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Privati abissi

Di

Editore: Fazi

2.9
(33)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8864112510 | Isbn-13: 9788864112510 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Roma, fine anni Sessanta: tra i caffè di piazza Navona scossi da aspirazioni rivoluzionarie, la storia di un precipitoso matrimonio e delle sue amare conseguenze tra un giovane rappresentante dell'aristocrazia industriale alla ricerca del senso della propria vita e una bellissima ereditiera, altrettanto smarrita e vittima di un inconfessabile trauma familiare. Narrata con tono partecipe e insieme disincantato da un testimone a trent'anni di distanza, una fiammeggiante parabola di desiderio e perdita di due "belli e dannati", implacabile nel rivelarci i privati abissi che albergano in ogni uomo, sotto la superficie di ogni amore.
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  • 3

    Tre stelle e mezzo !

    Una scrittura densa , di spessore con utilizzo spasmodico e pressoché generale delle perifrasi . Gli eufemismi e le figure retoriche permeano tutto il romanzo.
    Un esperimento a tratti riuscito, con l avvertenza però di una concentrazione continua.
    L autore sonda in modo implacabile e ...continua

    Una scrittura densa , di spessore con utilizzo spasmodico e pressoché generale delle perifrasi . Gli eufemismi e le figure retoriche permeano tutto il romanzo.
    Un esperimento a tratti riuscito, con l avvertenza però di una concentrazione continua.
    L autore sonda in modo implacabile e minuzioso il vuoto esistenziale dei protagonisti. Una storia d amore mai decollata , a causa degli abissi personali che sempre riemergono , fino all epilogo finale , in cui compaiono in scena le braccia ossute della "Grande Falciatrice"....
    Non la solita lettura , ma proprio per questo degna di essere sperimentata .

    ha scritto il 

  • 1

    Una volta si nascondeva l'imbarazzo di mangiare con la forchetta sbagliata, ora lo si esibisce.
    Un amico mi raccontava che, condotto a Roma ad assaggiare la miglior "coda alla vaccinara" della città, mentre alla seconda forchettata era in piena estasi, si sentì picchiare sulla spalla dal ca ...continua

    Una volta si nascondeva l'imbarazzo di mangiare con la forchetta sbagliata, ora lo si esibisce.
    Un amico mi raccontava che, condotto a Roma ad assaggiare la miglior "coda alla vaccinara" della città, mentre alla seconda forchettata era in piena estasi, si sentì picchiare sulla spalla dal cameriere, il quale, comprensivo ma risoluto, gli disse:
    "Dottò... a coda se magna co 'e mano!"

    Questo libro, ambientato a Roma, è tutto impostato alla ricerca del "memorabile".
    Il personaggio narrante, che conduce una vita "pratica e arida", ci racconta, seduto al banco de "Il Tempo Ritrovato" come i Grandi Sentimenti, incuranti e maledetti, travolsero la vita di due giovani belli ricchi e dannati, trent'anni prima.

    Ma il tutto è trattato in modo piatto e superficiale. I personaggi e gli ambienti, al di là degli artifici narrativi, sono osservati come da una telecamera fissa, o peggio, con le quattro-cinque inquadrature stereotipate necessarie per un servizio del telegiornale.
    Lo stile usato (una catena ripetizioni a creare dei blocchi di linguaggio in funzione di punteggiatura) è solo un'aggravante, perchè invece di dare ritmo, rende la lettura intollerabilmente greve. Una "una messa in scena" venuta male.
    Ho cercato di argomentare per non essere drastico, ma in tre parole: "Fitzgerald alla vaccinara" (mangiato con la forchetta sbagliata)

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei migliori autori italiani contemporanei. Scrive con il contagocce, ma in modo molto personale, distinguendosi da qualsiasi altro. Una storia d’amore che conduce fino negli abissi dell’anima, ambientata nella Roma di fine anni ’60, raccontata da un testimone marginale, molto singolare, che ...continua

    Uno dei migliori autori italiani contemporanei. Scrive con il contagocce, ma in modo molto personale, distinguendosi da qualsiasi altro. Una storia d’amore che conduce fino negli abissi dell’anima, ambientata nella Roma di fine anni ’60, raccontata da un testimone marginale, molto singolare, che sulle tracce della propria memoria, anche frammentaria, sa calarci in quel clima del nostro passato recente ma che si allontana sempre di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Un giocatore d'azzardo, in occasione di un funerale (della "divinità alcoolica in abiti di tweed", il gestore di un locale nei vicoli intorno a Piazza Navona) ricorda e racconta di come "tre volte dieci anni fa" avesse "finito per entrare in questa storia di muscoli cardiaci in azione". In pratic ...continua

