Principianti

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.3
(817)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 294 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806203010 | Isbn-13: 9788806203016 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Riccardo Durandi ; Curatore: William L. Stull , Maureen P. Carroll

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
La versione originale, non editata, dei diciassette racconti che compongono la raccolta uscita col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. I racconti di Principianti sono seguiti da un apparato di note ai testi che ne raccontano la genesi e da una selezione di lettere di Raymond Carver a Gordon Lish.
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  • 5

    Da leggere? In effetti dipende dai gusti, ma se vi aspettate un romanzo d'amore.. non è così.. è molto di più.

    L'amore si sa è complesso. Ha varie forme. Amicizia, parentela, obbligo, trasporto. Può avere varie intensità. Può essere appena nato, essere maturo, finire.. Può essere puro, tenero, ossessivo, malat ...continua

    L'amore si sa è complesso. Ha varie forme. Amicizia, parentela, obbligo, trasporto. Può avere varie intensità. Può essere appena nato, essere maturo, finire.. Può essere puro, tenero, ossessivo, malato. Questo libro è fantastico perchè tenta di raccontarcene il più possibile. Il cambio di personaggio ad ogni storia è assurdo. Lo scrittore ha fatto un lavoro encomiabile. Ad ogni storia sembra di addentrarsi nella testa e nella vita del protagonista. Ogni momento è raccontato in prima persona in maniera sublime. Ogni storia è a sè, impossibile dare un giudizio generale sul libro, sarebbe davvero troppo misero. Posso solo consigliarvene caldamente la lettura. Ne vale decisamente la pena. Una piccola postilla. Prima di cominciare leggete la prefazione sulla nascita del libro.. e dopo averlo letto tutto, date una piccola scorsa alle note. E' interessante ve lo assicuro. Noterete soprattuto per la parte alla fine del libro, quanto "dello scrittore" si ritrova nelle varie storie..

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo aver letto America oggi e Cattedrale pensavo di essere ormai "avvezza" allo stile di Carver, e invece è stata una forte emozione anche questa volta.
    Carver coglie l'attimo in cui tutto non è più ...continua

    Dopo aver letto America oggi e Cattedrale pensavo di essere ormai "avvezza" allo stile di Carver, e invece è stata una forte emozione anche questa volta.
    Carver coglie l'attimo in cui tutto non è più uguale a prima, l'attimo in cui tutto cambia o da una svolta definitiva, spesso drammatica.
    Il racconto "Mio" il più breve, anche crudele, è quello che maggiormente mi ha fatto stare male, "Principianti" e "Perchè non ballate?" sono i più belli, sempre che si possa fare questo tipo di distinzioni per i racconti di Carver.

    ha scritto il 

  • 4

    MA DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO??????

    oggi GDL "I principianti di Carver, che dire; causa raffrddori disavventure tra cui corvè di babysitteraggio non sono riuscita a finirlo,anche perchè mi sono ostinata a leggere questi racconti in co ...continua

    oggi GDL "I principianti di Carver, che dire; causa raffrddori disavventure tra cui corvè di babysitteraggio non sono riuscita a finirlo,anche perchè mi sono ostinata a leggere questi racconti in contemporanea a "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" la discussa versione manipolata a suo tempo dall'editore.
    Carven non scrive fotografa (ho avuto questa "illuminazione"ieri guardando le fotografie di Doisneau che racconta fotografando)e lui umilmente ci consegna le sue foto senza commenti senza suggerimenti,e ci ipnotizza,ci affascina.E come per le foto nei suoi racconti tutte le volte che li leggi scopri un particolare,un colore,un profumo diversi
    La leggera inquietudine,la velata angoscia sono sicura che spariranno con una rilettura primaverile lontano da nebbie e acciacchi invernali,cosa scoprirò ririleggendoli nella canicola estiva con ronzio di condizionatore di sottofondo??? e in momenti di soffice felicità?? o melanconia??
    Sono fuori di testa??' nooooo!! Ho letto i racconti di Carven!!!!
    Credo sia utile legger anche"Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"più agili ,eleganti ,stile impeccabile e hanno sopratutto il merito di far apprezzare il candore e la fresca ingenuità dell'originale.
    Di cosa parliamo quando parliamo d'amore - I principianti e come mangiare una pesca con forchetta e coltello o a morsi e brani con il succo che cola sul mento!!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Ma, secondo me, siamo tutti nient’altro che principianti, in fatto d’amore.

    https://valeriademattei.wordpress.com/2015/11/10/ma-secondo-me-siamo-tutti-nientaltro-che-principianti-in-fatto-damore/

    ha scritto il 

  • 4

    Non si vince mai davvero, non in quello che conta….

