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Prima di domani

Di

Editore: Iperborea

4.2
(79)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8870911721 | Isbn-13: 9788870911725 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , History , Science & Nature

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Descrizione del libro
Nordest della Groenlandia, intorno al 1860. Ninioq è ormai vecchia. I suoi occhi vedono bene ed è ancora una buona rematrice, ma sa che presto le forze l’abbandoneranno e sarà tempo di andare a esporsi sola sul ghiaccio e morire con dignità. Pensa alla fine con serenità, gli uomini e gli animali da sempre nascono e poi muoiono, mentre il mare, il cielo, le montagne sono come sono sempre stati. Eppure una strana inquietudine l’assilla, come se tutto si stesse disgregando, come se lei e la tribù stessero perdendo la vita che hanno sempre vissuto. Solo la natura immutabile che si stende sotto il suo sguardo può placare la sua angoscia senza nome. È per questo che si offre di partire sola con Manik, il nipotino preferito, per l’isola di Neqe, quando viene il momento di portare il pesce a seccare: prima che li vengano a riprendere per la raccolta dei mirtilli, potrà insegnargli tutto ciò che serve a un vero inuit. Ma il tempo passa e nessuna imbarcazione compare all’orizzonte. Ninioq sente l’angoscia trasformarsi in uno spaventoso presentimento: che siano stati abbandonati? Che siano rimasti soli al mondo? Un destino drammatico incombe sul giovanissimo cacciatore che si appresta ad affrontare la vita, e una responsabilità ancora più grande grava su Ninioq, così vicina ad abbandonarla. In uno dei suoi romanzi più intensi e avventurosi, Jørn Riel parla di affetti, tradizioni e confronto di civiltà sullo sfondo di una tragedia che la storia ha lasciato in sordina: il massacro degli inuit.
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  • 4

    2° libro GdL "Leggermente"
    E' una scrittura che penetra pian piano, si condensa con il tempo. Diventa intensa.
    Nel riprendere alcuni punti ho trovato sfumature che non avevo colto durante la prima lettura. E'una scrittura semplice, delicata, fa riflettere, in alcuni punti è quasi poetica.
    Non ma ...continua

    2° libro GdL "Leggermente" E' una scrittura che penetra pian piano, si condensa con il tempo. Diventa intensa. Nel riprendere alcuni punti ho trovato sfumature che non avevo colto durante la prima lettura. E'una scrittura semplice, delicata, fa riflettere, in alcuni punti è quasi poetica. Non mancano di certo alcuni tratti crudi, brutali come era la vita selvaggia e primitiva degli Innuit (eschimesi). Ricca di informazioni geo-storiche-sociali del popolo nordico, del delicato ecosistema uomo-ambiente, ciclo della terra-vita e natura e del genocidio dell'uomo bianco. Inquietudine e mutamenti vissuti da una donna ormai nonna e dal suo nipotino prima dell'alba di domani.

    ha scritto il 

  • 4

    "Paura della morte non ne aveva. Sarebbe giunta come una liberazione, il cambiamento lungamente atteso di una vita di cui non faceva più parte. Era della vita, invece, che aveva paura. Perché la vita era diventata vuoto e solitudine e timore per l'avvenire."


    J. Riel, Prima di domani ...continua

    "Paura della morte non ne aveva. Sarebbe giunta come una liberazione, il cambiamento lungamente atteso di una vita di cui non faceva più parte. Era della vita, invece, che aveva paura. Perché la vita era diventata vuoto e solitudine e timore per l'avvenire."

    J. Riel, Prima di domani, Milano 2009, p. 146

    ha scritto il 

  • 4

    Violenze tra i ghiacci della Groenlandia

    Il breve romanzo descrive in maniera precisa usi e costumi delle tribù inuit della Groenlandia, anche negli aspetti più lontani e quindi sconcertanti, se non inaccettabili, per la nostra cultura. Il narratore è esterno, ma lascia prevalentemente la parola alla vecchia Ninioq, così che il lettore ...continua

    Il breve romanzo descrive in maniera precisa usi e costumi delle tribù inuit della Groenlandia, anche negli aspetti più lontani e quindi sconcertanti, se non inaccettabili, per la nostra cultura. Il narratore è esterno, ma lascia prevalentemente la parola alla vecchia Ninioq, così che il lettore si immerga nel mondo inuit attraverso le memorie e i racconti della protagonista. In questo modo le circa 150 pagine scorrono veloci, grazie ad un ritmo e ad una vividezza notevoli (fanno forse eccezione solo i primissimi capitoli), tra ricordi, leggende e, su tutto, il profondo legame tra nonna e nipote.

    L'orrore della strage degli Inuit resta sullo sfondo, a lungo incomprensibile per la stessa Ninioq; ma proprio per questo la verità resta impressa, dolorosa tragica e assurda, nel cuore prima che nella mente del lettore.

    Non è mia intenzione esaltare il mito del buon selvaggio. L'autore cede a tratti a questa tentazione, ma chi legge deve restare, in questo senso, assolutamente lucido. Bisogna però certamente condannare senza appello lo sfruttamento e i massacri che i bianchi hanno compiuto: è il caso degli Inuit come delle popolazioni pre-colombiane dell'America centrale e meridionale come di tante altre. Vicende come queste - per certi versi, con altre modalità, ancora tristemente attuali - sono la vergogna dei popoli che si definiscono civili ma che in realtà pretendono di misurare la civiltà secondo il proprio metro di conquistatori e di sopraffattori.

