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Prima esecuzione

Di

Editore: Feltrinelli

3.2
(116)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8807721228 | Isbn-13: 9788807721229 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un libro molto interessante perchè particolare, assolutamente diverso da un romanzo come siamo abituati a leggerne. Domenico Starnone unisce la sua vita personale al suo personaggio, integra e ne fa un tutt'uno per far vivere "una" vita anche a Stasi. Cerca un modus vivendi, una storia, la modifi ...continua

    Un libro molto interessante perchè particolare, assolutamente diverso da un romanzo come siamo abituati a leggerne. Domenico Starnone unisce la sua vita personale al suo personaggio, integra e ne fa un tutt'uno per far vivere "una" vita anche a Stasi. Cerca un modus vivendi, una storia, la modifica, la abbandona la riprende cambiandola, allineandola al suo vissuto, riallontanandola. Il risultato è un romanzo quasi autobiografico, il racconto forse del disagio dello scrittore a cercare di creare "una storia" o "la storia" (da raccontare), il suo più interno vivere delle situazioni, modificare i suoi atteggiamenti e i suoi sentimenti (violenza-non violenza). Si evince il desiderio di cercare di scrivere una storia di mistero, ambientata nel periodo del terrorismo di sinistra, anni 70-80. Il racconto parallelo di ciò che ha vissuto in alcuni suoi momenti. Insomma una lettura breve, rapida, una scrittura bella, lineare, evocativa di periodi lontani, di vissuto passato e risolto, intensa. Un finale che porta tutto da un'altra parte, un curiosità continua lungo tutto il percorso di sapere quale poi sia la decisione dell'autore e quale sia il finale reale di quell'evento di vita di tutti i giorni.

    ha scritto il 

  • 4

    Ah sì?

    Anni (e anni) fa capitava che tua madre ti sequestrava le braccia, te le stendeva lunghe davanti a lei e iniziava ad usarle per non ho mai capito bene per cosa, forse "aprire" un gomitolo, cercare di districarlo, perchè di solito il suddetto gomitolo era tutto raggomitolato su se stesso, senza ca ...continua

    Anni (e anni) fa capitava che tua madre ti sequestrava le braccia, te le stendeva lunghe davanti a lei e iniziava ad usarle per non ho mai capito bene per cosa, forse "aprire" un gomitolo, cercare di districarlo, perchè di solito il suddetto gomitolo era tutto raggomitolato su se stesso, senza capo nè coda, e doveva essere districato.
    "Prima esecuzione" di Starnone è un gomitolo di quel tipo lì, immagino. Districarsi nella storia non è facile e non lo è stato neppure per Starnone, che ci descrive minuziosamente il percorso creativo della storia. E il risultato, questo è da mettere in conto, chiarissimo non è, si regge sulla confusione, piuttosto.
    Però mentre lo si legge o ci si impunta i piedi o ci si fa trascinare dal gorgo confuso. Scegliendo la seconda il risultato è piacevole.
    Aggiungerei che se Starnone si chiamasse Starnon, il suo progetto (che è essenzialmente mettere a nudo il processo creativo di chi scrive all'interno del romanzo che si sta scrivendo) verrebbe definito genialmente postmoderno, e qualcuno griderebbe al quasi capolavoro.
    Ma Starnone è di Napoli, e per di più per decenni ha insegnato a scuola (e non nell'ennesimo corso di scrittura creativa di qualche ignota università statunitense).

    ha scritto il 

  • 4

    Facciamo girare i neuroni - 30 gen 11

    Uno dei libri che è entrato in lettura su consiglio dei miei cari lettori di trame. Grazie ad Anto, che mi ha consigliato di riprendere in mano uno Starnone, dopo che “Via Gemito” mi aveva lasciato molto perplesso (a suo tempo, ricco di premi ma a me non particolarmente piaciuto). Qui, al contrar ...continua