    Però ci dovrebbe far vergognare quando parliamo come se sapessimo di cosa parliamo quando parliamo d’amore… Quando ho iniziato questi racconti mi ero ripromessa di godermeli pian piano, uno alla volta ...continua

    Però ci dovrebbe far vergognare quando parliamo come se sapessimo di cosa parliamo quando parliamo d’amore… Quando ho iniziato questi racconti mi ero ripromessa di godermeli pian piano, uno alla volta, senza fretta. Un po’ perché i racconti sono un genere narrativo in cui si raccontano storie brevi, normalmente con un inizio ed una fine, per cui puoi riprenderli quando vuoi e magari leggere nel frattempo qualcos’altro. Ma quando ti immergi nella scrittura di Carver difficilmente riesci a staccartene, diventa quasi ipnotico. Questi racconti, poi, sono davvero particolari. Alcuni sono dei veri e propri flash, scatti fotografici di istanti nei quali dei personaggi conosci solo ciò che accade in quel determinato momento, senza sapere ciò che ha determinato quell’ accadimento, ma soprattutto non si sa mai ciò che accadrà dopo, perché l’autore lascia in sospeso, senza mai chiudere il cerchio del racconto. Il lettore, quindi, è costretto a riflettere sulle varie situazioni e a cercare un possibile finale, una possibile conclusione. Quel che è certo è che tutti bevono molto, annegano dispiaceri, delusioni, dolori e insoddisfazioni nel gin, nella vodka, nel whisky o nella birra, in ogni racconto l'alcool è presenza costante. Nell’antefatto si spiega che questa raccolta fu riveduta e corretta in molte sue parti dall’editore e che uscì nell’’81 col titolo “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, libro che non ho letto, ma che, per ora, non intendo leggere: questi racconti mi sembrano già perfetti così, fra le righe c’è la fatica del vivere, il dolore, la rabbia, la rassegnazione, c’è un Carver provato da molti anni di alcolismo. E poi ritengo che spesso i rimaneggiamenti degli editor finiscano per alterare o addirittura stravolgere un’opera, anziché esaltarla e migliorarla. Ma chi è curioso di fare il confronto, libero di farlo, naturalmente…. https://youtu.be/FywSzjRq0e4

    ha scritto il 

  • 4

    Non amo i libri di racconti e in genere faccio fatica a leggerli, in quanto manca quel filo logico che tiene insieme un romanzo. Con Carver ho fatto meno fatica del solito. Non mi è piaciuto tutto, an ...continua

    Non amo i libri di racconti e in genere faccio fatica a leggerli, in quanto manca quel filo logico che tiene insieme un romanzo. Con Carver ho fatto meno fatica del solito. Non mi è piaciuto tutto, anzi in alcuni racconti non ho trovato un grande significato (i primi due, ad esempio, "Perché non ballate?" e "Mirino"), però trovo ce ne siano molti bellissimi, su tutti "Distanza", "Principianti" (che dà il titolo alla raccolta), "Gazebo". Sono gusti, per carità. In queste storie ho trovato un amore folle e tragico, mai puro, mai eterno. L'altro grande tema portante è l'alcolismo. E su queste due cose Carver dimostra di saperne tanto, e merita di raccontarlo.

    ha scritto il 

  • 4

    La vita

    Se si dovesse descrivere con un unico sostantivo questi racconti di Carver, non potrei che usare un unico sostantivo: la VITA.

    Ogni racconto va visto come una finestra, una piccola casa di bambole ...continua

    Se si dovesse descrivere con un unico sostantivo questi racconti di Carver, non potrei che usare un unico sostantivo: la VITA.

    Ogni racconto va visto come una finestra, una piccola casa di bambole in cui spii con l'occhio le vicende varie di uomini e donne stanchi ed illusi, legati dall'alcoolismo e dalla voglia di farla finita. Racconti in cui però la solitudine, l'insoddisfazione e la stanchezza sono costanti continue ed onnipresenti. Lontani dalla mania sfoltitrice di Gordon Lish, Raymond Carver ci offre dei ritratti di vita umani e alcune volte poetici nella loro semplicità.

    ha scritto il 

  • 1

    Del 1981 (con i tagli), poi del 2009 (senza tagli).
    Lasciato a pagina 122 su 289.
    Forse prima avevo già letto libri poco esaltanti. Ma già dal primo racconto ho cominciato a pensare che non provavo al ...continua

    Del 1981 (con i tagli), poi del 2009 (senza tagli).
    Lasciato a pagina 122 su 289.
    Forse prima avevo già letto libri poco esaltanti. Ma già dal primo racconto ho cominciato a pensare che non provavo alcun interesse per questi americani in crisi (e un po' ubriaconi).
    Colpa della brevità del racconto? dello stile freddo? dell'eccesso di imitatori? Non so.
    Letto "Dì alle donne che usciamo", estremamente disturbante, ho colto l'occasione per mollarlo.

    ha scritto il 

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