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Prometeo

Testo greco a fronte

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(220)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 221 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8807822202 | Isbn-13: 9788807822209 | Data di pubblicazione: 

Curatore: D. Susanetti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"La tragedia greca ha saputo articolare, a più riprese e con implicazioni differenti, il linguaggio della sofferenza e la rappresentazione di corpi umani stretti dalla morsa del dolore, feriti e piagati fino agli estremi limiti della sopportazione. Meno consueta è la rappresentazione diretta di un corpo divino che, nell'impossibilità di agire, occupa lo spazio con l'ostensione di una pena indicibile e inaggirabile. Il criminale è Prometeo, riconosciuto colpevole da Zeus, considerato un nemico dagli altri dei che si raccolgono intorno al trono olimpico del figlio di Crono. La partita si gioca crudamente tra pari, tra soggetti che appartengono ad una stessa dimensione. La società divina, nella persona del suo re, espelle e condanna un suo membro che ha rotto gli equilibri, che ha infranto un ordine e un patto di governo. Prometeo ha commesso un torto dispensando onori e privilegi che erano un possesso celeste. Ha rubato il fuoco per darlo agli uomini. Ma la crisi che tale iniziativa innesca non si misura a partire dai soggetti mortali che vengono beneficati: gli uomini restano, essenzialmente, fuori campo e fuori scena. Il dramma si muove in una sfera superiore: il teatro degli dei è un teatro di signori che disputano, fra loro, per il potere e la supremazia, che regolano i loro conti con la ferocia dei gesti e delle maledizioni, che rispondono alla violenza con la violenza per assicurarsi il regno." (dall'introduzione)
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  • 5

    Prometeo

    Mito grandioso e inossidabile, quello di Prometeo, con l'indelebile immagine del titano legato alla nuda roccia e il suo ventre squarciato perennemente dall'aquila castigatrice.
    Ma cosa fece Prometeo per meritare la dura punizione di Zeus?
    Riportò tra gli uomini, che lui stesso aveva ...continua

    Mito grandioso e inossidabile, quello di Prometeo, con l'indelebile immagine del titano legato alla nuda roccia e il suo ventre squarciato perennemente dall'aquila castigatrice.
    Ma cosa fece Prometeo per meritare la dura punizione di Zeus?
    Riportò tra gli uomini, che lui stesso aveva plasmato, il fuoco, nascosto da Zeus per paura che questo li portasse ad insidiare il primato degli Dei!
    Prometeo incurante delle conseguenze lo rubò e lo riportò tra loro e insieme a quello portò altre cose che diedero inizio al percorso umano sulla terra, con buona pace di Zeus!
    Questo è il mito, ed è abbastanza chiara la ragione per cui ha goduto di una fama che è sopravvissuta a tutte le epoche.
    In questa trasposizione di Eschilo, originariamente composta in una trilogia di cui ci è pervenuto soltanto il "Prometeo Incatenato" viene resa bene la carica drammatica del momento in cui Prometeo viene assicurato al suo perenne castigo, e dove lui non mostra il minimo segno di pentimento per il suo gesto confidando nella bontà della sua azione.
    C'è da chiedersi alla fine se gli uomini abbiano fatto buon uso di questo dono che costò cosi caro a Prometeo e se lui stesso alla luce dei fatti non si sia poi pentito di aver dato la ragione a questi esseri così irrequieti, comunque leggendo questa tragedia, di una cosa non si può dubitare, della buona fede che lo animava mentre compiva il suo gesto, perchè lui credette veramente in quello che fece per noi...

    ha scritto il 

  • 3

    krìnomai, l'idea di una contesa assolutamente impossibile

    "Il fine giustifica i mezzi, ma la colpa resta"


    Il Prometeo incatenato è la rappresentazione di un dolore inflessibile, di un dolore immortale di un dio. Relegata su una roccia deserta, in faccia all'oceano che l'avvolge, questa scena abbraccia il mondo, l'Olimpo degli dei e la terra ab ...continua

    "Il fine giustifica i mezzi, ma la colpa resta"

