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Proust

By Samuel Beckett

(43)

| Others | 9788871983134

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Book Description

"Quando si legge il saggio scritto nel 1931 da Beckett su Proust, non si può fare a meno di notare quanto profonda sia stata l'impronta lasciata nello spirito di Beckett dall'opera proustiana. Si è molto parlato di una derivazione joyciana per l'oper Continue

"Quando si legge il saggio scritto nel 1931 da Beckett su Proust, non si può fare a meno di notare quanto profonda sia stata l'impronta lasciata nello spirito di Beckett dall'opera proustiana. Si è molto parlato di una derivazione joyciana per l'opera di Beckett, ma l'affinità con Proust appare molto più sorprendente, anche se è allo stesso tempo più sottile e latente, e non si può certamente rilevare nello stile scarno di Beckett ... Beckett si mostra, piuttosto, ossessionato dalla concezione che Proust ha della letteratura, dalla sua concezione del tempo e dello spazio, dei personaggi e delle cose, dalla sua ricerca dell'essenza di una realtà illusoria e fuggevole..." (Margherita S. Frankel)

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    Un saggio breve ma straordinariamente profondo. Beckett mette in evidenza i pilastri e le nervature fondamentali della cattedrale proustiana, cioè – fuor di metafora – i grandi temi-base della “Recherche”: dal Tempo alla Memoria, dall’Abitudine all’A ...(continue)

    Un saggio breve ma straordinariamente profondo. Beckett mette in evidenza i pilastri e le nervature fondamentali della cattedrale proustiana, cioè – fuor di metafora – i grandi temi-base della “Recherche”: dal Tempo alla Memoria, dall’Abitudine all’Amore. Importante per capire l’opera di Proust, ma forse ancor più decisivo per reinterpretare, da una prospettiva abbastanza inedita, cioè in chiave “proustiana”, l’opera dello stesso Beckett.

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    Giangiacomo said on Jul 4, 2013 | Add your feedback

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    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/03/23/proust-sa… “Il più riuscito esperimento evocativo può soltanto proiettare l’eco di una sensazione passata, poiché, essendo un atto intellettivo, è condizionato dai pregiudizi dell’intelligenz ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/03/23/proust-sa…

    “Il più riuscito esperimento evocativo può soltanto proiettare l’eco di una sensazione passata, poiché, essendo un atto intellettivo, è condizionato dai pregiudizi dell’intelligenza che separa da ogni sensazione data, come illogico e insignificante, un elemento estraneo discordante e futile, ogni parola o gesto, suono o profumo che non possono essere adattati al puzzle del concetto. Ma l’essenza di ogni nuova esperienza è contenuta proprio in questo elemento misterioso che la volontà sempre vigile respinge come qualcosa di anacronistico. Questo elemento misterioso è l’asse intorno al quale ruota la sensazione, il centro di gravità della sua coerenza. Di modo che nessuna manipolazione volontaria può ricostituire nella sua integrità un’impressione che la volontà ha, per così dire, relegato nell’incoerenza. Ma se, per caso, e date circostanze favorevoli (un rilassamento dell’abito mentale del soggetto e una riduzione del raggio della sua memoria, una ridotta tensione della coscienza quale generalmente segue a un periodo di estremo scoraggiamento), se per qualche miracolo dovuto all’analogia, l’impressione centrale di una sensazione passata si ripresenta come uno stimolo attuale che può essere istintivamente identificato dal soggetto con il modello originario (la cui integrale purezza è stata conservata perché è stata dimenticata), allora l’intera sensazione passata, non la sua eco né la sua copia, ma la sensazione stessa, annullando ogni restrizione spaziale e temporale, irrompe bruscamente sommergendo il soggetto con tutta la bellezza della sua infallibile proporzione”.

