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Possibility of an Island

By

Publisher: PHOENIX (ORIO)

3.8
(1251)

Language:English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Chi traditional , French , Spanish , Italian , Dutch , Catalan , Portuguese , Slovenian

Isbn-10: 0752877364 | Isbn-13: 9780752877365 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Daniel is a highly successful stand-up comedian who has made a career out of playing outrageously on the prejudices of his public. But at the beginning of the twenty-first century, he has begun to detest laughter in particular and mankind in general. Despite this, Daniel is unable to stop himself believing in the possibility of love. A thousand years on, war, drought and earthquakes have decimated the earth and Daniel24 lives alone in a secure compound - his only companion, a cloned dog named Fox. Outside, the remnants of the human race roam in packs, while Daniel24 attempts to decipher his predecessor's history. In a nightmarish vision of the implosion of the modern world, he, like his predecessor attempts to fathom the meaning of love, sex, suffering and regret.
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  • 4

    L'eternità non è per tutti

    Laghi interni salati e dune mutevoli in una terra prosciugata, ecco l’ultimo orizzonte, l’approdo selvatico che
    Houellebecq offre all’uomo occidentale esausto, ormai privo della capacità d’amare e del sentimento del dolore.
    Una storia affascinante e ben narrata, lungo un arco temporal ...continue

    Laghi interni salati e dune mutevoli in una terra prosciugata, ecco l’ultimo orizzonte, l’approdo selvatico che
    Houellebecq offre all’uomo occidentale esausto, ormai privo della capacità d’amare e del sentimento del dolore.
    Una storia affascinante e ben narrata, lungo un arco temporale di appena due millenni, fra cronaca, storia e visioni fantascientifiche, il percorso epico di un uomo che attraversa tutta la fase traumatica della mutazione della specie.
    Daniel non sa cosa lo attende quando la sua noia lo condurrà ad aderire ad una setta esoterica che riesce a realizzare un programma di clonazione umana su larga scala.
    E’ un uomo rudimentale che trova lenimento alle sue frustrazioni solo attraverso una sessualità compulsiva, a tratti comica, dominata da un desiderio mai appagato di possesso del corpo femminile.
    A ben vedere un erotomane senza eros.
    Nel suo profilo, nella sua psicologia, l’autore trova il pretesto per descrivere ed analizzare in profondità i caratteri decadenti dell’ideologia occidentale, quelli dell’individualismo proprietario che ha consentito la prodigiosa costruzione delle nostre torri di Babele, ma che in sé possedeva i germi dell’autodistruzione.
    Spesso alle pagine di Houellebecq si attribuiscono cinismo e aridità, trovo invece che sotto la sua scrittura acida covino le braci di uno sguardo amorevole sulla possibilità di una salvezza, attraverso il fuoco di una rigenerazione.
    In fondo l’autore prefigura un nuovo umanesimo, dove ciascuno, spogliato del proprio ego, non diviene che la pagliuzza dorata di un’unica luce, di una sola stella che viaggia in un cosmo siderale, misterioso e ancora tutto da scoprire.

    said on 

  • 5

    La pietà di houllebecq nei confronti del genere umano mi strazia. Può nasconderla dietro tutto il cinismo e la becera sensualità che gli pare, riempirla di peli, di cazzi, di culi, mi strazia. La sua pietà è la sua grandezza. e a parte questo, molto divertente il modo in cui il protagonista nella ...continue

    La pietà di houllebecq nei confronti del genere umano mi strazia. Può nasconderla dietro tutto il cinismo e la becera sensualità che gli pare, riempirla di peli, di cazzi, di culi, mi strazia. La sua pietà è la sua grandezza. e a parte questo, molto divertente il modo in cui il protagonista nella prima parte del libro ricalca Dieudonnè, il comico francese antisemita che tanto fece incazzare hollande, trasformandolo in un personaggio nostro malgrado irresistibile.

    said on 

  • 5

    "Suppongo che i rivoluzionari siano coloro che sono in grado di accettare consapevolmente la brutalità del mondo e di risponderle con una brutalità maggiore. Non avevo semplicemente quel tipo di coraggio. Però ero ambizioso....."

    said on 

  • 3

    "Si erano tutti abituati a una vita squallida e poco modificabile, si erano abituati a disinteressarsi più o meno dell'esistenza reale e a preferirle il suo commento; li capivo, ero stato nella stessa situazione" (p. 305). Autoritratto di ogni scrittore?