    Divisi tra vari territori artici, per secoli sfruttati dai bianchi, negli ultimi decenni gli Inuit hanno ottenuto importanti successi nel riconoscimento della loro identità e dei loro diritti da parte dei potenti del mondo. Naturalmente la strada da percorrere è ancora lunga. Le tribù inuit (come anche tante comunità di pellirosse) sono state decimate prima dalle stragi provocate dai bianchi poi dall'alcool e dalle droghe e dai suicidi che si sono enormemente diffusi tra queste genti divise tra due mondi e due culture troppo distanti. Sembra che il primo passo sia stato compiuto. Sta adesso alla buona volontà dei popoli far sì che il processo continui e che gli Inuit possano aprirsi al progresso senza ulteriori traumi.

    ha scritto il 

  • 5

    bellissimo - intenso, la storia di una vita vissuta immersi in una natura pericolosa e splendida, della quale i personaggi fanno veramente parte. non è una lotta tra l'uomo e il resto del mondo, è una convivenza piena di rispetto, di lavoro, di amore, è un "fare parte" di qualcosa più grande di n ...continua

    bellissimo - intenso, la storia di una vita vissuta immersi in una natura pericolosa e splendida, della quale i personaggi fanno veramente parte. non è una lotta tra l'uomo e il resto del mondo, è una convivenza piena di rispetto, di lavoro, di amore, è un "fare parte" di qualcosa più grande di noi - un tutto unico che abbiamo dimenticato. oggi si sfrutta, si esauriscono le risorse, ci si ammala di benessere, qui il cacciatore rispetta la sua preda, che ha un'anima con la quale non si entra in conflitto,ma le si rende onore, con usanze che la preservano e le consentono di rivivere. armonia.una parola dimenticata.

    ha scritto il 

  • 4

    una vecchia inuit, ninioq, si ritrova sola con il nipotino manik in un isolotto sperduto- in cui sembra che li abbiano dimenticati. la natura potentissima e crudele, le difficoltà quotidiane e la lotta per la sopravvivenza, i ricordi e le speranze. e, lontani eppure fin troppo presenti, gli uomin ...continua

    una vecchia inuit, ninioq, si ritrova sola con il nipotino manik in un isolotto sperduto- in cui sembra che li abbiano dimenticati. la natura potentissima e crudele, le difficoltà quotidiane e la lotta per la sopravvivenza, i ricordi e le speranze. e, lontani eppure fin troppo presenti, gli uomini bianchi pronti a devastare un equilibrio che sembrava eterno- più pericolosi dell'inverno, dei lupi e degli orsi. bellissimo.

    ha scritto il 

  • 0

    è sicuramente originale la storia della vecchia eschimese che cerca di trasmettere al nipote il suo "sapere" per prepararlo alla vita - molto ben reso l'ambiente, il clima, il pensiero dell'anziana signora alle prese con le vicende tristi che hanno colpito il suo popolo

    ha scritto il 

  • 4

    nel finale mi ha ricordato "la strada" di McCarthy per il senso di disperazione e di isolamento, per il terrore di morire ed abbandonare il ragazzo solo a se stesso. Il gelido inverno artico, il buio opprimente e il silenzio interminabile rendono il racconto di Riel ancora più tragico. Nonostante ...continua

    nel finale mi ha ricordato "la strada" di McCarthy per il senso di disperazione e di isolamento, per il terrore di morire ed abbandonare il ragazzo solo a se stesso. Il gelido inverno artico, il buio opprimente e il silenzio interminabile rendono il racconto di Riel ancora più tragico. Nonostante ciò, conoscere aspetti di una cultura totalmente diversa dalla nostra è sempre un'esperienza piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

    L'inizio mi lasciava un pò inceta, con quell'aria da saggio antropologico sinceramente noioso. Poi invece, dopo qualche capitolo, diventa dolce, spirituale, commovente e vero, con storie di morte e sopravvivenza e colonizzazione mal riuscita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Fragile come il ghiaccio nuovo

    In Groenlandia, dove la natura è potente, quasi incontenibile, vivere è un'arte difficile, da esercitarsi in comunità, con pazienza, solidarietà, infinita sapienza. Ninioq, alla fine della sua lunga esistenza, si trova costretta ad affrontare l'impensabile, assieme al nipote Manik: da soli, di fr ...continua

    In Groenlandia, dove la natura è potente, quasi incontenibile, vivere è un'arte difficile, da esercitarsi in comunità, con pazienza, solidarietà, infinita sapienza. Ninioq, alla fine della sua lunga esistenza, si trova costretta ad affrontare l'impensabile, assieme al nipote Manik: da soli, di fronte all'inverno artico, col pensiero di esser forse rimasti gli ultimi sulla terra. Sullo sfondo, naturalmente, la disgrazia delle disgrazie per una comunità indigena: gli uomini bianchi, che, come è accaduto a tutte le latitudini, arrivano, raggirano, ingannano, sfruttano, uccidono, e ripartono. E' un libro che lavora tenendo un raffinato profilo basso: semplice come un bicchier d'acqua, racconta tante cose. E rimane.

    ha scritto il