Possessione

Una storia romantica

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso (La biblioteca di Repubblica, Novecento)

4.0
(1783)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 607 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Coreano , Polacco

Isbn-10: A000049211 | Isbn-13: 9788496142022 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Anna Nadotti , Fausto Galuzzi

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Rosa

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Descrizione del libro
"Si rifugiavano nel silenzio. Si toccavano senza far commenti, né progressi. Una mano su una mano, un braccio vestito che si posa su un braccio. Una caviglia che sfiora una caviglia, mentre sono seduti in spiaggia, e non viene ritratta"
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  • 2

    Un romanzo non è un compito in classe.

    Ammetto che sono molto in difficoltà nel commentare questo libro. In parte perchè non sono abituato a scrivere commenti negativi (mi sforzo istintivamente di cercare quello che di buono un'opera ha da ...continua

    Ammetto che sono molto in difficoltà nel commentare questo libro. In parte perchè non sono abituato a scrivere commenti negativi (mi sforzo istintivamente di cercare quello che di buono un'opera ha da offrire), in parte perchè non sono sicuro di poter essere obiettivo, in quanto "Possessione" riesce a condensare tutto quello che detesto in letteratura con ammirevole precisione.

    Cosa ci può essere di peggio di un pantagruelico, smielato romanzo sentimentale, ottocentesco? Un pantagruelico (seicento pagine), smielato romanzo sentimentale SULL'OTTOCENTO. Antonia Byatt è la classica intellettuale da biblioteca, che si dedica per tutta la vita ad un argomento di pensiero, lo elegge a centro dell'universo e dà per scontato che debba essere così anche per tutti i suoi lettori: e ovviamente ne nasce un romanzo come questo che, detto a chiare lettere, è una palla assoluta.

    Peccato, perchè il talento universalmente riconosciuto della Byatt come critica letteraria emerge in quest'opera, che si fa notare sia per il rigore assoluto della ricostruzione storica che per la perfezione delle citazioni e dei riferimenti: la coerenza interna del romanzo pala di una donna dalla competenza impressionante.
    La competenza però può bastare per scrivere un saggio, se si vuole scrivere un thriller letterario occorre molto di più, non ultima una non comune capacità di affabulazione e di "vedere" l'umanità dei propri personaggi: invece il grande poeta romantico Randolph Ash, protagonista del romanzo ed oggetto delle indagini di una improbabile coppia di investigatori (i ricercatori letterari Roland e Maud), nelle sue azioni e nelle sue poesie riesce solo ad essere un personaggio da antologia delle scuole di liceo, un personaggio Byroniano nel senso più cartaceo del termine, insomma. Che poi la cartaceità romantica mi faccia venire l'orticaria, è un problema mio (e di tanti altri: Ned Ludd e Karl Marx questi preraffaelliti da operetta li avrebbero ammazzati tutti - avevano ragione).

    Non mancano spunti ed idee interessanti: da femminista degli anni '90 nel senso più alto e culturale del termine, l'autrice si spinge coraggiosamente ad indagare lo spirito del mondo lesbo nell' ottocento (quando questa tendenza sessuale veniva vista come così ripugnante che la regina Vittoria semplicemente si rifiutava di considerarne l'esistenza) nonchè il modo come nel dibattito letterario contemporaneo quello spirito venga recuperato. E' un elemento che sarebbe stato più interessante sviluppare, così come la denuncia della controversa azione dei collezionisti mliardari stranieri che fanno incetta di materiale letterario prezioso per arricchire le loro vetrine private anzichè lasciarlo a disposizione di tutti nelle università.

    Alla fine, Antonia S. Byatt è un Dan Brown al contrario. Mentre quest'ultimo ha scritto un romanzo da grande affabulatore, romanzo che ha avuto un grande successo ma essendo Brown un perfetto asino è anche pieno di castronerie, la prima ha scritto un tomo impressionante storicamente e letterariamente perfetto, ma essendo lei una critica e non una scrittrice è una palla assoluta. Adesso, io non so se è una palla assoluta solo perchè la Byatt non sa scrivere romanzi o anche perchè io ODIO il romanticismo (devo ammetterlo, alcune descrizioni di panorami tipicamente sublimi ricordano piacevolmente alcune opere di John Atkinson Grimshaw o simili), forse agli appassionati di quell'epoca e di quel genere questo libro ha molto da dare.
    Ma da un romanzo che parla dei tempi della rivoluzione industriale, io mi aspetto altro. Due stelle.

    PS: ma davvero Antonia Byatt è il più autorevole candidato britannico al Nobel? Se è così, secondo me stanno messi male.

    ha scritto il 

  • 3

    Trasmettere impressioni di lettura attorno a questo romanzo è complicato. Salvo che nelle cinquanta pagine finali, tese, belle coinvolgenti devo confessare che nonostante l’indubbia qualità di stile e ...continua

