Portret van een dame

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4.1
(1884)

Language: Nederlands | Number of Pages: 502 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , German , Italian , Spanish , Portuguese , French , Polish , Catalan

Isbn-10: 9057136023 | Isbn-13: 9789057136023 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 4

    "Non desidero essere una pecora del gregge e basta. Voglio essere arbitra del mio destino."

    mi è piaciuto davvero tanto, pur essendo pieno di situazioni e personaggi rimangono essi sempre ben presenti, ogni volta che apri il libro si riaffacciano tutte le immagini evocate da James con grande ...doorgaan

    mi è piaciuto davvero tanto, pur essendo pieno di situazioni e personaggi rimangono essi sempre ben presenti, ogni volta che apri il libro si riaffacciano tutte le immagini evocate da James con grande accuratezza, senza fretta, ogni parola è scelta con cura e contribuisce a creare un quadro, pensieri ed emozioni vengono riportati dettagliatamente senza mai venire a noia, molti colpi di scena, memorabile il chiarimento con Mme Merle...sullo sfondo la Roma dei monumenti e dell'arte, descritta con grande passione, però io avrei preferito Gardencourt Emoticon smile

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  • 5

    Ma quel che più lo offendeva, ella non tardò a percepirlo, era ch'ella avesse un suo modo di pensare e un cervello tutto suo. Ella avrebbe dovuto avere una mente asservita lui, attaccata alla sua come ...doorgaan

    Ma quel che più lo offendeva, ella non tardò a percepirlo, era ch'ella avesse un suo modo di pensare e un cervello tutto suo. Ella avrebbe dovuto avere una mente asservita lui, attaccata alla sua come un piccolo stralcio di giardino a un gran parco di daini. Egli avrebbe rastrellato gentilmente il suolo e annaffiati i fiori, avrebbe sarchiato le aiuole e raccolto occasionalmente qualche mazzetto. Sarebbe stata una graziosa aggiunta di proprietà per un proprietario già ricco. Egli non desiderava ch'ella fosse stupida, al contrario: proprio perché era intelligente gli era piaciuta; ma si aspettava che la sua intelligenza operasse interamente a favore di lui, e ben lungi dal desiderare che la sua mente fosse vuota, si era lusingato che potesse ricevere un'impronta dalla sua.

    Non potevo iniziare questa recensione se non citando uno dei passi del romanzo che mi ha colpito di più, e mi sono dovuta trattenere, perché Henry James sarebbe da citare tutto.
    L'ho fatto di nuovo, ho fatto passare secoli per una recensione e continuerò a farlo, perché non ho tempo e da un po' nemmeno un computer, ma questo romanzo stava lì, in attesa che scrivessi qualcosa e ho dovuto per forza ritagliarmi uno spazietto.
    "Paesaggio d'anime, tratteggiato da un maestro del realismo psicologico." È così che nel retro copertina viene descritto James, e io non potrei essere più d'accordo, perché dire che i suoi personaggi sono semplicemente ben caratterizzati sarebbe troppo poco. L'eroina del romanzo è Isabel Archer, giovane americana orfana di padre e di madre, che entra a far parte della famiglia inglese della zia, sorella della madre, che decide di occuparsi di lei. Isabel dimostra di essere una ragazza aperta al cambiamento, ben disposta ad imparare e a seguire i consigli della zia, ma ciò non toglie che sia dotata di una coscienza propria e che sogni l'indipendenza. Indipendenza che verrà grazie al cugino Ralph, che la renderà padrona di un'eredità importante.
    Isabel Archer è una sorta di eroina anti-eroina, dotata dei soliti bei sentimenti che si trovano nelle eroine classiche ma anche con qualcosa in più. È palese la sua voglia di fare da sé, di viaggiare e scoprire il mondo, ma proprio la sua indipendenza la porterà vicino alla rovina. Sono tanti i personaggi che entrano in contatto con lei e ciascuno di loro cerca di indicarle la strada, sempre sottoforma di un buon matrimonio. Ma lei va per la sua strada e quando questa si rivela essere piena di infelicità e delusioni, non cerca aiuto ma prova a nascondere la sua palese infelicità agli amici di un tempo, senza rinnegare nulla e accettando i propri errori.
    L'accostamento con Emma Bovary non mi aveva fatto ben sperare ma una scintilla di speranza nel suo futuro si intravede ancora.
    Henry James accosta la vita di Isabel a quella di due antagonisti, se così si possono chiamare, che non vengono presentati come tali al lettore, o meglio il lettore capisce che c'è qualcosa sotto e ha libera interpretazione dei fatti e dei caratteri, capendo così le influenze che possono portare a personalità più deboli, come la piccola Pansy, punto in cui Henry James non lascia un briciolo di speranza.
    Curioso poi, che proprio Isabel, che tanto sognava l'indipendenza, si ritrovi poi non padrona della sua vita. Ma se l'ambiguità di quei due personaggi era chiara al lettore, non era ancora chiara ad Isabel, ingannata senza pietà.
    A fare da sfondo alle vicende non solo il paesaggio inglese ma anche l'Italia, con Roma e Firenze che rendono questo quadro ancora più bello.
    Del suo romanzo Henry James dice:

