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Prove per un incendio

Di

Editore: Guanda (Narratori della fenice)

3.5
(207)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 319 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 886088523X | Isbn-13: 9788860885234 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elettra Caporello

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Solomon Kugel, un quasi quarantenne pieno di paure e ossessioni, decide di fuggire dalla città per trasferirsi con la moglie e il figlioletto a Stockton, nell'anonima provincia americana. Spera così di ricominciare da zero: di lasciarsi alle spalle i pericoli, le malattie, ma soprattutto il peso di un passato che non gli appartiene. La storia della sua gente. L'Olocausto. La guerra. Con loro c'è anche l'anziana madre di Kugel, ferocemente attaccata alla vita, ostinata nel negare la realtà e nel comportarsi come una superstite delle persecuzioni naziste, anche se è nata e cresciuta in America ed è stata solo una volta in un campo di concentramento - ma da turista. Come se non bastasse, un misterioso piromane minaccia l'incolumità degli abitanti della zona, appiccando il fuoco alle fattorie vicine. Niente di più angosciante, per un uomo che non riesce a scacciare il pensiero della morte e che tiene un taccuino per segnare le "ultime parole" da pronunciare nell'istante fatale. E tutto questo perché Kugel, in fondo, è un ottimista: ha un bisogno così disperato che le cose vadano meglio, che non riesce a smettere di pensare al peggio. Per di più, una notte Kugel sente degli strani rumori provenire dalla soffitta. C'è qualcuno. Una donna molto anziana, malata. Dice che sta scrivendo un libro, che se ne andrà quando lo avrà finito. Ironia della sorte, non si tratta di un inquilino qualunque: la donna dice di essere Anne Frank, sopravvissuta ai nazisti e nascosta lì da quarant'anni.
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  • 4

    Shalom Auslander è così. Un momento ti fa rotolare sul divano dal gran ridere e il momento dopo ti lascia con gli occhi sbarrati e l’e-book reader che ti precipita sul naso.


    Dopo “Il lamento del prepuzio”, “Prove per un incendio” non mi ha deluso. Anche in questo caso abbiamo per protagoni ...continua

    Shalom Auslander è così. Un momento ti fa rotolare sul divano dal gran ridere e il momento dopo ti lascia con gli occhi sbarrati e l’e-book reader che ti precipita sul naso.

    Dopo “Il lamento del prepuzio”, “Prove per un incendio” non mi ha deluso. Anche in questo caso abbiamo per protagonista un ebreo americano in fuga da un’identità culturale che non sente sua. Solomon si rifugia con la moglie in un paesino, ma si trova ancora in casa la madre, che dell’identità di perseguitata ebrea ha invece fatto la sua bandiera, malgrado sia cresciuta fra gli agi tutti americani. È nella soffitta della sua nuova casa che Solomon trova un’incredibile sorpresa: ci vive infatti Anna Frank, che non solo è sopravvissuta all’Olocausto, ma sta tentando di scrivere un nuovo libro che dovrà quantomeno eguagliare il successo del precedente. Sebbene anziana e malata, Anna Frank si mostra irremovibile nei suoi intenti e Solomon dovrà imparare a conviverci e ad assecondare tutte le sue stranezze.

    Alla frase «”’Fanculo” dice Anna Frank» per poco non mi rovesciavo dal ridere. Verso la fine ero in bilico fra la risata e il pianto. L’ironia amara e il pessimismo umoristico di Auslander sono tornati nel pieno delle forze.

    ha scritto il 

  • 3

    All the ingredients I love were there: it's dark and funny, irreverent, brave and bold. And still, I didn't enjoy it and I can put my finger on the reasons why. Nevertheless I recommend it, it doesn't fall short of brilliant ideas and magnificent, bright, hilarious periods.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia è geniale quanto strampalata: un giorno il protagonista, un quarantenne ebreo di nome Kugel scopre che nella soffitta della casa dove si è trasferito da poco con la famiglia è nascosta Anna Frank, ormai vecchia e intenta a scrivere le sue memorie. Aggiungeteci la presenza di una madre m ...continua

