Il libro raccoglie i racconti inediti in Italia e un'antologia delle lettere di Clive Staples Lewis, insigne medievista e scrittore inglese, amico e collega di Tolkien. Animatore, insieme allo stesso Tolkien e a Charles Williams, del gruppo degli Inklings, è autore di opere di grande successo come"LContinue
Il libro raccoglie i racconti inediti in Italia e un'antologia delle lettere di Clive Staples Lewis, insigne medievista e scrittore inglese, amico e collega di Tolkien. Animatore, insieme allo stesso Tolkien e a Charles Williams, del gruppo degli Inklings, è autore di opere di grande successo come"Le Lettere di Berlicche" e "Le Cronache di Narnia", ciclo di sette romanzi di fantascienza, che hanno recentemente ispirato il cinema.
Questo libro offre a chi ancora non conosce Lewis tanti approcci alla sua poliedrica produzione, consentendo di incontrare il narratore, l’uomo e il saggista.
Chi già conosce lo scrittore potrà ritrovare brani celebri, sorprendenti anche all’ennesima lettura (come quelli tratti da “Le lettere di Berlicche”, pp. 71 – 75); riscoprirà la grande umanità di Lewis come traspare dalla scelta delle lettere (pp. 83 – 104; Lewis risponde anche “A Hila, una bambina americana lettrice delle sue fiabe Le cronache di Narnia”, dedicando un commento attento ai disegni inviati insieme alla lettera, rassicurandola sull’esistenza di un seguito all’ultimo racconto letto e incalzandola con una serie di domande, perché lei stessa trovi la risposta all’interrogativo, posto allo scrittore, per scoprire “l’altro nome di Aslan”).
Ci si imbatte poi con il saggista (pp. 109 – 123), arguto e pungente, sempre coinvolgente, assolutamente attuale.
La lettura, si sa, è una delle esperienze che possono introdurre alla bellezza e come ricorda Lewis: “Noi non ci accontentiamo di vedere la bellezza, anche se il Cielo sa che gran dono sia questo. Noi vogliamo qualcos’altro, che ci è difficile esprimere a parole – vogliamo sentirci uniti alla bellezza che vediamo, trapassarla, riceverla dentro di noi, immergerci in essa, diventarne parte” (p. 27, da “Il brindisi di Berlicche”).