    (Samuel Beckett, “Proust”, edizione SE)

    Quando un grande autore scrive di un altrettanto illustre scrittore, non è detto che il risultato debba essere eccelso. Nel caso di questo saggio di Samuel Beckett su Marcel Proust, invece, lo è. In poco più di sessanta pagine, l’autore di capolavori quali “Aspettando Godot” e “Finale di partita”, affronta alcuni temi cardine dell’opera monumentale di Proust, cioè “Alla ricerca del tempo perduto”, e lo fa da par suo, prendendo spunto dalle pagine del romanzo analizzato per poi trasportarci in una sfera di pensieri non legati solo al testo. I concetti dai quali parte Beckett sono quelli di Tempo, Abitudine e Memoria, scritti in maiuscolo proprio a sottolineare come queste tre parole siano fondamentali per comprendere il capolavoro di Proust. Beckett riporta episodi tratti dal romanzo per esemplificare al meglio le proprie tesi, che comunque sono affascinanti a prescindere dal riferimento a Proust. Solo per dare un’idea, Beckett, nel descrivere la memoria involontaria e la sua funzione nell’opera proustiana, afferma che la stessa registra, negli stati di attesa, nella disattenzione, tutto ciò che la memoria volontaria, quella che fa leva sull’intelletto e sulla ricostruzione a posteriori, non è in grado di cogliere. La memoria involontaria, ridestata da un evento improvviso, da un odore, un suono, una parola, ci scuote dall’abitudine, che è al tempo stesso noiosa e rassicurante. Beckett, poi, per Abitudine intende il nostro successivo adattarci ai nostri quotidiani mutamenti, il rifugio che ci conforta nel nostro sentirci presenti a noi stessi, allontanando la tentazione affascinate ma anche terrorizzante del cambiamento radicale. In quest’analisi del concetto di memoria involontaria non mancano riferimenti a scene celebri per chi ha letto il romanzo. A tal proposito, consiglio la lettura di questo saggio di Beckett a chi abbia già letto i tomi di Proust, per l’ovvia ragione che in questo modo tutto appare più chiaro e interessante.
    Beckett affronta anche il tema della gelosia e della menzogna nella relazione tra il narratore del romanzo e Albertine. Senza qui svelare la trama, si può dire che Beckett rilevi il passaggio dalla Albertine inserita nel contesto delle “fanciulle in fiore”, quindi priva di una propria individualità agli occhi del narratore, alla Albertine scelta, staccata dal gruppo e colta, poi, nella molteplicità dei suoi atteggiamenti. Ecco quindi Albertine essere virtuosa, appassionata, virginale, sofistica, fuggitiva, prigioniera e via di seguito. L’analisi della gelosia, anche retrospettiva, è solo un aspetto del chirurgico lavoro di Proust circa i sentimenti. Beckett rileva altresì la concezione dell’amore come stato di desiderio mai colmabile in pieno ed evidenzia, con opportuni esempi, come in Proust la paura che la sofferenza lasci spazio all’indifferenza costituisca un dolore più grande della stessa presente sofferenza.
    Si tratta, insomma, di un saggio molto interessante per chi ha letto l’opera di Proust, che certo potrebbe essere letto anche da chi volesse introdursi alla stessa, con l’avvertenza, in questo secondo caso, che saranno svelati diversi aspetti della trama, cosa che, a mio avviso, non è così grave ma che è bene sapere. Non mi resta che invitarvi a leggere Proust e poi Beckett. In fondo sono solo sette tomi giganteschi, ce la potete fare, vi assicuro che ne vale la pena.

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    Sisifo77 said on Mar 23, 2013 | Add your feedback

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    Parlando del saggio di Beckett, qualcuno ha detto "e Beckett smascherò il Proust nichilista". Niente di più vero. Perché Beckett fu forse l'unico tra gli ammiratori della Recherche a vederne il lato più crudo, cinico, depravato, malato. Il lato che i ...(continue)