    said on 

  • 5

    “Il mare è sparito, come la memoria delle onde. Disponiamo di documenti sonori e visivi; nessuno ci consente di provare veramente l’attrazione ostinata che pervadeva l’uomo, come testimoniano tante poesie, davanti allo spettacolo in apparenza ripetitivo dell’oceano che si frangeva sulla sabbi ...continue

    “Il mare è sparito, come la memoria delle onde. Disponiamo di documenti sonori e visivi; nessuno ci consente di provare veramente l’attrazione ostinata che pervadeva l’uomo, come testimoniano tante poesie, davanti allo spettacolo in apparenza ripetitivo dell’oceano che si frangeva sulla sabbia. Non siamo in grado nemmeno di capire l’eccitazione della caccia e dell’inseguimento delle prede; né l’emozione religiosa né quella specie di frenesia immobile, senza oggetto, che l’uomo designava sotto il nome di estasi mistica.” (cit.)

    ***

    Ho distillato pazientemente le sensazioni post-lettura. Realizzo che uno dei desideri più impellenti da un po’ di tempo a questa parte, assieme a quello utopico dei capelli che si messinpiegano autonomamente, è stato proprio quello di volermi imbattere in un romanzo come questo Houellebecq.

    Quest’opera è pervasa da una visione cinica, oltremodo cinica, della società contemporanea e narra di scenari fantascientifici post-umani con una trama assolutamente originale e sconquassante.

    Gli uomini non ci sono più. Al loro posto, i neoumani, esseri evoluti in quanto preservati dal pericolo di provare sentimenti, quindi completamente immuni alle passioni e a qualsiasi tipo di pulsione. I neoumani sono esseri autotrofi, a differenza degli uomini si alimentano come le piante, avviando processi di fotosintesi clorofilliana. Non devono cibarsi di carne o altri alimenti, solo di zollette di sali minerali. Non conoscono il dolore di un amore, di un tradimento, non sono più in grado di apprezzare la piacevolezza di una poesia, il calore di un abbraccio o di un amplesso. Non ridono, non piangono, non si struggono. Guidati dalla solerte autorità della Sorella Suprema, un’autorità astratta che detta leggi per un’esistenza armonica, i neoumani sono dislocati in varie parti della Terra, soli, ognuno nella sua sede, con il suo terminale, con un cane a fare loro da compagnia e con il compito di commentare autobiografie dei vecchi umani.

    Il romanzo si articola in una serie di racconti in prima persona che assemblati coinvolgono il lettore in una sorta di rimpiattino tra una descrizione succinta e amorfa di un neoumano alla 25esima generazione, Daniel25, e quella del suo predecessore umano, Daniel, la cui autobiografia mantiene il tessuto piacevole della confessione emotiva dei vari eventi che gradualmente hanno portato alla scomparsa degli uomini e delle passioni le quali essi si portavano appresso nella loro tormentata costituzione.

    Daniel era un virtuoso della recitazione, un dissacratore e anche preda di due amori importanti. Al vertice della sua carriera di attore e di sceneggiatore, viene per caso a conoscenza di una setta che professa la dottrina dell’elohimitismo, ossia il culto degli Elohimiti, una sorta di alieni che, una volta che fossero stati onorati degnamente dagli uomini con la costruzione di lussuose ambasciate ed edifici portentosi , avrebbero riservato a questi mortali adepti l’iniziazione all’immortalità, da attuarsi concretamente con la clonazione e più esattamente con la donazione di una porzione di DNA da preservarsi per la nascita del clone successivo. Come ogni setta oscura, anche questa è strutturata attraverso rituali efferati e profondamente amorali.

    Una volta entrati nel nucleo del plot, la narrazione è un profluvio di vicende che sembrano voler ammonire l’umanità tesa a cannibalizzarsi, a distruggere se stessa, l’umanità che per quanto profondamente debole è anche di una crudeltà virale, è materialista e ipnotizzata dal raggiungimento della ricchezza e del potere.

    Ma i neoumani non sono così forti e freddi e imperturbabili come dovrebbero essere. Si inteneriscono leggendo le belle pagine che i mortali e - nello specifico quelle dell’allora attore Daniel - scrivono sulle emozioni, sugli incontri con l’altro sesso, sulla tempesta di sospiri che il da loro ignoto concetto di amore scatena. Nondimeno, questi neoumani rammendano sempre la loro corazza di indifferenza ritenendo che:

    “probabilmente l’amore, come la pietà secondo Nietzsche, non era mai stato altro che una finzione sentimentale inventata dai deboli per colpevolizzare i forti, per introdurre dei limiti alla loro libertà e alla loro ferocia naturali”. (cit.)

