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Principianti

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.3
(739)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 294 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806203010 | Isbn-13: 9788806203016 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Riccardo Durandi ; Curatore: William L. Stull , Maureen P. Carroll

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Romance , Social Science

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Descrizione del libro
La versione originale, non editata, dei diciassette racconti che compongono la raccolta uscita col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. I racconti di Principianti sono seguiti da un apparato di note ai testi che ne raccontano la genesi e da una selezione di lettere di Raymond Carver a Gordon Lish.
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  • 0

    Ho visto il tuo volto nelle grandi metropoli illuminate e sfolgoranti, il cuore incollato al finestrino. Dallas, New Orleans, Miami e gli oceani e le mancanze. Ho pensato che Carver avesse ragione, a ...continua

    Ho visto il tuo volto nelle grandi metropoli illuminate e sfolgoranti, il cuore incollato al finestrino. Dallas, New Orleans, Miami e gli oceani e le mancanze. Ho pensato che Carver avesse ragione, a dire che quando si parla d'amore siamo tutti principianti.

    ha scritto il 

  • 4

    Carver senza i tagli di Gordon Lish.

    A me succede una cosa stranissima con i racconti ( che non amo, e forse loro lo sanno!!) , li leggo e dopo un po' non me li ricordo più!! Beh, con questi non mi è successo!! Me li ricordo ancora molto ...continua

    A me succede una cosa stranissima con i racconti ( che non amo, e forse loro lo sanno!!) , li leggo e dopo un po' non me li ricordo più!! Beh, con questi non mi è successo!! Me li ricordo ancora molto bene. Ricordo il gelo, il freddo, il piattume di queste storie banali, comuni, ma non so perché, Straordinarie. E non so perché mi aspettavo sempre che da un momento all'altro uno di questi ubriaconi tirasse fuori, che so', un coltello, una pistola, una mazza da baseball, e desse fuori di matto. Invece niente, non succedeva mai niente!! E allora cos'è che li rende così perfetti, così maledettamente meravigliosi? Non lo so!! So solo che il giorno dopo averlo finito, sono andato in libreria a comprarmi Cattedrale!!!

    ha scritto il 

  • 4

    I racconti li amo rotondi, chiusi e saldati come gli anelli della catena di un'ancora. Ci dev'essere un'idea forte, un concetto molto ben chiaro che si palesi all'inizio, si sviluppi strada facendo, e ...continua

    I racconti li amo rotondi, chiusi e saldati come gli anelli della catena di un'ancora. Ci dev'essere un'idea forte, un concetto molto ben chiaro che si palesi all'inizio, si sviluppi strada facendo, e alla fine, ormai in vista del porto, pugnali. Possibilmente alle spalle.
    Da questo punto di vista, Carver - che incontro per la prima volta - non mi accontenta. I suoi anelli sono aperti come maglie di una catena strappata. I finali non sorprendono e se lo fanno è proprio per la mancanza di qualsiasi sorpresa. Dico di più: se le ultime dieci righe di ogni racconto non ci fossero, credo che non cambierebbe nulla.
    Ma tutto questo non ha molta importanza, perché, finali o non finali, i racconti di “Principianti” mi hanno speronato all'improvviso e con violenza inaudita, come fece lo Stockholm con l'Andrea Doria, e per tutta la lettura, sono rimasto basito e sbandato di tre quarti, nel letto, (per fortuna senza fare acqua) pronto ad andare a fondo con il libro in mano.
    Ora, come è possibile che racconti lontani dalla formula che amo (quella di Buzzati per capirci) mi abbiano colpito così forte? Credo che sia la potenza della scrittura. Le parole, qui, sono immediatamente commutate dal cervello in immagini e ogni scena che si compone è una mazzata senza pietà. I quadri che si formano nella mente non sono jpg; sono radiografie, ecografie, Tac e risonanze. Non vedi i volti dei protagonisti, sondi direttamente i loro sentimenti, quando ci sono, e nello stato in cui si trovano, quasi sempre distrutti.
    Credo che in casi come questi, di potenza di scrittura fuori scala, si debba riconoscere al traduttore quel che è suo. Per “Principianti” la versione italiana è di Riccardo Duranti e credo che gli vada dato il merito di aver saputo mantenere, o addirittura esasperare, la ruvidezza e di non aver fatto nulla per rendere dolce il naufragare.