    Parlando del saggio di Beckett, qualcuno ha detto "e Beckett smascherò il Proust nichilista". Niente di più vero. Perché Beckett fu forse l'unico tra gli ammiratori della Recherche a vederne il lato più crudo, cinico, depravato, malato. Il lato che inconsciamente Proust tenta di nascondere ma a quanto pare non riesce. Il lato che fin da piccolo la madre ha tentato di correggere. E così quest'opera immensa si spoglia delle sue sembianze così ancora ottocentesche e decadenti per rivelare quella scorza dura, ostinata, malata, per abbracciare molti dei temi che saranno cari nel corso del 900: la noia, l'abitudine, la solitudine, l'incapacità di fidarsi del prossimo. Su quest'ultimo punto Beckett scrive, riprendendo un po' il pessimismo alla Rochefoucauld: "L'amicizia è un espediente sociale, come la tappezzeria o la distribuzione di bidoni delle immondizie", e ancora: "Noi siamo soli. Non possiamo conoscere e non possiamo essere conosciuti". Forse solo un altro genio così apparentemente diverso è stato in grado di comprendere appieno la grandezza di Proust.

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    Puff said on Nov 20, 2012 | 2 feedbacks

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    Non conosco Becket ma conosco benissimo Proust e la sua opera ed è proprio l'opera di Proust, non l'autore come il titolo potrebbe far supporre, l'oggetto di questo interessantissimo saggio di Becket.
    Leggere questo libro significa riemergersi nei ...(continue)

    Non conosco Becket ma conosco benissimo Proust e la sua opera ed è proprio l'opera di Proust, non l'autore come il titolo potrebbe far supporre, l'oggetto di questo interessantissimo saggio di Becket.
    Leggere questo libro significa riemergersi nei temi della Recherche, significa riprendere velocemente in mano l'opera per soffermarsi solo sui suoi significati più profondi. Becket ha fatto un'ottimo lavoro di estrapolazione delle tematiche e di analisi.
    Libro che dunque consiglio a tutti quelli che han letto la recherche e sconsiglio a chi non l'ha letta.
    Ps: il librio contiene inoltre un altro saggio sulle influenze che Proust ha avuto nella scrittura di Becket. Sinceramente l'ho letto in parte siccome non conosco Becket. Il pregio del saggio è stato quello di farmi nascere l'interesse per questo autore.
    Pps: il libro contiene inoltre una piccola galleria di immagini di Proust, la sua famiglia ed il suo ambiente.
    Ppps: incredibile come alcuni episodi della Recherche mi sembra di averli vissuti veramente. Ogni tanto mi perdevo negli eventi descritti ricordandoli come se li avessi vissuti di persona.

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    Paranoid Android (Meno male che Anobii c'è!) said on Feb 28, 2012 | Add your feedback

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    Il giovane Beckett

    Il chiaro esempio di qualcuno che legge oltre il velo di Maya. Beckett svela il vero Proust, valicando i confini della melodrammatica, melensa, lirico-patetica (così la definisce nell'introduzione Sergio Moravia) e dunque banalizzata idea del senso d ...(continue)

    Il chiaro esempio di qualcuno che legge oltre il velo di Maya. Beckett svela il vero Proust, valicando i confini della melodrammatica, melensa, lirico-patetica (così la definisce nell'introduzione Sergio Moravia) e dunque banalizzata idea del senso del tempo perduto. L'autore di Aspettando Godot è particolarmente abile nel cogliere i punti programmatici della Recherche: abitudine, memoria e inconscio, sete di possesso e conseguente sofferenza.

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    Buena vista street said on Dec 20, 2011 | Add your feedback

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    pagina 27

    [...] Dimodoché ci troviamo piuttosto nella posizione di Tantalo, ma con questa differenza, che acconsentiamo a essere tantalizzati. [...] Le aspirazioni di ieri erano valide per l'io di ieri, non per quello di oggi. Siamo delusi dalla nullità di ciò ...(continue)

    [...] Dimodoché ci troviamo piuttosto nella posizione di Tantalo, ma con questa differenza, che acconsentiamo a essere tantalizzati. [...] Le aspirazioni di ieri erano valide per l'io di ieri, non per quello di oggi. Siamo delusi dalla nullità di ciò che compiaciamo chiamare "realizzazione". Ma cos'è la realizzazione? L'identificazione del soggetto coll'oggetto del suo desiderio. Nel frattempo il soggetto è morto, e forse parecchie volte. [...]

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    Dod said on Nov 8, 2011 | 1 feedback

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