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Preferirei di no

Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini

Di

Editore: Einaudi

3.9
(74)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 336 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806201611 | Isbn-13: 9788806201616 | Data di pubblicazione: 

Genere: History

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Descrizione del libro
L'8 ottobre 1931 Mussolini impone ai professori universitari il giuramento di fedeltà al fascismo. Su un migliaio di ordinari soltanto dodici si rifiutano di piegarsi al duce, perdendo la cattedra e subendo, nell'Italia massicciamente sottomessa al regime, un raggelante isolamento. dodici uomini, differenti per origine, carattere, modi di pensare, attitudini s ociali; in quell'autunno del 1931 impartiscono la più magistrale delle lezioni insegnando che dire di no è una scelta docuta prima di tutto a se stessi. Ernesto Bonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra - questi i nomi di coloro che compiono un gesto essenziale in nome di quegli "ideali di libertà, dignità e coerenza interiore" nei quali erano cresciuti.
Preferirei di no è un libro che, con rigore e affetto, ripercorre il tragitto di questi isolati viaggiatori che scelsero la terra del no e attraverso l'intereccio delle loro vite riscopre mondi di umanità e semplicità che sanno ancora oggi parlare con forza ed efficacia.
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  • 4

    La storia è, probabilmente, nota. Dodici professori universitari, su oltre milleduecento, si rifutano di giurare fedeltà al fascismo e vengono, per questo, estromessi dalle loro cattedre.


    Per una volta, però, l'enfasi non è sul numero ma sulle storie, sugli uomini che presero quelle decisi ...continua

    La storia è, probabilmente, nota. Dodici professori universitari, su oltre milleduecento, si rifutano di giurare fedeltà al fascismo e vengono, per questo, estromessi dalle loro cattedre.

    Per una volta, però, l'enfasi non è sul numero ma sulle storie, sugli uomini che presero quelle decisioni. E' questo è un bene. si scopre così che il giuramento fascista non era l'unico "impiccio" di un mondo in cui la Chiesa Cattolica aveva il potere, spesso esercitato, di far escludere persone sgradite dalle aule universitarie; in cui essere troppo liberali era problematico già prima dell'avvento di Mussolini. Ma, al tempo stesso, si scopre una comunità di persone per cui cultura, sapere, rigore morale, magistero son parole piene, dense di significato, da cui trarre un esempio che si deve mutare sempre in atto.
    Maestri di cui oggi avremmo bisogno, verrebbe da dire. Se non fosse che tali maestri non volevano allievi, consci del fatto che l'unico moto di liberazione non può che partire da se stessi.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel 1931...

    ...il regime fascista impose ai professori delle università italiane di giurare fedeltà al regime fascista. Su oltre 1.200 professori solo in 12 rifiutarono, rinunciando non solo alla cattedra ma al prestigio, incarichi di ricerca e quanto altro. Per alcuni significò stravolgere la propria vita, ...continua

    ...il regime fascista impose ai professori delle università italiane di giurare fedeltà al regime fascista. Su oltre 1.200 professori solo in 12 rifiutarono, rinunciando non solo alla cattedra ma al prestigio, incarichi di ricerca e quanto altro. Per alcuni significò stravolgere la propria vita, per altri fu l'ennesimo soppruso, per tutti fu una scelta pressoché obbligata. Boatti ce li racconta nel loro contesto e nella loro vita.

    ha scritto il 

  • 5

    E' un libro bello, interessante e scritto bene.
    Da leggere sicuramente se interessati a comprendere un'epoca, che va dall'unità d'Italia alla caduta del fascismo, attraverso le storie, raccontate senza enfasi, di alcuni protagonisti del panorama culturale italiano ed europeo.

    ha scritto il 

  • 3

    In realtà non l'ho finito, l'ho abbandonato a metà circa.
    Molto buono per i contenuti (per questo le tre stelline) ma noiosissimo da leggere (per questo assegnerei non più di una stellina). Non ce l'ho proprio fatta, a terminarlo. E pensare che non mi arrendo facilmente, considerando poi ...continua

