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Book Description

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    Raccolta di critici americani tradotti

    Una delle cose che odio di certa critica letteraria è che chiunque può, in sostanza, dire ciò che meglio crede, senza timore di poter essere smentito dai fatti. Ecco che per definire cosa sia il postmodernismo, questo gruppo di autori inizia ciascuno ...(continue)

    Una delle cose che odio di certa critica letteraria è che chiunque può, in sostanza, dire ciò che meglio crede, senza timore di poter essere smentito dai fatti. Ecco che per definire cosa sia il postmodernismo, questo gruppo di autori inizia ciascuno maledicendo il termine di per sè (e abbiamo chi se la prende con il prefisso "post-" e chi se la prende con il suffisso "-ismo", perché i critici letterari non ci vogliono mica far mancare alcun aspetto dell'ermeneutica) ma poi al dunque tutti ammettono due cose: che il termine ha avuto una fortuna della madonna, e che dunque siamo tutti costretti a utilizzarlo anche se non ci piace; che ognuno ha dato una sua definizione di cosa sia il postmodernismo e quindi è ben difficile orientarsi. La stessa riflessione che ci aveva già giustamente regalato Eco nelle sue Postille al Nome della Rosa, per altro.

    Detto questo, cosa fare di meglio se non affrettarsi ad aggiungere ciascuno una sua definizione di "postmodernismo", ognuna differente da quella del saggista successivo?

    Il volume merita 2 o 3 stelle, ero indeciso, per la traduzione degli interventi di Hassan, su tutti "La questione del postmodernismo", con la sua celeberrima diacrisi (che penso sia un elenco partito in due colonne contrapposte, ma ditelo a bassa voce sennò capace che chi vi legge vi capisca), riassumibile nello slogan: il postmoderno è merda, come ricorda la celebre "merda d'autore", mentre il moderno almeno c'aveva un senso. Hassan stabilisce cosa sia stato il moderno e poi trova degli antinomi (dei contrari) per definire il postmoderno. Per cui, facciamo un gioco: se Hassan dice che il moderno è "gerarchia", secondo voi cosa sarà il postmoderno? Ma naturalmente "anarchia", bravi, vinto la bambolina.

    Fra gli altri interventi, il più interessante è quello di Palmer "Verso un'ermeneutica postmoderna della performance" che non so se prenda in giro o meno, ma decide di partire da una in realtà interessante premessa su cosa sia "premoderno" e cosa sia "moderno". Qui il discorso si allaccia alle scoperte della scienza e della tecnica, sulla falsa riga del discorso di Guardiani su barocco e neobarocco. Palmer in realtà si basa su un'intuzione di un certo Jean Gebser e identifica sei "aspetti della realtà" (tempo, spazio, materia, linguaggio, persona, verità) la cui percezione è cambiata tra l'epoca premoderna (prima del 1450, introduzione dei caratteri a stampa e prima della prospettiva) e quella moderna, che proprio dalla scoperta della prospettiva fa cambiare il modo di vedere le cose e di percepire se stessi. Quindi: prospettiva --> tutto è misura --> boom delle macchine per misurare spazio e tempo --> boom dei viaggi di scoperta --> scoperta del nuovo mondo --> uomo come soggetto al centro di tutto e produttore di un linguaggio visto come segno, come etichetta, come convenzione, eccetera.

    Questo tipo di discorso, qui brevemente riassunto, ha un suo senso e un suo stimolo. Peccato che poi il nostro Palmer frani mostruosamente quando cerca di rimescolare le sei categorie nel postmoderno e dando di quegli "aspetti della realtà" delle definizioni fanciullesche, assurde, rivestite di paroloni altamente concettuosi che in realtà non significano una beneamata mazza (cfr. p.268-9).

    Tutta questa gente scriveva nel 1984, quando già la fisica quantistica aveva dimostrato una nuova rivoluzione nel grado di conoscenza umano. Se vale il discorso che la misurazione delle distanze e dei tempi ha avuto un influsso tale sul modo di pensare dell'uomo, al punto che passiamo da premoderno a moderno, mi domando cosa succederebbe alla critica letteraria qualora lorsignori sapessero il grado di sconvolgimento apportato dalla fisica quantistica alla consapevolezza dell'uomo che sa di non poter sapere. Ma questo è davvero chiedere troppo ai bei cervelloni che si accapigliano sulla cacofonia del prefisso "post-" o su quella del suffisso "-ismo".

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    Caboto said on Feb 26, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (7)
    • 2 stars
  • Paperback 342 Pages
  • Publisher: Bompiani
  • Publish date: 1984-02-01
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