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Primavera silenziosa

By Rachel Carson

(88)

| Others | 9788807815676

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Book Description

"L'uomo ha perduto la capacità di prevedere e di prevenire. Andrà a finireche distruggerà la Terra" così disse Albert Schwitzer. Rachel Carson nel1962, con forte anticipo sui tempi, analizzò le tecniche im Continue

"L'uomo ha perduto la capacità di prevedere e di prevenire. Andrà a finireche distruggerà la Terra" così disse Albert Schwitzer. Rachel Carson nel1962, con forte anticipo sui tempi, analizzò le tecniche impiegate inagricoltura, il rapporto esistente tra colture e alimentazione, l'usodegli insetticidi chimici negli Stati Uniti. Oggi, purtroppo, la suaanalisi è di grandissima attualità anche in Europa.

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    La vita è equilibrio e armonia, non dominio e sopraffazione.
    Quale follia, quale incredibile egoismo e presunzione ci ha spinto ad avvelenare la terra e a sterminare le creature che la abitano? E' avidità, sete di profitto? La mancanza di prospettiv ...(continue)

    La vita è equilibrio e armonia, non dominio e sopraffazione.
    Quale follia, quale incredibile egoismo e presunzione ci ha spinto ad avvelenare la terra e a sterminare le creature che la abitano? E' avidità, sete di profitto? La mancanza di prospettiva di industrie e multinazionali? Un incomprensibile specismo?
    E' questa l'eredità che vogliamo lasciare ai nostri figli? Una terra depauperata e disadorna, privata della bellezza e della diversità che si è andata creando nel corso di milioni d'anni d'evoluzione? Una terra dissacrata in cui l'aria, l'acqua e il cibo sono intrisi di veleni? In cui i bambini muoiono di leucemia? In cui il cancro pende come una spada di Damocle sulla testa di ogni essere umano? In cui la stessa continuità della vita è messa a repentaglio dall'accumulazione di sostanze tossiche all'interno della catena trofica?

    Da quando Rachel Carson scrisse Primavera Silenziosa sono passati cinquant'anni. Periodo durante il quale una nuova consapevolezza si è lentamente diffusa in ogni angolo del pianeta: la consapevolezza che ogni forma di vita è interconnessa, che la nostra sopravvivenza come specie dipende indissolubilmente da quella dell'ambiente che ci ha dato la vita e ci sostiene, la consapevolezza che anche l'essere più insignificante è importante affinché la vita si perpetui nel corso delle ere. Nonostante ciò la biosfera ed il nostro futuro continuano ad oscillare pericolosamente sull'orlo di un'abisso. Come un'ancora il sistema economico e politico che si è andato sviluppando a partire dal secondo dopoguerra ci trascina a fondo, rallenta il cambiamento essenziale perché la nostra specie abbia un futuro. Non sarà una guerra nucleare a sterminarci, né l'impatto di una cometa. Homo Sapiens non scomparirà dall'oggi al domani con un botto, ma, se non cambieremo rotta, il nostro destino sarà ugualmente segnato e la fine giungerà accompagnata da un sospiro di rassegnazione.
    Tuttavia le cose non devono andare per forza così. Abbiamo le capacità scientifiche e tecnologiche affinché questa funesta profezia non si realizzi, abbiamo i mezzi per trasformare questo pianeta in un paradiso per noi e per i nostri figli. Se mettessimo da parte il retaggio biologico di un'epoca in un cui i bisogni immediati erano indispensabili alla sopravvivenza, in cui cercare un riparo o accendere un fuoco erano questioni di vita o di morte, se dimenticassimo una volta per tutte lo sciovinismo e la bramosia che ci spingono ad investire miliardi in armamenti e cominciassimo a guardare al futuro con lo sguardo illuminato di chi, un giorno, potrebbe ereditare le stelle, forse ci sarebbe speranza.

    Il futuro dell'Uomo sarà tutto l'Universo, o nulla.