    In realtà non l'ho finito, l'ho abbandonato a metà circa.
    Molto buono per i contenuti (per questo le tre stelline) ma noiosissimo da leggere (per questo assegnerei non più di una stellina). Non ce l'ho proprio fatta, a terminarlo. E pensare che non mi arrendo facilmente, considerando poi che il tema mi interessava/mi interessa davvero parecchio. Ma non si può torturare il lettore con una marea di note e contronote ed elenchi lunghissimi e citazioni che interrompono continuamente il filo della narrazione, con una marea di dettagli dotti, eruditi ma che troppo spesso poco o nulla aggiungono al senso complessivo del discorso, con divagazioni e diramazioni che costringono ad un continuo "reset" mentale per riportarsi alla pista principale…
    Forse che l'obiettivo era quello di far scappare il lettore? Certo è che questa tortuosissima e noiosissima maniera di trattare l'argomento con me ha raggiunto l'effetto di farmi mollare il libro.
    E pensare che Boatti è un giornalista, si suppone quindi che dovrebbe sapere come catturare l'attenzione del lettore e mantenerla.
    Peccato, mi dispiace proprio ma… no, preferisco di no.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggiucchiato: un bel pò noioso, direi in modo ingiustificabile visto che si parla di libertà e antifascismo le cose più appassionanti che ci possano essere ancora oggi.

    ha scritto il 

  • 0

    Prima di uscire di casa la signorina
    (prima che lei esca di casa) mi dice di sistemare

    i capelli che un ciuffo se ne va di qua un altro di là
    (mi dice che devo sistemare: le implicite in italiano

    hanno un grado di opacità molto ampio). Io dico che tanto
    ci penserà ...continua

    Prima di uscire di casa la signorina
    (prima che lei esca di casa) mi dice di sistemare

    i capelli che un ciuffo se ne va di qua un altro di là
    (mi dice che devo sistemare: le implicite in italiano

    hanno un grado di opacità molto ampio). Io dico che tanto
    ci penserà il cappello ad appianare le divergenze e lei

    dice
    deficiente

    quando poi lei (finalmente, id est alla fine)esce io redigo sistemo catalogo allineo

    registro indi esco

    con cappello
    bevo caffè in locanda, perché desideroso di

    ingurgitare un'aspirina ma me ne dimentico invece
    non dimentico di farmi una pastina con la marmellata

    di albicocca
    indi mi reco nel tempio del sapere

    gironzolo e davanti a una porta finestra mi vedo tutto
    lungo nel riflesso e accidenti aveva ragione la fanciulla

    i capelli se ne vanno per i fatti loro
    in gamba, i miei capelli

    disobbedienti

    ha scritto il 

  • 4

    Il richiamo allo scrivano di Melville è una sirena irresistibile e le storie raccontate in questo bel libro portano tutte a un "no" garbato ma fermo. Un no importante e di cui invece non si è mai parlato abbastanza, quasi che quei 12 no, fossero stati poca cosa. E invece le vite di 12 uomini hann ...continua

    Il richiamo allo scrivano di Melville è una sirena irresistibile e le storie raccontate in questo bel libro portano tutte a un "no" garbato ma fermo. Un no importante e di cui invece non si è mai parlato abbastanza, quasi che quei 12 no, fossero stati poca cosa. E invece le vite di 12 uomini hanno subito un cambiamento violento, per quella, piccola, negazione. Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra, soli su più di 1200 professori universitari, si rifiutarono di giurare fedeltà al regime fascista. Vite e storie diverse, diverse le capacità e le ambizioni, i luoghi di nascita, le vicende familiari e le appartenenze politiche, accomunati da quel no e dal vuoto intorno a loro che il regime si premurò di creare e che in pochi ebbero il coraggio di rompere. Io al vostro posto, lo leggerei. Nonostante il linguaggio desueto, e il tono forse un po' troppo retorico, a tratti, ci sono delle cose che è bene tenere a mente ed altre incredibilmente attuali, purtroppo.

    ha scritto il 

  • 2

    l'argomento mi entusiasmava - sto leggendo parecchi libri sul regime, la resistenza e il secondo dopoguerra. per giunta il libro di boatti mi è stato consigliato da una buona amica. così l'ho preso e affrontato con la miglior disposizione di spirito possibile. probabilmente solo per questo sono a ...continua

    l'argomento mi entusiasmava - sto leggendo parecchi libri sul regime, la resistenza e il secondo dopoguerra. per giunta il libro di boatti mi è stato consigliato da una buona amica. così l'ho preso e affrontato con la miglior disposizione di spirito possibile. probabilmente solo per questo sono arrivata quasi alla pagina 200, quando a malincuore ho deciso di abbandonare questo saggio prolisso e dispersivo, che indaga fin nei particolari parentele, amicizie e inimicizie, vicende domestiche e infanzie dei dodici docenti ribelli. è un andirivieni cronologico e genealogico che mi ha sfiancata, anche se ho scoperto un personaggio - bartolo nigrisoli - che si è conquistato la mia massima simpatia, e ho imparato che l'ideatrice del corrierino dei piccoli fu la figlia di lombroso. oddio, non so se ne valesse la pena. pensavo di prendere il libro di boatti su piazza fontana ma ora ho dei dubbi.

    ha scritto il