    La prima critica ovviamente sarà che non è compiuto - che non ho accompagnato la protagonista fino alla conclusione della vicenda, che l'ho lasciata en l'air -. Ciò è vero e falso al tempo stesso. Non si dice mai tutto di una cosa: si finisce per scegliere soltanto ciò che sta bene assieme, ciò che ho fatto ha questa compatezza: sta bene assieme. In sé è compiuto: quanto al resto, ci si potrà sempre tornare sopra, in un secondo tempo.

    Henry James lascia perciò un finale aperto alla sua protagonista, un ritratto imperfetto e un futuro incerto, a differenza di tutti gli altri personaggi, ma che proprio nelle ultime azioni di Isabel mi ha fatto ben sperare, ritrovando in lei quell'indipendenza che le era stata strappata.

    gezegd op 

  • 3

    Honestly, I expected more. I think the novel is extremely long and boring... the author could have told the whole story using less pages. Moreover, it seems the typical story about a woman who wants t ...doorgaan

    Honestly, I expected more. I think the novel is extremely long and boring... the author could have told the whole story using less pages. Moreover, it seems the typical story about a woman who wants to break the limits of society.

    gezegd op 

  • 3

    Era una ragazza intelligente e generosa, una bella e libera natura: ma cosa avrebbe fatto di sè?

    Isabel Archer è una donna che, secondo me, indossa la maschera dell'indipendenza per così tanto tempo da non sopportarla più, così finisce per accontentarsi di qualcuno che poi non si rivela esattamen ...doorgaan

    Isabel Archer è una donna che, secondo me, indossa la maschera dell'indipendenza per così tanto tempo da non sopportarla più, così finisce per accontentarsi di qualcuno che poi non si rivela esattamente il suo tipo ideale.
    "Ritratto di signora" è un libro lungo, veramente lungo, ed ho iniziato ad apprezzarlo solo molto dopo la metà. Henry James è un autore molto visivo, le sue descrizioni di Londra e di Roma mi hanno trascinata esattamente in quei posti, nelle strade nebbiose della prima e tra le rovine antiche della seconda.
    Purtroppo, però, a differenza di altri classici, questo libro non mi ha folgorata.
    Insomma, una buona lettura ma non consigliata a tutti, proprio per la mole e la pesantezza spesso presente. 3.5 stelline.

    gezegd op 

  • 4

    Pensavo fosse amore e invece era un calesse

    Anche se la mia conoscenza di Delly non è sconfinata e una manciata di suoi romanzetti rosa non mi fa un’esperta, posso azzardare che Isabel Arche fu per loro (ho scoperto solo ora che si trattava di ...doorgaan