    Questo libro è magnifico, inietta riflessioni disincantate ma nel contempo fa emozionare per quella possibilità di uno scarto, di una redenzione, per la possibilità di un’isola, di un moto di umanità. Il titolo così bellamente sfoggiato sulla copertina verrà felicemente ritrovato dal lettore nel libro una sola volta, nel posto giusto e, nei lettori più sensibili, o forse è meglio dire in quelli più ingenui e facilmente sommovibili, farà commuovere, come è successo a me e come testimonia il mio appunto “lacrime” a margine della pagina.

    Non posso aggiungere altro che Houllebecq è sicuramente un rappresentante insigne della letteratura contemporanea e che ha con questo libro dilatato il contorno ristretto delle mie visioni, la mia modesta Weltanschauung e ciò prima ancora di leggere che ha avuto una vita inquieta, che ha vissuto un periodo di disoccupazione, di depressione, di solitudine, senza per questo non eccellere nell’esternare il suo mondo interiore. Come tutti i letterati, come tutte le anime in pena.

    said on 

  • 4

    El lector de M.H .se encontrará en “la posibilidad de una isla” los mismos ingredientes que genera en otras obras suyas admiradores y odio a partes iguales. A saber: un sinfín de comentarios políticamente incorrectos, sexo gratuito, ironía a raudales, una determinación única de la angustia existe ...continue

    El lector de M.H .se encontrará en “la posibilidad de una isla” los mismos ingredientes que genera en otras obras suyas admiradores y odio a partes iguales. A saber: un sinfín de comentarios políticamente incorrectos, sexo gratuito, ironía a raudales, una determinación única de la angustia existencial. Los patrones se repiten. Sin embargo, en esta ocasión hay una dificultad añadida, el relato es tiene una doble temporalidad. Por un lado, conocemos a Daniel en una época actual. Daniel es un humorista con éxito, un tipo que puede permitirse insultar al islam, conducir un deportivo y follar con cualquier mujer que se le apetezca. Un triunfador en toda regla para nuestra sociedad, con todo lo positivo y negativo que ello implica. El otro relato se hace desde el futuro. Lo irán haciendo los distintos clones de Daniel que ya no son humanos, sino neohumanos. Explicarán hacia donde ha llevado el proceso genético-evolutivo de la raza.

    Se incopora por tanto elementos nuevos a la narrativa de MH. Como suele ser habitual los resuelve con inteligencia, humor y angustia. El problema quizá no se encuentre en los desafíos a los que “la posibilidad de una isla” se enfrenta, sino a la forma en que se sustancia el desarrollo de la línea troncal del argumento, el crecimiento y punto de inflexión de la secta de los Elohimitas que será sobre la que gravite el proceso genético-evolutivo.

    said on 

  • 5

    Questo romanzo di Michel Houellebecq, lo scrittore francese materialista ed ipercinico, l’avevo già letto alcuni anni fa. Riconoscendo che - a differenza di altri dello stesso autore, che ricordo quasi a memoria - ne ricordavo molto poco, ho deciso di rileggerlo.


    In effetti si tratta di un ...continue

    Questo romanzo di Michel Houellebecq, lo scrittore francese materialista ed ipercinico, l’avevo già letto alcuni anni fa. Riconoscendo che - a differenza di altri dello stesso autore, che ricordo quasi a memoria - ne ricordavo molto poco, ho deciso di rileggerlo.

    In effetti si tratta di un libro molto articolato e complesso, che probabilmente all’epoca avevo letto in maniera un po’ affrettata. Le tematiche sono quelle di sempre di Houellebecq: il dolore e l’irredimibile infelicità connaturata all’umano esistere, il decadimento dei corpi e la vecchiaia, la pienezza sessuale a cui si può accedere solo se si è belli, forti e giovani, l’insensatezza e la velleitarietà di qualsiasi credo religioso, eccetera…

    Qui la narrazione viene svolta su un doppio binario: da un lato la vicenda di Daniel, un comico e show-man francese, vissuto in epoca attuale, cinico e politicamente scorrettissimo, che si trova a vivere, come uomo, passioni, delusioni, amarezze e depressioni e a venire poi quasi casualmente a contatto con una setta, quella degli Elohimiti, che propugna la possibilità degli uomini di accedere all’immortalità materiale (ovvero, grazie alla clonazione genetica, di trasferire il proprio genoma in creature continuamente rinnovantesi, e quindi, virtualmente, di vivere all’infinito). Dall’altro, in un futuro posteriore di 2000 anni, le creature risultanti da questo processo di ingegneria genetica, tra cui lo stesso discendente del vecchio comico.