    La storia è geniale quanto strampalata: un giorno il protagonista, un quarantenne ebreo di nome Kugel scopre che nella soffitta della casa dove si è trasferito da poco con la famiglia è nascosta Anna Frank, ormai vecchia e intenta a scrivere le sue memorie. Aggiungeteci la presenza di una madre malata di Alzheimer che espia il proprio senso di colpa per non aver vissuto l'olocausto reinventando la propria biografia e le fobie di Kugel sulla morte (esorcizzata con la perenne ricerca dell'ultima frase perfetta prima dell'inevitabile) e avrete una storia grottesca, irriverente, sarcastica

    ha scritto il 

  • 2

    Oh Dear

    It was a tragedy - I persevered but in hindsight maybe I should have given up. Discovers Ann Frank hidden in his attic in middle America? Mother believes she was a holocaust victim even though she was too young? Rather strange to say the least and the characters were just horrible!

    ha scritto il 

  • 4

    Genuino sarcasmo/puro dramma

    Sorvolo sulla circostanza che mi ha visto fin dall'inizio molto vicino a Kugel, il protagonista, per via della sua ipocondria (problema condiviso), e che, dunque, questo può condizionare il giudizio. Ma secondo me questo è un romanzo per molti versi "geniale". E lo è perché tratta di argomenti di ...continua

    Sorvolo sulla circostanza che mi ha visto fin dall'inizio molto vicino a Kugel, il protagonista, per via della sua ipocondria (problema condiviso), e che, dunque, questo può condizionare il giudizio. Ma secondo me questo è un romanzo per molti versi "geniale". E lo è perché tratta di argomenti diciamo pure "impegnativi" - il dolore, il senso di colpa, la trasmissione dei valori, il senso di appartenenza a una storia (famigliare e assoluta) che diventa quasi un dovere - e la fa con sarcasmo. Non con ironia, proprio con sarcasmo, che è una tecnica da prendere sempre con le molle, dato che poi è molto facile scendere il gradino e ritrovarsi nel grottesco (che a me poi non dispiace nemmeno, ma qui sarebbe fuori luogo). Non è tanto il fatto di dissacrare la Tragedia con la T maiuscola del ventesimo secolo, l'Olocausto, e farlo avendo il coraggio tra l'altro di mettere in scena addirittura Anna Frank (cioè, anche quello: mi chiedo, per esempio, chi avrebbe la forza di scherzare su Primo Levi?), quanto invece di consegnarla intatta, in tutta la sua reale portata, alla storia. E questo passaggio avviene, "deve" avvenire quasi per forza, portando in luce certa banalità della "trasmissione del dolore", quasi come se questo dovesse avvenire per genetica, come se l'Olocausto fosse diventato, negli anni seguenti, e per buona parte della della borghesia ebraica americana, non la Tragedia, appunto, ma il pretesto dietro il quale nascondere le beghe quotidiane. In questo modo svilendolo. Magistrale, in questo senso, la figura della madre di Kugel, un ebrea americana, nata nel 1945, che non ha mai assistito a nulla di brutto o pericoloso, ma che, a seguito dell'abbandono da parte del marito, comincia a costruirsi una memoria falsa, fatta di torture e campi di concentramento, chiudendo ogni suo discorso con "figli di puttana" (riferendosi con disprezzo ai tedeschi). Solo che è questa, è questa memoria personale fasulla che lei cerca di trasmettere ai suoi figli, ingenerando quindi quella situazione che Auslander svolge appunto con sarcasmo. I dialoghi, poi, sono addirittura superlativi (oserei dire). Insomma, forse, probabilmente, non c'è la pulizia di scrittura e l'eleganza di Nathan Englander (direi che siamo più dalle parti di Keret, giusto per avere un'idea, approssimando naturalmente), ma... Accidenti, ce ne fossero di romanzi del genere, anche qui, anche in Italia, dove abbiamo un problema di memoria condivisa grande come una casa.

    ha scritto il 

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