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Preghiere esaudite

Di

Editore: Garzanti Libri

3.8
(150)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 179 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8811669812 | Isbn-13: 9788811669814 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Capriolo

Disponibile anche come: Copertina rigida

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Descrizione del libro
"Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte".In questo suo ultimo romanzo incompiuto, Truman Capote traccia uno spietatoritratto di un mondo di artisti e miliardari, di politici e parassiti, diperversi e candidi inebetiti, insomma di quella lucente corte dei miracoli cheera il jet-set di cui lo scrittore era uno dei più fulgidi e contrastatiprotagonisti. 'Preghiere esaudite': un libro sulla verità come illusione:poiché la verità non esiste, non può essere altro che illusione - mal'illusione, questo sottoprodotto dell'artificio rivelatore, può raggiungerele sommità più vicine alla vetta inaccessibile della Verità Perfetta.
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  • 4

    Qualsiasi cosa vesta Capote altro che Prada..

    Per chi adora il gossip senza contegno, la cattiveria, spiare dal buco della serratura.
    Al confronto certi personaggi della letteratura o del cinema odierno sono veramente dei gattini con la unghie spuntate.
    Ma anche nella malizia, anche nella cattiveria, nel pettegolezzo più becero e ...continua

    Per chi adora il gossip senza contegno, la cattiveria, spiare dal buco della serratura.
    Al confronto certi personaggi della letteratura o del cinema odierno sono veramente dei gattini con la unghie spuntate.
    Ma anche nella malizia, anche nella cattiveria, nel pettegolezzo più becero e piccante non c'è quella patina di glamour che ti anestetizza, che la fa sembrare una sciocchezza, una storiella senza peso.
    Nel gossip feroce di Capote c'è una fotografia impietosa della realtà, delle sue debolezze, di persona devastate dalla vita, che hanno tentato di possederla e ne sono state domate.
    Oggi siamo abituati alla patina, al vezzo..pensiamo ad un mondo dorato e leggero e mai alle persone che lo popolano, alle sofferenze, alla sporcizia sotto i tappeti persiani, alle cicatrici sotto lo chiffon, alla puzza di marcio e di tristezza sotto lo Chanel N°5. Capote solleva il tappeto, scosta le tende e porta una luce impietosa ma non crudele su quelle che ci ricorda essere solo persone.

    ha scritto il 

  • 2

    Libro inacabado

    Me enteré tarde de que la novela no estaba acabada. Aún así seguí leyéndolo por la forma de escribir, que engancha. Hubiera sido un gran libro si estuviera finalizado. Es el primer libro de Capote que leo, así que buscaré otro suyo (¿Desayuno en Tiffanny's?) porque éste me ha picado la curiosidad ...continua

    Me enteré tarde de que la novela no estaba acabada. Aún así seguí leyéndolo por la forma de escribir, que engancha. Hubiera sido un gran libro si estuviera finalizado. Es el primer libro de Capote que leo, así que buscaré otro suyo (¿Desayuno en Tiffanny's?) porque éste me ha picado la curiosidad.

    ha scritto il 

  • 4

    (durante la lettura) Mio Dio, che traduzione (ed è Ettore Caprioli, mica Sandro Bondi). Sorvolando le espressioni gergali piccanti, che il traduttore scegli di rendere con leggerezza ("hog-fucked" viene tradotto "scopato con ingordigia", il "billy" di Billy vien reso con un "bischero") ma "least ...continua

    (durante la lettura) Mio Dio, che traduzione (ed è Ettore Caprioli, mica Sandro Bondi). Sorvolando le espressioni gergali piccanti, che il traduttore scegli di rendere con leggerezza ("hog-fucked" viene tradotto "scopato con ingordigia", il "billy" di Billy vien reso con un "bischero") ma "least vice" non è affatto "l'ultimo vizio" ma proprio il peggiore. E sono sì e no a pagina 20...
    (appena finito) Penso proprio che in Purgatorio Alfonso Signorini sconterà la condanna di leggere e rileggere Truman Capote, struggendosi nell'impietoso confronto tra lo stile di quello e il (diciamo) suo, lacerato dal pensiero che Capote si aggirava tra Montgomery Clift, Christopher Isherwood e la Garbo, mentre a lui sono toccati Sgarbi, Berlusconi e la Minetti.

    ha scritto il 

  • 4

    I "postumi" narrativi di Capote

    "Poiché la verità non esiste, non può essere altro che illusione". Con questa frase incastonata in uno dei più brillanti dialoghi di quest'opera incompiuta, il protagonista e alter ego P.B Jones offre una delle chiavi di lettura migliori per l'opera intera di Capote. Autobiografia, personaggi re ...continua