    Uno dei libri che è entrato in lettura su consiglio dei miei cari lettori di trame. Grazie ad Anto, che mi ha consigliato di riprendere in mano uno Starnone, dopo che “Via Gemito” mi aveva lasciato molto perplesso (a suo tempo, ricco di premi ma a me non particolarmente piaciuto). Qui, al contrario, mi sono trovato meglio. Certo non è un capolavoro da 5 stelle, ma ha una sua dignità di contenuto ed un modo di andare per la trama che (questo si) mi è decisamente piaciuto. C’è sempre, quando si scrive, la scelta del modo di porgere dell’autore: dall’autore “assente” che racconta e si mette vicino al lettore, ignorando cosa succederà nel futuro del romanzo all’autore “onnisciente” che sa, accenna, si pone un po’ al di fuori ed al di sopra, giocando con il lettore, a volte spiazzandolo, e spesso utilizzando la prima persona. E tutta la gamma che va tra i due estremi. Qui, viene utilizzata una tecnica trasversale. Si entra e si esce dal racconto – romanzo. Ne si narra lo scrivere, si ritorna a volte a ritroso, facendo realmente un work-in-progress tra la lettura e la scrittura. Questo non da forma compiuta al prodotto finale “racconto”, ma lo dà al prodotto “romanzo”. Perché poi, più che le domande e le risposte che l’autore darebbe se si ponesse “in modo tradizionale”, qui in fondo sono interessanti le domande che nascono dal tessuto della narrazione. E le risposte sono altrettanto interessanti, ma queste le lascio a chi sarà preso dalla curiosità di leggere. Detto questo “plus”, c’è senza meno qualche punto meno intenso (per me): alcune digressioni su momenti di vita, su di un alterco in autobus, che forse potrebbe avere una chiave, ma su cui ci si torna con stanca intensità. Ed altri momenti minori. Andando avanti in questa trama ondivaga, veniamo allora ai punti che più mi hanno fatto riflettere. Il protagonista del racconto è un insegnante, direi intellettualmente onesto, che ha attraversato, dalla cattedra anni intensi (’68, ’77, ad altri), ponendo il suo lavoro per far crescere generazioni e generazioni. Ad un certo punto (per una serie di combinazioni che non narriamo) si trova di fronte una sua ex-alunna forse vicina alle BR, un suo ex-alunno ispettore di polizia, un suo ex-collega forse passato in clandestinità. E sono questi gli elementi che scatenano le domande: quanto si influisce sugli altri da docenti? Fino a dove arriva la responsabilità? È giusto reprimere moti di rabbia se vanno “oltre le righe”? E quali sono queste righe? Il tutto andando su e giù per la pagina, e per il tempo, con momenti che ci fanno fare balzi indietro e sulle sedie. Quando si poteva decidere di portare una borsa a qualcuno senza sapere cosa c’era dentro. Quando qualcuno parlava di “compagni che sbagliano”. E qualcuno, altrettanto onestamente, parlava dei poliziotti di Valle Giulia dalla parte anche dei poliziotti. Ecco, queste domande, più che la storia in sé, più che i risvolti, più che i colpi finali, sono quelli che più mi hanno colpito. Mi tornano sempre in mente le immagini del carcere, delle persone dentro e di quelle fuori, e di quanto labile ed a volte indecifrabile ne sia il confine. E tu che sai, tu che elargisci conoscenza, come fai ad essere distaccato? Come fai a non pensare quanto il tuo modo di dire può influenzare. È facile per gli outsider come me pensare, ora, che c’è una specie di scivolamento tra il sapere e la sua espressione. Io narro la mia realtà, e non ho interesse né a colorarla né ad imporla. Tu che la senti prendine quello che più ti serve. Ma se questo è vero tra persone “formate”, cosa succede se chi ascolta è anche “affascinato” dal tuo ruolo (quando non da te come persona)? Mi sa che qui si potrebbe aprire veramente un bel contraddittorio (meglio di discussione, no, che Moretti ci ha troppo traviato sul termine “dibattito” per poterlo usare senza sussulti). E quindi, alla fine, bravo Domenico a farsi e farci tutte queste domande. E brava Anto, per averci permesso di far girare un altro po’ i pochi neuroni rimastici.
    “Ero invecchiato facendo non quello che mi andava di fare ma quello che mi sembrava coerente col sentimento che avevo di me” (7)
    “-Ho 28 anni e ne dimostro 40… - Io ne ho sessantasette, un’età in cui si è imparato che il problema non è come portiamo gli anni ma quanti ne portiamo” (9)
    “Nel cuore della battaglia non è così semplice capire dov’è il bene e dov’è il male” (53)