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    Mr. Lunastorta said on Jul 1, 2013 | Add your feedback

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    La situazione è meno scoraggiante di quella che si dovette affrontare un secolo fa per combattere le malattie infettive. Il mondo era pieno allora di germi mortali come lo è oggi di agenti cancerogeni; ma quei germi avevano invaso l'ambiente non per ...(continue)

    La situazione è meno scoraggiante di quella che si dovette affrontare un secolo fa per combattere le malattie infettive. Il mondo era pieno allora di germi mortali come lo è oggi di agenti cancerogeni; ma quei germi avevano invaso l'ambiente non per opera dell'uomo, e si erano diffusi indipendentemente dalla sua volontà, mentre oggi siamo proprio noi che disseminiamo la maggior parte di tali sostanze nell'ambiente e quindi possiamo, se lo vogliamo, eliminarne almeno una parte.

    I cancerogeni chimici si sono insediati nel nostro mondo in due modi: innanzitutto, ironia della sorte, perché l'uomo voleva avere un'esistenza più facile e migliore; secondariamente perché la produzione e la vendita di questi prodotti è diventata parte integrata della nostra economia e del nostro modo di vivere.

    Mancheremo di senso realistico se pensassimo che si possano e si vogliano eliminare tutti questi composti dal nostro mondo moderno; è pur vero, però, che una buona parte di essi ci é tutt'altro che indispensabile. Basterebbe abolirne l'uso, e la quantità complessiva dei cancerogeni subirebbe una considerevole riduzione: la minaccia che un individuo su quattro venga colpito da cancro sarebbe così notevolment attenuata.

    Lo sforzo principale dovrebbe essere fatto per eliminare i cancerogeni dai nostri alimenti, dalle acque potabili e dall'atmosfera, perché proprio essi ci sottopongono al tipo più pericoloso di contatto: minime dosi alle quali siamo esposti continuamente per anni e anni.

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    Pirex said on Apr 18, 2013 | Add your feedback

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    testo anticipatore per gli ambientalisti, 1962
    tecnico ma scorrevole e chiaro

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    manta said on Jan 27, 2013 | Add your feedback

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    50 primavere dopo!

    Esattamente cinquanta anni fa, il 27 settembre 1961, venne pubblicato il libro “Silent spring” di Racher Carson. Questo saggio di denuncia nei confronti dell’abuso di prodotti chimici per il controllo degli organismi animali e vegetali considerati d ...(continue)