    ha scritto il 

  • 4

    "E alla fine sono riuscita a dirgli tutto, anche la cosa peggiore che mi era rimasta da dirgli e cioè che stavamo andando a grandi passi in nessun posto ed era ora di ammetterlo, anche se forse non c'era rimedio"

    Ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad uno scrittore uomo dotato di un sentire quasi femminile; femminile se vogliamo riconoscere come (prettamente e in via di principio, certo, non categoric ...continua

    Ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad uno scrittore uomo dotato di un sentire quasi femminile; femminile se vogliamo riconoscere come (prettamente e in via di principio, certo, non categoricamente) femminili la capacità di empatizzare con gli altri (nel caso di Carver gli altri sono i suoi personaggi, soprattutto le "sue" donne, brillanti, spezzate, caparbie, amorevoli) e quella di guardare, anche se solo per un poco, la realtà circostante con occhi diversi, trapiantati. In lui ho sentito un amore potente e sincero, ma anche spaventato e remissivo, l'amore di chi non sa sviscerare, comprendere con chiarezza i propri sentimenti (la coscienza è qualcosa che si conquista con fatica, attraverso un percorso che C. decide di compiere insieme ai suoi personaggi).
    A tenere insieme il tutto interviene il nervo teso, fremente, di un entusiasmo travolgente (per la scrittura, per la vita-nonostante-tutto) sull'onda del quale i 18 racconti che costituiscono questa raccolta sono stati scritti (alcuni denunciano, in impercettibili sbavature, una stesura "eccitata", l'impellenza di scrivere/descrivere quella precisa sensazione prima che essa evapori, di catturare le parole giuste prima che si disperdano), e, di contro, la fragilità tremante dell'uomo, dell'artista che è consapevole di danzare, bendato, sul ciglio del precipizio.
    Le spaccature, le crepe che si aprono, improvvisamente, in esistenze comuni, sono rese in modo crudo sebbene non crudele. La speranza, non sempre esplicitata, di Carver, è che tutto si possa in qualche modo aggiustare, che ci sia sempre, e che ci sia per tutti, una cosa piccola ma buona, un letto dove riposare dopo ogni lotta, dopo ogni crisi (quelle crisi che ti prosciugano, ti svuotano, lasciandoti esausto), un rubinetto al quale sciacquare gli occhi legati, le palpebre gravate da ragnatele di lacrime.

    I racconti più belli: Perché non ballate?, La vuoi vedere una cosa?, Una cosa piccola ma buona e Principianti.

    http://www.youtube.com/watch?v=RoLgVCS6wOY&list=ALGLx1orRGw4WxH863ZgNFp_pxPnq1ZGMR

    ha scritto il 

  • 4

    Farsi schiaffeggiare

    Per il commento a questa raccolta di racconti potrei quasi ricopiare pari pari la recensione scritta per “Cattedrale” poiché le tematiche descritte
    ed i toni usati sono praticamente gli stessi (http:/ ...continua

    Per il commento a questa raccolta di racconti potrei quasi ricopiare pari pari la recensione scritta per “Cattedrale” poiché le tematiche descritte
    ed i toni usati sono praticamente gli stessi (http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2014/01/cattedrale-di-raymond-carver.html).
    Forse nel mio primo approccio a Carver sono rimasta più folgorata dalla novità, dal suo stile, in questa seconda lettura invece sapevo già a cosa andavo incontro ed è mancata la sorpresa, il senso di smarrimento che inevitabilmente si prova la prima volta che si affrontano le sue storie. Lo sbigottimento comunque c’è stato, quella sensazione di essere sbatacchiati da qualcosa che non si sa bene cosa sia, quel disagio che ti resta addosso quando leggi un racconto che non finisce quasi mai bene e che soprattutto non finisce… se si legge Carver si deve essere disposti ad essere disturbati, ad essere schiaffeggiati dalle sue vicende apparentemente banali, ad essere irritati dai suoi personaggi antipatici, perdenti, miseri, spesso inetti e inadatti a vivere e si deve essere disposti ad affezionarsi comunque a qualcuno di loro, nonostante tutto. Questo autore ci offre una visione distaccata su spaccati di vita e per effetto paradossale ci scuote più che se scrivesse in modo volutamente strappacuore. A costo di starci male a mio parere Carver è uno scrittore che va letto, se non altro per apprezzare come con la sottrazione si possa dare un valore aggiunto alla letteratura.