    in effetti, la narrazione in prima persona di Daniel si iscrive in pieno nella tradizione Houellebecqiana; la sua vicenda esistenziale, nonché i suoi pareri e le sue riflessioni molto tranchant sul mondo contemporaneo, che chiamano in causa anche persone reali e viventi quasi come metapersonaggi della narrazione, non sono troppo dissimili da quelle dei protagonisti delle opere precedenti dello scrittore francese. La novità di questo libro è la definizione più precisa, non priva di elementi scientifici e tecnici, del mondo dei Neoumani, ovvero i privilegiati che, affrancati dalla schiavitù del dolore, della morte e anche delle funzioni fisiologiche proprie degli esseri biologici, sono destinati a porre le basi dell’eternità.

    Tuttavia, è proprio qui che casca l’asino. In “Le particelle elementari” e anche nella parte “attuale” di questo libro, nel pensiero degli Elohimiti, gli eterni non sarebbero stati troppo diversi dagli uomini mortali, con gli stessi desideri, lo stesso gusto per il piacere e per la vita. I Neoumani realizzati invece sono delle figure vagamente elfiche, sicuramente affrancati dal dolore e dalla necessità, ma anche privi di desideri, di passioni, di senso estetico, che praticano una sorta di ascesi buddhista, peraltro mancante di uno suoi necessari pilastri, la compassione; innanzi tutto nei confronti di quello che residua dell’umanità in senso proprio, ridotta a tribù di esseri devastati ed abbrutiti da guerre atomiche e disastri ambientali, che hanno perso qualsiasi elemento di civiltà e sopravvivono nella bestialità più nera.

    E, al di là delle molte cose interessanti, condivisibili e giuste contenute nel pensiero di Houellebecq qui veicolato da Daniel (alla faccia di tutti quelli che non sopportano il realismo cinico delle sue tesi, a partire dalla mentecatta Nancy Huston e del suo “Contro i mestri dello sconforto”) devo dire che la “sovrumanità” di questa specie di elfi a me dice molto poco, e in ogni caso ne ho anche abbastanza delle prospettive distopiche di mondi devastati o distrutti e di persone ridotte alla bestialità e agli istinti primordiali, come compaiono soprattutto nei fumetti (quelli di Metal Hurlant, espressamente richiamati in questo libro) o in certi film. Quello che è certo è che anche lo stesso scrittore pare non molto convinto dei suoi “neoumani”, anche se non arriva a far dire loro che sì, in effetti si stava meglio da mortali passionali piuttosto che da immortali distaccati.

    Con tutto che, personalmente, non condivido affatto la tesi, tanto propugnata da stoici, filosofi, mistici e quant’altro che la vita ha senso perché esiste la morte, che l’attimo fuggente ha valore proprio perché fugge, eccetera. Se si potesse vivere l’eternità con un corpo giovane, sano e possibilmente anche bello e desiderabile, ma al 100% umano, allora questa, e non altra, sarebbe la vera felicità.

    said on 

  • 2

    Cos'è? Un fantasy filosofico? La speranza dell'uomo dell'immortalità, la coscienza dell'inutilità dell'immortalità condite da tanto erotismo spicciolo.

    said on 

  • 3

    L’Autore, Michel Houellebecq, di istinto mi è antipatico, forse per via di quel nome (che da qui in avanti semplificherò in “Uèl”); inoltre ho detestato profondamente Le particelle elementari, forse perché non l’ho capito.
    Date le premesse, questo libro l’ho letto col sopracciglio a ...continue