    Un giocatore d'azzardo, in occasione di un funerale (della "divinità alcoolica in abiti di tweed", il gestore di un locale nei vicoli intorno a Piazza Navona) ricorda e racconta di come "tre volte dieci anni fa" avesse "finito per entrare in questa storia di muscoli cardiaci in azione". In pratica, una storia d'amore e vari anomali personaggi, sullo sfondo della Roma degli anni '60 (umanizzata anche la città, come i fiumi ecc), con sortite verso le tirreniche spiagge, le in discesa ramblas di Barcellona e il ghiacciato lago di Locarno.
    Ecco, bisogna superare un attimo il fastidio provocato da questa presuntuosa aggettivazione. Questa presuntuosa anticipata aggettivazione.
    Noi lettori tradizionali(sti) italiani, per indicare un cane di colore nero, diciamo "il cane nero", non "il nero cane" e tanto meno "il di tenebrose ombre rivestito nero cane". Ma ripeto, superata l'avversione, lo stile risulta invero molto poetico.
    L'altra caratteristica, inizialmente urtante, è la ridondanza, ma anche questo diventa poi un pregio.
    Apprezzato da subito invece il fatto che i personaggi (ma anche le situazioni, i luoghi) siano indicati con delle brevi descrizioni, dei "nick" (lo faccio sempre anche io) sempre ben circostanziati. Ad esempio il protagonista principale maschile della storia d'amore "il mio sprangato partner", che è l'unica persona mentalmente (e fisicamente) stabile, resta ilmiosprangatopartner fino alla fine. Altri personaggi cambiano nick insieme ai mutamenti di carattere, atteggiamento verso al vita ecc.

    ha scritto il 

  • 1

    Abbandonato dopo le prime ottanta pagine. Ho tentato di proseguire, ma non occupandomi per professione di recensioni, ho pensato di dedicare il mio tempo ad altre letture. Non saprò pertanto come concluderà il suo romanzo Calligarich, dello Sprangato Partner, dell'espressa ordinazione del Gran Pa ...continua

    Abbandonato dopo le prime ottanta pagine. Ho tentato di proseguire, ma non occupandomi per professione di recensioni, ho pensato di dedicare il mio tempo ad altre letture. Non saprò pertanto come concluderà il suo romanzo Calligarich, dello Sprangato Partner, dell'espressa ordinazione del Gran Padre o della Tipa Mascolina. Il suo stile di scrittura è orripilante, mentre si dedica ad una pretestuosa ricerca di consensi da parte di una piccolissima nicchia di lettori.

    ha scritto il 

  • 0

    Partecipa al Premio Asti D'appello 2011

    Ho iniziato da poco, per ora però è una vera palla.
    <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
    Demenziale, sembra uno scherzo.
    Fatto perchè non ci si capisca nulla

    ha scritto il 

  • 1

    E qui mi diventa assai arduo terminare la lettura.
    Dunque, questo libro lo consiglio a chiunque nutra la necessità di sentirsi superiore. Non di esserlo.
    E' il classico libro per chi ama crogiolarsi in un linguaggio forbito e aulico, non tanto per un profondo amore verso la cultura, q ...continua

    E qui mi diventa assai arduo terminare la lettura.
    Dunque, questo libro lo consiglio a chiunque nutra la necessità di sentirsi superiore. Non di esserlo.
    E' il classico libro per chi ama crogiolarsi in un linguaggio forbito e aulico, non tanto per un profondo amore verso la cultura, quanto piuttusto per potersi complimentare con se stessi per il proprio vasto vocabolario.
    Chi non soffre di simili complessi d'inferiorità probabilmente non riuscirà ad apprezzarlo. Poiché sotto la superficie non si nasconde nulla e questi abissi non sono poi così profondi.
    Qui si intuisce solo lo spasmodico bisogno di stupire il lettore attraverso un linguaggio pomposo.
    Tuttavia un buon libro non è un insieme di periodi e di lettere.
    Non sono l'alfabeto o il dizionario dei sinonimi a rendere Arte la narrativa. Sono l'anima, i personaggi, quello che ti resta dopo aver richiuso le pagine...
    Personalmente non sento il dovere di giustificarlo, definendola una poetica lettura non commerciale, al contrario non ho remore nell'affermare "No! Questo libro non s'ha da comprare!"

    Notevoli sono comunque le descrizioni dei luoghi. Molto precise e ben rese. Sembra effettivamente di essere tra i vicoli di Roma, il vero problema è che non si capisce la ragione per la quale ci troviamo lì, quindi la noia sopraggiunge presto.
    Non ho problemi ad ammettere come diverse frasi (lunghe, articolate e quasi senza punteggiatura) abbia dovuto rileggerle più volte. Ma non dipendeva da una mia mancanza, bensì da una prolissità inutile dell'autore che mi portava a pensare: "Mh, e con ciò?"
    Calligarich credo voglia affermarsi forgiando uno stile molto personale.
    Non è sbagliato farlo, anzi.
    Però non può essere questo il punto di partenza.
    Sopra ogni altra cosa deve esserci sempre la Storia.
    E questa è una forma di rispetto per il lettore.

    Ps.
    In Italia proprio non ci entra, eh?
    Rendere semplici le cose difficili, questo è il vero talento.
    A complicarci l'esistenza siamo capaci tutti...

    ha scritto il 

  • 3

    Non è un romanzo facile da leggere. La scrittura è volutamente ricercata e a tratti pesante e sembra voler richiedere una partecipazione faticosa del lettore. L'autore scandisce la narrazione con espressioni che si ripetono.
    La storia è però - in qualche modo - avvincente,anche se rimane se ...continua

    Non è un romanzo facile da leggere. La scrittura è volutamente ricercata e a tratti pesante e sembra voler richiedere una partecipazione faticosa del lettore. L'autore scandisce la narrazione con espressioni che si ripetono.
    La storia è però - in qualche modo - avvincente,anche se rimane sempre sospesa in una sorta di non-detto, probabilmente voluto. Peraltro certe immagini di una Roma ormai scomparsa sono veramente notevoli.
    Comunque l'ho letto con piacere, come una lettura non molto commerciale.

    ha scritto il