i denti: l'autostrada del New Jersey. <<Non andrei su quella roba neanche se mi pagassero. Devi essere fuori di testa per viaggiarci... é l'Accomandita Omicidi, é un sistema legalizzato per accoppare la gente...>>

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    e-bookworm (do androids dream of electric sheep?) said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Così monopornotematico che dopo poco stufa.

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    Piropiro said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Leggere un libro e sospettare che quando un mio amico spiritosone mi chiama “scimmia” non si stia riferendo ai miei peli superflui...
    Alex Portnoy, afflitto da una madre esasperante ed onnipresente (non capita solo ai figli di madri ebree, caro Alex) ...(continue)

    Leggere un libro e sospettare che quando un mio amico spiritosone mi chiama “scimmia” non si stia riferendo ai miei peli superflui...
    Alex Portnoy, afflitto da una madre esasperante ed onnipresente (non capita solo ai figli di madri ebree, caro Alex) e da un inesauribile attaccamento al sesso, dall' “home made” al sesso di gruppo, racconta all'analista la sua vita, trascorsa nel tentativo di liberarsi delle convenzioni ed imposizioni familiari, sociali, religiose.
    Il linguaggio è spesso sopra le righe, se non addirittura fuori, ma ci regala delle pagine davvero esilaranti! Solo l'ultimo capitolo meno convincente degli altri.

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    Danih2o said on Aug 3, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    “questa è la mia vita, la mia unica vita, e la sto vivendo da protagonista di una barzelletta ebraica” (Alexander Portnoy)

    Archetipo del protagonista di tutti i romanzi di Philip Roth, Alex Portnoy domina fin dal titolo l’intero libro, che non presenta una storia lineare nè uno sviluppo temporalmente coerente né una forma narrativamente levigata e compiaciuta: è un’invet ...(continue)

    Archetipo del protagonista di tutti i romanzi di Philip Roth, Alex Portnoy domina fin dal titolo l’intero libro, che non presenta una storia lineare nè uno sviluppo temporalmente coerente né una forma narrativamente levigata e compiaciuta: è un’invettiva, uno sfogo, una confessione davanti all’immaginiamo esterrefatto psichiatra, un vero e proprio “Lamento” che travolge ogni resistenza razionale nell’interlocutore e nel lettore.

    Nel corso della carriera di Roth ci sono opere successive ben più compiute, perfette dal punto di vista letterario, puntuali nella descrizione dei luoghi, degli ambienti e dei personaggi e nel susseguirsi degli eventi, ma in nessuna di esse l’autore ha saputo (o voluto) riversare altrettanta foga e passione, dalla prima parola all’ultima, scatenando, quando il “Lamento” piombò sulla scena letteraria americana, un putiferio nel mondo accademico, nella comunità ebraica, nella sua stessa famiglia (e probabilmente anche dentro di lui).

    E se a distanza di mezzo secolo l’effetto è ancora così integralmente vivo e pulsante, è segno (oltre che di un talento già sviluppato a 35 anni, sebbene destinato a occuparne altri 40) di quanta parte di sé Roth seppe infondere in queste pagine senza pudore, senza pietà per sé stesso e per i suoi genitori, senza remora per la religione, non solo la sua religione ebraica, ma qualunque religione, il concetto stesso di religione o di un Dio cui rivolgersi.

    Ha poco senso estrapolare dal nucleo rovente di questo libro le sue più forti componenti, il sesso naturamente, le figure della madre modello di tutte le madri ebree, invadenti, possessive, appassionate e castratrici, che percorrono il cinema, il teatro e la narrativa americana recente, del padre e degli altri componenti della famiglia, gli zii infiniti che a loro volta compaiono in varie forme nella bibliografia di Roth, le donne, connotate in modo preciso e spietato (la Scimmia, il Melone, il Tenente) oppure assunte a genere a sé stante (le shikses): ha poco senso perché tutto è mescolato in questo diluvio di sensazioni e sentimenti, che suscita commozione e rabbia, riso e malinconia, indignazione e complicità. In due parole, la vita…

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    Ubik said on Jul 21, 2014 | 2 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    Avere più di 40 anni e non sentirli! Non io, il romanzo di Roth!!
    Leggere il lungo monologo di Alex Portnoy è stata una rivelazione ed insieme una conferma del genio narrativo di quest’uomo.
    Roth ha pubblicato nel 1969 questo romanzo assolutamente p ...(continue)

    Avere più di 40 anni e non sentirli! Non io, il romanzo di Roth!!
    Leggere il lungo monologo di Alex Portnoy è stata una rivelazione ed insieme una conferma del genio narrativo di quest’uomo.
    Roth ha pubblicato nel 1969 questo romanzo assolutamente perfetto e continua a trovare stimoli per scrivere ancora oggi, a distanza di quattro decenni, libri mai meno che eccellenti… che aspettano a dargli il Nobel per la letteratura?!

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    Mara said on Jul 15, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Malinconie ebraiche

    Il monologo ovvero il lamento, ovvero l'esistenza di Alexander Portnoy, uomo tormentato da desideri che ripugnano la coscienza e da una coscienza che ripugna i desideri. "Sbirciate attraverso l'oblò e guardateci qui, ammassati contro le paratie nelle ...(continue)

    Il monologo ovvero il lamento, ovvero l'esistenza di Alexander Portnoy, uomo tormentato da desideri che ripugnano la coscienza e da una coscienza che ripugna i desideri. "Sbirciate attraverso l'oblò e guardateci qui, ammassati contro le paratie nelle nostre cuccette, gementi e lamentosi di autocompassione, tristi figli lacrimosi di genitori ebrei, stravolti dal rollio in questo mare di colpa". Un grido autoironico e dissacrante, un inno alla libertà dell'individuo e alla libertà di pensiero, un inno alla liberazione da dogmi, preconcetti, formalismi e bigottismi:
    !«Io disprezzo gli ebrei per la loro ristrettezza mentale. Per l'ostentazione della loro rettitudine […] ma quando si tratta di pacchianeria e ostentazione, di credenze che farebbero vergognare persino un gorilla, è praticamente impossibile raggiungere i livelli dei goyim (i non ebrei n.d.r.). Che razza di rincoglioniti da quattro soldi sono costoro per adorare un tizio che, primo, non è mai esistito e, secondo, se è esistito, a giudicare da quel quadro era senza dubbio La Checca della Palestina»
    Il linguaggio volutamente forte,secco ed esplicito (tipico di roth) che ha reso celebre il libro è in qualche modo necessario: esso trasmette infatti tutta la rabbia e la frustrazione sociale del protagonista, la sua disapprovazione verso le imposizioni, e quì non manca anche una critica alla società capitalista americana, che soffoca l'individuo. Capolavoro da leggere tutto d'un fiato anche per lo stile ipnotico dello scrittore americano. Buona lettura ;)

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    Ivan Ciolli said on Jun 28, 2014 | Add your feedback

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