    "Poiché la verità non esiste, non può essere altro che illusione". Con questa frase incastonata in uno dei più brillanti dialoghi di quest'opera incompiuta, il protagonista e alter ego P.B Jones offre una delle chiavi di lettura migliori per l'opera intera di Capote. Autobiografia, personaggi reali del jet set, dialoghi pettegoli e il colore della New York degli anni '60 fanno inciampare il lettore in un continuo rimando tra realtà e invenzione. Capote aveva riversato nella scrittura di questo romanzo le sue più grandi aspettative, immaginandolo come la sua personale "Ricerca del tempo perduto". Non si può certo dire che abbia colto nel segno, tuttavia nella narrazione si accumulano episodi coloriti e personaggi scintillanti di un'epoca e di un'estetica ricche di fascino. Nessuna agiografia ma un vero e proprio ritratto illusorio e politicamente scorretto.
    Peccato che non sia stato terminato.

    ha scritto il 

  • 3

    "Mostri non rovinati"

    E' difficile accettare questo "nuovo", ultimo Capote, me ne rendo perfettamente conto.
    Ha la lingua (più) avvelenata (del solito), la mente ottenebrata da un disperato desiderio di vendetta (è un uomo al capolinea, sia per quanto riguarda la carriera, che per quanto riguarda la vita) che fi ...continua

    E' difficile accettare questo "nuovo", ultimo Capote, me ne rendo perfettamente conto.
    Ha la lingua (più) avvelenata (del solito), la mente ottenebrata da un disperato desiderio di vendetta (è un uomo al capolinea, sia per quanto riguarda la carriera, che per quanto riguarda la vita) che finisce per corrompere la sua leggera ironia e per mettergli in bocca una lunga serie di viscide meschinità.
    Questo Capote non è più l'autore di quelle splendide favole nere ("Colazione da Tiffany", "L'arpa d'erba" o "Altre voci altre stanze") che sono riuscite, con il loro oscuro fascino, a stregare migliaia di lettori in tutto il mondo; si tratta di un Capote sboccato, volgare persino, che, dimendando nell'aria la coda piena di siero (perché è proprio nella coda che il serpente serba il veleno letale), sferra colpi a casaccio, sperando che almeno qualcuno di questi vada a segno (uno, a quanto pare, colpì effettivamente l'obiettivo e per di più con esiti tragici: Ann Woodward, probabilmente rea dell'assassinio del marito, ammazzato a colpi di fucile, dopo essersi riconosciuta in un personaggio di "Preghiere esaudite", si suicidò, inghiottendo una massiccia dose di Seconal).
    D'altra parte era impossibile che Capote uscisse indenne dalla intensissima esperienza (artistica ma prima di tutto umana) di "A sangue freddo".
    Questo è quello che di lui è rimasto, e che ci è stato restituito (dopo qualche anno di dura sterilità artistico-creativa): uno scrittore rabbioso, che, dopo aver deciso che era ormai venuto il momento di togliersi qualche fastidioso sassolino dalla scarpa, finalmente lo fa, con cattiveria, spregiudicatezza, ma soprattutto con tanto coraggio (inutile menzionare l'ostracismo che lo scrittore incontrò, dopo la pubblicazione di queste parti, negli ambienti che aveva osato descrivere e mettere in ridicolo).
    "Preghiere esaudite" (o almeno i tre frammenti che sono giunti fino a noi, i quali non sono che una piccolissima parte di un'opera che avrebbe dovuto essere, almeno nelle intenzioni del suo autore, qualcosa di simile alla "Recherche" proustiana e, quindi, monumentale) è un insight piuttosto deprimente dentro l'alta società new yorkese: divi (Clift, ad esempio), dive (come la Garbo) e divette, prostituti (il protagonista/narratore è proprio uno di loro), scrittori (Tennessee Williams, piuttosto che Jean Cocteau) e scrittrici (ritorna ancora Colette, nel sentimentale e tenerissimo episodio del fermacarte a forma di rosa: si percepisce, ancora una volta, la grande ammirazione che Capote nutriva nei confronti della magnifica scrittrice francese), magnati e mantenute; il libro è come una pista da ballo sulla quale si alternano, di volta in volta, tutti questi personaggi (e molti altri ancora): un giro di valzer e poi via nell'ombra, più o meno gloriosamente.
    Allo stesso modo (rovinato dall'alcool e dalle droghe), in fin dei conti, se ne andrà anche Capote, dopo averci regalato quest'ultima scomoda, ma necessaria, delizia.

    ha scritto il 

  • 2

    Sbornia

    La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo il libro e amando Truman Capote, è che il libro non sia stato scritto proprio da lui....forse si è trattato di un momento di scarsa ispirazione? piu' probabile una sbornia...

    ha scritto il