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Prima di domani

By Jørn Riel

(120)

| Mass Market Paperback | 9788870911725

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Book Description

Nordest della Groenlandia, intorno al 1860. Ninioq è ormai vecchia. I suoi occhi vedono bene ed è ancora una buona rematrice, ma sa che presto le forze l’abbandoneranno e sarà tempo di andare a esporsi sola sul ghiaccio e morire con dignità. Pensa al Continue

Nordest della Groenlandia, intorno al 1860. Ninioq è ormai vecchia. I suoi occhi vedono bene ed è ancora una buona rematrice, ma sa che presto le forze l’abbandoneranno e sarà tempo di andare a esporsi sola sul ghiaccio e morire con dignità. Pensa alla fine con serenità, gli uomini e gli animali da sempre nascono e poi muoiono, mentre il mare, il cielo, le montagne sono come sono sempre stati. Eppure una strana inquietudine l’assilla, come se tutto si stesse disgregando, come se lei e la tribù stessero perdendo la vita che hanno sempre vissuto. Solo la natura immutabile che si stende sotto il suo sguardo può placare la sua angoscia senza nome. È per questo che si offre di partire sola con Manik, il nipotino preferito, per l’isola di Neqe, quando viene il momento di portare il pesce a seccare: prima che li vengano a riprendere per la raccolta dei mirtilli, potrà insegnargli tutto ciò che serve a un vero inuit. Ma il tempo passa e nessuna imbarcazione compare all’orizzonte. Ninioq sente l’angoscia trasformarsi in uno spaventoso presentimento: che siano stati abbandonati? Che siano rimasti soli al mondo? Un destino drammatico incombe sul giovanissimo cacciatore che si appresta ad affrontare la vita, e una responsabilità ancora più grande grava su Ninioq, così vicina ad abbandonarla. In uno dei suoi romanzi più intensi e avventurosi, Jørn Riel parla di affetti, tradizioni e confronto di civiltà sullo sfondo di una tragedia che la storia ha lasciato in sordina: il massacro degli inuit.

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    "Paura della morte non ne aveva. Sarebbe giunta come una liberazione, il cambiamento lungamente atteso di una vita di cui non faceva più parte. Era della vita, invece, che aveva paura. Perché la vita era diventata vuoto e solitudine e timore per l'av ...(continue)

    "Paura della morte non ne aveva. Sarebbe giunta come una liberazione, il cambiamento lungamente atteso di una vita di cui non faceva più parte. Era della vita, invece, che aveva paura. Perché la vita era diventata vuoto e solitudine e timore per l'avvenire."

    J. Riel, Prima di domani, Milano 2009, p. 146

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    mastrangelina said on Feb 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Violenze tra i ghiacci della Groenlandia

    Il breve romanzo descrive in maniera precisa usi e costumi delle tribù inuit della Groenlandia, anche negli aspetti più lontani e quindi sconcertanti, se non inaccettabili, per la nostra cultura. Il narratore è esterno, ma lascia prevalentemente la p ...(continue)

    Il breve romanzo descrive in maniera precisa usi e costumi delle tribù inuit della Groenlandia, anche negli aspetti più lontani e quindi sconcertanti, se non inaccettabili, per la nostra cultura. Il narratore è esterno, ma lascia prevalentemente la parola alla vecchia Ninioq, così che il lettore si immerga nel mondo inuit attraverso le memorie e i racconti della protagonista. In questo modo le circa 150 pagine scorrono veloci, grazie ad un ritmo e ad una vividezza notevoli (fanno forse eccezione solo i primissimi capitoli), tra ricordi, leggende e, su tutto, il profondo legame tra nonna e nipote.

    L'orrore della strage degli Inuit resta sullo sfondo, a lungo incomprensibile per la stessa Ninioq; ma proprio per questo la verità resta impressa, dolorosa tragica e assurda, nel cuore prima che nella mente del lettore.

