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Prima che il gallo canti

Di

Editore: GIULIO EINAUDI EDITORE

4.0
(503)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: A000036783 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il carcere
    L’opera è di ispirazione autobiografica. Lo stesso Pavese, fu condannato al confino tra l’agosto del 1935 e la primavera del 1936 dal Fascismo per motivi politici. Pavese viene infatti arre ...continua

    Il carcere
    L’opera è di ispirazione autobiografica. Lo stesso Pavese, fu condannato al confino tra l’agosto del 1935 e la primavera del 1936 dal Fascismo per motivi politici. Pavese viene infatti arrestato per antifascismo e frequentazione di ambienti sovversivi e imprigionato prima nel carcere di Torino, poi in quello di Roma, per essere infine condannato a tre anni di confino in Calabria, a Brancaleone. La pena verrà poi condonata per il successo nella guerra d’Etiopia.
    L’esperienza della reclusione e dell’isolamento forzato segna profondamente lo scrittore che esprime ogni suo sentimento e sensazione attraverso il protagonista, Stefano. Stefano, il protagonista, viene confinato in un paesino della Calabria per esser stato trovato in possesso di lettere compromettenti di stampo antifascista (esattamente come accadde a Pavese stesso). Il protagonista è un intellettuale settentrionale che si trova a vivere nella realtà di un mondo ignorante, estraneo e dimenticato, che diventa per lui metafora concreta del suo disagio esistenziale. La struttura del breve romanzo è in terza persona che sottolinea proprio questa componente riflessiva: la narrazione, più che venire scandita da avvenimenti e azioni reali, si compone quasi interamente di riflessioni e pensieri propri dell’universo interiore di Stefano che evidenziano il disagio e la estraneità del personaggio. Il mondo di Stefano è stretto e privo di qualunque emozione nonostante goda di un certo rispetto in paese. Tutti si rivolgeranno a lui come "ingegnere" e mai gli verrà chiesto direttamente il motivo del suo confino. Anche il mondo femminile si rivolge a lui, ma è spesso sviluppato dalle fantasie di Stefano e mai coincide con la realtà delle cose.
    Questo breve romanzano dimostra l'estraneità e il disagio della mancata libertà che rende le persone schive e mai soddisfatte a priori. Tant'è che Stefano, appena ha il condono, se ne va via senza preoccuparsi più di tanto di quello che lasciava dietro di sé.

    La casa in collina
    Pavese tratta una volta ancora quel dissidio tra la solitudine contemplativa dell’intellettuale e la presa di posizione storica ed ideologica che gli eventi storici richiederebbero e si avverte come questo dissidio sia importante per lo scrittore per motivi autobiografici. Tant'è che la scelta della narrazione in prima persona, nella figura di Corrado, debole e irresoluto, dimostra una serie di antitesi tra cui non sa decidersi forse neanche lo stesso autore. La prima di queste è quella tra la città e la collina: se Torino è devastata dai bombardamenti, la campagna delle Langhe si presenta come un luogo sicuro e protetto, in cui Corrado può rivivere i ricordi dell’infanzia e l’amore passato con Cate. Tuttavia, dopo l’8 settembre, con lo scoppio della guerra civile tra nazifascisti e partigiani, anche il mondo della campagna è attraversato dalla violenza e tutti sono chiamati a scelte drastiche e radicali a cui Corrado si astiene energicamente. Nel momento cruciale della retata, il suo successivo disimpegno si fa sempre più evidente e abbandona Dino, Cate e tutti gli altri partigiani con la scelta di rimanere nascosto da Elvira prima e nel collegio poi.
    Questa crisi e indecisione riguarda sia la vita privata che quella pubblica di Corrado. Egli non sa decidersi se aderire alla lotta partigiana contro i repubblichini, ma neanche sul piano personale è così deciso. Corrado infatti non sa se Dino è davvero figlio suo, ma prova ad identificarsi in lui e a svolgere un ruolo paterno. Dino si dimostrerà più sicuro e deciderà per entrambi preferendo l' abbandono del collegio per entrare tra i partigiani. Ma Corrado dimostra indecisione e insicurezza anche quando rivede Cate e si domanda se il loro amore sia davvero finito, ma non fa nulla per riallacciare davvero il loro legame. Dopo la retata, Corrado non saprà più nulla del destino della donna. Corrado preferisce quasi sempre la solitudine e i suoi rifugi sono sempre dei microcosmi familiare capaci di autoescluderlo da tutto, soprattutto dalla guerra. Perciò il protagonista diventa simbolo dell’uomo moderno e dell’insensatezza della morte che diventano per Corrado simboli della colpa e della vergogna per chi è sopravvissuto scappando.

    ha scritto il 

  • 3

    "... come un ragazzo che giocando a nascondersi entra dentro un cespuglio e ci sta bene, guarda il cielo da sotto le foglie, e si dimentica di uscire mai più."

    "Il carcere" 2*
    "La casa in collina" 4*

    ha scritto il 

  • 4

    Esasperante solitudine.

