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Prigionieri del paradiso

Di

Editore: Iperborea

3.5
(586)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese

Isbn-10: 8870911772 | Isbn-13: 9788870911770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Descrizione del libro
Un aereo su cui viaggia una missione dell'ONU è costretto a un ammaraggio di fortuna in un angolo sperduto dell'arcipelago indonesiano. I superstiti - una colorita combriccola di infermiere svedesi, taglialegna e ostetriche finlandesi, medici norvegesi e piloti e hostess inglesi - riescono per miracolo a raggiungere una spiaggia circondata da una giungla impenetrabile.
Superato lo sconforto iniziale e pur senza perdere la speranza di un ritorno a casa, la comunità di naufraghi si dedica con crescente allegria all'organizzazione della sopravvivenza sull'isola: anche se il soggiorno sarà provvisorio, perché non allietarlo con quell'indispensabile superfluo che dà sapore alla vita?
Un frigorifero ricavato dai giubbotti salvagente, una sauna, un consultorio per la diffusione dei metodi contraccettivi o, perché no, una distilleria clandestina. E se proprio alla fine bisogna salvarsi perché non farlo lanciando un grandioso S.O.S. allo spazio?
Un governo democraticamente eletto stabilisce le regole della comunità: ridistrubuzione della ricchezza, assistenza medica gratuita, niente denaro e casa per tutti. Gli abitanti, giorno dopo giorno riescono a creare a un'assurda quanto equa micro-società ideale.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Se mi limitassi a scrivere "Fa molto più ridere Il signor Robinson", me la caverei in un nanosecondo, ma mi sentirei non so come dire, filistea.

    Primo, perché Paasilinna non sapeva di essere in conco ...continua

    Se mi limitassi a scrivere "Fa molto più ridere Il signor Robinson", me la caverei in un nanosecondo, ma mi sentirei non so come dire, filistea.

    Primo, perché Paasilinna non sapeva di essere in concorso con Paolo Villaggio.

    Secondo, perché quello là era un film.

    Terzo, perché Paasilinna è finlandese, e il suo umorismo non è e non potrà mai essere quello del genovese Paolo Villaggio.
    Prova ne sia che all'estero libri e film del Nostro sono pochissimo conosciuti e meno ancora compresi. Non li fa ridere: un tedesco medio, uno svedese medio, un inglese medio, qualunque cosa voglia dire questa comoda espressione, non è uguale a un italiano medio e quindi non può capire la poltrona in pelle umana, il ficus, la finale di calcio con Peroni gelata, frittatone di cipolla e rutto libero.
    Ogni Paese si interpreta e si compatisce a modo suo, e il nostro lo capiamo noi e basta.

    Ciononostante, è chiaro che quando ti accingi a interpretare il grande tema "meglio la natura o la cività?", in qualche riflessione comune si finisce tutti per cadere, e quindi ecco il drappello di irriducibili che, alla prospettiva di tornare all'inquinamento, al freddo, al mutuo e alla tv, scappa nella jungla per non farsi trovare dai marines.
    E se Villaggio, per nostalgia delle annunciatrici Rai, costringeva la povera Zeudi Araya (ma che figone imperiale era, fra parentesi?) a recitare i programmi televisivi della serata, qui abbiamo dei non meno nostalgici svedesi-inglesi-finnici che impiantano un'efficientissima distilleria clandestina con tanto di frigo basato sulle nozioni dei boy scout sullo scambio termico.

    Ma in un romanzo o film italiano sarebbe impossibile vedere trattati con altrettanto tragicomico accanimento i temi della contraccezione sull'isola deserta, dei regolamenti, delle assemblee, dei gruppi di lavoro, della proprietà privata, come qui.
    E' proprio che sono diversi. Forse un filino più civili, in molte cose, ma di sicuro diversi.