    Non è mia intenzione esaltare il mito del buon selvaggio. L'autore cede a tratti a questa tentazione, ma chi legge deve restare, in questo senso, assolutamente lucido.
    Bisogna però certamente condannare senza appello lo sfruttamento e i massacri che i bianchi hanno compiuto: è il caso degli Inuit come delle popolazioni pre-colombiane dell'America centrale e meridionale come di tante altre.
    Vicende come queste - per certi versi, con altre modalità, ancora tristemente attuali - sono la vergogna dei popoli che si definiscono civili ma che in realtà pretendono di misurare la civiltà secondo il proprio metro di conquistatori e di sopraffattori.

    Divisi tra vari territori artici, per secoli sfruttati dai bianchi, negli ultimi decenni gli Inuit hanno ottenuto importanti successi nel riconoscimento della loro identità e dei loro diritti da parte dei potenti del mondo.
    Naturalmente la strada da percorrere è ancora lunga. Le tribù inuit (come anche tante comunità di pellirosse) sono state decimate prima dalle stragi provocate dai bianchi poi dall'alcool e dalle droghe e dai suicidi che si sono enormemente diffusi tra queste genti divise tra due mondi e due culture troppo distanti. Sembra che il primo passo sia stato compiuto. Sta adesso alla buona volontà dei popoli far sì che il processo continui e che gli Inuit possano aprirsi al progresso senza ulteriori traumi.

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    VoceLibera said on Jan 21, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    bellissimo - intenso, la storia di una vita vissuta immersi in una natura pericolosa e splendida, della quale i personaggi fanno veramente parte. non è una lotta tra l'uomo e il resto del mondo, è una convivenza piena di rispetto, di lavoro, di amore ...(continue)

    bellissimo - intenso, la storia di una vita vissuta immersi in una natura pericolosa e splendida, della quale i personaggi fanno veramente parte. non è una lotta tra l'uomo e il resto del mondo, è una convivenza piena di rispetto, di lavoro, di amore, è un "fare parte" di qualcosa più grande di noi - un tutto unico che abbiamo dimenticato. oggi si sfrutta, si esauriscono le risorse, ci si ammala di benessere, qui il cacciatore rispetta la sua preda, che ha un'anima con la quale non si entra in conflitto,ma le si rende onore, con usanze che la preservano e le consentono di rivivere. armonia.una parola dimenticata.

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    nicole said on Feb 6, 2012 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    una vecchia inuit, ninioq, si ritrova sola con il nipotino manik in un isolotto sperduto- in cui sembra che li abbiano dimenticati. la natura potentissima e crudele, le difficoltà quotidiane e la lotta per la sopravvivenza, i ricordi e le speranze. e ...(continue)

    una vecchia inuit, ninioq, si ritrova sola con il nipotino manik in un isolotto sperduto- in cui sembra che li abbiano dimenticati. la natura potentissima e crudele, le difficoltà quotidiane e la lotta per la sopravvivenza, i ricordi e le speranze. e, lontani eppure fin troppo presenti, gli uomini bianchi pronti a devastare un equilibrio che sembrava eterno- più pericolosi dell'inverno, dei lupi e degli orsi. bellissimo.

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    fiamma said on Jun 2, 2011 | Add your feedback

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    è sicuramente originale la storia della vecchia eschimese che cerca di trasmettere al nipote il suo "sapere" per prepararlo alla vita - molto ben reso l'ambiente, il clima, il pensiero dell'anziana signora alle prese con le vicende tristi che hanno c ...(continue)

    è sicuramente originale la storia della vecchia eschimese che cerca di trasmettere al nipote il suo "sapere" per prepararlo alla vita - molto ben reso l'ambiente, il clima, il pensiero dell'anziana signora alle prese con le vicende tristi che hanno colpito il suo popolo

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    Villaloraine said on Dec 11, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (120)
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    • 2 stars
  • Mass Market Paperback 163 Pages
  • ISBN-10: 8870911721
  • ISBN-13: 9788870911725
  • Publisher: Iperborea
  • Publish date: 2009-04-01
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