    Trasmettere impressioni di lettura attorno a questo romanzo è complicato. Salvo che nelle cinquanta pagine finali, tese, belle coinvolgenti devo confessare che nonostante l’indubbia qualità di stile e schema narrativo, mi ha coinvolto poco. A tratti ho fatto fatica ad andare avanti e ci sono riuscito ricorrendo qua e là alla marcia veloce. L’appesantimento (nelle descrizioni, nelle digressioni, nell’insertare di tutto nel racconto: lunghe lettere, poemetti e pezze documentali varie solo per farti fare piccoli passetti i in avanti nella ricostruzione dei fatti) mi pare un difetto evidente e grave del romanzo.
    Al di là dell’abilità in cui cuce il falso col vero il contenuto, la sostanza a fronte di questo gran lavoro di costruzione del mondo di Ash e della Lamotte, del loro modo di vederlo e di vivere si riduce in fondo a poca roba. Attorno all’amore, alla morte, alle tematiche di genere, al senso della ricerca letteraria tra esegesi dei testi e ricerca biografica, alla religiosità mi pare che metta a cuocere tanta carne, che faccia tanto fumo, ma di sostanza alla fine te ne resta poca.
    Resta il gran lavoro di architettura narrativa certo. Poi la Byatt è bravissima nel disegnare atmosfere e caratteri e se il libro lo finisci è per il piacere di percorrere ed abitare le strade e le stanze del racconto, incontrando figure sempre ben disegnate, spesso fascinose.
    Però a fronte di questo gran lavoro di abilità di architettura narrativa, la sensazione che a conti fatti sia una cosa un po’ vana e un po’ pretenziosa resta.

    ha scritto il 

  • 4

    Bella scoperta, un romanzo che e' insieme mystery, love story e la ricerca di una verita' letteraria. Ma e' anche un coming of age, la crescita spirituale, professionale e umana dei protagonisti. Anch ...continua

    Bella scoperta, un romanzo che e' insieme mystery, love story e la ricerca di una verita' letteraria. Ma e' anche un coming of age, la crescita spirituale, professionale e umana dei protagonisti. Anche un intenso intreccio di sentimenti passati ma ancora attuali. Ancora, un fitto rimando di echi letterari. Il mondo dei ricercatori ed accademici e' descritto come non lo leggevo dai tempi del mio primo Lodge. Unico, perdonabile difetto: le parti poetiche, a volte troppo lunghe e un poco tediose in un racconto che altrimenti scivola senza battute di arresto.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è un romanzo ricco, articolato, perfetto nella sua minuziosità e nelle descrizioni aderenti ad un immaginario ben preciso: quello inglese ottocentesco, ma anche quello inglese degli anni '80 (c ...continua

    Questo è un romanzo ricco, articolato, perfetto nella sua minuziosità e nelle descrizioni aderenti ad un immaginario ben preciso: quello inglese ottocentesco, ma anche quello inglese degli anni '80 (che potrebbe tranquillamente suonare contemporaneo). Anne Byatt ci mette fra le mani una storia d'amore tra un'uomo e una donna, ma con ancor più originalità ci restituisce un rapporto di passione con lo studio di un autore. Rupert Michell indaga Randolph Henry Ash, Maud Bailey passa le notti china sulle opere di Christabel LaMotte. Una corrispondenza segreta viene alla luce dopo alcune goffe ricerche dello studioso, e cosa c'è più di romantico che approfondire la conoscenza di un autore defunto nutrendosi dei suoi sentimenti più scoperti e vulnerabili infusi nella carta? Entrambi gli studiosi si osservano con reciproca sospettosità ed entrambi rivendicano una sorta di tenera proprietà nei confronti del proprio oggetto di studio.

    ha scritto il 

  • 5

    Colto e poetico

    Poetico in tutti i sensi....
    Bellissimo..parte un pò lento ma man mano diventa sempre più interessante e le annotazioni che inizialmente sembravano noiose ripetizioni o approfondimenti pedanti dell'au ...continua

    Poetico in tutti i sensi....
    Bellissimo..parte un pò lento ma man mano diventa sempre più interessante e le annotazioni che inizialmente sembravano noiose ripetizioni o approfondimenti pedanti dell'autrice prendono significato. Tutta la storia è un continuo richiamo di citazioni e poesie che svelano un romantico segreto all'inseguimento del quale nasce la piccola avventura dei due protagonisti...che si fondono e diventano parte di ciò che inseguono.

    ha scritto il 

  • 3

    Una bella storia che intreccia passato e presente verso un imprevedibile finale. Amore e morte, possesso e libertà, lealtà e tradimento, sacrificio e diritto alla felicità sono gli ingredienti giusti ...continua

    Una bella storia che intreccia passato e presente verso un imprevedibile finale. Amore e morte, possesso e libertà, lealtà e tradimento, sacrificio e diritto alla felicità sono gli ingredienti giusti per una sofisticata e dotta storia d'amore che torna da un passato lontanissimo per farne germogliare un'altra, alla luce di felicità possibile. Una lettura non facilissima per la cospicua quantità di lettere e poesie -parti integranti del testo-, ma alla fine una lettura edificante.

    ha scritto il 

  • 5

    colpo di fulmine!

    Un piccolo gioiello!
    Sembra incredibile che questo romanzo sia stato scritto in epoca così recente.
    Nelle lettere che i due amanti scrittori si scambiano c'è davvero uno stile di scrittura così vicino ...continua

    Un piccolo gioiello!
    Sembra incredibile che questo romanzo sia stato scritto in epoca così recente.
    Nelle lettere che i due amanti scrittori si scambiano c'è davvero uno stile di scrittura così vicino a quello dell'epoca vittoriana, che non posso che applaudire il meraviglioso lavoro fatto dall'autrice nel costruirle. Questa è la parte più riuscita del romanzo, quell'innamoramento fatto di parole, pensieri e opinioni che trapela pagina dopo pagina.
    Mi ha letteralmente conquistata.
    Poi, è vero, non arriva a tenere la stessa tensione fino alla fine; la storia d'amore tra i due personaggi contemporanei non è minimamente paragonabile a quella che loro stessi scoprono nei loro rispettivi scrittori feticcio, come non riesce ad avvincere particolarmente lo sviluppo della vicenda stessa. Tuttavia vale davvero la pena immergersi in questo libro, se non altro per quelle splendide pagine epistolari intrise di poesia, religione, politica, passione, favola.

    ha scritto il 

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