    Il tutto ridendo - sorridendo, per la precisione - della miseria e dell'ipocrisia umana (le miliori intenzioni cozzano spesso contro la fame ; il desiderio di alcolici è superiore a qualsiasi divieto; la moralissima signora Sigurd finirà per infrangere più leggi delle sue giovani colleghe...). Paasilinna non è uno scrittore geniale, ma ha la genialità della delicatezza, come si vede da tutte le sue opere e soprattutto dallo splendido L'anno della lepre.
    Giudicare la miseria umana è arduo e spesso inutile, perché gratta gratta, anche i peggiori giudici perdono la vernice.

    ha scritto il 

  • 5

    Finora, il libro di Paasilinna che mi ha coinvolta di più. Il racconto è una scusa per meditare sui veri bisogni degli uomini, sull'attuale e apparente libertà che ci incatena alle comodità quotidiane ...continua

    Finora, il libro di Paasilinna che mi ha coinvolta di più. Il racconto è una scusa per meditare sui veri bisogni degli uomini, sull'attuale e apparente libertà che ci incatena alle comodità quotidiane. In questo libro si rispecchia perfettamente quella parte di me che ama vivere con semplicità. Per il resto, rimando alla recensione che ho scritto su "La fattoria dei malfattori".

    ha scritto il 

  • 3

    Ogni dieci o circa libri, per allietare la mia esistenza e le mie letture mi concedo un libro divertente/cordiale/amabile/spassoso/ameno senza grandi pretese, fa parte delle regole che a viva forza s ...continua

    Ogni dieci o circa libri, per allietare la mia esistenza e le mie letture mi concedo un libro divertente/cordiale/amabile/spassoso/ameno senza grandi pretese, fa parte delle regole che a viva forza si insinuano nelle mie abitudini letterarie.

    In questo caso abbiamo un aereo, con equipaggio inglese partito da Tokyo con a bordo passeggeri scandinavi, che fa ammaraggio nei pressi di un’isola prossima all’Indonesia, un topos classico che ha il suo precursore in Robinson Crusoe, qui però è tutto molto semplice, superficiale, anche minimamente realistico, nulla della difficoltà pratica ed esistenziale che un’esperienza del genere dovrebbe forse comportare, una narrazione in linea con il filone di umorismo ecologista che caratterizza Arto Paasilinna, un’isola dei per niente famosi, senza tutta la volgarità di quella nostrana.

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di un naufragio di scandinavi e della piccola società socialista che ne deriva. Ora, forse non capisco l'umorismo scandinavo o forse lo scrittore non aveva alcun intento ilare, di fatto tutta l ...continua

    Storia di un naufragio di scandinavi e della piccola società socialista che ne deriva. Ora, forse non capisco l'umorismo scandinavo o forse lo scrittore non aveva alcun intento ilare, di fatto tutta la narrazione mi ha messa in un lieve imbarazzo: devo ridere? sono seri? Tutto sommato mi sono un po' annoiata e pure un filo depressa.

    ha scritto il 

  • 4

    Il bello di questo libro è che potrebbe sembrare una storia banale dalla trama, incidente aereo con superstiti nell’isola deserta, invece non lo è affatto. Questa gente, molto variegata a livello di l ...continua

    Il bello di questo libro è che potrebbe sembrare una storia banale dalla trama, incidente aereo con superstiti nell’isola deserta, invece non lo è affatto. Questa gente, molto variegata a livello di lavoro e storie personali, si ingegna in qualsiasi maniera per rendere la vita nell’isola il più agevole possibile, non mancano nemmeno gli “extra” tipo sauna, frigo e distilleria clandestina. Storia veramente piacevole. Sono contenta di aver dato a Paasilinna una seconda possibilità dopo Piccoli suicidi tra amici che che non mi aveva pienamente convinta, per questo non ho assolutamente dubbi, è promosso, magari non a pieni voti ma è sicuramente meglio dell’altro. La presenza dell’epilogo a fine lettura è stata la ciliegina sulla torta, per una curiosa come me è stato davvero piacevole sapere cosa ne è stato dei protagonisti dopo qualche anno dalle vicende narrate.