    L’Autore, Michel Houellebecq, di istinto mi è antipatico, forse per via di quel nome (che da qui in avanti semplificherò in “Uèl”); inoltre ho detestato profondamente Le particelle elementari, forse perché non l’ho capito.
    Date le premesse, questo libro l’ho letto col sopracciglio alzato, pronta a non fargliene passare liscia nemmeno mezza.
    E infatti è pieno di difetti. Troppo lungo, discontinuo, raffazzonato. Uèl vorrebbe essere Céline, ma è artificioso e studiato; vorrebbe essere Dick ma, forse perché non aiutato da sostanze altrettanto potenti, non ha nulla della delirante inventiva del grande Autore di fantascienza, e si limita a scopiazzarne qualche idea. In sostanza, Uèl è troppo “prodotto”, laddove i suoi modelli sono stati dirompenti e innovativi nella loro autenticità.
    I temi ricorrenti di questo romanzo sono, come nell’altro, sostanzialmente l’ossessione della vecchiaia (intesa come età superiore ai 40 anni, accidentiallui), e il sesso.
    Ora, scrivere di sesso secondo me è difficilissimo senza scadere nella banalità e senza suscitare lo sbadiglio, e Uèl non fa eccezione; se poi si tratta di sesso fatto da un vecchio (vecchio secondo i suoi canoni, s’intende) con una ventenne che regolarmente esce di casa senza biancheria intima, è in agguato anche il grottesco. Effetto voluto? Non credo proprio; Uèl non è tipo da prestarsi alla presa in giro, piuttosto il suo intento è chiaramente scioccare e scandalizzare, ma non ci riesce neanche un po’. Siamo all’apoteosi del vorreimanonposso…
    La situazione peggiora ulteriormente perché il vecchio si innamora e va fuori di testa, mentre la ragazza, novità assoluta nella storia della letteratura, non se ne importa proprio e fa sesso come se bevesse un bicchier d’acqua, con chiunque le capiti a portata di mano.
    In tutto questo si inserisce una setta di esaltati che vogliono raggiungere l’immortalità, l’eterna giovinezza e la felicità attraverso l’assenza di passioni; e ci riusciranno in effetti, talmente bene che ogni po’ di pagine verranno a interrompere il racconto del vecchio con le loro fastidiosissime riflessioni.

    Be’, sto infierendo troppo.
    Il libro ha i suoi pregi di cui bisogna dargli merito. Prima di tutto, rivela un insospettato aspetto tenerone del suo autore Uèl (si finisce addirittura per solidarizzare con l’odioso protagonista); inoltre contiene alcune considerazioni interessanti su una certa follia che domina il nostro sistema di vita e di rapporti sociali e personali, pensieri che non possono che scaturire da una profonda sensibilità; c’è dell’ironia, che mi pare mancasse totalmente nell’altro libro, e qualche perfetta sintesi lapidaria per demolire artisti e intellettuali del nostro tempo.
    Aggiungo la doverosa citazione di un brano, quello in cui il protagonista entra in una sorta di stanza della morte: un vero pezzo di bravura, un virtuosismo letterario che descrive perfettamente percezioni e sensazioni difficilissime da rendere.
    Insomma Uèl è anche bravo quando vuole.

    Resta la domanda principale: per cosa può essere ricordato questo libro che certamente non arriverà alle vette della letteratura, ma si legge con interesse e fa pensare?
    Provo a sintetizzare rozzamente le teorie di cui il volume è infarcito:
    L’essere umano è condannato all’infelicità; l’amore è un’invenzione dei deboli per soggiogare i forti e tenerli stretti, così da domare la loro ferocia animale; le donne, deboli nell’atto di partorire (??), hanno fatto ricorso all’amore perché avevano bisogno dell’uomo che le proteggesse; oggi che sono diventate autonome non ne hanno più alcuna necessità e vivono perciò il sesso puro, l’antico progetto maschile del sesso senza amore; i vecchi e gli innamorati, come il protagonista, non trovano spazio in questo mondo. Il senso dell’alternarsi delle generazioni non è che rincorsa del vecchio verso il giovane, per poi venirne deriso o soggiogato o oltraggiato. L’essere umano aspira a una libertà assoluta fondata sull’egoismo, che lo condanna inevitabilmente alla solitudine.
    Per rimediare a tutto questo, quella famosa setta ha progettato un essere che non conosce sentimenti ma solo un’asettica sensazione di benessere, che non si nutre di materia ma di energia solare, che non spreca forze per digerire né per espellere scorie, che non procrea. Ma ben presto tutto si trasforma in torpore, e la felicità promessa non arriva. Alcuni dei nuovi esseri intraprenderanno una fuga verso il vecchio mondo, ne vedranno cattiveria e brutture, residui tecnologici e imbarbarimento degli umani sopravvissuti; ma scopriranno le emozioni che non hanno mai conosciuto. E saranno di nuovo mortali, vecchi, soggetti alle malattie.

    In sostanza, mi pare che quest’uomo (parlo di Uèl) odi la propria umanità, l’essere un corpo soggetto a decadimento, senescenza, malattia, intenerimento dei sentimenti; odia avere un apparato digerente, un sistema linfatico, in definitiva anche un organo riproduttivo (infatti quella che sembra essere ossessione sessuale non è in fondo che rincorsa allo stordimento dei sensi, tensione verso un impossibile vigore giovanile che non conosca requie).
    Tanto pessimismo e disadattamento potrebbero suscitare pietà; il problema è che tutto viene rovesciato sul lettore con superbia, e manca della minima umiltà.
    Sarà per questo che mi lascia, anche stavolta, una generale sensazione di fastidio.

    said on 

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