    I due racconti del romanzo sono l’intreccio di due solitudini ed il bilancio della loro esistenza in cui si evidenzia, nonostante la disperata ricerca di amore, una sorta di avversione e di disprezz ...continua

    I due racconti del romanzo sono l’intreccio di due solitudini ed il bilancio della loro esistenza in cui si evidenzia, nonostante la disperata ricerca di amore, una sorta di avversione e di disprezzo verso il genere femminile. In entrambi, appare indiscutibile la propensione dell’autore di raccontare se stesso, di evidenziare il suo ostinato disagio interiore di uomo inetto, incapace di scegliere e di agire. Il suo rassegnato comportamento è teso esclusivamente ad osservare la sua misera esistenza che gli scivola fatalmente addosso senza che riesca ad opporre alcuna utile reazione. Sarà inesorabile la drammatica decisione che lo porterà al suicidio, alla scelta suprema di preferire la morte alla vita e abbandonare quel mondo cui non sentiva di appartenere più. Provoca un certo sgomento il fatto che l’Autore lo abbia svelato in questo romanzo, con tanta chiarezza e crudeltà, due anni prima di suicidarsi.

    ha scritto il 

  • 0

    Due solitudini a confronto: una forzata, una volontaria.
    Nella prima c'è l'esperienza pavesiana del confino; nient'altro che un carcere all'aperto con tutte le repressioni vitali che esso comporta.
    La ...continua

    Due solitudini a confronto: una forzata, una volontaria.
    Nella prima c'è l'esperienza pavesiana del confino; nient'altro che un carcere all'aperto con tutte le repressioni vitali che esso comporta.
    La seconda è la solitudine vigliacca di chi si isola dal mondo per non venirne colpito dalle passioni (passus < patire).
    Chi meglio di Pavese per narrare ciò?
    Lo amo.

    ha scritto il 

  • 0

    in un titolo del <> leggo "bacio alla francese"

    allora leggo avido tutto l'articolo cercando altri
    particolari succosi e piccanti e deliziosi invece niente

    ma va' va', va' a farti ...continua

    in un titolo del <<corriere della sera>> leggo "bacio alla francese"

    allora leggo avido tutto l'articolo cercando altri
    particolari succosi e piccanti e deliziosi invece niente

    ma va' va', va' a farti il sugo alla bolognese
    va' va' dicevo passando davanti allo specchio

    e va' anche a pettinarti, mi son detto, ché qua ci
    sono decine di spazzole

    e va' a leggere l'iliade
    e poi se ti avanza del tempo, va a cambiare la biada ai cavalli,

    e controlla se han finito di piangere per patroclo
    che sta storia dei cavalli che piangono ci ha un po' stufato

    ci ha, sta storia, cavalli, biada
    esequie

    un bel cinema stasera, ecco
    bello bello

    ha scritto il 

  • 4

    L'incapacità di unirsi al mondo

    L'opera è in realtà formata da due romanzi,"Il carcere" e "la casa in collina", scritti a distanza di 10 anni l'uno dall'altro ma analoghi per comunanza di esperienza umana.Entrambi infatti parlano de ...continua

    L'opera è in realtà formata da due romanzi,"Il carcere" e "la casa in collina", scritti a distanza di 10 anni l'uno dall'altro ma analoghi per comunanza di esperienza umana.Entrambi infatti parlano della solitudine dell'essere umano,del ripiegamento interiore,dell'incapacità di partecipare pienamente alla realtà,che invece con la sua urgenza storica,con la sua spinta possente,ci chiede di intervenire,di prendere una posizione,di impegnarci e sbilanciarci da una parte o dall'altra.Nei due romanzi il tema è trattato con intensità diversa e i due protagonisti lo affrontano in modo del tutto differente,ma entrambi finiscono per scegliere la chiusura in se stessi,l'uno per ideale di vita,l'altro per paura di agire e di schierarsi.
    E' vero che entrambi i romanzi sono contestualizzati ad un ben preciso momento storico,cioè l'epoca fascista,ma io credo sia anche vero che a volte ci si chiuda al mondo perché può sembrare l'unica via che ci si presenta per sopportare nella vita tutto ciò che la realtà ci impone e che ci sembra di non poter sopportare.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante i due protagonisti degli altrettanti romanzi brevi contenuti in "Prima che il gallo canti" ("Il carcere" e "La casa in collina") non suscitino le mie incondizionate simpatie, le due narrazi ...continua

    Nonostante i due protagonisti degli altrettanti romanzi brevi contenuti in "Prima che il gallo canti" ("Il carcere" e "La casa in collina") non suscitino le mie incondizionate simpatie, le due narrazioni, concepite a circa un decennio di distanza l'una dall'altra, sono realizzate con perizia ed estrema sensibilità. Tanto Stefano che Corrado sono due persone normalissime, lontane dal tipico protagonista, per esempio, di un romanzo romantico; sono agitati da dubbi, non sanno troppo spesso che partito prendere, sono accomunati dalla vocazione per la solitudine, temperata qui e lì dal sopraggiungere di comprimari a volte dal profilo misterioso, altre volte caratterialmente ben più definiti che non il personaggio principale. Presente la storia personale dell'autore (specialmente nel primo romanzo) come quella con la S maiuscola (il secondo romanzo è ambientato ai tempi dell'armistizio dell'8 settembre). Stile nemmeno troppo asciutto, a mio parere, ma utilissimo a rappresentare con vivacità e grande capacità d'analisi gli stati d'animo dei personaggi, spesso in compenetrazione con l'ambiente in cui è ambientata la narrazione (un paese del Sud nel primo caso; Torino, il suo entroterra e poi le Langhe nel secondo).

    ha scritto il 

  • 4

    "Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuo ...continua

    "Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo avesse sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vedere, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce - si tocca con gli occhi - che al posto dei morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione."

    ha scritto il 

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