    Anche se la mia conoscenza di Delly non è sconfinata e una manciata di suoi romanzetti rosa non mi fa un’esperta, posso azzardare che Isabel Arche fu per loro (ho scoperto solo ora che si trattava di un duo, sorella e fratello ) l’equivalente della luce che fulminò Paolo sulla via di Damasco. Ci costruirono centinaia di storielline per signorine sul canovaccio della bella e saggia americanina non troppo in finanze, che eredita da uno zio acquisito, trapiantato in Europa, una cospicua commetta. È risaputo che la libertà femminile per dispiegarsi necessita, oltre a una stanza tutta per sé, l’indipendenza economica da un marito a cui vendere l’anima e il corpo. Così Isabel inizia il suo viaggio in Italia dopo aver rinunciato a ben due buoni partiti e giunge Firenze , novella Goethe. Nonostante illibata e di morigerati costumi, questa sete di libertà per una ragazza come si deve non può che essere foriera di disgrazie: in un vecchio palazzo all’ombra dei giardini di Boboli, casca come un pesciolino di cannuzza nella rete di un maturo, spiantato cacciatore di dote, un dandy con il guanto a penzoloni raffinato collezionista di vecchie cianfrusaglie. Vedovo per giunta e con adolescente ritardata a carico.
    Lei, preda della sindrome di Stendhal e dell’eterno femminino “io ti salverò”, sposa questo Gilbert Osmond dall’aria dell’uomo che non ha bisogno di chiedere, per permettergli di fare l’intellettuale a tempo pieno senza sporcarsi le mani con un lavoro qualsiasi. Lei non sospetta nulla ma non le cale di diventare un oggetto da esporre del neo marito che le vuole fare terra bruciata attorno delle sue vecchie conoscenze e ex pretendenti che sembrano avere solo l’occupazione di andare in giro tra i monumenti di Firenze e le rovine romane. La fanciulla è sempre più riottosa nonostante e l’attaccamento alla figlia di lui, cresciuta in convento e incredibilmente babba. La tensione in famiglia cresce quando il l’algido marito la sospetta di influenza nefanda sull’adolescente, accusandola di incoraggiarne l’amorazzo con un americano mezzo spianato, di passaggio in Italia. Sull’orlo di una crisi di nervi, dopo aver scoperto di esser stata sposata da lui per soldi e non per amore - fatta salva una passeggera infatuazione utile a ad abbassarlo fino a lei - scappa a Londra al capezzale del cugino morente, segretamente innamorato di lei, confessandogli la sua infelicità e l’intenzione di abbandonare Osmond, facendolo morire felice in questa intesa d’amorosi sensi. Ma dopo il funerale e l’ennesimo incontro con il bacchettone magnate americano, capisce che il suo posto è accanto al marito e alla figliastra: non può venir meno al suo giuramento. Troverà un nuovo equilibrio perché se non sarà vero amore almeno potrà essere un calesse.
    Vi giuro che la trama è questa e vi giuro che il romanzo mi è pure piaciuto tanto da essermi data un sacco di alibi per giustificare quello che sospetto una regressione adolescenziale: voglia mascherata di harmony sotto le vesti di una raffinata scrittura d’autore. Pure san Tommaso ho scomodato: l’artista si cura della bontà di quel crea. La trama e anche l’intreccio, in questo specifico caso, non fanno gioco.

    Che importa che questi americani bighellonino tra gli Uffici e i Fori imperiali partorendo aborti di pensieri? Ecchecazzo, non di solo pane vive l’uomo. Eccheccazzo, quando lo stato di bisogno l’hai debellato o perché i tuoi antenati hanno rubato per te, o perché tu sei così capace da far girare soldi non tuoi su cui pretendi il pizzo, non hai il sacrosanto diritto di occuparti delle tue esigenze fisiche e psichiche? Ecchecazzo, Se non muori di fame non hai diritto a un po’ sofferenza?

    Il libro mi è piaciuto così’ tanto che ho glissato sulla connotazione che di esigere si dà dalle mie parti: ‘siggiri u’pizzu. Non è soddisfare un bisogno, ma carpire con prepotenza.
    Che importa che questa figuretta sottile e slanciata soccomba sotto il peso di queste inutili e vuote esigenze, aggirandosi tra le tavole del Piranesi?
    “Quando Isabel appare, «alta e splendida», vestita di velluto nero, incorniciata dal vano della porta, produce nei visitatori più o meno estranei l’effetto di un «magnifico ritratto di signora».” Ma è sputata la mia fantasticheria di dodicenne, quella che avrei voluto essere e non fui! .
    La mia pulsione sadomaso (più maso che sado) adolescenziale di schiava e regina è stata soddisfatta. Un bel ****stelle con la raccomandazione di non leggere/rileggere il cotanto capolavoro.

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