    ha scritto il 

  • 4

    Simpatico, come sempre Paasilinna.
    Niente di eccezionale, ma fa sempre piacere immergersi in una fuga dal quotidiano in cui i protagonisti industriosi riescono sempre a cavarsela alla grande anche in ...continua

    Simpatico, come sempre Paasilinna.
    Niente di eccezionale, ma fa sempre piacere immergersi in una fuga dal quotidiano in cui i protagonisti industriosi riescono sempre a cavarsela alla grande anche in situazioni disperate. E che ti fa un nutrito gruppetto di finlandesi ai tropici? Ma è chiaro, costruisce una sauna e una distilleria clandestina!

    ha scritto il 

  • 1

    Scritto in maniera infantile. Tradotto malissimo. Vi basti la seguente "perla", dalla quale si evince che il traduttore non conosce il significato del termine "morituro":

    ".. mi alzai istintivamente i ...continua

    Scritto in maniera infantile. Tradotto malissimo. Vi basti la seguente "perla", dalla quale si evince che il traduttore non conosce il significato del termine "morituro":

    ".. mi alzai istintivamente in piedi e raccolsi l'arto tranciato dallo squalo, per ributtarlo immediatamente a terra: era flaccido e puzzolente, tutto coperto di mosche brulicanti. La signora Sigurd posò furiosa la barella, rificcò la mano tra gli altri resti della moritura e mi lanciò uno sguardo assassino"

    ha scritto il 

  • 4

    Paasilinna lascia la sua traccia: pennella il suo romanzo di un fine umorismo che, come al solito, non manca mai. Riesce a creare un racconto leggero e godibile pur nella sua tragica drammaticità. Con ...continua

    Paasilinna lascia la sua traccia: pennella il suo romanzo di un fine umorismo che, come al solito, non manca mai. Riesce a creare un racconto leggero e godibile pur nella sua tragica drammaticità. Con finale un po’ scontato però. Ottimo per sotto l’ombrellone.

    ha scritto il 

  • 2

    Me lo hanno prestato descrivendomelo come un libro davvero divertente. Sarà un tipo di humor che non so cogliere, ma forse è riuscito a strapparmi un paio di sorrisi, nulla più.
    Interessante invece l' ...continua

    Me lo hanno prestato descrivendomelo come un libro davvero divertente. Sarà un tipo di humor che non so cogliere, ma forse è riuscito a strapparmi un paio di sorrisi, nulla più.
    Interessante invece l'aspetto filopolitico della storia. Un gruppo di sopravvissuti su un'isola devono organizzarsi socialmente per poter convivere, creando un sistema politico funzionale. La vita procede talmente bene al punto che i protagonisti iniziano a preferire questa vita priva del superfluo e delle comodità ma ricca di emozioni e sensazioni primordiali, che non la vita sicura e comoda, ma inquinata da tutti i punti di vista del mondo civilizzato.
    Pur essendo stato scritto negli anni settanta, è molto attuale.

    Bello il concetto finale della poca libertà degli individui che tratti in salvo vengono costretti a lasciare il loro paradiso nonostante le opposizioni. Nella nostra società super civilizzata siamo solo apparentemente liberi di scegliere.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia che riassume i caratteri tipici della perfetta vicenda d'avventura.
    Così tipici, verrebbe da pensare a volte, che sembra tutto uno stereotipo di perfezione.
    E invece tutto questo è successo ...continua

    Una storia che riassume i caratteri tipici della perfetta vicenda d'avventura.
    Così tipici, verrebbe da pensare a volte, che sembra tutto uno stereotipo di perfezione.
    E invece tutto questo è successo veramente. E non bisognerebbe dimenticarlo.

    ha scritto il 

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