    ha scritto il 

  • 0

    Il migliore di quelli letti

    Anche se credo di aver già usato questa definizione per un altro dei romanzi di Starnone. Se è così, questo l'ha superato. Certo, il meccanismo è trito e ritrito, anche troppo abusato da Starnone qui e là nei suoi romanzi. Cioè quello di raccontare lo scrittore che scrive e il romanzo che viene s ...continua

    Anche se credo di aver già usato questa definizione per un altro dei romanzi di Starnone. Se è così, questo l'ha superato. Certo, il meccanismo è trito e ritrito, anche troppo abusato da Starnone qui e là nei suoi romanzi. Cioè quello di raccontare lo scrittore che scrive e il romanzo che viene scritto e le influenze reciproche fra le due cose. Però qui è applicato con grande efficacia, e la storia è veramente bella. Direi di più scritta bene con i meccanismi di scrittura esposti a carne viva. Mi fa piacere di aver insistito fino a essere arrivato a leggere una cosa del genere. E direi che a questo punto Starnone si merita una ulteriore possibilità.

    ha scritto il 

  • 3

    Voto 6

    Mi aspettavo tantissimo da questo libro. Avevo letto la quarta di copertina e qualche recensione. Nessuno che mi abbia avvisato trattarsi di un metaromanzo. Cioè l'autore, in prima persona, reale, ci racconta di un racconto che sta scrivendo. A volte leggiamo il racconto, che va avanti e poi torn ...continua

    Mi aspettavo tantissimo da questo libro. Avevo letto la quarta di copertina e qualche recensione. Nessuno che mi abbia avvisato trattarsi di un metaromanzo. Cioè l'autore, in prima persona, reale, ci racconta di un racconto che sta scrivendo. A volte leggiamo il racconto, che va avanti e poi torna indietro perché cambia idea, a volte quel che accade all'autore. A me una cosa così smonta. Io sono una lettrice bambina, che vuole la storia e vuole starci dentro. Essere tirata fuori per raccontarmi che l'autore partecipa a una antologia di beneficenza e all'incontro alla Fandango parla con Baricco mi dà molto fastidio e in quel punto ho rischiato di abbandonare la lettura. A dire la verità poi mi ha deluso anche la fine del racconto, in pratica era una burla, e a me queste cose piacciono poco.
    Il voto è sufficiente perché la scrittura è indubbiamente di valore, si giostra benissimo e non è facile. Ma di certo non è il libro che mi piace leggere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Insomma a prima vista più che un romanzo potrebbe sembrare un bel casino questo libro. I piani narrativi sono tre: c'è la storia con il protagonista, poi c'è lo scrittore che interviene ed infine c'è un "prequel". Un po' Kunderiano ....
    Mi è piaciuto nonostante questo. Certo io sono sempre ...continua

    Insomma a prima vista più che un romanzo potrebbe sembrare un bel casino questo libro. I piani narrativi sono tre: c'è la storia con il protagonista, poi c'è lo scrittore che interviene ed infine c'è un "prequel". Un po' Kunderiano ....
    Mi è piaciuto nonostante questo. Certo io sono sempre più convinto che il protagonista e lo scrittore per molti versi siano la stessa persona, anche se lui si affanna a rimarcarne le differenze.

    Starnone mi piace: scrive bene, è profondo e a volte un po' filosofico. Ho deciso di approfondirlo, presto comprerò qualche altra suo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Una delle ultime fatiche di Starnone. Il libro è scritto bene e la storia in alcuni momenti ha tensione, è interessante, in altri invece si affievolisce un pò e sembra allungata...una mezza occasione mancata...preferisco lo Starnone autore di libri sulla scuola con toni da commedia.

    ha scritto il