    Continua qui: http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2014/10/principianti-di-raymond-carver.html

    ha scritto il 

  • 5

    Finisco di leggere Carver e, carico di sentimenti potenti, mi vien voglia di scrivere. Cosa scrivere dopo "una cosa piccola ma buona", boh, una ancora più piccola ma buona lo stesso?

    ha scritto il 

  • 4

    La versione originale, senza i tagli e le modifiche dell'editor, di una dozzina di racconti di Raymond Carver, tra cui il bellissimo "Gazebo". Carver aveva pubblicato il libro dopo essere uscito dall' ...continua

    La versione originale, senza i tagli e le modifiche dell'editor, di una dozzina di racconti di Raymond Carver, tra cui il bellissimo "Gazebo". Carver aveva pubblicato il libro dopo essere uscito dall'alcolismo e aveva ritrovato nei personaggi, in determinati stati d'animo, la voglia di ricominciare a scrivere. In coda al libro, le lettere dello scrittore all'editor Gordon Lish, in cui lo prega di rivedere le modifiche, di lasciare in pace le esistenze che aveva creato, di non intervenire nelle atmosfere che aveva ricostruito davanti alla macchina da scrivere. Non si sarebbe più riconosciuto, forse avrebbe ricominciato a bere, avrebbe dovuto giustificare a se stesso il perché di quei tagli e spiegare agli amici perché i suoi racconti erano stati così violati. Lish non lo ascoltò e Carver morì prima di vedere realizzato il suo progetto: la pubblicazione di "Principianti", prima bozza dei suoi più bei racconti.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel 1981 esce una raccolta di racconti dal titolo “Di cosa parliamo quando parliamo di amore”. Autore Raymond Carver, editor Gordon Lish. “Principianti” racchiude (di nuovo), quei racconti nella loro ...continua

    Nel 1981 esce una raccolta di racconti dal titolo “Di cosa parliamo quando parliamo di amore”. Autore Raymond Carver, editor Gordon Lish. “Principianti” racchiude (di nuovo), quei racconti nella loro versione originale, senza tagli, solo con le correzioni di Carver e della moglie Tess.

    Si potrebbe quindi parlare solo di questo; dell’influenza (o prepotenza?) dell’editor che nella maggior parte dei casi tagliò di almeno il 50% quelle storie. Eccetera eccetera.
    E se invece parlassimo solo di questi racconti?

    Certo. Anche se qualcuno potrebbe domandare quale bislacco motivo spinge editori e non solo, a pubblicare un’opera nella sua versione originale. In fondo, Tolstoj riscrisse 5 volte “Guerra e Pace” (dall’inizio, a mano, altro che computer), ma nessuno si sogna di mandare alle stampe una qualunque delle revisioni precedenti a quella definitiva.

    Il motivo credo si chiami “Raymond Carver”. Ogni tanto nella letteratura appaiono questi scrittori, che forse nemmeno senza rendersene conto fanno da spartiacque. C’è più o meno un prima e un dopo, e sono costoro che lo tracciano.

    “Principianti” è il consueto Carver che si avvicina alla gente che prova a campare, tra bevute e piccole catastrofi. L’etichetta di minimalista gli fu appiccicata perché (a mio parere), una potenza planetaria non poteva accettare che la letteratura si occupasse di argomenti tanto lontani dalla retorica.
    Retorica che era già morta e sepolta: dopo il Vietnam, il Watergate, cosa c’era da celebrare? Nulla, ma non bastano le disillusioni per seppellire l’idea di essere il faro dell’Occidente.
    Carver è l’antiretorico per eccellenza. Si guarda attorno, o forse allo specchio: e scrive.

    Di amici che cercano un’avventura con due ragazze incontrate lungo la strada, e tutto sfocia in una tragedia (“Di’ alle donne che usciamo”). O di altri che trovano un cadavere nel fiume(“Con tanta di quell’acqua a due passi da casa”); e invece di avvertire le autorità, pescano, si ubriacano, lasciano passare il fine settimana come se lungo la riva non ci fosse proprio nulla.

    Non è una bella umanità quella che emerge dalle pagine di Carver; forse il termine minimalismo, al di là del riferimento alla taglia dei primi racconti, era usato per designare una peculiarità della sua narrazione che mal si conciliava con le necessità della letteratura. Che spesso sono alte.
    Sono storie che abbracciano di pietà persone alle prese con situazioni a volte troppo grandi per loro, o forse sono solo troppo piccole e indifese. Ma non c’è mai la volontà di condannare o giudicare; Carver ricorda che la vita è una brutta bestia, non si può prevedere cosa ci riserva.

    ha scritto il 

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