    Esattamente cinquanta anni fa, il 27 settembre 1961, venne pubblicato il libro “Silent spring” di Racher Carson. Questo saggio di denuncia nei confronti dell’abuso di prodotti chimici per il controllo degli organismi animali e vegetali considerati dannosi per l’uomo ha stimolato profondamente la nascente corrente ambientalista americana. Al tempo della pubblicazione il mondo occidentale si trovava nel mezzo di quella che verrà definita la “rivoluzione verde”, ovvero un periodo storico in cui si registrò un sostanziale aumento della produttività agricola in seguito all’utilizzo massiccio di numerosi fattori produttivi quali concimi inorganici e prodotti di sintesi per il controllo di insetti e piante erbacee dannose per l’agricoltura. L’incremento della produttività venne pagato a caro prezzo in termini di progressivo avvelenamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. La Carson, grande biologa ed ecologa statunitense denuncio gli immensi effetti collaterali di questa pratica scriteriata. Prima degli anni ’50 del novecento il controllo degli organismi “dannosi” veniva portato avanti da composti di natura inorganica (principalmente arseniati). Successivamente si iniziò ad utilizzare composti chimici di sintesi appartenenti a due famiglie principali: gli idrocarburi clorurati e i fosfati organici. Nella primo gruppo di composti non si può non citare il famigerato DDT che valse il premio Nobel al suo scopritore, lo svizzero Paul Müller. Il DDT nelle prime fasi del suo utilizzo permise di controllare numerosi insetti dannosi per le colture o potenziali vettori di malattie. Basti pensare che nella seconda guerra mondiale veniva distribuito alle truppe sottoforma di polvere per controllare i pidocchi, vettori del tifo petecchiale. Nel tempo però si rivelò uno dei più pericolosi composti mai sintetizzati dall’uomo. Il DDT infatti tende ad accumularsi nei tessuti adiposi di praticamente tutti gli animali e a concentrarsi lungo la rete trofica in base a quel processo che prende il nome di biomagnificazione. In alcuni animali predatori le concentrazioni di DDT raggiungevano valori estremamente tossici. In alcune aree trattate non era più possibile scorgere un solo volatile o un qualsiasi altro animale selvatico tanto che l’autrice profetizzava nel titolo del libro l’avvento di una primavera silenziosa che avrebbe portato l’uomo alla solitudine e infine alla sua scomparsa.
    Come sottolinea la Carson l’impiego di questi composti senza alcun accorgimento su vastissime aree rappresentava un atto di estrema superbia nei confronti della natura. Vigeva una sorta di mania di onnipotenza tra i tecnici che si occupavano di disinfestazioni; si credeva infatti che la natura dovesse essere dominata anziché compresa e studiata.
    I danni non si limitavano esclusivamente all’alterazione degli ecosistemi naturali in quanto l’avvelenamento colpì duramente anche l’uomo in quanto tassello della rete della vita. In nord america e in moltissime aree del globo l’incidenza del cancro e delle leucemie crebbe a dismisura e gli stessi insetti vettori anziché diminuire dopo i trattamenti crebbero a causa della scomparsa degli altri insetti predatori, parassiti e parassitoidi che in qualche modo controllavano naturalmente la loro proliferazione.
    Proprio lo studio degli effetti nefasti di queste sostanze di sintesi permise la crescita della consapevolezza di quanto la natura fosse interconnessa e di quanto un danno cagionato ad un suo comparto si diffonda velocemente in tutti gli altri. Per controllare gli insetti nocivi delle colture e/o vettori di malattie per l’uomo non bisogna mai dimenticare questa visione olistica della natura. Solamente studiando e difendendo la rete della vita sarà possibile scongiurare il peggio.
    E’ cambiato qualcosa dopo 50 anni dalla pubblicazione di Silent spring? Oggigiorno, la consapevolezza ecologia di queste minacce che gravano su di noi è aumentata grazie al lavoro costante ed estenuante di grandi ecologi come la Carson ma c’è ancora tanta, tantissima strada da fare. Siamo ancora bersagliati da numerosissimi composti chimici che vengono impiegati con leggerezza anche nella nostra quotidianità che possono minare profondamente la nostra salute e quella degli altri organismi che condividono con noi questo splendido pianeta.

    «Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell'universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo» Rachel Carson

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    Bioteo said on Sep 29, 2012 | Add your feedback

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    Testo fondamentale e fondante dell'ambientalismo serio, quantomai attuale visto il continuo degrado ed inquinamento della natura causato dalle nostre sciagurate e meschine ambizioni di pseudo benessere e da una cultura profondamente avversa a conside ...(continue)

    Testo fondamentale e fondante dell'ambientalismo serio, quantomai attuale visto il continuo degrado ed inquinamento della natura causato dalle nostre sciagurate e meschine ambizioni di pseudo benessere e da una cultura profondamente avversa a considerare l'ambiente come un patrimonio comune inestimabile, insostituibile ed irreversibile.

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    Giuash said on Dec 6, 2011 | Add your feedback

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    Rachel Carson è l'antesignana del movimento ambientalista. Se si pensa che questo saggio è del 1962 si può capire quanto era avanti coi tempi e quanto ci aveva visto giusto. Pensate alla moria delle api di questi ultimi anni, lei l'aveva prevista: o ...(continue)

    Rachel Carson è l'antesignana del movimento ambientalista. Se si pensa che questo saggio è del 1962 si può capire quanto era avanti coi tempi e quanto ci aveva visto giusto. Pensate alla moria delle api di questi ultimi anni, lei l'aveva prevista: o meglio sapevo che i metodi di disinfestazione usati in agricoltura alla lunga si sarebbero dimostrati controproducenti per l'agricoltura stessa e per l'uomo.
    Un'icona, un modello per tutti quelli che amano la Terra.

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    Lisa said on Oct 8, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (88)
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  • ISBN-10: 8807815672
  • ISBN-13: 9788807815676
  • Publisher: Feltrinelli
  • Publish date: 1999-01-01
  • Also available as: Paperback , Hardcover
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