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Prima del calcio di rigore

By Peter Handke

(223)

| Paperback | 9788807816352

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Book Description

Josef Bloch, ex portiere di qualche fama, si trova senza lavoro, vaga per Vienna, uccide senza motivo la ragazza con cui passa la notte e, da allora, comincia a sentirsi accerchiato, spiato, seguito e, naturalmente, colpevole. Come la paura del porti Continue

Josef Bloch, ex portiere di qualche fama, si trova senza lavoro, vaga per Vienna, uccide senza motivo la ragazza con cui passa la notte e, da allora, comincia a sentirsi accerchiato, spiato, seguito e, naturalmente, colpevole. Come la paura del portiere di fronte al calciatore pronto a tirare il calcio di rigore, quella di Bloch è una tensione spasmodica, un tentativo delirante di interpretare le mosse dell'avversario e di parare il colpo.

28 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Dalla didascalia iniziale: "E il portiere guardò la palla varcare la linea". Il romanzo non è ancora iniziato: la sconfitta è già decretata.

    Assurdo, alienato, sperimentale

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    Wu Shih said on Mar 20, 2014 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    stralunato, allucinato e disidratato

    prendete un bel pezzone rock, oppure che so, anche qualcosa disco ("quella degli anni settanta col tipico ritmo incalzante di cassa, rullante e charleston"), insomma una cosa che di solito di fa muovere le chiappe e tenere il ritmo con le nocche sul ...(continue)

    prendete un bel pezzone rock, oppure che so, anche qualcosa disco ("quella degli anni settanta col tipico ritmo incalzante di cassa, rullante e charleston"), insomma una cosa che di solito di fa muovere le chiappe e tenere il ritmo con le nocche sul volante.
    Io scelgo sultans of swing.
    Ora togliamo il basso, la chitarra (bye bye mark), la batteria.
    resta la voce, ma invece di quella del vostro cantante o cantantessa preferiti ci mettete uno speaker di radio maria.
    Infine iberniamo il metronomo fino a frequenze da fausto coppi a riposo.
    bene, che ve ne pare? un bella schifezza, eh?
    Eppure le parole sono le stesse, che fine hanno fatto i sultani dello swing?
    Handke svuota svuota la narrazione dall'accompagnamento, niente spiegazioni, niente introspezioni, niente digressioni, niente di niente.
    Arrangiatevi voi, pensava Hendrix, suonando l'inno in quel pomeriggio di Woodstock.
    Provate anche voi la prossima volta che un attaccante si invola verso la porta a concentrarvi invece sul portiere, provate a tenere gli occhi fissi su quell'uomo fuori fuoco, fuori centro, quello che, tra i due, ha paura.

    Per aumentare l'effetto inquietante si consiglia di leggere soli, in un luogo estraneo, meglio se stanchi e di notte.

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    Gianfrancesco said on Jan 29, 2013 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    nn ci sono entrato

    un'occasione persa?
    un mondo che è rimasto distante?
    un incontro che forse non avverrà mai?
    un sacco di domande le faccio a me quando un testo non mi comunica, quando mi lascia indifferente

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    Acetico Glaciale said on Jan 8, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    In seguito alla lettura del suo "Prima del calcio di rigore" (Die Angst des Tormanns beim Elfmeter, 1970) la mia buona impressione su Peter Handke è risultata decisamente confermata. Rispetto all'altro suo romanzo da me conosciuto, "La lunga lettera ...(continue)

    In seguito alla lettura del suo "Prima del calcio di rigore" (Die Angst des Tormanns beim Elfmeter, 1970) la mia buona impressione su Peter Handke è risultata decisamente confermata. Rispetto all'altro suo romanzo da me conosciuto, "La lunga lettera del lungo addio" (1971), si sente ancora un certo bisogno di assemblare le notevoli istanze di sperimentazione in una struttura narrativa non dico più classica, ma semplicemente più efficace (cosa che a partire dall'opera sopra citata gli riuscirà sempre meglio; un’evoluzione rapidissima, se si pensa che fra le due opere corre solo un anno), ma non ostante questo ci si trova di fronte ad un lavoro pur sempre interessante. L'acutezza (schizofrenica) della percezione – una modalità narrativa ricorrente in Handke – pur restituendo la ricezione di un personaggio squilibrato, accenna già all’importanza di quella wahre Empfindung, quel “vero sentire” che l’autore austriaco ricercherà continuamente, e che passa per le comuni sensazioni dell’essere scombussolati, mutati e “minacciati” dalle cose quotidiane, impressioni che tuttavia vengono spesso date per scontate e trascurate. Personalmente ho avvertito in una certa misura l'influenza di Wittgenstein - intendo dire, la continua necessità del "gioco linguistico" come chiave per la realtà e la percezione delle cose (è attraverso il linguaggio che noi veniamo a scoprire i pensieri di Bloch, e lui stesso vi indugia di continuo) - un costante ripensamento e messa in discussione di materiale verbale (ed oggettuale) dato per scontato. Si richiede un grande sforzo al lettore, ma ne vale la pena. Certo, in questo caso il suddetto procedimento fallisce: Bloch va in crisi anche perché attraversa dei continui corto-circuiti fra linguaggio e realtà, fra immagine ed oggetto, ed in particolar modo fra la SUA immagine dell'oggetto e l'oggetto stesso, che rifiuta di farsi conoscere. Il linguaggio perde allora significato, esattamente come accade nelle coeve sperimentazioni teatrali handkiane, su tutte l’intelligente “gioco linguistico” Kaspar (1968). Bloch e tutti gli altri personaggi del racconto sono errabondi ed incapaci di comunicare in quanto falliscono nell’interpretazione dei segni esterni – non sono in grado di uscire dal proprio sistema di visione idiosincratica, manca loro la capacità di astrarre, concentrarsi, prestare attenzione (o ne prestano anche troppa, venendone assorbiti totalmente; così fa Bloch stesso, incapace al contrario di orientarsi nel bombardamento di stimoli così acutamente percepiti). E poi vi è anche, ovviamente, l'enigma dell'atto gratuito: di fatti credo non sapremo mai cosa muova Bloch prima a licenziarsi, e poi al delitto – in tal senso è forse utile richiamarsi agli evidenti modelli letterari di Handke nella scrittura dei suoi primi romanzi, eminentemente Kafka (basta il nome del protagonista a suggerirlo), Camus (L’étranger) ed Hoffmanstahl (Ein Brief). L’opera è insomma una buona lettura propedeutica per le successive pubblicazioni di Handke, ed un interessante primo segno di maturazione rispetto agli esordi immaturi.

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    Giovanni Bernini. said on Nov 20, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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    • 1 star
  • Paperback 147 Pages
  • ISBN-10: 8807816350
  • ISBN-13: 9788807816352
  • Publisher: Feltrinelli (UE, 1635)
  • Publish date: 2000-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Others
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