    Il Prometeo incatenato è la rappresentazione di un dolore inflessibile, di un dolore immortale di un dio. Relegata su una roccia deserta, in faccia all'oceano che l'avvolge, questa scena abbraccia il mondo, l'Olimpo degli dei e la terra abitata in un universo che appena ora riposa in una sistemazione sicura, sull'abisso profondo delle oscure, titaniche potenze.
    La sofferenza di Prometeo non è in intelligenza con il Potere che regge il mondo; al contrario espia la sua ribellione ad esso, e questa ribellione consiste solo nel perfezionamento del genere umano che era il suo fine. Così egli diventa l'immagine dell'umanità stessa , inchiodato come lei al suo essere limitato, senza alleati, senza avete da contrapporre alle spietate forze della natura, congiurate contro di lui, niente altro che una volontà incrollabile e la coscienza dei suoi alti diritti. Tutte le altre creazione dei tragici greci, sono tragedie particolari; questa è la tragedia in sè, quella che ne rivela l'intimo spirito ancora nella sua acerbità, primaria e abrupta , che atterra e annienta

    ha scritto il 

  • 4

    "Il tempo invecchia, il tempo insegna tutto."

    Se solo potesse Prometeo renderebbe giustizia anche a Faust, pur di sollevarlo dalle sue oscure inquietudini; dunque: condividere sempre la propria arte ed il proprio sapere.

    ha scritto il 

  • 4

    Chained Wisdom

    Coro: "Non sei forse trascorso ad altro eccesso?"
    Promèteo: "Dal fissare il destin distolsi gli uomini."
    CORO: " Quale farmaco a tal morbo trovasti?"
    Promèteo: " Albergai nei loro petti cieche speranze."

    ha scritto il 

  • 4

    « CORO. e chi guida il corso del destino?
    PROMETEO. le tre Moire e le Erinni che ricordano tutto.
    CORO. allora Zeus è meno potente di loro?
    PROMETEO. neanche lui può sfuggire al destino. »

    ha scritto il 

  • 5

    Avviso al popolo del web: per questa recensione fingerò di non aver letto la pessima - sotto ogni punto di vista - introduzione di Mandruzzato e mi limiterò a commentare una delle tragedie greche più belle in assoluto.


    La trama è lineare e l'intreccio semplice: Prometeo, reo di aver rubato ...continua

    Avviso al popolo del web: per questa recensione fingerò di non aver letto la pessima - sotto ogni punto di vista - introduzione di Mandruzzato e mi limiterò a commentare una delle tragedie greche più belle in assoluto.

    La trama è lineare e l'intreccio semplice: Prometeo, reo di aver rubato il fuoco dall'Olimpo con una canna cava e di averlo donato all'uomo, è portato nella Scizia e legato ad una roccia niente meno che dal Potere, dalla Forza e dal restio Efesto, il dio delle armi e della metallurgia. A fargli visita verranno dapprima le Oceanine - che formano il coro - e in seguito Oceano, che propone a Prometeo di scusarsi con Zeus per l'errore commesso. Ma Prometeo si rifiuta ostinatamente: è questa la novità assoluta dell'opera. Perchè Prometeo, il titano che fa da tramite tra il divino e l'umano, decide di ribellarsi a due istanze fondamentali della cultura greca: il padre e il divino, che in questo caso coincidono con Zeus. E fino alla fine Prometeo resterà fermo nella sua posizione, sostenendo di preferire vivere per sempre legato a quella roccia piuttosto che chiedere scusa per qualcosa che egli non ritiene di aver sbagliato a fare. Ed è così che alla fine della tragedia Zeus stesso proverà a rincarare la dose aggiungendo al supplizio di Prometeo un'aquila che di giorno gli mangerà le budella, pronte a ricrescere di notte per essere rimangiate il giorno dopo. Ma Prometeo non cade, forte della sua dignità.

    Da un drammaturgo come Eschilo ti aspetti riverenza e devozione: d'altronde, i tempi erano quelli della Sacra Religione Greca. E invece leggi il "Prometeo incatenato" e sbalordisci: Prometeo è il prototipo del moderno essere pensante, perchè dice no al divino quando sa di avere ragione.
    E quando leggi questa tragedia non puoi non riflettere e renderti conto che l'uomo è davvero "atheos", non nel senso della conoscenza (dio potrebbe anche esistere) ma nel senso della vicinanza (a-teo: privo cioè di dei al fianco).
    Siamo tutti soli. Persino Eschilo lo sapeva.

    ha scritto il 

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